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Kiss - Killers
( 729 letture )
Doppio carpiato all’indietro per atterrare nel lontano 1982. Dopo la debacle planetaria di The Elder, la Casablanca Records, passata sotto il controllo della Phonogram, chiede ai Kiss di registrare quattro nuove tracce hard che, imballate con otto vecchi grandi successi, sarebbero diventate un pacchetto regalo per il mercato europeo. La band giocherellò col titolo puntando prima su un Rockin’ With The Boys, ritenuto troppo leggero e poco efficace per le dodici song, tredici per il Giappone, che dovevano freddare i fans del Bacio. Killers fu il titolo scelto per la raccolta dei quattro assassini mascherati armati di strumenti esplosivi e voci alla nitroglicerina. La produzione, curata da Michael James Jackson, si avvalse della collaborazione di diversi musicisti già visti nella realizzazione degli album solisti e, su consiglio dello stesso Michael, di Adam Mitchell e Bryan Adams. Fu proprio Gene, fugace in studio come un fiotto di sangue, ad aggiungere il nome James allo stesso Jackson con la scusa che due Michael Jackson non erano sopportabili nel music-biz. Mentre Gene si trovava felicemente rapito dalle grazie di Cher e se ne fotteva altamente del gruppo pavoneggiandosi negli ambienti-in di Los Angeles, il solito Ace ondeggiava su qualche pianeta distante anni luce dalla terra, toccò a Paul il lavoro duro. Che novità! Sapore di usato sicuro, invece, la scelta fatta nei confronti di Bob Kulick, il pelatissimo fratello di Bruce. Durante l’incisione di Killers, a Bob non fu chiesto di imitare Ace, come è accaduto in Sonic Boom con Tommy Thayer, ma venne lasciato libero di essere se stesso con la propria miscela di stile e tecnica. E infatti si percepisce benissimo che alla sei corde non ci sia lo Space man. Usando uno degli scatti di Barry Levine, accalappiata dalle photo session di The Elder, prese vita la cover su cui compariva anche Ace Frehley. Un modo per tranquillizzare i fans e garantire le vendite anche se Ace era spaced-out.

Gli otto successi inclusi nella raccolta non subirono i drastici cambiamenti inflitti ai brani nella raccolta del ‘78 “Double Platinum”, ma solo qualche piccolo, quasi impercettibile ritocco. Shout It Out Loud, per esempio è stata accorciata: fade-out sul primo ritornello Shout It, Shout It, Shout It Out Loud. Altre minuscule modifiche su Detroit Rock City, God Of Thunder, I Was Made For Lovin’ You. Insomma un vero greatest hits in piena regola, condito da quattro inediti tutti a firma Stanley in co-scrittura con i collaboratori succitati. I’m a Legend Tonight apre il disco con sonorità subito crude e rockeggianti, duramente rockeggianti. Rullante e charleston in evidenza e un riff di chitarra che apre alla voce dello stellato che rispetto alle prove degli ultimi dieci-quindici anni appare più esile e sottile, insomma Paul è migliorato con il tempo. Cori da effusione e un ritornello appena piacevole, il solo invece spara alla grande una sei corde che si curva e impenna. Il bridge, forse la cosa migliore della traccia, si dissolve in un finale sfumato che vede Paul suonare anche il basso. Down on Your Knees invece è più accattivante, up tempo e un Oh Yeah che rompono gli indugi e danno via alle ostilità. Buona song, a la Kiss, o a la Stanley per meglio dire, chorus luccicante con la batteria che vira sul ride in sede di accompagnamento. Suoni anche qui crudi e metallici, legati ad Eric Carr, mentre Bob Kulick incide un buon intervento giocato su note alte e tirate che lascia il posto ad un bridge molto bello. Mikel Japp suona la chitarra ritmica e Paul il basso.

