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Queen - Queen II
( 8657 letture )
Probabilmente una sola band, nel panorama musicale del ventesimo secolo, ha saputo abbracciare in maniera splendida la più ampia gamma di generi e sonorità, finendo per mettere d’accordo praticamente tutti anche dopo tanti anni dalla triste scomparsa del suo incommensurabile leader, Farrokh Bulsara, universalmente noto come Freddie Mercury. Stiamo parlando, naturalmente, dei Queen. Il combo inglese ha saputo evolvere l’hardrock di classe degli esordi in un rock dalle sfumature quasi sinfoniche, prima di esplodere in un energico pop’n’roll, senza tralasciare una breve immersione in sonorità elettroniche e danzerecce. Dall’alto di questa capacità di poter fare praticamente qualsiasi cosa, e in grande stile, i Queen piazzarono un grande colpo già con un meraviglioso trittico d’esordio, nel cuore dei Seventies. Forse Queen, il platter di debutto, non riscosse immediatamente quanto meritava: ma nonostante ciò la formazione britannica tornò presto alla carica col suo successore, guidato da una coppia di artisti assoluti come Brian May e il citato Mercury, un binomio chitarra-voce dalla classe cristallina e dalle potenzialità inesauribili. I riff e gli assoli del primo, essenziali e urticanti in perfetto stile r’n’r, inspessivano esponenzialmente la pluridimensionalità del sound dei Queen, soprattutto se sommati alla straripante prestanza vocale del singer.

Le note solenni di Procession introducono la regale entrata in scena della Regina, lasciando a Father To Son il compito di guidarci in questo viaggio a ritroso nella nostalgia e nelle vibrazioni più sincere dela nostra interiorità. L’atmosfera soft si surriscalda dopo un paio di minuti, nella voce di Freddie Mercury come nella chitarra di Brian May, che si fa più ruvida prima di sfociare in un bel solo. L’indimenticabile frontman riprende i toni rilassati e profondi conducendo il pezzo fino alla conclusione. L’interpretazione di Mercury nella splendida elegia lenta White Queen (As It Began) è da pelle d’oca: intrisa di malinconia, il brano si fa solenne in prossimità del ritornello, mentre May stuzzica l’orecchio dell’ascoltatore con pacati arpeggi atmosferici, crescendo immensamente fino all’esaltante assolo finale. L’album è un affascinante concept sulla conversione, diviso in una prima parte ‘bianca’ (che rappresenta Brian May, il ‘bene’, con canzoni di stampo fantasy) ed in una seconda parte ‘nera’ (che incarna il male, rappresentato da Mercury e dalle sue canzoni enigmatiche). Le due tracce successive sono affidate alle cure vocali dello stesso May e a quelle del batterista Roger Taylor, in modo da esporre in successione –e quindi in maniera più evidente- le due facce opposte della band: da un lato la melodia di classe, dall’altro il r’n’r più energico. La voce dolcissima del chitarrista accarezza soffice Some Day One Day, un sogno ad occhi aperti che si struscia nel velluto tra piacevoli melodie chitarristiche. Di ben altro stampo risulta invece The Loser In The End, traccia più rocciosa e ‘sporca’ con la quale i Queen iniziano a mettere il sale sulla portata. Non a caso l’interpretazione del brano in questione è affidata alle corde vocali di Taylor, molto più roche e di stampo prettamente rock’n’roll. Le distorisioni che arricchiscono il lungo e graffiante assolo di chitarra sintetizzano al meglio il taglio duro del brano. La canzone successiva, Ogre Battle, è un pezzo tipicamente Queen: aperto da cori in falsetto, più volte ripetuti nel delinearsi del pezzo, presenta un riff velocissimo e potente tra i migliori di sempre per il quartetto britannico. Naturalmente grandiosa la performance di Freddie Mercury, che abbandona temporaneamente l’utilizzo alternato di voce potente e di voce in falsetto per dedicarsi a delle linee vocali assolutamente autoritarie e con picchi di pura esaltazione. Il refrain iniziale si ripete divincolandosi tra parti sonore e vocali differenziate, che rendono varia e mai banale questa grandissima canzone. Già in The Fairy Feller’s Master Stroke Sua Maestà torna a fare ciò che vuole con la sua voce, passando indistintamente da acuti femminili a più naturali espressioni di virilità. Il pezzo termina in un tutt’uno con la soave Nevermore, lasciando poi strada al piatto forte di tutto il platter: strutturata in cambi di sonorità e ritmi ai limiti del progressivo, The March Of The Black Queen è scandita ora da cori e ora da falsetti che Mercury tramuta in vampate d’energia. Il pezzo è irrobustito dal sempre ottimo lavoro di Brian May alla chitarra, si divincola in una parte centrale prima celestiale e poi travolgentemente sontuosa ed è, con i suoi sei minuti di durata, il più lungo del disco. Funny How Love Is con i suoi cori di impronta classica, permette di sciogliere la tensione, prima del finale d’alta scuola riservato a Seven Seas Of Rhye, già presente sull’album di debutto in versione unicamente strumentale. Un crescendo emotivo che non scavalca mai la linea di demarcazione tra il rock pulito, sottile, ordinato e di nobile fatturato dei Queen e quello più grezzo e aggressivo riscontrabile in grandi band contemporanee come Deep Purple e AC/DC.

