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Katatonia - Night Is The New Day
( 9695 letture )
Prima Recensione di: Stefano Asti “Autumn”
C'è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità ed oblio. Quando si vuole ricordare qualcosa si rallenta istintivamente il passo, quando invece si vuole dimenticare un evento penoso allora si accelera inconsapevolmente, come per allontanarsi da qualcosa che si sente ancora troppo vicino a sé nel tempo. E' come se il grado di lentezza sia direttamente proporzionale all'intensità della memoria; il grado di velocità direttamente proporzionale all'intensità dell'oblio.
Bene, dopo il primo ascolto del nuovo album di casa Katatonia (con ancora la bocca buona dell'aperitivo Forsaker rilasciato già da diverso tempo), mentre gli svedesi rallentavano di parecchio io mi sono ritrovato ad accelerare il passo.

Dopo il primo ascolto, a questo punto l'avrete capito, sono rimasto male, veramente male. La musica che si presentava alle mie orecchie non era affatto ciò che mi sarei aspettato da loro. Avete presente l'attitudine più alternative che aveva caratterizzato Last Fair Deal Gone Down e che ci eravamo completamente dimenticati con i dischi successivi a favore del ritorno a sonorità tormentate e depresse? Bene, con Night Is The New Day quell'attitudine torna prepotente. E proprio come il disco del 2001 era caratterizzato da una moltitudine di sfaccettature che ne rendevano l'ascolto piuttosto discontinuo, così l'ultimo pargolo di casa Katatonia si presenta come un ricettacolo di soluzioni più o meno distanti tra loro.

Le prime impressioni sono spesso foriere di grossi abbagli...

Denominatore comune delle undici tracce che compongono il disco, come dicevo in apertura, è la lentezza: rallentando ulteriormente la corsa della propria musica, dividendola in parti distinte e separate tra loro, i Katatonia sono riusciti a far collimare tutti gli elementi tipici del loro sound in nuove, meravigliose, architetture. L'album è espressione degli esperimenti passati della band, uniti da una visione d'insieme di scoperta di nuovi territori musicali.
In questo disco viene completamente scardinata la classica struttura “katatonica” dei pezzi basata sulla formula dell'alternanza tra sezioni calme ed altre forti ed impetuose in favore di transizioni che evolvono in maniera molto più naturale. In questo modo gli svedesi sono riusciti a rendere la propria musica molto più aperta ed imprevedibile che in passato ed i maggiori responsabili di questo cambiamento sono i synth e l'elettronica: questi elementi, mai così presenti nei loro lavori, assumono un'importanza decisiva nell'economia dei pezzi, senza divenirne la caratteristica principale. In realtà, a parte l'opener Forsaker, Liberation e Day And Than The Shade (pezzi completamente strutturati sui riff di chitarra) risulta difficile dire quale sia lo strumento dominante dei pezzi, tanto sono intelligentemente bilanciati tra loro. Si potrebbe affermare che gli svedesi abbiano donato al loro sound una sensibilità che definire progressive non sarebbe affatto azzardato; è come se avessero portato ad un livello superiore di organizzazione tutti gli elementi tipici del loro sound, senza snaturarsi e, cosa peggiore, ripetersi.

La tracklist è quanto di più eterogeneo i Katatonia ci abbiano mai lasciato. Potrei citare Forsaker, l'opener che ti aspetti, perfettamente in linea con Ghost Of The Sun e Leaders dei precedenti due capitoli discografici: stesso approccio ruvido e graffiante delle chitarre (forse un tantinello hardcore oriented nei riff, per i miei gusti) con il perfetto pulito di Renkse a ricamare la tipica malinconia degli svedesi. Da The Longest Year iniziano invece le sorprese: batteria elettronica, synth atmosferici, voce di Renkse sovraincisa e variamente effettata donano un senso di rarefazione e desolazione incredibili. Da segnalare ancora una volta l'ottimo lavoro chitarristico di Nystrom e Norrman, maestri nel creare riff dissonanti in contrasto con le melodie “pulite” del programming e della voce. Il resto si snoda principalmente sulle coordinate tracciate da The Longest Year, con variazioni sul tema industrial (The Promise of Deceit), doom (Nephilim), psichedelia (Inheritance).

