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Devin Townsend Project - KI
( 5635 letture )
Rischiamo sempre di inciampare in inutili banalità quando torniamo a parlare di Devin Townsend. Lo abbiamo visto e ammirato in tutte le salse, prima alla mercé di Steve Vai come coprotagonista in Sex And Religion, poi master mind in una serie pressoché infinita di progetti, quali IR8, Ocean Machine, Punky Brüster, senza dimenticare le uscite da solista e con la Devin Townsend Band. Non da meno gli indiscutibili successi da produttore (Lamb Of God, Soilwork e Darkest Hour sono solo la cima di un iceberg); ma soprattutto lo ricordiamo al comando degli indimenticati Strapping Young Lad. Difatti è storia recente la sconvolgente definitiva dipartita di quest’ultimi, annunciata dallo stesso nostro eroe, come a voler dare un taglio netto con il passato e tutti gli eccessi che lo hanno segnato. Insomma, per farla breve di HeavyDevy abbia detto, sentito e scritto praticamente tutto.

Quasi tutto, perché, non pago, è lui stesso a voler mischiare nuovamente le carte in tavola e riscrivere le regole del gioco. In barba all’originali apparente, Devin Townsend Project è un nuovo inizio che davvero poco, o nulla, ha da spartire con quanto esibito nei precedenti disegni. Un piano appunto, che sin dalla genesi prevede quattro appuntamenti che si preannunciano immancabili. Il presente KI è solo il primo tassello di questo enigmatico puzzle, destinato a dividere critica, pubblico e soprattutto i fan più accaniti. L’idea di fondo è dare alle stampe una serie di prodotti profondamente dissimili tra loro, tant’è che la formazione cambierà di volta in volta, coinvolgendo esclusivamente musicisti che, secondo i criteri del buon Devin, sappiano incarnare l’essenza specifica del singolare evento. Oggi, scorrendo la line-up, è impossibile non soffermarsi sul grande Duris Maxwell, veterano che vanta nel proprio curriculum niente meno che Jefferson Airplane e sua maestà Hendrix.

L’act in analisi apre quindi un nuovo corso fungendo da vera e propria intro, dove sembra non esserci più ossigeno per alcun tipo di estremismo, tanto musicale (alla City, per intenderci) quanto tecnico (leggasi Synchestra). E’ assai difficile tentare di inquadrare il neonato, o quantomeno circoscrivere il proprio raggio d’azione. Senz’altro accumunate da un approccio sereno e riflessivo, verrebbe da dire easy e a tratti addirittura chatcy, le tredici canzoni disertano qualsiasi classificazione, ma piuttosto si tingono di umori amplificate dalle varie inclinazioni musicali gradualmente desumibili ascoltando il disco. C’è davvero spazio per tutto, dal progressive al jazz, dalla psichedelica al country; perfino un anomalo ambient mieloso e punte di pop da mainstream paiono non mancare all’appello. Inutile cercare dei termini di paragone: personalmente ho apprezzato echi riconducibili agli Alan Parsons Project, Radiohead, Pink Floyd, Mogwai e Porcupine Tree, ma sono sicuro che ognuno troverà diversi quanto distanti punti di contatto con altre realtà.

