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Peccatum - Lost in Reverie
( 3470 letture )
Esistono alcuni album dei quali è impossibile fare una recensione a grandi linee, album in cui ogni singolo brano rappresenta un capitolo a se stante, che non lascia la possibilità di essere tralasciato. E’ il caso di questo nuovo disco dei Peccatum.
Il genere proposto è quasi indescrivibile, tante sono le influenze e i mood che si alternano all’interno dell’album, tant’è che forse l’unico sistema per dare un’idea del contenuto consiste nell’esaminare ogni singola canzone, e glissando volutamente sul giudizio globale.
“Desolate Ever After” è forse il brano più ispirato, e che quindi merita maggiore approfondimento: inizia con un timido duetto d’archi, e nella tristezza delle sue note si mescola un sussurro diffuso, che si moltiplica e cresce d’intensità.
La musica si perde in lontananza, poi riappare vicina accompagnata da un dolce pianoforte e da una voce femminile di infinita delicatezza… ma, tutt’a un tratto, il caos dell’elettronica irrompe a contrastare l’idillio, e lo fa duramente, accompagnato da una fredda voce maschile e crudi suoni techno. Tuttavia, come fosse figlio delle due passioni precedenti, il pianoforte e la voce femminile ritornano presto assieme ai suoni elettronici. “In The Bodiless Heart” parte con un incedere trip hop e la voce di Ihriel ancora una volta in primo piano, ma lascia poi spazio ad una struttura che sarebbe piaciuta agli Arcturus di “The Sham Mirrors”. “Parasite My Heart” lascia intendere il fatto (positivissimo!) che Ihsahn tenga ancora nel cuore il ricordo dei compianti Emperor, e così facendo la canzone incrocia sfuriate black con passaggi dai toni sommessi, dominati dal pianoforte e Ihriel. “Veils of Blue” costituisce uno stranissimo esperimento fusion, intercalato da passaggi gothic di grande effetto. Con “Black Star” si torna a parlare di black metal, con grande classe e buon gusto… è una canzone che ricalca molto il terzo brano, ma è una pecca di scarso rilievo. “Stillness” spazia dal pop-ambient orientaleggiante all’industrial-metal. E’ forse il brano meno digeribile del lotto, ma va comunque premiato per il coraggio di mescolare in questo modo due generi assolutamente disomogenei. E infine, arriva la dolcezza di “The Banks of This River Is Night”, una ballata sognante accompagnata da archi dissonanti che donano freschezza all’insieme.
Nulla da aggiungere ai singoli commenti. “Lost in Reverie” è un album da assaporare con calma, dedizione, e apertura mentale. Promosso a pieni voti.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
72.63 su 109 voti [ VOTA]
Ares
Sabato 9 Aprile 2005, 22.31.00
1
grande album.
INFORMAZIONI
2004
The End
Inclassificabile
Tracklist
1. Desolate ever after
2. In the bodiless heart
3. Parasite my heart
4. Veils of blue
5. Black star
6. Stillness
7. The banks of this river is night
Line Up
Ihriel: Vocals and instruments
Ihsahn: Vocals and instruments
 
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