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Asphyx - Death… The Brutal Way
( 5357 letture )
Vi racconto una storia.
Abitavo con i miei genitori. Mi fu regalato da un amico un picture disc raffigurante una strana incisione su sfondo marrone. Il logo degli autori era inscritto in un triangolo il cui vertice inferiore accoglieva un orrorifico teschio.
Ascoltai e riascoltai quel disco accompagnandolo incessantemente con il mio headbanging, per l’occasione un po’ meno prepotente. Una sera fui attratto dal crocefisso che capeggiava sopra l'ingresso della mia stanza. Quel simbolo non mi apparteneva; mi pareva illogico lasciarlo sopra la mia testa. Lo strappai dal muro. Al suo posto misi quel platter che tanto amavo. Rimase lì per anni, fintanto che la mia famiglia non cambiò residenza. Oggi è chiuso in un armadio: crocefissi a cui sostituirlo – nella mia abitazione – non ce ne sono mai più stati.
Avevo 17 anni.
Quel disco si intitolava The Rack.
Loro sono gli Asphyx.
E sono tornati.

Li avevo abbandonati nel lontano 2000 quando – agonizzanti – avevano chiuso baracca e burattini con il solo mediocre On The Wings Of Inferno. Ho dovuto aspettare 9 anni perché Bob Bagchus e Wannes Gubbels si convincessero a ricontattare Martin Van Drunen per tornare (con un Paul Baayens in dote) alla ribalta con questo nuovo Death… The Brutal Way, ultimo figliol prodigo della scena death olandese dopo i fortunati rientri di Gorefest (ri-scioltisi) e Pestilence. In realtà la gara degli Asphyx (se di competizione si può parlare) è riferita, per ovvi motivi stilistici, ai connazionali Thanatos (una splendida certezza da oltre 25 anni) e – soprattutto – agli Hail Of Bullets, guest-band che con …Of Frost And War ha ridato linfa vitale ai death-doomster più nostalgici. Se quest’ultimo paragone è senza dubbio affascinante, è altresì operazione piuttosto pericolosa, data la reazione (ultrapositiva) che tale titolo suscitò nell’ambiente non più tardi di un anno fa: se è molto facile ritrovare nell’attitudine chitarristica e nelle metriche compositive, sia strumentali che vocali, una pari efficacia, debbo subito anticipare che per quanto riguarda la ritmica percussiva e l’originalità di melodie ed atmosfere, Death… The Brutal Way paga un dazio non indifferente dovuto all’assenza di Ed Warby, il cui contributo in …Of Frost And War non si è fermato alla superlativa capacità tecnico/esecutiva dietro le pelli, sconfinando anche in una cospicua partecipazione alla stesura degli riuscitissimi brani.

È chiaro che i punti forza di Death… The Brutal Way siano quelli che ho sopracitato, ovvero i riff taglienti ed aggressivi di Baayens e la spettacolare ugola di Van Drunen, magico esempio di innata potenza ed aggressività. Altro cardine del lavoro – e punto vincente – è la sua forte aderenza al passato: la mission di questo nuovo album è chiaramente quella di consegnare ai fans un prodotto incontrovertibilmente “tradizionale” e marcatamente accostabile ad un death/doom row, ma mai primitivo e totalmente amelodico. Direi addirittura che la musica degli Asphyx – ora, come agli esordi – alterna esposizioni che sconfinano nella disperazione di un lento incedere simil-doomish, così come in violente manifestazioni proto-brutal, in cui Bagchus perde il controllo delle sue facoltà per lanciarsi in un drumming asfissiante e serrato. Il guitarism ad esempio tralascia eccessivi virtuosismi per dedicare tutta la sua attenzione alla riconosciuta dinamicità dei brani, dotati di per l’appunto di molti cambi marcia (in “salita” ed in “scalata”) ma molto semplici per struttura e scrittura; grezzo e diretto punta molto sugli onnipresenti bitonali distorti per creare la base su cui inserire, non così raramente, qualche breve excursus solistico tra i quali vi segnalo il bell’intaglio nella porzione centrale di Asphyx II (They Died As They Marched), il delirante solo azagthothiano di Black Hole Storm e l’atmosferico e lentissimo congedo strumentale di The Saw, The Torture, The Pain, in cui compare anche un inedito (ed inaspettato) effetto di flanger ad aprire definitivamente le mie sacche lacrimali. Pure gli accenti tonici durante l’esecuzione del riffing sono piuttosto rari: si può isolare qualche “impuntata” sulle corde in Bloodswamp e nelle note di overture in Eisenbahnmörser (poi ripetute al giro di boa). A ciò aggiungete i tantissimi palm muting thrasheggianti ed otterrete gli Asphyx del 2009.