...ma un fondo di verità c'è sempre.

Night Is The New Day è comunque lungi dall'essere perfetto. In particolare ho poco gradito la forte influenza dell'amico Akerfeldt che aleggia su buona parte delle composizioni: non che le influenze siano un problema, ci mancherebbe, di fatto però la cosa diventa preoccupante quando un intero pezzo, nella fattispecie Idle Blood, sembra uscito direttamente da una session di Damnation (anche se non so se gli Opeth sarebbero mai riusciti a renderla così interessante)!
In secondo luogo Night Is The New Day richiede molta più attenzione e sforzo emotivo per poter essere goduto appieno: diversamente dai suoi predecessori è infatti di gran lunga meno diretto e fruibile per l'ascoltatore occasionale. Ascoltato con superficialità, insomma, saprà annoiare e basta (è successo anche a me).

Tirando le somme non si può dire altro che i Katatonia siano cambiati. Non sono più quelli di Dance Of December Souls, né tantomeno quelli di Brave Murder Day o dell'ultimo The Great Cold Distance. Francamente non mi sento di dire se siano migliori o meno, semplicemente sono diversi. Night Is The New Day è il disco dove gli svedesi hanno deciso di dare sfogo a tutte le loro inespresse (in precedenza) potenzialità. Ostico, parecchio ostico, di una lentezza a volte troppo pesante, ma non per questo meno affascinante e messaggero di malinconici ed autunnali sentimenti.
Concedetegli parecchi ascolti, non vi tradirà.

VOTO Prima Recensione: 78


Seconda Recensione di: Alex_Ve
I Katatonia con Night Is The New Day realizzano semplicemente un buon disco. Da loro sarebbe lecito aspettarsi di più.

Quando si è fortemente personali nel proprio modo di esprimersi, qualunque sia la forma artistica di tale espressione, il raffronto deve essere sempre fatto con se stessi e nessun altro. Questo pensiero ricorre quando si ascolta Night Is The New Day, connotato ancora una volta del tipico stile Katatonia, ragion per cui tale opera è da compararsi solo ed esclusivamente a quelle antecedenti nella ricca discografia della band. Ora verrebbe da chiedersi il perché di questa affermazione iniziale. Semplice, Night Of The New Day eguaglia le vette qualitative che questo gruppo svedese ha saputo esprimere con costanza in passato, ma senza la stessa continuità di base dei lavori precedenti.

Il nuovo album parte alla grande ripercorrendo la carriera del gruppo fino al punto di arrivo, che -ad oggi- la band ha raggiunto. Forsaker, The Longest Year e Idle Blood sono quanto di meglio i Katatonia possano esprimere, ovvero il proprio modo di confrontarsi con la musica, per niente enfatizzato o eccessivo, ma mitigato da quella malinconia positiva che solo loro attualmente sanno gestire a tali livelli. In questi primi momenti si ha la sensazione tipica di quando si ascoltano i loro lavori ultimi: un misto di sensazioni, tutte ludiche per i propri sensi e che si sciolgono nei refrain liquidi; un piacere che nasce masochistico ma che melanconicamente si eleva verso il positivo trasformandosi. Nella traccia seguente, Onward Into Battle, cominciano però a paventarsi alcuni dubbi, presto affievoliti grazie ad un riff di chitarra poggiato su un motivo di tastiera, entrambi riusciti perché complici. Il tutto è semplice, quindi meraviglioso. Liberation segue le linee stilistiche fin qui proposte, ma in questo caso a mio modo di vedere non ci siamo: la canzone sa di già sentito, ed in più tutto è troppo dilatato, scontato oserei dire.
The Promise Of Deceit segue la via della lentezza, della calma forse eccessiva, di una forma quasi interamente acustica, intervallata da un breve ritornello che però non riesce a darle carisma. L’insieme appare prolisso e non produce il risultato che ci si aspetterebbe: il pezzo non rimane nell’ascoltatore, non vi staziona e quindi non diventa qualcosa di proprio, scivolando via, lentamente. Nephilim ne è l’ideale prosecuzione.

