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Paradise Lost - Icon
( 7405 letture )
Rappresentazione simbolica di un oggetto.
Questo il significato del termine icona. E' come se con il loro quarto lavoro i Paradise Lost avessero voluto creare un album simbolo dell'allora crescente sentimento in Inghilterra di depressione suburbana, figlia di una ritualità quotidiana che inghiotte e respinge, che ottunde e svilisce nel suo essere inesorabimente uguale a se stessa. Ma se sulla sponda americana questo nuovo crescente sentimento di inettitudine alla vita e di solitudine trovava sfogo nella rabbia pura e un poco artefatta del fenomeno grunge, il gruppo di Halifax decise un approccio completamente nuovo e per certi versi rivoluzionario: a che serve tentare di porre rimedio ad un vuoto ineliminabile della condizione umana se tutti i nostri tentativi sono destinati a fallire (come la fine prematura del grunge avrebbe di lì a poco dimostrato)? Tanto vale rassegnarsi ed imparare a conviverci. Ecco allora che Icon nel 1993 fu la celebrazione di questo sentimento, espressa in una forma musicale che desse sì risalto alla componente aggressiva ma che questa risultasse in ultima analisi come inutile, in quanto completamente soggiogata alla rassegnazione della battaglia persa.
Con la loro NON pretesa di essere dei riformatori, i Paradise Lost ebbero in sé qualcosa di grandioso, dunque di tremendo. Nei primi anni Novanta rovesciarono il punto di vista sulla vita come un guanto, per rivelare di che lacrime e di che sangue grondino i suoi drammi.

Abbandonata la violenza death del debutto Lost Paradise e le atmosfere plumbee di Gothic, Icon riprende e porta a compimento il percorso musicale intrapreso con Shades of God: snellimento del sound volto a dare maggiore risalto e carica emotiva alle melodie; composizioni più brevi e dirette; addio pressochè totale al growl di Holmes.
Ascoltando Icon si ha la sensazione che i Paradise Lost abbiano conservato i tratti migliori delle precedenti produzioni riassemblandoli in una forma a loro sicuramente più congeniale, trovando, per così dire, la quadratura del cerchio. In effetti la componente doom/death che fece meritare loro il posto nel celeberrimo triumvirato inglese non è sparita, ma è confinata intelligentemente sullo sfondo: asciugata della tipica claustrofobicità del riffing ne rimane la parte più atmosferica ed umorale, atta a dare spessore ed uniformità ai tredici brani che compongono il disco. L'amalgama sonoro che ne risulta è quanto di più profondo ed al contempo diretto ed accessibile si fosse sentito fino ad allora.
Grande merito di ciò va alla coppia d'asce (rigorosamente accordate verso il basso) Aedy-Mackintosh, capace di combinare in uno stile unico il riffing potente del primo con le dolorose melodie intessute dal secondo. Straordinario in particolare il lavoro di Mackintosh, e straordinaria la sua personalità già prepotente nel coniare spunti melodici di presa immediata (o quasi) e soluzioni timbriche da profondo conoscitore della chimica musicale.
Holmes è l'altro grande protagonista: se già nei precedenti lavori il suo cantato sconfinava a tratti nel pulito e nel baritonale, in Icon questa direzione diventa la portante, donando maggiore forza e solennità alle canzoni.
Arrangiamenti orchestrali, per fortuna, minimali ed i solo in tapping di Mackintosh combinati all'uso pesante del wah pedal sono il filo portante di tutte le composizioni di Icon, ma bastano le sole Embers Fire e True Belief, due tra i più compiuti esempi di gothic metal di sempre, a consegnare di diritto questo album ai posteri. Tra l'altro la produzione, che tanto aveva penalizzato i primi tre album, rende qui finalmente giustizia al gruppo inglese.

Forse dopo un ascolto più pedante e razionale si potrebbe obiettare che c'è in realtà molto meno materiale di quello che la nostra irrinunciabile emotività in un certo senso ci “costringe” a sentire (e vedere): ci accorgeremmo delle sbavature di intonazione di Holmes (nonché del timbro “Hetfieldiano”), delle strutture a volte troppo ripetitive, del basso decisamente sottotono rispetto al resto degli strumenti, di alcuni pezzi che definire filler non sarebbe affatto ingeneroso.
