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Disembowelment - Trascendence Into The Peripheral
( 3256 letture )
Disembowelment in italiano è facilmente traducibile come “sbudellamento” o se preferite “smembramento”…

Così su due piedi, ad un ignaro ascoltatore, potrebbe sembrare il moniker di una lercia gore band o l’ennesimo gruppetto clone dei Carcass, mentre invece si tratta di una delle più abominevoli creature doom/death che la scena estrema abbia mai partorito. Tutto ebbe inizio alla fine del 1989 nelle vicinanze della tranquilla Melbourne in Australia, quando la band prese vita con una formazione che tra gli altri vedeva Tim Aldridge -più tardi noto per la sua militanza nei supersonici The Berzerker- e Dean Ruprich -a sua volta coinvolto nei conterranei Necrotomy. La band pubblicò nel 1990 il primissimo demo intitolato Mourning September e, l’anno successivo, la cassetta Deep Sensory Procession Into Aural Fate.
Gli esordi della band furono caratterizzati da un suono catacombale e putrido (al limite dell’annichilimento) intramezzato da sfuriate brutal molto in voga in quegli anni, stile che li rese padri di un genere che da li a poco si sarebbe chiamato brutal/doom.
Il contesto storico dell’epoca era molto differente da quello di oggi; ai tempi si era capaci di bruciare la porta di casa di qualcuno per la propria appartenenza ad un genere anziché un altro (vedi caso Burzum/Therion), chi suonava death metal non ascoltava il black e cose simili, mentre -per quanto riguarda la scena americana- il death era al suo apice di apprezzamento assoluto.
In quegli anni la Relapse Records era il punto di riferimento per tutti gli amanti di sonorità crust/grind; il boss stesso della label era il leader dei cacofonici Exit 13, manager che supportò tutto il circuito underground e patrocinò pubblicazioni di formazioni storiche nel genere come Mortician, Neurosis, Napalm Death, Embalmer o Abscess.
Scusate l’apparentemente inutile digressione, necessaria altresì per capire il contesto musicale nel quale si formarono i nostri 4 australiani che, per l’appunto, trovandosi alla deriva verso lidi di brutalità assoluta, poterono approdare nel rooster dell’etichetta americana: da li a poco, nel 1992, pubblicarono il mini EP intitolato Dusk, composto da 2 brani già presenti nei demos ed da un inedito.
I tempi erano maturi per il full lenght ed i nostri, a distanza di un anno dal mini, diedero alle stampe il famigerato Trascendence Into The Peripheral, prodotto che avrebbe sancito la nascita ufficiale del brutal/doom più ferale e sanguinario.

Il disco si apre con il grandioso riff di The Tree Of Life And Death (già edito sull’EP di debutto) che lascia apprezzarsi per la rinnovata qualità del suono e per la presenza di una drum-machine fredda e pesante che fu protagonista di non poche discussioni. Il brano è greve, malsano e brutale allo stesso tempo, caratterizzato nelle parti più tirate da un riffing di chitarra straniante e allucinato. La caratteristica che rese celebre questa formazione australiana fu proprio il fatto di essere una death metal band che suonava down-tempos e non una classica doom band, distinguendosi per un approccio votato alla pesantezza e non alla lentezza fine a se stessa. A differenza degli stessi Thergothon, che esordivano anch’essi in quegli anni e dei quali il suono delle chitarre -data l’assoluta dilatazione dei tempi di batteria- sublimava allo stato gassoso, andando a somigliare a quello dei violini, i Disembowelment rimasero sempre ancorati a sonorità più facilmente catalogabili come death, dunque sporche, brutali e potenti.
Your Prophetic Throne Of Ivory è introdotta da un arpeggio assolutamente inedito, sormontato da un canto quasi ecclesiastico su una base doom dall’ampio respiro. Presto però le atmosfere cambiano e dopo un break in screaming, parte una sfuriata in blast beats, a sua volta interrotta da una miriade di cambi di tempo decisamente ispirati ed anch’essi riconducibili più alla scena death che a quella doom dell’epoca. Altra caratteristica saliente del loro suono è l’assolutamente originale capacità del chitarrista di intessere arpeggi stravaganti su basi che apparentemente li rifiuterebbero, creando un inedita mescolanza di sonorità molto, molto particolari.
Excoriate si apre in puro stile brutal con degli stop 'n go tipici del genere e accompagnata da un growling rabbrividente; il pezzo è stoppato da un riffing schiacciasassi nella parte centrale, lasciando emergere la doppia cassa (elettronica) che comunque non infastidisce, grazie anche all'ottima restituzione raggiunta.
Nightside Of Eden è un brano quasi irriconoscibile su questo disco: voce femminile narrante su una base chitarristica arpeggiata molto soft che tradisce una prima, embrionale idea riguardo al futuro progetto Trial Of The Bow, che avrebbe successivamente visto coinvolti il frontman Renato Gallina ed il bassista Skarajew in sonorità praticamente neo-folk.
Con la lentissima A Burial At Ornans si torna presto verso gli inferi: oltre 14 minuti caratterizzati da un riffing bassissimo e da una doppia cassa esplosiva che, nella parte centrale del brano, vede un oramai classico break in screaming; A Burial At Ornans è certamente il brano più opprimente dell'intero lotto.
The Spirits Of The Tall Hills parte subito con una doppia cassa in down-tempo, perfetto connubio tra il death metal più soffocante ed il doom più dinamico, andando a confondere i limiti che dividono i due generi ed avvicinandone i fans che fino a quel momento procedevano con i rigidi paraocchi forniti dalle stesse bands, ma anche dalla stampa che sbandierava etichette per mascherare le effettive doti dei gruppi.
Cerulean Transcience Of All My Imaged Shores termina questo capolavoro utilizzando un violoncello che dona un atmosfera molto tetra.