Ormai è passata la metà dell’album, e, dopo l’esaltazione per prime tre perle, l’opinione diventa purtroppo contrastante. Con New Night si segna un flebile ritorno alle caratteristiche a cui la band svedese ci ha abituato negli anni, senza ancora raggiungere la qualità a cui possono evidentemente arrivare. E’ sufficiente per far riprendere le speranze? Certo. Peccato che però la seguente Inheritance si segnali per la lentezza e poco altro; probabilmente la song più indolente del lotto arriva dopo un insieme di pezzi non esaltanti, e questo di certo contribuisce a “raffreddarla” ulteriormente. Con essa si smorza quell’esaltazione tipica che mi raggiunge in occasione di ogni nuova uscita targata Katatonia. Io però non mi arrendo, so che i nostri svedesi dall’umore altalenante possono regalarmi qualcosa di migliore. Così è: Day And Then The Shade fa salire le quotazioni del disco, che -per l’occasione- torna sui picchi iniziali, accompagnandomi in quelle contorsioni eteree che solo questa band sa regalare. Departer, con la sua costruzione minimalista ed una voce calda e sofferta, è una traccia di cui godere più volte, al fine di non relegarla nel banale ambito della lentezza. Raffigura infatti il termine di un viaggio, ancora una volta contrastato da molteplici emozioni, ancora una volta nero -solo in apparenza- in cui la via salvifica dal dramma interiore viene sempre a rappresentarsi senza che la vetta compositiva -presente anche in quest’opera- riesca a bilanciarsi e a bilanciare verso l’eccellenza che -io, e spero tutti voi- pretendo dai Katatonia.

Avrei preferito evitare un racconto dettagliato ma è bene motivare un voto non eccellente per una band di tale spessore. Concludo quindi con una domanda a cui provo a rispondere: bastano alcune canzoni ottime per realizzare un album memorabile?
Per me no.
VOTO Seconda Recensione: 73




VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
79.31 su 104 voti [ VOTA]
Terence
Domenica 29 Maggio 2016, 15.38.22
35
Trovo questo album molto particolare dalle sonorità riflessive .. lo ascolto spesso soprattutto nelle giornate "cupe"
Undertow
Domenica 7 Febbraio 2016, 19.59.43
34
Ps: Patrik, a nessuno spero. In Absentia quello sì che è un capolavoro.
Undertow
Domenica 7 Febbraio 2016, 19.57.48
33
Per me il vero passo falso della produzione dei katatonia. Segna anche la battuta d'arresto di un discorso piuttosto interessante che avevano intrapreso con VivaEmptiness e proseguito con TGCD. Un vero peccato. È vero, come osserva qualcuno, che è un album che necessita di più ascolti, ma più sopra di un tot non sale proprio. Se alla prima botta ho pensato ChePalle, all'ultimo di molti ascolti ho concluso VabbèAllaFineNon FaDelTuttoPena niente di più. Tutta questione di gusti ovviamente, ma chi inneggia al capolavoro mi lascia perplesso (per non dire altro).
Mr.Darcy
Sabato 8 Novembre 2014, 20.23.12
32
Per me vero capolavoro. Uno dei pochi gruppi con la capacità di rinnovarsi e mantenere inalterato quel malinconico suono decadente e romantico. Per me uno dei loro album più belli insieme a Viva emptiness. Davvero strepitoso.
patrik
Sabato 21 Dicembre 2013, 11.08.43
31
a chi ricordano i porcupine tree di in absentia?
piro
Sabato 18 Agosto 2012, 14.34.17
30
strepitoso...90
the departed
Martedì 19 Giugno 2012, 2.49.12
29
"I'm turning around, wait for your sound" solo Departer basta per traghettarci in quel vuoto che ci fa sentire allo stesso tempo tanto a disagio quanto a casa. il mood e la perfezione tecnica raggiunta dai Katatonia se la possono solo sognare altri professionisti. fate attenzione: solo gruppi del genere possono donarvi qualcosa.
conte mascetti
Domenica 20 Novembre 2011, 17.36.49
28
il degno successore di un capolavoro come TGCD non deludono mai. Voto 90.
mesturo
Sabato 5 Novembre 2011, 14.28.09
27
.....album maestoso...di una qualità e gusto superiori.....io rimango basito dalle recensioni....il voto poi è solo un numero però........non credo si possa stare sotto i 90....non si può proprio
Enrideath
Mercoledì 28 Settembre 2011, 18.36.28
26
Deludente rispetto ai precedenti fino a LFDGD compreso. Col tempo hanno perso quel mood catatonico che avevano dall'album sopracitato in favore di un nuovo approccio sempre meno heavy e sempre più melodico, a tratti addirittura psichedelico (Inheritance). Comunque di buon livello Forsaker, Idle Blood, Onward into Battle, The Promise of Deceit e The Day and Then the Shade
antiborgir
Giovedì 9 Giugno 2011, 16.52.19
25
Sinceramente ho preferito più The Great Cold Distance.....Ma una canzone come Idle Blood vale tutto il cd!!!Buon lavoro 75
hsb
Mercoledì 15 Dicembre 2010, 3.08.34
24
abbastanza deludente ... nn ci sono le canzoni mozzafiato di the great cold distance.... aggiungerei anche noiosetto. peccato voto 60
Emiliano
Giovedì 7 Ottobre 2010, 23.39.03
23
a distanza di quasi 1anno posso davvero dire che quest'album rasenta la perfezione..
luca
Sabato 31 Luglio 2010, 19.55.43
22
il disco è il migliore che abbiano mai realizzato come produzione, tecnica, arrangiamenti, suoni ecc ecc... peccato manchino "solo" le canzoni che ti prendono a primo ascolto tipo Ghost of the sun, my twin, I break, I'm nothing e ognuno ci metta le sue preferite...
nonpoint
Giovedì 25 Febbraio 2010, 16.02.34
21
ascoltatelo 1 volta al giorno,poi mi verrete a dire...grande album,persino piu' compatto e omogeneo di the great cold distance,che cmq resta un gran disco,pero'con influenze tooliane molto marcate
Moro
Mercoledì 11 Novembre 2009, 11.33.04
20
i riff più bassi e più thrasheggianti non mi piacciono molto, ma le seconde chitarre fanno dei solisloqui pazzeschi e in questo disco ci sono le più belle parti vocali mai sentite nei Katatonia, finalmente hanno trovato quel modo di unire "pop" alla canzone pesante; proprio come facevano i Paradise Lost. gran bel disco voto: 75
