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Hypnosis - The Synthetic Light of Hope
( 1792 letture )
The Synthetic Light of Hope, ultimo lavoro dei francesi Hypnosis, distribuito in patria da quasi un anno e solo da ottobre anche in Europa, lascia veramente l'amaro in bocca. Mettiamola così: se il gruppo esiste dal 1993 senza ancora aver infranto il muro del riconoscimento globale, limitandosi a raccogliere qualche incoraggiante parere di critica, a onor del vero solo in patria, un motivo ci sarà. Purtroppo non sparliamo di una formazione agli esordi che magari deve ancora dimostrare idee e potenziale o, peggio ancora, di ingiustificato accanimento critico, ma di ben diciassette anni di anonima carriera, i quali non sono assolutamente pochi.

Un death metal scialbo, dalle venature industrial, le quali non danno esclusività ai pezzi, facendoli piuttosto crollare in estenuanti ripetizioni che, accostate all'eccessiva lunghezza dei brani, degenerano il lavoro in noia totale e priva d'emozioni. Tralasciando l'aspetto meramente compositivo, che i più alternativi ascoltatori del genere potranno anche considerare un tentativo vagamente originale atto a creare un tendenzioso seguito di nicchia, consegue assolutamente insufficiente è la scelta del sound: zero dinamica e un suono ovattato che vieta di dare almeno in tal senso una nota di pieno merito alla creazione di quest'album. La drum machine è un carro armato innegabilmente troppo in rilievo, un assillo costante ad alto volume che si ferma solo in qualche vano tentativo di respiro. Così come i synth pop, spropositati e asfissianti che contribuiscono in maniera negativa allo svolgersi dei brani, rendendoli in alcuni tratti grotteschi. La vera pecca del lavoro è individuabile nella più che discutibile seconda voce della chitarrista Cindy Goloubkoff; un pesce fuor d'acqua, mai pungente, quasi dissacrante nello spirito delle intenzioni della band. Non vorrei esagerare, ma in alcuni momenti è sembrato ricordare quei tormentoni rompiscatole estivi, quel timbro vocale melodico in voga nelle discoteche dance anni '90. Comica, derisoria, forse adatta a una forma di dance metal rivoluzionaria, ma di sicuro deludente per il rispetto che merita lo sporco e bastardo death metal. Proporre delle sfumature industrial non significa ridurre allo stato brado e irriverente il genere. Tentativo, per farla breve, decisamente mal riuscito. A questo si aggiunge l'insufficiente prima voce di Greg Balia-Taris in una performance di assoluta calma piatta, monotona nelle dinamiche e, se pur propositiva di violenza, priva di personalità. Veramente poche le canzoni da tenere in considerazione in quest'album degli Hypnosis: qualche tempo ben ritmato e scambi di chitarre considerevoli degne di nota li troviamo in [Kill Me] When I Dream e nel pezzo Into Trouble Waters, dove si sente il "profumo" di qualche passaggio death old style, salvo poi esser puntualmente surclassato da synth di poca ricercatezza compositiva così da vanificare il tutto.

Va bene, un album si può anche sbagliare, consegnare la propria carriera all'oblio, ma vi prego rimuovete quella seconda voce: intendiamo metal e siamo persone dall'orecchio "grezzamente sopraffino".



VOTO RECENSORE
45
VOTO LETTORI
21.66 su 18 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2009
Dark Balance
Industrial
Tracklist
1. Blood Tears
2. The Day We Failed
3. Into Trouble Waters
4. The Synthetic Light of Hope
5. Wasted Land
6. An Ordinary Day
7. My Deepest Solitude
8. Dead Is the Sun
9. Kill Me When I Dream
Line Up
Greg - Vocals
Cindy Goloubkoff - Guitars, Vocals
Pierre Bouthemy - Guitars, Vocals
Johan - Bass
 
RECENSIONI
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