Le conclusioni per un simile album sono pressoché scontate. Le note che compongono questo Trascendence Into The Peripheral segneranno la storia del doom più pesante ed estremo in maniera definitiva, rimanendo quale pietra miliare del genere e riferimento per tutte le generazioni a venire. Purtroppo la band dopo la pubblicazione di quest'album si sciolse irrimediabilmente; solo qualche tempo fa il moniker Disembowelment riapparse nei music-store per la ristampa di questo grande platter e per una compilation che rieditava parte dei primi lavori (nel 2005), lasciando sperare ogni fan in una reunion che a tutt'oggi non è arrivata.
E mai arriverà, probabilmente…



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
57.23 su 34 voti [ VOTA]
No Fun
Martedì 8 Maggio 2018, 0.38.33
9
Un macigno che rotola al rallentatore. Bellissimo. Metto 85 e non 90 perché c'è un po' troppo growl death metal, mentre ho apprezzato molto gli intermezzi urlati. A Burial at Ornans (il titolo è quello di un celebre ed enorme dipinto di Gustave Courbet che rappresenta, appunto, un funerale nel paese di Ornans) è il capolavoro. Tra l'altro, incuriosito dal titolo, avevo cominciato l'ascolto proprio da questa traccia e avevo messo per sbaglio il repeat, dopo 45 minuti ho pensato che botta sta canzone ma quando cazzo finisce...
Aceshigh
Mercoledì 18 Aprile 2018, 9.36.19
8
Cupo ed opprimente come pochi. Pezzi come A Burial at Ornans mettono veramente a dura prova la resistenza dell'ascoltatore, ma è indubbiamente un album originale (per l'epoca) e ancora oggi affascinante. Voto 85
God of Emptiness
Martedì 14 Luglio 2015, 23.18.22
7
Quest'album merita minimo un 93. Qualcosa di spaventoso per l'epoca in cui è stato concepito e in più c'è da tenere conto l'enorme influenza che avuto su band micidiali come gli Evoken. Ha tutte le premesse per essere una pietra miliare per questo genere di sonorità, al pari degli album dei Winter e dei Tergothon. Voto lettori ridicolo come sempre cmq.
enry
Lunedì 16 Settembre 2013, 20.48.25
6
Non l'avevo neanche vista sta rece, voto basso per me, disco bellissimo, cupo e durissimo ma soprattutto ispirato e coinvolgente...85 per dirla in numeri.
Mickey
Lunedì 16 Settembre 2013, 19.16.16
5
Metafisico.
DimebagNicky
Martedì 7 Giugno 2011, 17.39.55
4
79 gli sta stretto!!!!!
Pandemonium
Mercoledì 26 Agosto 2009, 12.39.35
3
Grazie Furio! Mi hai fatto scoprire un album e un gruppo micidiale!
Giasse
Giovedì 20 Agosto 2009, 21.16.39
2
E' un album duro, grezzo e spaventoso. Alterna momenti di lentezza esasperante ad accelerazioni di brutalità inconcepibile. Ecco... è un prodotto INCONCEPIBILE! voto azzeccatissimo.
Autumn
Giovedì 20 Agosto 2009, 18.03.00
1
Bellissima, provvederò alla mancanza
INFORMAZIONI
1993
Relapse Records
Doom
Tracklist
1. The Tree of Life and Death
2. Your Prophetic Throne Of Ivory
3. Excoriate
4. Nightside of Eden
5. A Burial at Ornans
6. The Spirits of the Tall Hills
7. Cerulean Transience of All My Imagined Shores
Line Up
Renato Gallina – Vocals & chant, guitars
Jason Kells – Guitars
Paul Mazziotta – Drums
Matt Skarajew – Bass
Tony Mazziotta – Session double bass on "Cerulean..."
I'da – Session spoken word on "Nightside Of Eden"
 
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