Kryptos
Martedì 10 Novembre 2009, 23.03.12
19
A me fa l'effetto contrario. Più lo ascolto e più mi annoio... E sì che non mi era MAI accaduto con un qualsiasi lavoro dei Katatonia (forse forse un pochino con "Discouraged Ones", ma quello è tutto un altro discorso). Parto sempre coi brividi sulla schiena fino a "The Longest Year", per poi calare con "Idle Blood", ritornare su ottimi livelli con "Onward.." e poi... Noia fino alla fine, escludendo "Departer"... Come album di transizione in sè è buono, ma come album dei Katatonia... Un po' meno.
Emiliano
Sabato 7 Novembre 2009, 18.39.21
18
CONTINUO AD ESSERE CONVINTO KE SIA UN CAPOLAVORO..PIU' LO ASCOLTO E PIU' MI PIACE....STUPENDO..SICURAMENTE MOLTO MENO ACCESSIBILE DEI PRECEDENTI LAVORI..VA ASCOLTATO E RIASCOLTATO..MA RAGAZZI è DAVVERO QUESTO IL BELLO DI QUESTO DISCO..SCOPRIRE OGNI VOLTA ELEMENTI NUOVI.SORPRENDENTI,AMMALIANTI,MALINCONICI,EMOZIONANTI..LA MUSICA DEVE FARE PROPRIO QUESTO..EMOZIONARE..E NIGHT IS THE NEW DAY CI RIESCE IN PIENO..
Giasse
Venerdì 6 Novembre 2009, 23.42.52
17
Album troppo disomogeneo (per lo standard che pretendo dai Katatonia). Per tenere alta l'attenzione si deve skippare di continuo tra le tracce eliminando brani alla Onward Into Battle e Liberation (per fare qualche esempio). E' un po' depressivo, ma lo sconforto a mio avviso prende altre strade. Comunque eccezionalmente eseguito e ben prodotto. Il trittico iniziale è fenomenale, con picco sulla bellissima e narcotica Idle Blood. Recensioni molto interessanti.
Il_professor_Morte
Venerdì 6 Novembre 2009, 13.30.56
16
Contando che mi piacevano "Brave murder day" e "Discouraged ones", e che dopo di quelli i Kagatonia si son messi a fare canzonette, direi che posso essere soddisfatto di questo cd, che è leggermente più goth e leggermente meno pop di altre hit kagatòniche. Dunque apprezzo molto questo cd, sebbene penso che dal vivo continuerò a risparmiarmeli.
Emiliano
Venerdì 6 Novembre 2009, 3.10.14
15
oggi l'ho ascoltato per tutto il giorno..mi riservo di farlo anche nei giorni successivi..ma ragazzi..è un disco straordinario..prodotto alla grande,suonato ancora meglio..a mio avviso era dall'enorme last fair deal gone down ke nn ascoltavo un simile capolavoro targato katatonia..ma ripeto..mi riservo di ascoltarlo ancora un bel po prima di tirare giu' le conclusioni finali..
Schism
Giovedì 5 Novembre 2009, 0.03.30
14
Il disco è bello? Si è bello. Meglio degli altri? No, per niente. Lo consiglierei? Certamente. Forsaker, The Longest Year, Day & then the shade e Departer sono le canzoni che veramente meritano ma sono anche quelle che più ricordano i capolavori Viva Emptiness e The great Cold Distance. Quelli sono i Katatonia che sanno emozionare e che mi fanno entrare in quel mondo "Katatonico" in cui mi ci affogo volentieri. Il resto dell'album è una sorta di sperimentazione (chiamiamola così) che può piacere e non piacere. E' vero che ci si aspetta molto da un gruppo di questo calibro ma è giusto anche dire che al loro livello c'è ben poco. Se considero Viva e Cold Distance rispettivamente con un 99 e un 98 per me un 80 ci sta più che bene. (la bonus track ashen solleva a mio avviso ulteriormente le sorti del disco... peccato sia bonus!) ma da dove salta fuori sto kristen linder? ha una voce fantastica su departer!
opeth
Martedì 3 Novembre 2009, 19.46.06
13
stesso discorso identico all ultimo cd degli opeth bello ma nn all'altezza dei vecchi lavori..cmq e' sempre un gran bel cd superiore a moltissime ultime uscite..forse perche' abbiamo sempre tante aspettative ma un bell' 80 lo merita di sicuro..ciao a tutti
Alex Ve
Martedì 3 Novembre 2009, 10.12.32
12