Del resto Icon è un capolavoro non già della musica (in seguito i Paradise Lost raffineranno ulteriormente la propria proposta raggiungendo livelli di eccellenza assoluti) in senso stretto, bensì di una concezione così intima e profonda della musica che negli anni a venire sarà saccheggiata a piene mani da decine di band.

Ma il fine e la bellezza di questo disco è in ultima analisi quello di aumentare la nostra sensazione di condividere un'esperienza – sofferenza, gioia, nostalgia, disgusto – con altri esseri umani. I pensieri e le emozioni dei quali sarebbero altrimenti lontani. Ma quel dono, quella via d'accesso, con tutto il suo meraviglioso potere di consolare la solitudine e mettere a soqquadro l'autocompiacimento, non è che un trucco – un atto houdiniano d'illusionismo: quando la visione svanisce e il fumo colorato si dissolve, restiamo ancora una volta soli, naufraghi nelle nostre teste, dove c'è soltanto il desiderio di fuggire a tenerci “compagnia”.

Brutto segno, di fronte a tutto ciò, rimanere indifferenti.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
88.13 su 131 voti [ VOTA]
Mario Pacciani
Giovedì 7 Settembre 2017, 0.57.49
31
No, no, no. E' inaccettabile un simile voto ad uno dei capolavori assoluti del metal.
The Ancient Mariner
Venerdì 1 Settembre 2017, 17.57.34
30
Buona la recensione, ma ad un discone del genere non si può dare 81 a mio avviso. Per me resta il vero capolavoro della band. Emozionante, voto 95.
patrik
Lunedì 27 Febbraio 2017, 21.38.19
29
fu amore a prima vista e comprai l' ep con true belive e ember of fire, suonavano come delle immani colonne di chitarre , come se un gigante camminasse in camera, che tempi e che scapocciate di testa, ancora in casa accanto ai celtic frost nella fase gothic , veramente massicci, come anche altri album che in controtendenza facevano canzoni di svariati minuti senza badare alla forma dei suoni e dei minuti passavano solenni, massicci veramente
Rob Fleming
Mercoledì 3 Febbraio 2016, 12.29.27
28
Prove generali di capolavoro (D.T. of course). Ma quanto sono strepitose Christendom, Deus Misereatur, True belief, Embers fire e Shallow Seasons?!? 83
Ezio "Scott"
Domenica 9 Agosto 2015, 18.43.06
27
Mamma mia che recensione !!! Complimenti al signor Asti per cotanta maestria nel descrivere minuziosamente certe sensazioni cui questo (da me inizialmente snobbato e sottovalutato) album evoca. Eccomi quindi a tornare sui miei passi affermando che Icon, nonostante all'epoca della sua stampa, mi infastidì soprattutto per la rinuncia del growl in cambio del timbro“Hetfieldiano"; devo dire che a posteriori ascoltandolo bene questo Icon è un grande album.
TheGodfather
Venerdì 16 Gennaio 2015, 2.27.03
26
riascoltato stasera dopo tanto tempo. Non ha perso un'oncia della sua magia, un disco davvero stupendo. 92, e non vado oltre solo perché nella seconda parte ci sono 2-3 filler (comunque di livello dignitoso) che impediscono di raggiungere le vette del successivo "Draconian Times". Ma si tratta di un lavoro di importanza colossale, imprescindibile per qualunque amante del metal e secondo me anche del dark/gothic.
lallo
Mercoledì 19 Febbraio 2014, 20.05.06
25
Pietra miliare del metal all'altezza di album storici di maiden,metallica,priest e slayer. Immenso. Voto 100.
Galilee
Mercoledì 18 Settembre 2013, 17.29.56
24
Ottima recensione, voto un po' bassino.
Steelminded
Sabato 14 Settembre 2013, 17.23.19
23
Sommessamente d'accordo con autu. Fa parte della categoria dei dischi spartiacque.
Raven
Sabato 14 Settembre 2013, 15.00.02
22
referenza irreprensibile...
uatu
Sabato 14 Settembre 2013, 14.40.57
21
voto senza senso: questa opera d'arte non vale meno di 95. Quando uscì nel 1993 penso di averlo ascoltato per almeno due anni di fila..