La predilezione ritmica del songwriting di Death… The Brutal Way è dunque “sbilanciata” verso mid-tempos (più o meno incalzanti) che possano esaltare il vocalism di Van Drunen attraverso lo speakeraggio, lento e dilatato, di ogni singolo vocabolo su cui l’impressionante distorsione del registro lavora; un approccio più spedito avrebbe infatti “chiuso” quest’opportunità infittendo anche l’amalgama strumentale, invece sufficientemente arioso e godibile nella sua pur decisa intonazione. Un esempio di quanto vi sto dicendo lo potete ritrovare nella title-track, esemplare cattivissimo e veloce, in cui la produzione, per mantenere lo straordinario attacco del cantato – continuamente spezzato dalla metrica ultra-fast – è dovuta ricorrere all’inserimento delle altrimenti inutili backing-vocals di Gubbels (al tempo pure cantante). È questo uno dei pochi momenti (insieme al chorus di Scorbutics) in cui Van Drunen viene in qualche modo aiutato; il comportamento delle sue corde vocali è infatti talmente naturale da consentirgli di evitare qualsivoglia filtraggio elettronico (delay, chorus, harmonizer, ecc…) o completamento armonico recuperato attraverso sovraincisioni. Personalmente ritengo Martin secondo al solo John Tardy che, sia nella timbrica sia negli orientamenti tecnici, è il suo unico, vero riferimento (e spauracchio).

Riguardo alla prestazione di basso e batteria sintetizzo con poche parole: mentre da un lato Gubbels mi convince parecchio (ottimo il suo voler seguire passo passo le chitarre), dall’altra Bagchus non mi pare migliorato con il tempo; probabilmente non mi piace il suo stile privo di accelerazioni sulla grancassa che invece avrei ritenuto fondamentali su tutte le ritmiche medio-basse. A mio parere oggi si potrebbe pretendere di più, invece che accontentarsi… ma è altrettanto vero che Bob è l’unico superstite della formazione originaria insieme a Martin…
… perdonato, ma non perdonabile…

Nell’insieme Death… The Brutal Way sconta comunque una certa prevedibilità, data la volontà di percorrere pedissequamente una strada vincente ma universalmente conosciuta e dato anche lo status di band mono-chitarristica; tale condizione impoverisce l’amalgama, soprattutto per quanto riguarda la tipologia dei riff – effettivamente molto simili tra loro – ed il colore esecutivo – molto piatto perché eseguito sempre dal medesimo interprete; naturalmente le linee incise sono due (una per canale), ma le differenze percepibili talmente minimali da non essere assolutamente degne di nota. Baayens avrebbe forse potuto sforzarsi un po’ di più per migliorare questo aspetto che francamente avrebbe innalzato – e pure di molto – il risultato finale, attestandolo nell’intorno di quell’85 che avevo riservato agli Hail Of Bullets; tuttavia, ragionando senza brainstorming, questo genere di operazioni sono sempre piuttosto difficoltose: dare un cenno ai connazionali Daniels, Gebedi o, perché no, all’oramai libero Bonebakker? A mio parere potrebbe servire!
Stessa critica si potrebbe avanzare studiando la forma-canzone dei singoli episodi: l’architettura tipo varia infatti molto poco tra una traccia e l’altra e si basa su una ferrea alternanza tra i vari tempos; quasi sempre gli Asphyx giungono nella zona centrale della traccia al massimo della loro foga esecutiva, con un continuo crescendo che viene di colpo smorzato da un ferale rallentamento strumentale che da spazio ai deliri del vocalism; la soluzione parrebbe criticabile perché stantia e troppo ovvia, non fosse altro per la maledettissima efficacia che una regola sì elementare consegue. Brani come The Herald, Asphyx II (They Died As They Marched), Death The Brutal Way e Rifegul Redeemer – splendide interpreti di questo processo compositivo – appaiono infatti i migliori esemplari del lotto: cattive, angosciose e dannatamente emozionanti vi si insinueranno nel cervello per non uscirne mai più. Compito poi delle più cattive Black Hole Storm (la più Hail Of Bullets di tutte) e Scorbutics risvegliare il metallo pesante che c’è in voi.

Come avrete capito, Death… The Brutal Way non è un lavoro perfetto, tuttavia può essere paragonato agli storici The Rack e Asphyx e pretendere di occupare, nella vostra scaffalatura, un posto di tutto rispetto.
Per me è semplicemente la miglior reunion di sempre dopo quella, recentissima, dei Pestilence.
Un album per tutti coloro che amano il thrash, il death, il doom… la bella musica metal, insomma.
E per tutti quelli che, alzando gli occhi al cielo, non hanno mai trovato nulla in cui credere.

Avanti, miscredenti: fate posto agli Asphyx!