ROSSMETAL65 - Mi trovi sostanzialmente d'accordo, il mio voto era indirizzato verso un 70 scarso, se lo ha superato è solo per un finale di buon livello...non fosse stato così (almeno per me) questo album sarebbe stato al di sotto del 70
ROSSMETAL65
Lunedì 2 Novembre 2009, 21.53.34
11
Ottimi i primi tre brani,poi una lenta discesa verso l'appiattimento del disco con conseguente noia.No,non mi e' piaciuto proprio.
Emiliano
Lunedì 2 Novembre 2009, 21.16.54
10
Come sempre un grandissimo disco..idle blood x per me è da brividi..e sinceramente a mio modestissimo avviso,nn riesco a vedere questa voglia dei katatonia di andare dove gli opeth sono già arrivati cn damnation,in verità la vita di katatonia ed opeth è sempre corse parallelamente l'una all'altra..questo è un disco dannatamente intenso e malinconico,emozionante e affascinante..
Arakness
Lunedì 2 Novembre 2009, 18.10.49
9
Anche in questo, non voglio esprimermi in modo definitivo, avendo ascoltato ancora poco il disco per poter scrivere di averlo fatto mio. Cmq le mie prime impressioni convergono con quelle altrui, ovvero è evidente la volontà del combo di non ripetersi e dar vita a qualcosa di nuovo (per i Katatonia), ma è altresì vero - stando appunto alle mie prime impressioni - che siamo al cospetto di una sorta di mutazione instabile, o meglio in fase embrionale. Mi verrebbe da dire, e solo più ascolti e i futuri lavori della band potranno confermare quasta impressione, che Night Is The New Day sia un disco di transizione, come a volerci traghettare, in modo graduale e indolore, verso nuovi lidi. Il risultato di Night Is The New Day: sempre stando a questi superficiali ascolti, discreto ma effettivamente privo di un quid degno di particolare interesse e del nome stampato in copertina. Su un punto però, con Stefano, non sono d'accordo quando scrivi "(anche se non so se gli Opeth sarebbero mai riusciti a renderla così interessante)". Forse non ho inteso cosa tu volessi scrivere, ma gli Opeth quando plasmano questa materia sanno essere dannatamente interessanti
Kryptos
Lunedì 2 Novembre 2009, 14.34.32
8
Mmm... Non saprei dire con esattezza, a me hanno dato questa impressione. Forse "adagiati" è una parola un po' fuorviante, se non sbagliata. Però boh, magari è più corretto dire che (come dici tu) hanno sì creato qualcosa di diverso dal solito (come hanno sempre fatto, del resto ), però questa volta riuscito a metà (imho). Ciò che non mi piace proprio di "Night" è l'eccessiva lentezza, mi manca qualche episodio più "dinamico" senza che comunque intacchi il mood malinconico e autunnale del lavoro... È appunto la parte centrale dell'album che non mi convince. "New Night", "Nephilim", "Onward into Battle", "Inheritance" eccetera... Non mi vanno giù, mi annoiano. Le idee, comunque, ci sono eccome, i Katatonia sono sempre i Katatonia e io gli voglio tanto bene
Autumn
Lunedì 2 Novembre 2009, 13.51.06
7
Kryptos perchè dici adagiati? A me pare che in questo disco abbiano fatto di tutto tranne che adagiarsi, hanno creato un lavoro completamente diverso dai loro standard. Che poi non ti piaccia ci può stare
Kryptos
Lunedì 2 Novembre 2009, 13.38.46
6
A me "The Great Cold Distance" fa impazzire, così come "Viva Emptiness" e "Tonight's Decision". Quelli (per me) sono capolavori fatti e finiti, da 90-100. Il bello dei Katatonia è che non si sono mai ripetuti nel corso degli anni, son sempre suonati diversi pur esprimendosi attraverso la stessa veste "rock/metal" dal sapore dark e opprimente. In questo caso, molto semplicemente, si sono adagiati, cosa che è accaduta più o meno ai My Dying Bride di "For Lies I Sire". Certo è che il marchio Katatonia rimane sempre unico ed inconfondibile, ma la sola classe ovviamente non basta. Speriamo nella prossima fatica, intanto accontentiamoci di questo lavoro riuscito a metà.