Queen II permette immediatamente alla band di esporre le innumerevoli fecce a disposizione del proprio arco, potenzialità ampie e numerose che la Regina saprà sfruttare abbondantemente nei suoi quasi vent’anni di onorata monarchia. La voce di Freddie Mercury, inutile ricordarlo, è il dardo più acuminato nella fornitissima faretra reale, un’arma a doppio taglio capace di esaltare sia con una potenza solenne che con una dolcezza filiforme e tagliente. Se il lavoro di John Deacon al basso e di Roger Taylor alla batteria è pura amministrazione, la genialità di Brian May con le sei corde si manifesta rapidamente come la seconda carta vincente del quartetto. May è un guitar hero sopraffino, dotato di una classe ammaliante che gli permette di far sembrare semplici e naurali le cose più difficili e, al contempo, di rendere squisitamente saporite anche le soluzioni più scontate. Sulle ali di questi due fenomeni, i Queen possono permettersi di passare tranquillamente da pezzi lenti, candidi e profondamente emotivi (Some Day One Day, Nevermore) ad altri più energici e ruggenti (Ogre Battle, The Fairy Feller’s Master Stroke, The Loser In The End), tenendo come denominatore comune la passione per i cori e le atmosfere enfatizzate (White Queen, The March Of The Black Queen). Il risultato è eccezionale, di una pulizia e di una gradevolezza da assaporare con l’attenzione dell’intenditore. La classe non è acqua, garantisce la Regina.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
74.06 su 80 voti [ VOTA]
sadwings
Lunedì 23 Giugno 2014, 15.41.30
28
Uno dei miglior lavori dei Queen merita 100 assolutamente
gianmarco
Giovedì 2 Gennaio 2014, 0.01.56
27
voto 90 la regina regna sovrana ed emoziona .
dantes
Venerdì 29 Novembre 2013, 3.41.40
26
... disco superlativo, spettacolare, assoluto ... da ascoltare tutto d'un fiato... potenza, melodia, colori, profondità ed intensità create da un gruppo di ragazzi più o meno 25enni ... beh saranno passati anche 40 anni, ma in confronto al rapporto musica/età e non solo, con le realtà attuali, anche mondiali sembrano più 40 anni luce ... Comunque credo che il segreto dei Queen per il quale siano stati davvero grandi , forse i più grandi di tutti nel sapersi destreggiare con diversi generi musicali, sia in fondo un pò l'uovo di Colombo: ... facevano BELLE CANZONI, punto. La qualità delle melodie, anche delle canzoni diciamo minori o meno conosciute, l'approccio alle strofe e relativi ritornelli, era sempre di livello ... Poi con la tecnica, la classe, la presenza, la padronanza dei loro mezzi costruivano cattedrali, ma le basi, le idee principali erano sempre riff e melodie di qualitàe si ha una buona melodia in mano, la canzone la puoi fare country, rock, dance, metal, piano e voce ... che tanto è e resterà sempre una bella canzone ... chiaro che poi sta nelle capacità della band "trovarne la collocazione" più adatta per valorizzarla ... Oggi ciò che manca di più in assoluto alla musica è proprio la qualità e la cura delle melodie ... le canzoni vengono per lo più concepite in base agli stereotipi tipici dei vari generi, quindi più sull'arrangiamento sonoro che quello melodico (più o meno in tutti i generi metal in primis, ma anche pop rock e derivati vari)... è di certo più facile, su questo non c'è dubbio! Per questo a volte non solo in un disco odierno spesso si fatica a distinguere o memorizzare chiaramente una canzone dall'altra, ma spesso si fatica anche a riconoscere una band da un'altra ... Fatto sta che ancora siamo qui a parlare e ricordarci molto bene di canzoni di 30-40 anni fa, e magari non ci ricordiamo quelle dell'anno scorso. ... Fra 30-40 anni per chi ci sarà, credo si parlerà ancora eccome delle canzoni dei decenni 60/70/80, mentre gli anni 2000 saranno solo un minestrone di ricordi confusi.
