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Burzum - Det Som Engang Var
( 10426 letture )
“Non ce la faccio Sam”, disse. “È un tale peso da portare, un tale peso”

La ricerca dell’oscurità -come l’anello per Frodo Baggins- è un doloroso fardello che penetra sempre più a fondo nel giovane Varg Vikernes, forgiandone l’inossidabile ideologia e -contemporaneamente- l’insolita espressività: imprigionato ai confini del mondo, in un contesto storico-sociale di cui rigetta regole e pensiero, egli mistifica col passare del tempo il senso dell’arte stessa, idealizzando l’aspetto musicale quale unico strumento in grado di prescindere dalla consistenza di un corpo, improprio contenitore che impedisce all’uomo la sublimazione verso lo spirito.
La commistione tra pensiero (fine) e musica (mezzo) diviene tanto intima da cancellare nel norvegese ogni altro proposito. Burzum e Varg Vikernes sussistono quale medesima realtà, medesimo concetto, medesimo procedere contro la luce, ovvero quell’insolente cultura giudaico-cristiana che ha sovvertito la tradizione popolare dei fiordi giungendo a battezzare “demoni” quelli che un tempo erano gli dei pagani della propria gelida terra. Da questo convincimento l’immatura reazione, definita tale dallo stesso Vikernes, che ha caricato d’odio il personaggio (purtroppo) ed il suo prodotto artistico (per fortuna).

La musica di Burzum è dunque una sorta di pratica occulta con cui Varg vuole “risvegliare” le menti dei propri connazionali: così come l’omonimo debutto, anche Det Som Engang Var -secondo full di poco preceduto dall’EP Aske (ma registrato qualche mese prima)- costruisce il viaggio magico partendo da una traccia introduttiva volta a tranquillizzare l’ascoltatore depurandone la mente dagli stimoli esterni, ritenuti devianti: i 2 minuti di Den Onde Kysten vanno in questa direzione componendo, attraverso il sinth, un’ambientazione soffice e quasi impercettibile. È la forza del silenzio, la forza (riconosciuta anche nella grammatica di stampo classico) delle pause, vere e proprie astrazioni preparatorie.
La piattezza tonale e la totale rinuncia ad un crescendo quasi logico danno molto risalto all’avvio di Key To The Gate, immediatamente riconoscibile quale standard burzumiano della prima era. Il suono è impastato, reso distinguibile solo dalla bassa frequenza ritmica che Varg imposta nei suoi prodotti; l’amalgama suona fulmineo, quasi fosse poco studiato nella composizione e nella realizzazione, evidentemente supportata da dispositivi di bassissimo livello e da una produzione amatoriale e non certo guidata con cognizione di causa. Il cantato, acido ed apocalittico, segue una metrica che si sposa poco o nulla con lo sviluppo tonale della parte strumentale (caratteristica che accompagnerà tutto il disco), amplificando la percezione di trovarsi di fronte ad un vera e propria suggestione. Il testo dimostra chiara antitesi verso la cultura cristiana imperante:

Though I seek thy hell
you close the gate before me
Your life is right, and I'm to
follow to your paradise

I cannot fall in love
love is for them
Lusting for the sky –
Heaven

Why did I come to this world
of sorrow why is this true
Where is my dagger of sacrifice

I will open the gates to Hell one
day...


Varg non è satanista, non lo è mai stato: l’oscurità che professa (e che lo attanaglia) riproduce le origini popolari, solo dopo aver identificato nella luce l’unico vero invasore; l’inferno è la sua casa, mentre il paradiso una forzatura in cui non crede; l’odio è l’essenza della rivendicazione e l’amore l’ingannevole chimera dei nostri tempi. L’idolatria spicciola non gli interessa; il mito, sublime rievocazione, si!
En Ring Til Aa Herske modifica leggermente l’approccio complessivo: la traccia è più evocativa della precedente (e di tutte le successive) e muove i propri passi ancorata al corale che armonizza sullo sviluppo della chitarra; il leitmotiv, stupendo, ricorre con nordica precisione ed è squarciato solo dal rientro tonante dello screaming. Sia le scelte verticali, sia quelle orizzontali sono piuttosto consuete e semplici e difatti l’aria è di immediata assimilazione; più secca invece la parte conclusiva, dove la chitarra è svincolata da compiti melodici ed il cantato libero di prodursi nel suo atroce vaneggiamento. I testi in lingua madre non fanno altro che mostrare un prodotto (ed un autore) totalmente otturato nella propria dottrina ed ostentatamente disinteressato all’aspetto commerciale della questione, anche se la storia futura (suo malgrado?) ha di fatto negato il principio stesso del concetto, rendendo l’album -e più in generale il personaggio- quanto di più mercificato ci sia oggi in ambito metal.