Autumn
Lunedì 2 Novembre 2009, 13.24.17
5
Io la penso come Pandemonium, dopotutto più un album è ostico e più, almeno per me, risulta affascinante. E' un album che prende piano, molto piano, e che riesce ad emozionare non già come lo facevano i precedenti, bensì grazie alla ricerca ed alla sfida cui l'ascoltatore viene spinto. Non escludo infatti che col tempo la mia valutazione possa anche guadagnare qualche punto in più. Ho però anche notato che qua e là l'album perda in ispirazione, e che venga "rattoppato" con riferimenti anche troppo espliciti ad altre band (per questo dicevo ben vengano le influenze, a patto che rimangano tali e non delle citazioni).
Alex Ve
Lunedì 2 Novembre 2009, 12.53.31
4
Hai riassunto bene con la frase iniziale, semplice ma efficace: Questo "Night.." è un enorme passo indietro rispetto agli standard dei Katatonia" - sono ASSOLUTAMENTE D'ACCORDO, e detto francamente, ne ho piene le suddette di gente che giustifica un disco inferiore alle aspettative, cercando per forza giustificazioni, anche laddove queste non sussistono. Ovviamente questa è ESCLUSIVAMENTE la mia opinione.
Kryptos
Lunedì 2 Novembre 2009, 11.46.37
3
Questo "Night.." è un enorme passo indietro rispetto agli standard dei Katatonia: gli unici pezzi veramente degni di nota sono le prime due tracce e "Departer". Punto. Tutto il resto o presenta solo spunti interessanti (e basta, niente di più) oppure è addirittura mediocre: a quest'utima categoria appartengono sicuramente l'orrida "Liberation", dotata di un riffing veramente insulso, e le due ballatone zuccherose "Idle Blood" e "Inheritance", fin troppo Opeth-style e poco 'Katatoniesi'. "The Promise of Deceit" è carina, niente di più, "New Night" pure... Però proprio non ci siamo. Per me (e sottolineo, PER ME) è un gradino sotto a qualsiasi altro album dei Kata. Voto 68
Maiden1976
Lunedì 2 Novembre 2009, 10.47.30
2
Tirando le somme, posso dire di essere sulla stessa lunghezza d'onda della rece di Alex, ma la frase cardine per capire veramente l'album l'ha scritta Stefano: "ascoltato con superficialità, insomma, saprà annoiare e basta". Ecco devo dire che a me è riuscito ad annoiare, e per lunghi tratti, anche dopo un ascolto non superficiale. Ottime cmq. tutte e due lece ragazzi!! Mio voto: 68
Pandemonium
Lunedì 2 Novembre 2009, 9.30.30
1
Mi trovo d'accordo rpincipalmente con Autumn, la vena progressive e il rallentamento generale l'ho apprezzato molto, forse però più di entrambi i recensori. La forza di quest'album sta proprio nella sua camaleontica varietà risultando a tratti noioso e decisamente pesante. Detta così sembrerebbe una caratteristica negativa, ma personalmente non la considero tale: gli ultimi lavori li avevo giudicati molto peggiori proprio per l'ostentata ricerca di refrain troppo melodici e chorus fin troppo orecchiabili. Qui ciò non avviene, qui tutti gli strumenti sono soggetti a se stanti, monadi di un mosaico completo e coinvolgente se si è nella situazione psicofisica adatta per recepire questo genere di sonorità. Lo considero tra i più estremi del combo proprio per questa peculiarità che, ripeto, non trovavo nelle ultime release. Ben venga quindi un tributo ad Akerfeldt se si raggiunge maggior profondità espressiva a discapito di ritornelli memorabili.
INFORMAZIONI
2009
Peaceville Records
Gothic
Tracklist
1. Forsaker
2. The Longest Year
3. Idle Blood
4. Onward Into Battle
5. Liberation
6. The Promise of Deceit
7. Nephilim
8. New Night
9. Inheritance
10. Day & Then the Shade
11. Departer
Line Up
Jonas Renkse (Lord Seth) – Vocals, Programming
Anders "Blakkheim" Nyström – Guitars, Programming, Backing Vocals
Fredrik "North" Norrman – Guitars
Mattias "Kryptan" Norrman – Bass
Daniel Liljekvist – Drums, Percussion
 
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