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Riverside - Anno Domini High Definition
( 5866 letture )
Non nascondiamoci dietro un dito: che piaccia o no, il 2009 verrà ricordato come l’anno dei Dream Theater e Black Clouds & Silver Linings. A questa regola – aggiungo, purtroppo – nessuna formazione in ambito progressivo, nolente o volente, potrà sfuggire. Per rendere meglio l’idea con una metafora cosmica, immaginate di poter osservare un enorme buco nero capace di risucchiare anche la luce della stella più splendente.
Triste destino al quale perfino l’astro chiamato Riverside sembra sottrarsi. Per questo non sono affatto meravigliato che il nuovo appuntamento targato Mariusz Duda e soci sia stato quasi del tutto eclissato dall’imponente ombra del teatro dei sogni. Incoscienza o coraggio? Difficile a dirsi. Sta di fatto che dopo un trittico di album stupefacenti, tanto ottimi da collocare la band nell’olimpo delle divinità del genere, probabilmente sarebbe stato opportuno quantomeno pianificare la release-date lontano dalla scia del colosso americano.

Digressione a parte, veniamo alle note salienti di Anno Domini High Definition. Sebbene archiviata con il precedente capitolo la trilogia denominata Reality Dream, i nostri sembrano proprio ripartire da Rapid Eye Movement, proponendo molti dei motivi che li hanno caratterizzati e resi una delle realtà più interessanti del nuovo millennio. Il progressive, sempre in bilico tra rock e metal, continua ad abbracciare una serie di tendenze che in un certo qual modo strizzano l’occhio a quel filone che ha calamitato gli accenti del genere verso forme più intime, implicando il diretto coinvolgimento emotivo da parte dell’ascoltatore. I punti di riferimento sono quindi ancora da ricercare in compagini blasonate, quali Porcupine Tree, Fates Warning, Pain Of Salvation e gli Anathema più caleidoscopici, senza dimenticare gli insegnamenti dei maestri Pink Floyd; ma è giusto sottolineare ancora una volta come il quartetto si sia ritagliato una propria dimensione lontana dai consueti cliché e dalle banali forme di derivazione sempre più comuni tra le nuove leve. Per cui, accantonato lo sfoggio gratuito di fredda tecnica, prosegue il viaggio alla scoperta dell’indole umana, articolato in una serie di componimenti estremamente intensi e trascinanti.
Le malinconiche atmosfere di fondo si amalgamo ad un guitar work molto vario, edificato sulla base di un fine dualismo giocato tra le avvolgenti sessioni acustiche e le nutrite dissonanze, a loro volta amplificate da una serie di campionature psichedeliche. E’ straordinario come i nostri riescano a manipolare elementi solo in apparenza distanti, transitando con disinvoltura da passaggi quasi minimali, fino a raggiungere una sorta di climax in una vera esplosione di vibrazioni, il tutto senza mai perdere il minimo controllo ma piuttosto dimostrando una versatilità che ha pochi eguali. Refrain settantiani, arricchiti dal sagace impiego di hammond, idealmente si infrangono contro un muro di suoni molto duri, come mai lo sono stati in passato, dove la voce di Duda sembra trovare sempre una perfetta collocazione. Proprio il talentuoso singer si conferma l’asse portante, sempre abilissimo nel sottolineare ogni intervento per mezzo di una timbrica estremamente suadente, tanto nelle parti più sognanti quanto in quelle più aspre, dove addirittura accenna timidi ma efficaci growl.
Ma è Michal Lapaj il vero protagonista di questo episodio, così abile nel tessere una serie pressoché infinita di trame, sia in fase solista che d‘accompagnamento, da rubare la scena agli altri membri. I cinque brani proposti, per un totale di quarantaquattro minuti, sono tutti imprescindibili e di pregevole fattura: forse solo Egoist Hedonist riesce a elevarsi, forte di una carica esaltante e una serie di sperimentazioni che lasciano inequivocabilmente senza fiato.

