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Darkest Hour - The Eternal Return
( 5333 letture )
Per descrivere in due parole The Eternal Return dei Darkest Hour, di getto direi che spacca tutto. Potrei probabilmente cercare una definizione più aulica che rappresenti l’ultimo lavoro dei cinque statunitensi, ma in effetti sul momento non mi sovviene niente che possa rendere più efficacemente l’idea.

I Darkest Hour sono senza dubbio una delle band più longeve e affermate nel panorama deathcore/swedcore (attivi ben dal 1996), forti di lavori che ogni estimatore del genere avrà ascoltato più di una volta, ma con quest’ultimo album troviamo una band veramente cresciuta, rinfrescata; se spesso la persistenza di una band sulla scena va di pari passo con la sua ricaduta su se stessa, in questo caso longevità è sinonimo di maturità , di miglioramento; saprete che The Mark Of The Judas, So Sedated, So Secure, Hidden Hands Of A Sadist Nation e compagnia bella sono degli ottimi lavori, ma fidatevi della sottoscritta, questo li batte tutti.

Se i Darkest Hour che conoscevamo erano tecnici, ora lo sono di più, se erano incalzanti, ora lo sono ancora di più, se erano a momenti leggermente ridondanti, con quest’album non lo sono, insomma, ogni aspetto del sound della band è stato, se possibile, perfezionato, presentando comunque quell’impronta che lo rende riconoscibile come appartenente ai Darkest Hour e a nessun altro.

Diminuita la percentuale di hardcore di vecchia scuola, il suono è da questo punto di vista volto a un hardcore più moderno, d’altra parte è maggiormente devoto allo swed metal , dal quale la band prende influenze a manciate: come già in passato, alcuni momenti dell’album potranno ricordarvi certi svedesi che di nome fanno Dark Tranquillity (per esempio il pezzo No god).
In quest’album c’è rabbia, c’è cattiveria, c’è malinconia (per quest’ultimo punto vedi su tutte Death Worship), c’è melodia di stampo Goteborg, c’è dissonanza quando serve. Le parti chitarristiche sono anch’esse maturate: le due chitarre interagiscono alla perfezione tra di loro, con ritmiche più complesse, riff articolati , assoli importanti (The Tides), e maggior utilizzo del palm muting e cavalcate rispetto al passato ( mossa che appesantisce ampiamente il suono ).

La voce si è a tratti leggermente aggravata, ed è decisamente meno hardcore –ora a metà fra screaming corposo e growl- mentre Ryan Parrish, a mio parere uno dei batteristi migliori della scena, combina di tutto dietro le pelli, che siano controtempi, ritmi cadenzati, breakdown o beating martellante.

Che altro dire, se non ascoltare per credere. Grandi Darkest Hour, assolutamente un album da non perdere, sia per chi ama questi ragazzi, in quanto troverà in esso la conferma del loro talento, sia per chi non li ama, perché scoprirebbe che è proprio il caso di dedicar loro un po’ d’attenzione.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
53.89 su 38 voti [ VOTA]
ErnieBowl
Venerdì 17 Gennaio 2014, 15.21.48
4
Dopo 2 mesi dal mio ultimo commento direi di cancellare tutta la parte del "Deliver Us è il migliore ecc" perché solo adesso ho compreso la magnificenza di questo disco che si aggiudica il premio "best album by Darkest Hour". Avevo intenzione di fare una classifica ma è troppo difficile decidere perché Undoing Ruin, Deliver Us e So Sedate, So Secure si contengono il secondo posto e non riesco a decidermi.
ErnieBowl
Sabato 9 Novembre 2013, 23.03.56
3
Ho fatto un fail assurdo, ho confuso The Human Romance con The Eternal Return. Quest'ultimo mi manca, non The Human Romance, quindi ritiro la pre-valutazione "75/70" che attribuisco a THR appunto ma rimango della convinzione che non siano Deathcore e che Deliver Us e Undoing Ruin siano gli album migliori.
ErnieBowl
Sabato 9 Novembre 2013, 22.52.45
2
Se Deliver Us ha 80 direi che questio debba essere un pelino più basso. Forse un 75 o un 70. Inoltre hai citato tutti gli album tranne Deliver Us e Undoing Ruin che a mio parere sono gli album migliori anche se devo ammettere che i tuoi citati non li ho ascoltati bene, ma penso siano un po' acerbi, molto amatoriali mentre in questi due si sente che la band è cresciuta a livello di songwriting e anche tecnico. Per quanto riguarda The Eternal Return la professionalità si sente ma ha carenza di idee, per questo merita di meno. The Human Romance mi manca. Ah, e un altro appuntino, scusa se sono pignolo, ma penso che i Darkest Hour non siano Deathcore nonostante abbiano moltissime influenze Melodic Death. E' molto fuorviante dato che considero Deathcore band come All Shall Perish, Devastating Enemy, Suicide Silence e Motionless in White che non hanno niente a che fare con loro. Io personalmente li considero Metalcore con influenze Melodic Death Metal che è molto differente da Deathcore.
Kobal L. I.
Lunedì 3 Gennaio 2011, 12.59.27
1
Bello, ben suonato, immancabilmente carico di potenza, voce da brividi. Addirittura un salto di qualità sonoro, secondo me, rispetto ai precedenti lavori, se è possibile. Parti melodiche perffette e al momento giusto, doppie voci, tutto assolutamente aomogeneo e perfettamente amalgamato in un'opera di rara qualità. Se siete amanti del genere massiccio e pesante ma non troppo, vi consiglio di ascoltarlo. recensione di: inquietudinedikobal
INFORMAZIONI
2009
Victory Records
Death Core
Tracklist
01 Devolution of the Flesh
02 Death Worship
03 The Tides
04 No God
05 Bitter
06 Blessed Infection
07 Transcendence
08 A Distorted Utopia
09 Black Sun
10 Into the Grey
Line Up
John Henry –voce
Mike Carrigan – chitarra
Mike Schleibaum – chitarra
Paul Burnette – basso
Ryan Parrish – batteria
 
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