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Node - Das Kapital
( 4589 letture )
Prima Recensione di: Renato Zampieri "Renaz"
Signore, permette? Come le pare il death metal oggi? Vale la pena di prenderlo questa settimana? Perché negli scomparti del thrash e dell'heavy surgelato mi pareva di aver visto della merce interessante e quindi sono un po' indeciso… Come dice? Di prendere di tutto un po'? Ma sa che non ha neanche tutti i torti? E allora prendiamo una manciata di Soilwork, che non guastano mai vista la richiesta sul mercato, e mi dia anche un pizzico di Death, che sono a lunga conservazione e così vado sul sicuro.
Probabilmente i Node scrivono gli album in questo modo: entrano nel supermercato dei loro greatest hits giovanili, riempiono le proprie canzoni con ogni spunto possibile e, subito prima che tutto scoppi nel fumo del plagio, chiudono il pezzo e passano al successivo. Non voglio essere troppo duro nei confronti di questa band italiana che, nel bene o nel male, si sta facendo strada per rappresentarci in un genere che ancora non ci appartiene appieno (nonostante le band della categoria siano tante!), ma non posso nemmeno chiudere le orecchie di fronte a melodie sentite migliaia di volte. E' sempre la solita storia… meglio premiare una band che, propinando una minestra riscaldata, sta affinando le proprie doti, o meglio considerare soprattutto chi lotta per ritagliarsi uno spazio di originalità sul mercato? De gustibus.

Chi impazzisce per i riff sulla falsariga di At the Gates & Co., nonostante li abbiano già usati largamente in passato band come Beyond The Embrace e Insomnium (tanto per citare anche gruppi misconosciuti), oppure Coram Lethe e This Illusion (band italiane di sicuro valore), troverà pane per i suoi denti durante l'ascolto del qui presente Das Kapital. Chi aveva amato i Node di Sweatshops per i suoi rimandi a The Sound of Perseverance, non rimarrà deluso, anche se il modello schuldineriano non è più così marcato come in passato.
I Node sanno suonare molto bene, è innegabile. Il duetto vocale è a tratti irresistibile: un alternarsi di screaming alla Lindberg e di ugole potenti alla Stevens… difficilmente può annoiare! Le chitarre fanno il loro dovere senza strafare: ogni assolo è al posto giusto, ogni doppiatura è curata ed efficace. La batteria idem, regge qualsiasi umore sia dettato dagli intrecci a 6 corde, è veloce quando serve e si rivela molto interessante in più di un passaggio… non sarà Richard Christy, ma per i Node va più che bene!
Un applauso va anche alla Scarlet, che ci regala una produzione degna come poche altre in passato. Il mastering è nitido, i suoni sono molto belli ed estremamente potenti (anche se talvolta degli strani effetti in sottofondo mi hanno lasciato interdetto: che sia colpa della mia copia del cd?!). Insomma, un altro punto a favore della band tricolore.
Eppure il problema di base rimane, e cioè che i Node quando compongono usano più la memoria che la propria inventiva, cosicché i brani scivolano via uno dopo l'altro quasi sempre senza lasciare emozioni nuove o anche solo l'idea di avere tra le mani un prodotto fresco, ma solo ricordi di canzoni simili ascoltate in passato.

Per i sostenitori della band e per i veri fan del melodic death, un prodotto garantito. Per gli altri, cercate gli Orphaned Land tra gli scaffali.



Seconda Recensione di: Claudio Cardinetti "Ares"
Das Kapital segna il ritorno sulle scene dei Node, band italiana dal glorioso passato underground che ha saputo con il tempo evolversi fino a guadagnare (piuttosto meritatamente, bisogna precisarlo) una più ampia fascia di pubblico, complice anche l'adeguato supporto di mamma Scarlet.
Innanzitutto c'è da segnalare, rispetto a Sweatshops, un cambio in line-up: alla batteria troviamo infatti Marco Di Salvia, che si rivela essere un portentoso polipo capace di donare una più ampia varietà alle ritmiche e in generale al sound dei deathsters lombardi, in precedenza ancora troppo legato all'opera dei maestri Death; nel nuovo Das Kapital (platter dotato di profondi e ricercatissimi testi riguardanti i tragici eventi che hanno segnato la Storia del secolo da poco trascorso) si assiste ad una forma-canzone non più così lineare come il predecessore: infusi nel disco troviamo infatti sprazzi di violento death metal, momenti più devoti all'ormai ultracelebrato Atthegates Sound (specie nello spiccato gusto melodico del gruppo, sentire la trascinante Outpost) e altri dove il sound si imbastardisce in una forma di thrash abbastanza tradizionale, impasto a cui poi devono essere aggiunti ritornelli catchy mai troppo ruffiani, quei ritornelli insomma di prima scuola svedese che permettono alla canzone di stamparsi subito nel cervello senza scadere nella mielosità degli ultimi Soilwork, e la notevole tecnica del gruppo, che si diverte ad inserire lungo la durata del platter dei piccoli e a volte impercettibili pezzi di bravura che faranno la gioia dell'orecchio più "raffinato".

Già dopo pochissimi ascolti ci si accorge che i pezzi più azzeccati di questo Das Kapital sono quelli dove si fanno sentire le origini più puramente death del gruppo, come nella grandiosa opener War Goes On, la già citata Outpost (se può interessare, la mia preferita), caratterizzata da un ritornello ultratrascinante, e la violenta WeakneSSphere, aperta dalle lancinanti vocals di Jacob Bredahl degli HateSphere (guest vocals anche sulla title-track) e arricchita dalla chitarra di Petri Kusiisto dei Carnal Forge; quando i Node abbassano il tiro invece il risultato non è dei migliori, pezzi come Retreat ‘42, The Plot Sickens e The East Ghost infatti tendono presto ad annoiare (specie la prima); non si tratta di brutte canzoni o filler, tutt'altro, è soltanto che nel complesso ci si accorge della mancanza della famosa marcia in più che permette ad una song di marcarsi a fuoco nella testa dell'ascoltatore.

La band è ormai matura, la produzione è praticamente perfetta anche se forse troppo "leccata" (Underground Studios...): Das Kapital è un lavoro che piacerà a molti usufruitori di musica estrema, sia che si tratti di patiti di The Bleeding e Altars Of Madness sia che si tratti di amanti di In Flames e rispettivi cloni.



VOTO RECENSORE
71
VOTO LETTORI
27.07 su 42 voti [ VOTA]
Selva oscura
Sabato 15 Settembre 2018, 11.59.39
1
Disco eccezionale con pochissime sbavature tranquillamente accantonabili. Li ho visti dal vivo a sondrio nel 2005 e mi hanno impressionato. Ho comprato 3 dischi a scatola chiusa tra cui Das capital. L'ho consumato. Voto 9
INFORMAZIONI
2004
Scarlet Records
Death
Tracklist
1. War Goes On
2. Twenties
3. Outpost
4. The East-Ghost
5. Das Kapital
6. Retreat '42
7. Weaknessphere
8. The Plot Sickens
9. One Way Media
10. Empire
11. Few Words Again
Line Up
Daniel Botti - vocals/guitars
Gary D'Eramo - guitars/back vocals
Kluas Mariani - bass
Marco Di Salvia - drums
 
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