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Burzum - Aske
( 9598 letture )
“ash nazg durbabatuluk agh burzum ishi krimpatul”

“un anello per ghermirli tutti e nel buio incatenarli”

La sentenza proferita da Sauron dichiarante la supremazia del suo anello magico su quelli di tutte le altre razze della Terra di Mezzo rimase impressa nella fervida immaginazione di un giovane norvegese destinato a cambiare irrimediabilmente il futuro della musica estrema occidentale. Quel buio -burzum-, quella magia nera, quel potere coercitivo assoluto che l’Unico conferiva al suo padrone, impressionò a tal punto la mente di Varg Qisling Larssøn Vikernes da intenderlo come principio magico, un incantesimo in grado di trasportare gli uomini in un mondo di tenebrose avventure di cui egli era il fautore e il supremo, oscuro, signore.

Il progetto one-man-band Burzum nasce dopo lo scioglimento della band Uruk-Hai -in cui Varg era affiancato da un batterista ed un bassista- e la militanza durata due anni (1989-1991) nelle file dei leggendari Old Funeral. La maturazione artistica del giovane Vikernes è da ricercare nel suo stile di vita di quei primi anni novanta, anni passati in compagnia dei coetanei nelle foreste norvegesi nei dintorni di Bergen, alla ricerca di luoghi affascinanti dove giocare di ruolo, parlare di musica, alienarsi da un mondo appiattito dalla quotidianità priva di qualsivoglia attrattiva agli occhi di chi, come Varg, sentiva forte nel petto l’amore per la libera creatività propria della fantasia: unica forza in grado di stimolarlo artisticamente e non. Fu proprio tra i boschi che il gruppo di amici destinati a essere i fautori di ciò che poi venne definito dalla stampa come black metal (Abbath degli Immortal e Samoth degli Emperor per citarne un paio) che Varg inziò a comprendere quali potenzialità intrinseche sono nascoste nell’immaginazione dell’uomo. Il concetto di magia -come ancor oggi è comunemente condiviso dall’opinione pubblica che ignora studi specifici sul settore- era stato, agli occhi di Vikernes, indebitamente travisato e volutamente demonizzato dalla cultura giudaico-cristiana al fine di conquistare il monopolio religioso nelle regioni scandinava, raggiunto con la cristianizzazzione forzata alla fine dell’XI secolo. Storicamente riconosciuto, il paganesimo nordico -simile alla maggior parte delle religioni antiche politeistiche occidentali- traeva la sua linfa vitale dall’uso della magia: essa era l’unico garante della coesione sociale poiché fondata sulle credenze condivise dalle comunità autoctone grazie alla comunione di rappresentazioni collettive che essa creava conferendo senso alla realtà. L’uso della magia in quanto creatrice di figure-mondi realmente condivisi dalle comunità nordiche divenne quindi il principio fondamentale su cui basare il progetto musicale di Vikernes. Burzum doveva essere questa magia: l’amuleto capace di creare nella mente dell’ascoltatore un universo al di là della realtà contemporanea, totalmente alieno ai principi e valori imposti dalla società giudaico-cristiana dominante, capace dunque di far rivivere nell’intimo dell’individuo il passato pagano insito in ogni uomo in quanto dotato di immaginazione. Alienazione volta quindi alla ribellione dello stato di cose di questo mondo, allo stupro di Madre Natura, alle bugie di un pensiero che non avrebbe dovuto predominare su quello dei padri scandinavi: una guerra a tutto campo contro più di duemila anni di storia.

Per questo motivo il rinvio alle tenebre tolkeniane, viste come forze in antitesi con il mondo pacifico -e noioso- degli elfi, nani e uomini; per queste ragioni Varg tentò di mantenere l’anonimato mascherandosi con lo pseudonimo Count Grishnackh; per questo principio creativo proprio della magia, gli album del Conte hanno la struttura stilistico-compositiva che presentano e la capacità di renderci tutti partecipi del mondo immaginario di un’unica mente. Se siamo capaci di porci faccia a faccia con le opere di Vikernes esimendoci da giudizi di valore circa la sua persona o dai tristi fatti di cronaca nera che lo concernono, allora saremo in grado di scorgere anche noi, attraverso la sua arte, il mondo magico nascosto nel moniker Burzum.