Stefano
Lunedì 21 Gennaio 2013, 0.37.10
20
Basta!! Taglio la testa al toro, adesso vado a comprarmi il doppio LP originale del '93 e poi spacco lo stereo con un volume da strizza timpani XD XD Rock on!!!
Masterburner
Mercoledì 4 Luglio 2012, 13.36.54
19
Un capolavoro strafottutissimo, i Paradise Lost in questo periodo erano in diretto contatto con la loro stessa anima e si sente. 95.
Celtic Warrior
Mercoledì 7 Dicembre 2011, 21.19.26
18
Complimenti pregevole recensione , per un album di spessore che ascolto ancora volentieri .
the ripper
Giovedì 13 Ottobre 2011, 3.44.23
17
Il migliore dei Paradise Lost.Di gran lunga migliore del tanto decantato Draconian Times,un seguito che all'epoca ritenevo non all'altezza di questo suo predecessore.é veramente il disco perfetto della band.Si è vero, Holmes è stonato, ma chi se ne frega.Gotico nel vero senso del termine,a partire dalla copertina che rimanda ad atmosfere ellenistiche in salsa british doom gothic.
DOOMALE
Domenica 9 Ottobre 2011, 19.56.09
16
Sinceramente dare 81 a questo capolavoro degli anni 90...e dare 85 a In requiem...c'è qualcosa che non torna!
luci di ferro
Sabato 1 Ottobre 2011, 1.09.40
15
Un voto ridicolo, i Paradise Lost raggiungono con il loro (1993) ICON, il punto più alto della loro carriera. Questo album non è solo il loro migliore, ma anche il culmine di uno stile difficile da definire: Gothic Metal di metà anni novanta, e sicuramente una chiara influenza per tanti gruppi avvenire. La voce di Nick Holmes 'non suona tanto potente, cioè in stile gotico'. A parte la voce e le linee vocali, è necessario parlare della musica e il suo creatore Gregor Mackintosh (il cervello della band) che ha scritto queste melodie bellissime per le canzoni di questo album. Probabilmente la differenza più distintiva tra questa band e altre sono quelle linee di chitarra solista che Gregor Mackintosh, bellissimo stile gotico . Vorrei anche dire quanto è bravo il batterista Matt Archer. Fin dall'inizio gli arrangiamenti orchestrali di "Embers Fire" ti fa rendere conto che stai ascoltando musica preziosa. In seguito la canzone continua tra riff e linee vocali che rendono la canzone una delle mie preferiti del gruppo, probabilmente insieme a "Joys of the Emptiness" , nel mezzo della canzone abbiamo un assolo di chitarra meraviglioso. Icon è un album solido, ma non nel modo di essere piano e lineare, ma come un pezzo globale. Tutte le canzoni sono BELLISSIME , STUPENDE. Buon esempio di questo è Dying Freedom, Widow, Colossal Rains, Weeping Words, Poison, True Belief, Shallow Seasons, Christendom, Ma più che parlare traccia per traccia la cosa più importante per il lettore è di sapere che l'intero album ha un'atmosfera accattivante che ti fa godere di ogni minuto. Ogni volta che ascolto questo album ho quel tipo di sentimento nostalgico di ciò che i bei tempi di questa band hanno avuto in passato. ICON è sicuramente uno dei migliori album del decennio scorso. Highlights: Embers Fire, Colossal Rains, True Belief, Joys of the Emptiness, Christendom. VOTO 97/100.
Franky1117
Martedì 14 Settembre 2010, 3.05.09
14
disco stupendo,l'apice del gruppo insieme al successivo,poi adoro la voce di Holmes in questo disco (proprio perchè hetfieldiana),anche se qualche volta stona
onofrio
Giovedì 3 Giugno 2010, 21.19.50
13
signori e signori ICON dei PARADISE LOST quando comprai metal hammer (giornale) lo recensivano con il massimo dei voti, fu amore a prima vista per la copertina una tra le più belle. Poi andai a comprare l'album che dire semplicemente un capolavoro assoluto un pezzo di storia del gothic doom metal. Il riff di "embers fire" fu usato in una pubblicità televisiva.