Altra perla nera con la nuovamente anglofona ed inconsueta Lost Wisdom, caratterizzata -in più punti- da elementi fin d’ora poco presenti all’interno del Burzum-sound e che tributano, tra le influenze, quel thrash metal ottantiano molto apprezzato dallo stesso Vikernes: dalla particolare cadenza del riff di chorus, accentato nella parte finale da un inaspettato bending della sei corde, alla rullata introduttiva alla prima strofe (poi ribadita in una ripresa attorno al 4° minuto), al solo guitarism di metà brano. La struttura del songwriting è comunque conforme allo standard dell’intero Det Som Engang Var, con il tritono a conferire quella freddezza espressiva tipica della nascente scena black.

Preghiera, cerimonia, ritualità popolare, tradizione: sono queste le parole chiave di Det Som Engang Var. La sensazione, molto chiara per chi ebbe la fortuna -come il sottoscritto- di vivere il momento e facilmente comprendibile anche a distanza di quasi 2 decenni, è che Varg non si renda nemmeno conto di cosa stia realizzando: con il passare dei brani nasce un capolavoro, ma pure uno stile, una linea guida su cui improntare migliaia di apocrifi che succederanno nel corso degli anni. La santificazione (scusate il controsenso) di Vikernes passa soprattutto attraverso Det Som Engang Var, meraviglia che tuttavia non si dimostrerà apice della breve carriera.
Geniale la pausa concessa con le strumentali Han Som Reiste e Naar Himmelen Klarner, visioni antitetiche della talentuosa espressività del titolo ed ultimo lasciapassare per quella dimensione incantata in cui il Conte vuole ritirarsi insieme ai propri avi: la prima, priva di soluzioni tecniche aggressive, agisce violentemente sull’ascoltatore attraverso l’arrangiamento soffocante; il ticchettio delle corde gravi –pressoché accostabili ad una campana a morto- ipnotizza e circuisce le membra più dell’arpeggio e del sottofondo delle keyboards dalla timbrica impalpabile. La seconda, ricondotta dalle distorsioni su canali cerebralmente codificabili, accompagna e finalizza il distacco estatico dell’anima con una melodia semplice ma trasognante. Si passa definitivamente dallo stato mortale a quello ultraterreno.
Esoterismo puro!

A questo punto inizia il viaggio a ritroso.
Snu Mikrokosmos Tegn è violenta e veloce. Il Conte usa i suoi 10 minuti scarsi per riconnettere l’ascoltatore con la realtà, quella triste e sconsolante quotidianità da cui vorrebbe rifuggire definitivamente e con cui è invece costretto a convivere. Il drumming incessante -con gli unici blast-beat dell’album-, il riffing amelodico e di rapida pennata, la metrica ravvicinata dello screaming che vomita l’odio per l’ambiente autoctono privato dei suoi dei (pagani, s’intende) sono stilettate al cuore; un’agopuntura che risveglia dal lungo sonno terapeutico di questo eccezionale Det Som Engang Var.

Jeg hater denne skog
hvor ingen fare truer
Ingen ulv
ingen bjoern
intet troll

English translation:
I hate this wood
Where there is no danger
No wolf
No bear
No troll


Infine Svarte Troner, debole massaggio cerebrale volto al relax post-ipnotico. Due minuti di ambient simil naturalistico che chiudono i 50 minuti di rito.

Cos’altro dire…
Di argomenti da trattare ce ne sarebbero molti, ma voglio ora soffermarmi su di una nozione che molti, probabilmente avvelenati dalle tante chiacchiere sul moniker, hanno totalmente ignorato o colpevolmente travisato: la musica di Burzum è concettualmente estrema, ma non musicalmente inascoltabile. Se qualcuno dovesse aspettarsi da Det Som Engang Var un prodotto eccessivo dal punto di vista meramente sonoro, probabilmente rimarrebbe deluso. Det Som Engang Var è l’essenza del black metal stesso: facile, genuino, cattivo.
È solo (??) questo!
Deve essere vostro, sempre che il fardello, per voi, non sia troppo grave.