MayMay
Giovedì 28 Novembre 2013, 20.58.12
25
Senza ombra di dubbio si tratta di un capolavoro assolutto. Quello che sorprende di quest'album,oltre alla bellezza delle canzoni, è la complessità delle armonie e il duro lavoro fatto in studio dal gruppo. Non esistono tastiere o synth,i riempimenti vengono affidati alle voci di Mercury,Taylor e May e alle multi traccia di chitarra di quest'ultimo. Ne viene fuori un atmosfera operistica avvolgente e queeniana come non ne sentiremo mai più negli album successivi. Un lavoro partorito in brevissimo tempo, immane e meticoloso,che viene espresso in tutta la sua potenzialità nel lato nero. A detta di Taylor il nastro di 'The march of the black queen' era ormai diventato trasparente e ci si poteva vedere attraverso!! Forse l'unico neo è "The loser in the end" pezzo fuori tema rispetto all'intero album,ma che sembra essere li proprio a fungere da linea di demarcazione tra lato bianco e lato nero. Apro una parentesi e dico che se in quest'album fossero state inserite anche 'Bohemian Rhapsody' e 'The prophets song' sarebbe stato sicuramente l'album del secolo...pezzi che come disse mercury a distanza di anni erano già in lavorazione ma di cui fu rinviata la publicazione. Disco che va ascoltato per intero e più volte per essere assimilato al meglio,una volta assimilato non ti abbandona più per tutta la vita. Peccato che negli anni successivi specialmente negli anni 80 i Queen capirono che con meno lavoro avrebbero potuto fare più soldi!!...è anche chiaro che dopo aver firmato un album come 'Queen 2', dare vita a pezzi come 'Radio Ga Ga' o altre Hits simili sarebbe stata una bazzecola per i quattro di Londra.
deeeeeeee
Mercoledì 6 Novembre 2013, 13.02.07
24
questo album e fantastico
Philosopher3185
Martedì 13 Agosto 2013, 8.51.35
23
Indubbiamente un grande album,però troppo pesante e di difficile assimilazione,secondo me....
Swan Lee
Sabato 22 Giugno 2013, 19.57.35
22
Mai stato un fan dei Queen, anzi..ma i primi due album li adoro, Queen I è ottimo, questo il loro capolavoro assoluto a mio parere. Poi, non mi garberanno più, ma questa è un altra storia. A questo do un bel 95_
Redspecial89
Mercoledì 3 Aprile 2013, 11.15.18
21
Il loro album migliore , la gemma sulla corona della regine.... UNICO
robbie
Sabato 27 Ottobre 2012, 15.21.42
20
album enigmativo e impegnativo,ma valido con quella seven seas of rhye che li porta tra la top ten di allora
Domenico Mazzarri
Sabato 8 Settembre 2012, 17.38.26
19
giudizio?...CAPOLAVORO....ma dove si puo' trovare tanta creativita' ed ispirazione?...deve essere stata l'aria dei 60-70.....cose inimmagginabili oggi dove si grida al miracolo per il nulla e la mediocrita' nei casi migliori.....grazie Queen
Domenico Mazzarri
Sabato 8 Settembre 2012, 17.30.29
18
"The Fairy Feller’s Master Stroke" il ritornello e' stato preso pari pari da Ruggeri su Peter Pan.....grande "ti abbandoni liberi le mai"...e ricopi la Regina...aHAHAHAHAHAHAHA
Peter Moro
Mercoledì 2 Maggio 2012, 20.05.55
17
QUEEN II é sicuramente uno degli album meglio riusciti della prima fase di carriera della band.Si nota già da la copertina che é un album complesso e ricercato.Appena entrati in studio i Queen sfruttano i soli due mesi concessi dalla EMI per dare sfogo a tutte le loro idee cercando di concepire qualcosa di innovativo.Apre le danze la strumentale PROCESSION di Brian May quasi ad imitare una marcia funebre,per poi passare in sequenza medley a FATHER TO SON,brano che apparentemente quiete si sviluppa nella seconda parte in un tiratissimo hard-rock.Segue poi la commovente WHITE QUEEN (AS IT BEGAN) e la tenerissima SOMEDAY ONE DAY.Separa il lato bianco di May da quello nero di Freddie;LOSER IN THE END,brano di Roger Taylor.A seguire l'heavy metal anni 70' di OGRE BATTLE e poi THE FAIRY FELLER'S MASTER STROKE,canzone piuttosto singolare che mette in risalto la solidità al basso di Deacon.Esclusa PROCESSION il brano piu corto dell'album, é la ballata con piano intitolata NEVERMORE,angelica e toccante.L'atmosfera cambia radicalmente con MARCH OF THE BLACK QUEEN considerato il preludio di BOHEMIAN RAPSODY. I cori eseguiti in FUNNY HOW LOVE IS trascinano tutta la canzone,mentre il piano introduttivo,la voce grintosa di Freddie e la chitarra di May assicurano un posto in classifica al secondo singolo della bandEVEN SEAS OF RHYE! Che dire un bel 90 ci sta tutto!