Matt
Giovedì 3 Giugno 2010, 19.06.37
12
@khaine: tranquillo no problem purtroppo le erbacce vanno estirpate! comunque come avevo detto prima album ottimo. questo e il successivo Draconian times per me sono i loro migliori. molto bella e anche ben articolata la recensione, complimenti!
Khaine
Mercoledì 2 Giugno 2010, 22.55.52
11
Commenti cancellati: chiedo scusa a Matt (ho dovuto cancellare anche il tuo) che non centrava nulla...
dawnofmisery
Venerdì 6 Novembre 2009, 19.00.57
10
Per quanto mi riguarda, "molto" è partito da qui, album fondamentale x quanto concerne un "certo modo di intender musica"...che bello che pochi sappiano cosa vuol dire!...
taipan
Mercoledì 28 Ottobre 2009, 14.40.20
9
credo manchi qualcosa alla mia sensibilità,ma i Paradise Lost ho sempre faticato a digerirli,nonostante abbia posto molta attenzione nell' ascolto dei loro lavori.Sarò uno dei pochi,ma questo disco ha girato raramente nel mio lettore.Mi astengo dal giudicarli, perchè sicuramente non li comprendo.
Vittorio
Mercoledì 28 Ottobre 2009, 14.19.31
8
Disco eccezionale. "...a che serve tentare di porre rimedio ad un vuoto ineliminabile della condizione umana se tutti i nostri tentativi sono destinati a fallire..." Splendida riflessione, che descrive appieno il mood dell'album.
Giasse
Martedì 27 Ottobre 2009, 23.20.22
7
Un album eccezionale ROVINATO dalla produzione e da alcuni errori madornali, soprattutto di un Holmes non ancora abituato al registro clean. Colossal Rains mi fa morire!!
Ghenes
Martedì 27 Ottobre 2009, 11.29.49
6
...disco bellissimo per me ancora più bello del successivo Draconian times.!
Raven
Martedì 27 Ottobre 2009, 10.36.05
5
Una delle poche cose che ascoltai durente gli anni 90.
Pandemonium
Martedì 27 Ottobre 2009, 9.47.51
4
Autumn sei un Maestro, che recensione!!! "Nei primi anni Novanta rovesciarono il punto di vista sulla vita come un guanto, per rivelare di che lacrime e di che sangue grondino i suoi drammi." Superbo!!! Questo disco è si fondamentale, ma dopo la tua spiegazione oltre a riscoprirlo ne ho compreso meglio il valore intrinseco. Hai fatto bene a ricordare anche i lati più deboli (timbro “Hetfieldiano”) che ricontestualizzati diventano punti di forza. Rimarrò sempre legato ai primi album più death oriented, ma è indubbio che Icon rappresenta un capostipite del gotich: Mackintosh in particolare si dimostra padrone assoluto e indiscusso a mio parere. Capolavoro. 90
n.platz
Lunedì 26 Ottobre 2009, 22.03.03
3
disco per me fondamentale....
Claudio
Lunedì 26 Ottobre 2009, 18.16.22
2
bhe che dire su ICON..album pefetto..il mio voto 90
Maiden1976
Lunedì 26 Ottobre 2009, 18.03.20
1
Recensione praticamente perfetta per un album epocale!. Personalmente sono molto affezionato ad Icon che comprai appena uscì nell'ormai lontanissimo '93, credo sia il mio secondo cd (inteso proprio come dischetto ottico) che comprai in vita mia, infatti stavo (purtroppo) abbandonando il vinile in quel periodo per l'oramai scarsa reperibilità. Bei tempi!!! Mi voto: 92
INFORMAZIONI
1993
Music For Nations
Gothic
Tracklist
1. Embers Fire
2. Remembrance
3. Forging Sympathy
4. Joys of the Emptiness
5. Dying Freedom
6. Widow
7. Colossal Rains
8. Weeping Words
9. Poison
10. True Belief
11. Shallow Seasons
12. Christendom
13. Deus Misereatur
Line Up
Nick Holmes - Vocals
Gregor Mackintosh - Guitars
Aaron Aedy - Guitars
Steve Edmonson - Bass
Lee Morris - Drums
 
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