Aske è l’EP del 1993 che segue dall’omonimo debutto pubblicato l’anno precedente. È un album scarno e minimale, composto da tre brani e diviso in due parti perché concepito per il supporto vinilico. Abbiamo deciso di cominciare da qui il nostro viaggio nelle tenebre, proprio per lasciare lo spazio ad un’introduzione sul significato della musica di Varg ed offrirvi un immediato raffronto su un’opera breve ma diretta, che sintetizza in venti minuti tutto ciò che si è finora descritto. Stemmen Fra Tårnet penetra il silenzio in fade in inserendoci immediatamente nei riff malinconici, decadenti e inquietanti propri dello stile burzumiano. L’incedere cadenzato, le urla disumanizzate, la monotonia estenuante scandita dal continuo ripetersi delle poche melodie proposte: tutto è inscritto nel progetto del Conte con naturale precisione. La traccia d’apertura infatti, assieme Dominus Sathanas compone il Side Hate, il Lato dell’Odio dell’LP in questione, che rappresenta per il suo autore un vero e proprio incantesimo: bisogna ascoltare questa parte di album separatamente dal Side Winter, il Lato dell’Inverno, che dovrebbe estraniare definitivamente l’ascoltatore dalla realtà empirica e condurlo nel passato pagano immaginario, ma non per questo meno reale in quanto presente nella mente. I cambi ritmici della doppia grancassa, il ronzio graffiante delle chitarre distorte, la lacerante ugola di Varg e soprattutto la pessima qualità della produzione, sono tutte caratteristiche originali e innovative per quegli anni, ma che forgiarono un modus operandi proprio delle band norvegesi nascenti all’epoca.

La copertina di Aske rimarrà unica in eterno nella storia della musica: i resti della chiesa Fantoft, una delle tante bruciate dall’Inner Circle di cui Vikernes faceva parte -ma del cui rogo non fu mai ritenuto colpevole- si staglia, nera e tenebrosa, su di un cielo bianco marchiato dal moniker e dal titolo dell’album. Come da monito per tutti coloro che sono d’accordo con la cultura dominante dei nostri tempi, la chiesa profanata, bruciata ed infine utilizzata come copertina di un album che si vuole anticristiano, minaccia l’ascoltatore sprovveduto e lo persuade a rimanere a debita distanza. Burzum non è un’opera di Satana, ma di un uomo che rinnega il presente, per rivalutare il passato del suo popolo, della sua terra, della cultura che fu abbattuta più per scopi economico-politici che per una sincera -e pacifica- opera di proselitismo. Chi ascolta e ama la musica di Vikernes sa di cosa sto parlando: l’”energia spirituale” di cui necessita l’ascoltatore per comprendere il “meccanismo” di quell’incantesimo che è racchiuso in ogni album del Conte, non è una finzione, tantomeno una banale trovata di un adolescente ispirato da letture in stile fantasy. Se così fosse, se realmente ascoltando Aske non si riuscisse a raggiungere il sentimento proprio che si prova soli nei boschi, di notte, o accanto ad antiche rovine di luoghi sacri, percependo la presenza di un passato ancora vivo nell’uomo, allora Burzum non sarebbe stato il fautore -assieme a pochi altri- di quel movimento ideologico, culturale e musicale che è il black metal…