Mr Townsend, che già in passato aveva abituato i proseliti a repentini cambi di stile, adesso sorprende non solo per varianza, ma piuttosto per quella che potremo definire una scelta intellettuale, la quale inevitabilmente segna una nuova linea di confine. Forse solo Distrupt e Gato strizzano l’occhio alla produzione canonica (si fa per dire), grazie al loro piglio energico e carico di appeal. Il resto è palesemente inconsueto, frutto di una sperimentazione molto più placida e ragionata. Le distorsioni, così come i tempi improponibili, cedono il passo ad una sequela di melodie immediate e sognanti,ricche di sfumature e cariche di patos, in quanto figlie di un criterio evidentemente introspettivo. Tante dottrine musicali, che fortunatamente non scivolano mai nell’accademico, ma piuttosto convergono verso una sorta di novella sensibilità artistica, di rado apprezzata nel nostro universo, eppure in un certo qual modo natia, perché indubbiamente da sempre insita (e sopita) nel nostro uomo. Nonostante tutto, a discapito di un enorme dispendio di energie psicofisiche, il platter fatica a decollare, complice una forma talmente frammentata e indecifrabile che finisce per scombussolare, magari irritare, anche l’ascoltatore maggiormente predisposto e mentalmente preparato. Non bastano motivi privi di distorsioni, oppure strumentisti dall’acutissimo tocco classico (Maxwell è poesia per le orecchie), oserei dire retrò, per rendere accessibile ensemble: certo, Terminal, così come la titletrack e Heaven Send certificano l’appartenenza ad una casta privilegiata, di rango superiore, nondimeno attestano la totale incompiutezza di una colossale opera incompresa, incomprensibile.

Giunti a conclusione, inevitabilmente scivolo anch’io verso la parte più faticosa, ovvero emettere un inequivocabile verdetto. Potrà apparire di circostanza, eppure, per la prima volta nella mia carriera, mi riservo di non valutare. A onor del vero, non posso nascondere, o meglio, sottolineo ancora una volta, quanto KI mi abbia confuso, lasciato in più di una occasione perplesso, e, soprattutto - quindi pecca ancor più grave - non sia riuscito a coinvolgermi. Mi chiedo: che sia forse questo il fine ultimo di Devin Townsend Project? In tal caso missione compiuta; ma in tutta onestà oggi non so rispondere al quesito. Eppure, considerata la natura intrinseca e l’ambizioso progetto al quale è indissolubilmente legato, senza dimenticare il superbo burattinaio, credo che per essere giustamente misurato, meriti una visione d’insieme che solo al completamento dell’impresa potrà compiersi. Non mi resta che aspettare, rinnovando la piana fiducia nei riguardi di un artista più che mai capace di sconvolgere e disorientare, eludendo le strette maglie della mera banalità.

Pindarico!



VOTO RECENSORE
s.v.
VOTO LETTORI
40.79 su 29 voti [ VOTA]
freedom
Domenica 8 Luglio 2012, 17.02.45
8
Comprato appena uscito. Buon disco, a tratti noioso a dire il vero, ma comunque buono. Voto 78.
deadc
Venerdì 15 Giugno 2012, 9.48.41
7
ma l'avete sentita la title-track? Cazzo, capolavoro assoluto, non scherziamo.
Khaine
Giovedì 27 Agosto 2009, 21.19.42
6
Maxwell è il batterista
bin
Giovedì 27 Agosto 2009, 20.50.15
5
Ma la canzone Maxwell esiste nel cd? Io non la vedo...
Hellion
Mercoledì 26 Agosto 2009, 18.46.41
4
..una noia mortale...
NoRemorse
Mercoledì 26 Agosto 2009, 16.04.06
3
Disco dificile e poco assimilabile come scritto nell'ottima recensione...devo ascoltarlo molto di più per esprimere giudizio...comunque al primo impatto non è un bell'album...e penso sia così per tutti... tra un po' magari gli darò un 85! chissà!
Lorenzo
Mercoledì 26 Agosto 2009, 15.48.35
2
veramente sta recensione non si capisce niente....
bin
Lunedì 24 Agosto 2009, 14.28.45
1
A tratti mi sembra effettivamente poco digeribile per le atmosfere troppo dilatate, ma nell' insieme mi è piaciuto molto, specie la fantastica "trainfire", canzoni cosi ce le sogniamo spesso...
INFORMAZIONI
2009
Inside Out
Inclassificabile
Tracklist
01. A Monday
02. Coast
03. Disruptr
04. Gato
05. Terminal
06. Heaven Send
07. Ain't Never Gonna Win...
08. Winter
09. Trainfire
10. Lady Helen
11. Ki
12. Quiet Riot
13. Demon League
Line Up
Devin Townsend - Guitar & Vocals
Duris Maxwell - Drums
Jean - Bass
Dave Young - Keyboards
 
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