Nowhere To Run pare uscita dalle session di scarto di The Elder per suoni e concezione. Anche le strofe hanno influenze dal concept album cosiccome i cori del ritornello epico e interessante da ascoltare eventualmente in concerto. Paul canta bene, ottima interpretazione e sul finale da il meglio di se con impuntature vocali di grande spessore. Il break di chitarra gode di grande feeling e fa venire voglia di fare air-guitar, un grande professionista quel Bob Kulick che avrebbe dovuto entrare in formazione già nel ‘73 e che fu spodestato all’ultimo minuto solo da Ace. Pochi conoscono l’episodio. I Kiss avevavo deciso di assoldare Bob, lo chiamarono dalla sala prove dicendogli di tenersi pronto ma il destino scoperchia tutto. Proprio in quel momento entrò Ace, con una scarpa da tennis rossa e una arancione, attaccò la sua Gibson e cominciò a suonare, interrompendo la telefonata; da quel preciso momento scattò la magia. Bob Kulick non ottenne mai il posto ma nel corso delle decadi ha sempre trovato posto nei dischi del bacio quando c’era da sostituire Paul Daniel Frehley, in arte Ace. Bob suonò anche con Paul Stanley nel suo disco solista e nel tour solista degli anni novanta che lo Starman fece negli Usa, e in quel tour era presente anche Eric Singer alle pelli. Partners in Crime ha andamento alla Lick It Up, pochi accordi, ritmo blando e distorsione talvolta cupa. Nulla di speciale, in verità, sino al ritornello effettato nei cori che rimane in testa ma che effettivamente il tempo rivelerà una song come tante altre. Il doppio solo chiarisce inevitabilmente come Ace non suoni nell’album. Effetti mai usati dall’uomo spaziale regalano uno sprazzo di freschezza rock. Un poker di composizioni che mai verrà eseguito dal vivo, di qualità sufficiente, adatte ad essere editate per mettere in commercio l’ennesima raccolta. Probabilmente con la nuova formazione di oggi, almeno un paio di questi pezzi funzionerebbero live ma sono sicuro che nè PaulGene si ricordino di loro. Killers conta anche su altri classici immortali dei Kiss ma che ci mettiamo a parlare ancora di Love Gun piuttosto di Cold Gin? Non mi pare il caso. L’album ottenne buoni riscontri in Europa, vendette benissimo in Norvegia dove salì fino al 6° posto in classifica e venne poi ristampato nella terra del sol levante con una bonus track e prezzi da capogiro. Una perla per collezionisti danarosi e fanatici. Ovviamente non venne fatto nessun tour di supporto al lavoro, nessun video clip anche perché la band si stava preparando a tornare con composizioni esplosive e tracciate nel granito che poi sfoceranno nel capolavoro Creatures Of The Night. Killers? Una buona raccolta per chi non li conosce ancora oggi, per tutti gli altri una chance per origliare quattro inediti. Nulla di più, nulla di meno.


VOTO RECENSORE
50
VOTO LETTORI
74.88 su 9 voti [ VOTA]
frankiss
Giovedì 15 Ottobre 2009, 11.35.57
3
se un recensore non ha il dono dell'obiettività...beh, meglio cambiar mestiere...
Hellion
Mercoledì 14 Ottobre 2009, 17.39.45
2
...cmq Frankiss devo dire che almeno sei obiettivo, complimenti...xao!
taipan
Mercoledì 14 Ottobre 2009, 15.30.19
1
in tutta sincerità,a me i 4 inediti piacciono e non poco.Da fan dei Kiss dico che,avessero pubblicato solo anche un rigurgito odorante di succhi gastrici,mi sarei imposessato ugualmente dell' uscita. :) .Trovo il voto un po' basso,ma i gusti e l' esperienza altrui non si discutono.Ciao e buon lavoro.
INFORMAZIONI
1982
Phonogram/ Mercury Records
Rock
Tracklist
1. I'm a Legend Tonight
2. Down on Your Knees
3. Cold Gin
4. Love Gun
5. Shout It Out Loud
6. Sure Know Something
7. Nowhere to Run
8. Partners in Crime
9. Detroit Rock City
10. God of Thunder
11. I Was Made For Lovin’ You
12. Rock And Roll All Nite

Line Up
Gene Simmons - Bass and Voice
Paul Stanley - Guitar, Bass and Voice
Ace Frehley - Lead Guitar
Eric Carr - Drums and Voice
 
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