…ma se volete continuare a chiudere gli occhi, o se semplicemente il passato dei vostri antenati non vi interessa, se questo mondo appaga tutti i vostri desideri, se la scienza risponde a tutte le vostre domande, se l’immaginazione secondo voi non è capace di creare un mondo ideale a cui aspirare ma è solo un’ingannatrice e la fantasia uno scherzo della ragione, ebbene, lasciate perdere Burzum ed il black metal, perché chi non riconosce la componente irrazionale intrinsecamente indissolubile della nostra esistenza, allora si preclude la possibilità di partecipare alla magia-in-arte di Varg Qisling Larssøn Vikernes.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
78.48 su 105 voti [ VOTA]
LexLutor
Lunedì 26 Dicembre 2016, 21.57.22
18
Ho letto l'elogio di Vikernes. Ma dell'EP s'è parlato poco. Mah. Al netto delle (inevitabili) suggestioni legate anche alle sorti giudiziarie dell'artista, del 12" pollici in esame, "A lost..." è, per il sottoscritto, il pezzo che vale un disco intero. Anzi più di un disco. Potente, amara, suggestiva, tagliente e malinconica.
?
Venerdì 1 Gennaio 2010, 19.18.10
17
è incredibile come tu riesca ad approfondire e a spiegare lo spirito di burzum e del black....grande recensione...sei un grande
Pandemonium
Lunedì 30 Novembre 2009, 15.30.28
16
Grazie Moro per il commento. Ho parlato poco della musica, è vero, l'80 e la breve descrizione delle composizioni però, trovano il loro senso in tutto il corpo della recensione volta (come specificato) più ad una spiegazione dell'arte di Varg che ad una sterile analisi solamente tecnica dell'EP. Non a caso abbiamo iniziato a rispolverare la discografia di Varg da qui, dove c'era più spazio per le riflessioni che comunque centrano in pieno il concept dell'album. 80 ci sta per il significato, a volte esso trascende in modo così "brutale" le composizioni che è inutile valutare quest'ultime privandole del loro senso. Vedrai che se mai altra band facesse un album scarno con un valore concettuale simile non sarò meno largo di manica: il significato occulto nella musica è tra le caratteristiche fondamentali dell'arte in generale per come la vedo io. Sulla chiesa non mi espongo (come ho fatto in recensione) a questa o quella versione dei fatti, dico ciò che è storicamente (e in questo caso giuridicamente) vero: Varg non è stato trovato colpevole dell'incendio della chiesa Fantoft dalla corte che l’ha giudicato ed è questo che mi (e spero ci) interessa.
Moro
Sabato 21 Novembre 2009, 1.52.10
15
bella rece Ste' ps: ma non hai parlato della musica per quanto Burzum sia il mio artista preferito nel blackmetal non so se avrei dato 80 a un EP di sole 3 tracce (di cui una che è praticamente una registrazione in notturna), anche se ha un valore simbolico immenso. ps: Vikernes ha preso una manciata di punti in più quando ha dichiarato che la prima volta che l'hanno arrestato (sospettato per gli incendi), lo hanno preso in discoteca. Alla domanda cosa ci faceva in discoteca ha risposto: non stavo mai coi miei "amici" (i ragazzi degli Immortal o degli Enslaved) perchè i luoghi che frequentavano loro erano pieni di soli ragazzi; in discoteca ci sono molte più ragazze. RESPECT. pps: leggo ora da wikipedia: "Il fuoco venne appicato da Varg Vikernes secondo i giudici al suo processo, anche se i giurati votarono non colpevole"... Vikernes ha sempre sbandierato ai mass-media che non avevano alcune prove su di lui.
Pandemonium
Giovedì 1 Ottobre 2009, 18.26.07
14