Giacomo
Domenica 26 Febbraio 2012, 11.04.01
16
Ottima recensione, io adoro i Queen e soprattutto i loro primi album (spesso anche più criticati degli ultimi). Solo una cosa, io non credo che John e Roger siano così scarsi, basti pensare alla linea di basso di The fairy feller's master stroke, totalmente unica, e alla batteria di Ogre battle ! Inoltre negli album successivi (soprattutto in a day at the races) le loro abilità vengono via via affermandosi sempre di più !
K80
Lunedì 9 Gennaio 2012, 2.25.58
15
QUEEN: OLD SCHOOL RULES AGAIN!!!
BILLOROCK fci.
Martedì 9 Agosto 2011, 19.49.39
14
album misterioso, dall approccio difficile con sonorità particolari ! 80
alessandro
Venerdì 20 Maggio 2011, 9.42.25
13
E' il disco in qui la band esplode nella sua dirompente personalità, con l'uso estremizzato del multitraccia della chitarra (a simulare parti orchestrali) e delle voci (sul tipo "operistico"). Il tutto in una serie di brani molto differenti fra loro, con hard rock, sinfonismi, epicità, parti progressive mescolate al meglio. Il lato "nero" (peraltro splendidamente immortalato nell'artwork dell'LP originale -e ben riprodotto nelle versioni CD giapponesi "LP-replica" ) lo si può vedere come un'unica lunga suite, con varie parti senza soluzione di continuità, in cui le tensioni strutturali e sonore sfociano in un finale spensierato (Funny how love is...che presa a sé invece non sarebbe un granché), mentre poi Seven seas of Rhye si stacca quale perfetta appendice riassuntiva di un album assolutamente fantastico.
blackie
Domenica 6 Marzo 2011, 2.42.57
12
CAPOLAVORO!dio mercury e may sopra le righe!album meraviglioso
luca
Giovedì 8 Luglio 2010, 2.13.09
11
ennesimo capitolo trascendentale della grande carriera queen! complimenti per la recensione, riflette appieno le mie idee anche quelle riguardanti tutti i generi musicali nei quali sono incorsi riuscendo sempre ad adattarsi, come dei camaleonti (non a caso freddie tendeva sempre molto le orecchie ed assimilava, e poi trasformava immettendo il gusto queen!) e ad uscirne con molto successo (apparte hot space, che però considero uno tra i migliori album del suo genere anni '80, infischiandomene delle critiche), disco immenso, non si può votare!
mieik
Domenica 3 Gennaio 2010, 13.40.01
10
Ottima recensione, ma ho avuto un piccolo sobbalzo quando ho letto che il lavoro di John Deacon si limita all'ordinaria amministrazione: credo che invece sia uno dei migliori in circolazione, e che lo fosse già dai primi album; in Queen II la sua presenza si avverte. Nascosta, silenziosa, ma estremamente talentuosa. John Deacon limita però il suo talento al basso (e a qualche brano notevole): i fenomeni sono altri, come ricorda il recensore. Voce e chitarra sono gli elementi cardine dell'intera carriera dei Queen, e in quest'album se ne avverte la freschezza e la genialità (soprattutto nella seconda parte) più limpidamente di ogni altro lavoro.
