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Ava Inferi - Blood Of Bacchus
( 3037 letture )
Arsura. L'estate avanza crudele trascinandosi in sbuffi di calore e vampate di fuoco, ammantando la terra della sua inesorabilità. Almada è una piccola cittadina lusitana le cui radici risalgono fino alla preistoria e i suoi confini, disegnati dal fiume Tago e dalla costa atlantica, sono sempre sembrati troppo angusti per una popolazione ad alta densità come quella portoghese. Confini che durante la "bella" stagione diventano addirittura insopportabili: riesco a percepire il respiro affannoso di chi arranca per vicoli e stradine cercando di tornare a casa il prima possibile, posso sentire il tanfo di sudore di chi mi passa accanto mentre ascolto le mie membra che invocano riparo dal caldo, dalla luce. Nelle prime ore pomeridiane persino le ombre cercano riparo dal sole mentre l'afa, l'umidità e le zanzare mi si appiccicano addosso. Aspetto la notte.

La musica degli Ava Inferi è tutto questo: calda, velenosa, appiccicosa, asfissiante. Gothic metal dalle marcate influenze doom che nel suo incedere elegante, lento e inarrestabile incarna le fattezze del volto più perverso della natura, quella che strisciante e sibilante torna a riprendersi ciò che l'uomo le ha tolto, quella che erode le coste e corrode gli argini della civilizzazione, quella che con volto di donna e cuore di morte si dipana per le strade di Almada reclamando la vita dei più deboli: l'insopportabile canicola a cui cedono le piante più esili, gli animali più deboli, le persone più anziane e malate.

E' Carmen Simões a farsi immagine dell'abbagliante bellezza dell'inganno: una voce, la sua, capace di accarezzare le note con una grazia e una delicatezza talmente profonde da riuscire in ogni momento ad infondere calma ed angoscia, serenità e tormento. Un passo dietro a lei, a ghermire il suo strascico, le chitarre di Rune Eriksen (l'ex-Blasphemer dei Mayhem) disegnano arabeschi infuocati che prendono forma in un riffing lasco e granitico, accompagnato sovente da accordi aperti ed austeri che tratteggiano l'immobilità dei paesaggi e della vita attraversata dalla musica degli Ava Inferi. Niente melodie facili, nessun rassicurante dinamismo ad agevolare l'ascolto, assolutamente assente la liquidità che una tastiera avrebbe potuto apportare al sound. Blood Of Bacchus vive di musica secca, aspra ed inquietante, il cui ascolto tutto d'un fiato lascia boccheggianti alla fine dei suoi cinquantaquattro minuti di durata. L'oscurità della band lusitana giunge non dal ricamo di atmosfere e sfumature tetre e notturne ma dalla capacità di usare elementi talmente caldi e luminosi da accecare, bruciare ed oscurire la vista di chi la osserva.

"Join us": sono queste le uniche parole di Carmen nell'iniziale Truce. Un invito che suona al contempo come tentazione e monito, allorchè la promessa di The Last Sign Of Summer viene infranta: l'estate degli Ava Inferi è eterna, il giorno perpetuo, la calura, l'umidità e la siccità costanti. Non ci sarà tregua nei temporali, salvazione nell'autunno o riparo nel buio: Colours Of The Dark è una menzogna, e la verità arriva, dopo l'apparente distensione portata da Black Wings, nell'epica suite-capolavoro di Appeler Les Loups. "Tod Macht Frei", tanto per abbandonarsi ad infami semi-citazioni, e chi vuol capire, capisca. Inquietudine e tristezza si susseguono nelle successive Be Damned e Tempestade (che si apre sulle note di un estemporaneo Fado) e prima che giunga la rassegnazione di Memoirs, sono i tribalismi e le orge rituali della titletrack a consegnarci il sangue, il nettare di quel Bacco sordido e beffardo in un tripudio di percussioni, fragore e gorgheggi della Simões, che smette i panni dell'incantatrice per non indossarne alcuno, in perfetto stile da baccante.

La musica è finita, ma quella sensazione insopportabile di arsura e torpore permangono. Ho la bocca impastata, le tempie che pulsano, la testa che mi scoppia. Nausea e capogiro. Il sangue di Bacco mi ha beffato ancora, consegnandomi alle inclementi braccia della luce. Cerco di addormentarmi, prima o poi quest'estate dovrà finire.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
42.62 su 27 voti [ VOTA]
Sephiroth
Sabato 12 Febbraio 2011, 10.22.46
8
Bella recensione, mi è piaciuta E mi è piaciuto parecchio anche il disco, si merita anche secondo me un voto intorno all'80
Khaine
Lunedì 13 Luglio 2009, 12.03.29
7
LO:L happy birdday mi è nuova
Molok
Lunedì 13 Luglio 2009, 11.29.19
6
Ma che tutto il succo sia spremuto dall'andropausa alle porte?eheh. ottima recensione direi se dovessi indicare con l'udito un'ottima recensione ed ottimo recensore. Come si dice Happy birdday in metallico?
Il Mentalista
Martedì 7 Luglio 2009, 16.23.13
5
Grazie ragazzi. Lasciatevi bruciare
born_too_late
Domenica 5 Luglio 2009, 20.40.27
4
Bellissima recensione, me la sono riletto daccapo e tutta di un fiato
master444
Giovedì 2 Luglio 2009, 11.04.01
3
La rece è senza dubbio ottima...è scontato ghghhghgh
Renaz
Giovedì 2 Luglio 2009, 8.43.11
2
Bella rece però! Molto narrativa, mi piace
master444
Mercoledì 1 Luglio 2009, 22.53.10
1
naaaaaaaaaaaaaaaaa 78 è troppo...parliamo di 8/10 nossignore non va bene
INFORMAZIONI
2009
Season Of Mist
Gothic
Tracklist
1. Truce
2. Last Sign Of Summer
3. Colours Of The Dark
4. Black Wings
5. Appeler Les Loups
6. Be Damned
7. Tempestade
8. Blood Of Bacchus
9. Memoirs
Line Up
Carmen Simões - Vocals
Rune Eriksen - Guitars
Jaime S. Ferreira - Bass
João Samora - Drums, Percussions
 
RECENSIONI
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