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
63.96 su 50 voti [ VOTA]
Aceshigh
Giovedì 17 Settembre 2020, 17.58.38
18
Questo degli Asphyx fu veramente un grande ritorno! Mi rimane difficile scegliere tra questo e il successivo Deathhammer, entrambi grandissimi album. Il ritornello della title-track è da manuale del death metal, e non solo quello. Il catarroso Van Drunen sempre uno dei miei preferiti! Voto 85
LexLutor
Venerdì 13 Gennaio 2017, 13.56.58
17
Grande album per un grande ritorno. voto 84
Sorath
Mercoledì 30 Novembre 2011, 21.44.55
16
Questo disco vale death/doom come si comanda
alessio
Mercoledì 19 Maggio 2010, 15.28.36
15
adoro il death vecchia maniera pieno di influenze thrash ,a parere mio molto meglio del piu tecnico brutal anche se ascolto molto anche quello,ma il death di fine anni 80 e inizio 90 tipo master obituary death ecc è stupendo
AngelSlayer
Mercoledì 30 Dicembre 2009, 14.02.40
14
Un ottimo album che sancisce il ritorno degli Asphyx con il grande, nonchè uno dei miei cantanti preferiti, Martin.
Vittorio
Martedì 23 Giugno 2009, 14.57.26
13
Gli Hail Of Bullets mi hanno esaltato, i nuovi Pestilence un po' lasciato indifferente. E ora vediamo gli Asphyx....
Nightblast
Martedì 23 Giugno 2009, 14.29.13
12
Sono molto legato all'album "Last one on earth", tanto da considerarlo il simbolo di un certo tipo di death Metal. Mi sono fermato a "God cries" e sinceramente ho preso questo ultimo disco un pò titubante. Invece è un grande disco. Bentornati Asphyx, speriamo riusciate a raccogliere qualcosa in più rispetto al passato, dato che lo meritate ampiamente.
Pandemonium
Martedì 23 Giugno 2009, 12.51.58
11
Ottima recensione Giasse!! Azzeccatissime le critiche al riffing e ai mid tempo. Assieme all'ultimo dei Pestilence quest'album si dimostra un grande ritorno di una band storica, ma non ai livelli massimi dei primi lavori. Speriamo di avere di meglio negli anni a venire! Comunque questa recensione rende giustamente onore ad una band leggendaria. Complimenti!
Raven
Martedì 23 Giugno 2009, 9.02.47
10
Ovviamente ognuno è libero di avere la posizione che crede su queste tematiche, l'importante è il rispetto delle posizioni reciproche. Grande rece.
maiden1976
Martedì 23 Giugno 2009, 8.58.14
9
sono in linea con tutto quello che scrivi ....tranne che per un particolare, per me non c'è nulla e nessuno che potrà mai sostituire quel simbolo sopra la mia testa, ma questa è un'altra storia....
Dadox
Martedì 23 Giugno 2009, 0.14.22
8
ok,grazie Giasse,siete gli unici comunque a dare consigli validi.siete SUPER!!!grazie infinite!!!
Giasse
Martedì 23 Giugno 2009, 0.03.32
7
E' un ottimo album, non c'è che dire, ma non gli ho dato il max dei voti perchè solo un anno fa gli Hail Of Bullets (con Van Drunen, Baayens, Gebedi e Warby) avevano fatto perfino meglio. Se non lo hai già, procuratelo. Mi saprai dire (leggiti anche la mia recensione linkata). Approfitto per ringraziare tutti dei complimenti, sempre ben accetti.
Dadox
Lunedì 22 Giugno 2009, 23.54.23
6
Continuando ho ascoltato il disco sul web alcune tracce,maposso dire una cosa? cè del nuovo in questo disco,innovativo,poi mi sbaglio, ma dico la mia anche perchè non l'ho sentito interamente,a me piace,ha delle sonorita' innovative che prendono.Grazie.
Dadox
Lunedì 22 Giugno 2009, 23.15.11
5
Volevo dire una cosa fuori onda...che bello ascoltare la nostra musica HEAVY in queste serate tra i temporali e il caldo...Troppo bello!!!!che Estate!!!
Khaine
Lunedì 22 Giugno 2009, 23.02.17
4
Come sempre mi lasci senza parole, max... complimenti. Mi hai dato un motivo per cercare "Death... The Brutal Way" domani mattina, quando andrò in negozio...
Dadox
Lunedì 22 Giugno 2009, 22.49.37
3
Hai fatto una recensione stupenda,mi ha colpito molto l'introdzione,il disco non l'ho ancora ascoltato ma mi ha invogliato all'acquisto.Grazie.
bat
Lunedì 22 Giugno 2009, 20.08.36
2
da quel poco che ho potuto ascoltare sul loro myspace questo disco è all'altezza dei loro classici del passato
Autumn
Lunedì 22 Giugno 2009, 18.55.18
1
Bellissima, davvero
INFORMAZIONI
2009
Century Media
Death
Tracklist
1. Scorbutics
2. The Herald
3. Bloodswamp
4. Death The Brutal Way
5. Asphyx II (They Died As They Marched)
6. Eisenbahnmörser
7. Black Hole Storm
8. Riflegun Redeemer
9. Cape Horn
10. The Saw, The Torture, The Pain

Line Up
Martin Van Drunen - Vocals
Wannes Gubbels - Bass, Vocals
Bob Bagchus - Drums
Paul Baayens - Guitars
 
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