Eppure, nonostante gli indiscutibili egregi risultati, continuo ad avere l’impressione che manchi qualcosa all’appello. Resto dell’idea che le virtù dei polacchi vadano ben oltre i confini che sino ad oggi sono stati segnati, questo perché ancora legati ad una serie di sonorità che hanno caratterizzato il loro proemio e che neanche in questa occasione sono riusciti a superare. Nemmeno a dirlo ciò non minimizza gli attributivi di Anno Domini High Definition, che ad oggi, senza troppi se e ma, si posizione in testa tra le migliori uscite del settore nel 2009.

Emozionanti!



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
73.16 su 56 voti [ VOTA]
ProgBobby
Giovedì 11 Ottobre 2018, 17.42.23
7
Certamente il gruppo fa qualche passo indietro rispetto alla precedente triologia dei sogni lucidi, ma resta pur sempre un buon lavoro, Egoist hedonist e Driven to deconstruction sono molto belle. Lo vedo come un lavoro di transizione.
progster78
Giovedì 11 Ottobre 2018, 16.32.37
6
L'apice della band polacca,dove ogni singolo membro mette in risalto la propria tecnica strumentale e la voce di Duda grandiosa come al solito. Tra i vari pezzi (tutti perfetti)vorrei segnalare driven to destruction dove si possono sentire echi dei Tool (un'altra band per cui il sottoscritto sbava).Voto 85.
BlackSoul
Mercoledì 2 Settembre 2015, 22.01.00
5
A mio parere il loro lavoro migliore, non so scegliere una canzone che abbia una marcia in più rispetto alle altre, forse Left Out è un filino peggiore delle altre quattro. Voto 90.
daniele
Mercoledì 24 Aprile 2013, 15.24.17
4
Concordo nel non dare voti "sballati" per alzare / abbassare i voti dell album.. anche se statisticamente questi si annullano e con un certo numero di voti il vero valore dell'album viene fuori. Certo che 32 voti non sono affatto significativi, e vedere 57,59 a questo album non ha davvero senso.. Probabilmente chi ha votato non l'ha manco ascoltato perchè sì, non sarà un capolavoro, ma solo per il pezzo Egoist Hedonist merita un bel voto (e soprattutto speranza si sentirli a questi livelli per un disco intero).
Alex80
Sabato 11 Febbraio 2012, 16.47.43
3
." Ho dato qualche punto in più nella mia votazione [88], perchè a parer mio il voto del recensore è un pochino stringato" cit. Il fatto che a parer tuo il voto del recensore sia stringato è un po arrogante falsare il voto di qualcuno alzando il proprio. se il mio pensiero fosse che questo disco vale 30 mettere 0 per abbassare la media è decisamente una mossa poco elegante e dittatoriale. è giusto che ognuno dia la sua opinione senza permettersi di influenzare la votazione di altri utenti perchè a parer proprio inesatta. bisogna rispettare le opinioni degli altri
calus
Lunedì 20 Luglio 2009, 14.06.54
2
dopo due ascolti a parer mio e' di poco inferiore ai fenomenali precedenti, specialmente Second Life S. E dei dream t. non me ne fregava davvero nulla, forse neanche ai nostri polacchi preferiti! Lunghissima vita ai Riverside! (peraltro ero presente al concerto di amsterdam di quest'inverno di cui parte nel DVD..ECCEZIONALE!!!!)
Broken Dream
Giovedì 16 Luglio 2009, 22.04.05
1
Gran disco!! Ancora una volta i nostri si mantengono su livelli eccelsi per tutto il disco. Ho dato qualche punto in più nella mia votazione [88], perchè a parer mio il voto del recensore è un pochino stringato.
INFORMAZIONI
2009
Inside Out
Prog Metal
Tracklist
1. Hyperactive
2. Driven To Destruction
3. Egoist Hedonist
4. Left Out
5. Hybrid Times
Line Up
Mariusz Duda - vocals, bass, acoustic guitar
Piotr Grudzinski - guitars
Michal Lapaj - keyboards
Piotr Kozieradzki - drums
 
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