Francy
Mercoledì 23 Settembre 2009, 21.44.46
9
Ogni volta che leggo la parola "Queen", in qualunque posto o contesto riesco sempre a sorridere, invasa da sentimenti bellissimi. Figuriamoci quando leggo una recensione come questa con i relativi commenti, ognuno più epico dell'altro..Posso solo esserne tremendamente estasiata e felice. Amo Freddie da sempre e se ascolto questo specifico album mi sembra di vederlo, che cammina maestoso e superbo con il suo lungo vestito nero e la sua corona leggendaria e immortale, al di sopra di tutto...è vero, ti porta in una dimensione praticamente trascendente e piena di mistero e dolcezza, come solo Queen II sa fare, grazie alla tua assurda voce, Freddie, che scava fino in fondo alle nostre anime.. Non morirai mai, mai
silvereagle
Lunedì 21 Settembre 2009, 19.51.48
8
geni!!!null altro....storia e geni..hanno saputo mettere daccordo grandi e piccoli,generazioni intere...peccato il destino si sia portato via freddy.....merorabili
Janko
Domenica 20 Settembre 2009, 22.11.47
7
Sapete qual'è la cosa più unica che rara? Che gli immensi Queen mettano d'accordo tutti. Geniali. Senza Freddie e il suo genio la Musica ha perso qualcosa...
Matocc
Domenica 20 Settembre 2009, 14.09.26
6
Album superbo. A mio parere siamo di fronte al disco più ispirato,vario, magico e -in definitiva- più bello in assoluto dei Queen (sì, anche di A Night At The Opera). E' un disco che va ascoltato nella sua interezza, non a caso le canzoni sono unite una all'altra. La "parte nera" è senz'altro la migliore, si apre con Ogre Battle, brano davvero duro e potente, continua con la surreale TFFMS e la magnifica Nevermore per poi sfociare in TMOTBQ che è un pezzone incredibile! Ogni membro del gruppo ci mette del suo, e si parla di musicisti di altissimo livello. Purtroppo oggi non escono più perle del genere... CAPOLAVORO.
slide
Sabato 19 Settembre 2009, 17.29.50
5
I Queen fanno scuola! Hanno contribuito molto alla mia formazione musicale quindi non posso che fare un profondo inchino. Queen 2 è un disco che ascolto sempre dall'inizio alla fine per sentirci ogni volta nuove sfumature. Unico appunto alla rece, ottima comunque: John Deacon è un grande bassista, vario, pulito ed espressivo...non proprio ordinaria amministrazione.
dani
Venerdì 18 Settembre 2009, 17.26.38
4
Commentare i Queen per me non è cosa facile, anzi direi impossibile!!!! non è facile esprimere un commento quando si è troppo emotivamente coinvolti! Ho amato questo gruppo e lo amo ancora oggi! Ha contribuito molto alla mia crescita musicale e questo è un grande album poi!
Minchius Maximus
Venerdì 18 Settembre 2009, 12.05.11
3
a mio modestoi parere , se si considera l'anno di uscita, erano davvero "avanti" in quanto a proposta musicale.Molto rock,a tratti bizzarro, solenne, intimista,corale...cazzo cè di tutto in 'sto disco ! e che qualità,che idee! a tutt'oggi penso che sia un album che mantiene ancora intatta la sua freschezza musicale. Decisamente da questo disco in poi (tranne qualche episodio) i Queen sono stati una spanna sopra a tutti gli altri. Incommensurabili !
tribal axis
Venerdì 18 Settembre 2009, 11.45.19
2
capolavoro indiscutibile troppe volte sottovalutato... la magia che si scatena all'ascolto di questi pezzi e qualcosa ti trascendentale...
Nikolas
Venerdì 18 Settembre 2009, 8.59.25
1
Recensione ottima per un disco immenso. Un passo in avanti rispetto a Queen (che era già ottimo) che si concretizza in capolavori così' grandi e così diversi come Nevermore, The March Of The Black Queen, The Fairy Feller's Master Stroke, Seven Seas Of Rhye... (si preferisco la parte "nera" si vede? ). Ottimo puntare spesso il dito su come si siano saputi adattare a mille generi diversi, un aspetto che spesso la gente non tiene in considerazione.
INFORMAZIONI
1974
EMI
Rock
Tracklist
1.Procession
2.Father to Son
3.White Queen (As It Began)
4.Some Day One Day
5.The Loser in the End
6.Ogre Battle
7.The Fairy Feller’s Master Stroke
8.Nevermore
9.The March of the Black Queen
10.Funny How Love Is
11.Seven Seas of Rhye
Line Up
Freddie Mercury: Voce, Piano, Clavicembalo, Cori
Brian May: Chitarra, Cori, Voce su traccia 4, Piano su traccia 2
John Deacon: Basso, Chitarra Acustica
Roger Taylor: Batteria, Cori, Gong, Marimba, Voce su traccia 5
 
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