Ash nazg durbabatuluk agh burzum ishi krimpatul
Un anello per ghermirli tutti e nel buio incatenarli



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
91.71 su 288 voti [ VOTA]
Legalizedrugsandmurder
Sabato 7 Dicembre 2019, 15.21.37
20
Tra i dischi black da avere a tutti i costi, al di là delle fesserie commesse e dette dal suo autore.
Claudio
Sabato 7 Dicembre 2019, 15.16.27
19
Disco grezzo e geniale
zakyzar
Domenica 12 Giugno 2016, 11.56.10
18
che capolavoro nn ce che dire questo varg vikernes possiede un vero talento e'un artista voto 90
Rob Fleming
Venerdì 29 Aprile 2016, 23.25.37
17
Pagato 5 euro in cd usato. Volevo provare...
Dany71
Martedì 16 Febbraio 2016, 10.06.04
16
@Rob Fleming: non ti è piaciuto? Spero per te tu non abbia preso il vinile su Sound Cave a 400euro......
Varg Vikerness
Domenica 17 Gennaio 2016, 4.35.32
15
il suo disco migliore
simo
Domenica 17 Gennaio 2016, 2.05.40
14
La fine di key to the gate é qualcosa di sublime
Rob Fleming
Sabato 16 Gennaio 2016, 19.54.26
13
Boh? L'ho comprato e l'ho ascoltato. Non fa proprio per me
il vichingo
Domenica 5 Febbraio 2012, 12.36.17
12
Porca vacca mi sono accorto che non ho ancora commentato questo magnifico disco. Beh che dire ragazzi un capolavoro, una pietra miliare del black. Ogni canzone di questo disco mi piace davvero molto, Burzum ha dato prova di essere un genio con questo disco e il prossimo Hvis Lyset Tar Oss. 85 mi sembra davvero troppo, troppo poco. Io personalmente voto 99, solo perchè Hvis Lyset prende 100. Attenti a non guardare troppo a lungo nell'Abisso
Zicoln b
Martedì 5 Aprile 2011, 13.06.54
11
Disco suonato in maniera rudimentale ma efficace per i fan di quel periodo,copertina bella si ..ma come tante altre io personalmente non mi sono mai impaurito guardando la copertina affascinato si..ma ripeto affascinato come da tante altre immagini che evocano magia ,misticismo mondi e luoghi nascosti. IN totale io darei un 55 max 60 ad uno dei migliori album di Burzum
stefy
Sabato 18 Settembre 2010, 21.07.56
10
dai come cazzo si fa a dare 85 a sto disco???? 99/100 è il minimo cazzo!
YouDeserveToDie
Giovedì 22 Luglio 2010, 11.22.49
9
Cazzo. Non riesco davvero a commentare Burzum. 100/100 Fantastica rece, siete i migliori!
Nightblast
Venerdì 9 Ottobre 2009, 9.38.34
8
Fin dalla copertina, i cancelli di Mordor, questo disco è capace di affascinare e impaurire con quell'alone di mistero e cattiveria. Un must. 90
zoso
Martedì 6 Ottobre 2009, 1.04.07
7
CAPOLAVORO....l'album che mi ha fatto avvicinare al black metal...complimenti a Giesse per la rece..
Raven
Lunedì 5 Ottobre 2009, 13.09.00
6
Non posso che accodarmi agli altri.
FURIO
Domenica 4 Ottobre 2009, 20.28.10
5
Grandissimo Giasse, come sempre sei stato giornalisticamente impeccabile, tra l'altro sono perfettamente daccordo sul tuo punto di vista sul vero concetto di Black Metal.
Pandemonium
Domenica 4 Ottobre 2009, 15.08.01
4
Incredibile Giasse... recensione superba, profonda e semanticamente perfetta. Quest'album è storia, secondariamente ha fatto scuola, hai fatto bene a ricordarlo. Sono orgoglioso dei frutti che sta dando questa nostra rivisitazione dell'opera burzumiana: si sta descrivendo l'essenza del black metal, cosa tutt'altro che semplice o facile. La qualità della tua recensione parla da sola: capolavoro.
Nikolas
Domenica 4 Ottobre 2009, 14.59.15
3
Il mio disco preferito tra quelli di Burzum... amo alla follia le canzoni di questo album e soprattutto la geniale Han Som Reiste... grandiosa! Ottima recensione Giasse
Syd
Domenica 4 Ottobre 2009, 14.55.32
2
Concordo con Cluadio. Sono di parte però, è uno dei miei album black preferiti.
Claudio
Domenica 4 Ottobre 2009, 12.39.56
1
grande recensione...alzo il voto pero' a 98..
INFORMAZIONI
1993
Cymophane Productions
Black
Tracklist
1. Den Onde Kysten
2. Key To The Gate
3. En Ring Til Aa Herske
4. Lost Wisdom
5. Han Som Reiste
6. Nar Himmelen Klarner
7. Snu Mikrokosmos Tegn
8. Svarte Troner
Line Up
Varg Qisling Larssøn Vikernes “Count Grishnackh” – vocals, guitars, drums, bass, sinth
 
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