Non credo sia necessario aver vissuto in prima persona il black in quegli anni per comprenderlo appieno (perchè se così fosse, non sarebbe nata una scena, ma sarebbe stata solo una particolare arte per un'elite norvegese). Sulla produzione improponibile non pensare che a tutti sia inaccessibile, molti amano il black solo registrato in cantina e sono lavori apprezzabili proprio per quella naturalità che un tempo gli artisti tentavano di trasporre sull'album, cosa tutt'altro che ingenua, spavalda o stupida. D'altronde le super produzioni moderne rivelano molto spesso che le band, in sede live, non sono quel che si crede... perciò la mia opinione è: meglio un album sincero con errori e registrato come vuole l'artista, che uno pompato per mode e\o fini commerciali che poi si rivela un prodotto sintetico made in studio. Poi ovvio, i gusti non si discutono.
...
Giovedì 1 Ottobre 2009, 16.36.13
13
Tralasciando l'indubbio ruolo che Burzum ha avuto nello svilluppo del black metal dell'epoca, bisogna anche ammettere che ascoltare adesso questi dischi, per chi come all'epoca non seguiva il black, è praticamente impossibile. Chi invece seguiva il movimento non potrà che provare un senso di nostalgia, e si sa che la memoria rende tutto più bello. dischi dai suoni improponibili, produzioni che dire amatoriali gli hai fatto un complimento. Anche gli emperor hanno fatto dischi dalla produzione discutibile, ma il livello musicale era di tuttaltro spessore. my opinion
zoso
Mercoledì 30 Settembre 2009, 13.50.19
12
grazie a te Pandemonium....tranquillo vi seguiro sempre... non posso vivere un giorno senza Metallized....
Pandemonium
Mercoledì 30 Settembre 2009, 0.36.53
11
Ti ringrazio Zoso. Questi complimenti sono l'unico vero stipendio di un recensore e non sai quanto fanno piacere. Spero continuerai a leggerci.
zoso
Martedì 29 Settembre 2009, 21.05.07
10
Idem... la mia canzone preferita di quel geniaccio maledetto di varg vikernes...al secondo posto metto..Det Som Engang Var...un'altro capolavoro assoluto...
Nikolas
Martedì 29 Settembre 2009, 20.26.12
9
Vedere gente che parla di titoli come Han Som Reiste mi riempie di gioia... il pezzo che più amo in assoluto di Burzum...
zoso
Martedì 29 Settembre 2009, 20.13.07
8
canzoni come...Det Som Engang Var....Han Som Reiste...War...sono dei veri e propi capolavori ....complimenti a pandemonium...recensione... sublime una delle piu belle che abbia mai letto...
Pandemonium
Lunedì 28 Settembre 2009, 16.56.15
7
grazie dei complimenti ragazzi! Siete troppo gentili, come sempre...
Uno qualsiasi
Lunedì 28 Settembre 2009, 9.53.48
6
Sempre meglio i MayheM, soprattutto i primi ma pure gli ultimi. Recensione bella, solo un pò lunghetta.
Raven
Lunedì 28 Settembre 2009, 8.22.12
5
Very Good
Nikolas
Domenica 27 Settembre 2009, 21.42.19
4
Recensione davvero immensa. I miei più sentiti complimenti Stefano, ti confermi uno scrittore di grandissimo livello. Dopo il tuo scritto ci si chiede quasi cosa si possa dire di proprio sul disco... hai catturato l'essenza stessa dell'arte di Burzum.. ho letto la tua recensione proprio con la Sua musica di sottofondo (non Aske, lo ammetto, ma Han Som Reiste da Det Som Engang Var) ed è stato davvero sublime... complimenti ancora!
Adimiron
Domenica 27 Settembre 2009, 21.38.41
3
conosco ed apprezzo Hvis Lyset Tar Oss, ascolterò anche questo grazie a Stefano!
Mick
Domenica 27 Settembre 2009, 21.34.29
2
Bellissima...non ho parole. MI chiedo cosa potresti scrivere per un album come Filosofem. 1000 complimenti
Giasse
Domenica 27 Settembre 2009, 21.32.23
1
Leggete con attenzione questa recensione. Leggetela con lo spirito di capire la musica di Vikernes, di entrare nel suo mondo psico-artistico, nel suo "meccanismo" mentale. Leggetela. Punto.
INFORMAZIONI
1993
Deathlike Silence
Black
Tracklist
1. Stemmen Fra Tårnet
2. Dominus Sathanas
3. A Lost Forgotten Sad Spirit
Line Up
Varg Qisling Larssøn Vikernes “Count Grishnackh” – vocals, guitars, drums, bass
Samoth - bass (on tracks 1, 3)
 
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