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25/09/10
TOTAL METAL FESTIVAL
DEMODE CLUB - BARI
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( 1679 letture )
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Ditemi: siamo tutti pazzi? Siamo pazzi perché la mattina, prima della solita riunione con il capo, dell'interrogazione di latino o dell'ennesimo bullone da serrare, ci spariamo a raffica le 9 tracce di Symbolic? Siamo pazzi perché mentre annodiamo la cravatta, prepariamo la cartella o calziamo quell'orrenda salopette blu, canticchiamo -con gli occhi rivoltati- Zero Tolerance? Siamo pazzi?
Quei pazzi che nel 1995 rimasero basiti azionando il laser o la puntina (come il sottoscritto) sul nuovo full-lenght dei Death; pazzi a cui via via si aggiunsero altri pazzi, attirati da ciò che si narrava, da un mito di nome Chuck, da un moniker tanto banale quanto micidiale per semantica ed iconografia, da un titolo che molti -per non dire tutti- considerarono fin da subito il traguardo di un intero genere di metal estremo. Una moltitudine di pazzi con "la morte" nelle orecchie!!
Pazzi che, annichiliti da una perla di tecnica come Individual Thought Patterns, si aspettavano una release derivativa e sempre più ostentatamente incatenata ad un'ossatura fragile ma sinuosa. Pazzi davvero! Symbolic è un album roccioso in cui la compattezza del riffing e degli arrangiamenti supera di gran lunga l'atteggiamento un po' altezzoso che la band (o meglio, Chuck) ebbe nei capitoli antecedenti, per affacciare nuovamente verso quel capolavoro che fu Spiritual Healing. Ciò che consegue a questo ritorno al passato dimostrerebbe anche la grande lucidità strategica di Schuldiner: egli, liberato(si) dei vari Masvidal, Reinert, LaRocque, Di Giorgio (solo all’ultimo), -musicisti di caratura indiscutibile ma uomini, anch'essi, dall'ego artistico eccessivamente sviluppato- punta tutto sulla spaventosa cattiveria di Hoglan per forgiare la base su cui far to(r)nare quel riffing guerrigliero che fu vivido araldo nei lavori della prima era. La composizione, in Symbolic, sembra non risentire di alcun effetto filler, nonostante il tasso di sperimentazione/difficoltà venga riportato su livelli assolutamente "suonabili" e pertanto meno innovativi. Rischi di noia, anche dopo anni, sono davvero improbabili, garantisco. Ovviamente Chuck non è più quello di un tempo; non è più il ragazzino assatanato di Pull The Plug e Mutilation, ma nemmeno il furibondo ideologo di Living Monstrosity e Defensive Personalities; il suo songwriting, pur semplificandosi, rimane ancorato alla logica con cui egli concepisce le proprie suite fin dagli esordi (leggasi Evil Death) e che prevede linee di chitarra tanto riconoscibili da divenire l'unico vero trademark dell'epopea deathiana: gli accenti tonici non si contano, così come le articolazioni in single-notes -anche duettate-, così come ancora le cadenzate catene bitonali che circuiscono i fantastici solo-guitarism, spesso dotati di un leggero effetto flanger aggiunto per stemperare l'impatto della ritmica e riconnettersi, labilmente, alla visione proto-technical di Human. Qualche licenza poetica in Crystal Mountain e Without Judgement, ma soprattutto tanta cruda spietatezza: nell’opener, in Zero Tollerance, in Misanthrope, per indicarne alcune. Scusate se parlandovi della chitarra non ho citato l’oramai jazzista Bobby Koelble, plausibilmente sotto-utilizzato nelle proprie capacità, ma null’altro che futile lusso; rubare la scena al grande mastermind degli anni ’90, a suo beneficio, è atto gratuito ed irrispettoso che non intendo commettere. Comunque buona, glaciale prestazione che sottende anche il magnifico dialogo d’asce a metà Zero Tollerance e qualche altro momento di altissima incisività esecutiva (Perennial Quest). La ritmica, si diceva... Affermare che Symbolic sia un album chitarristico -cosa di cui sono effettivamente certo- significherebbe comunque svilire l'apporto generosamente “gregario” di Gene Hoglan e Kelly Conlon. Se dubbi sulla capacità del mastodontico drummer americano non ce ne potevano essere (Individual Thought Patterns rappresenta l’apice della sua gloriosa professione), al contrario Conlon costituisce la miglior sorpresa di tutte le varie formazioni che Schuldiner assemblò a tavolino. Le sue linee sono sostanziose laddove la 6 corde trattiene il fiato (salvo nell’avvio di Sacred Serenity), ma discrete quando Schuldiner vuole convogliare l'attenzione sulla melodia ovvero sul vocalism. Il suo ragionamento (semplificato) fu questo: con un mostro di tecnica e cattiveria come Hoglan ed un lavoro alle corde tutt'altro che grezzo, c'è necessità di riempire in modo arioso le armoniche gravi, così da creare il debito spazio per i solismi e, soprattutto, per lo sconvolgente cantato. A tal proposito una delle novità di Symbolic è proprio la depurazione degli effetti di riverbero tradizionalmente presenti nel registro di Schuldiner; avvertibile invece qualche sporadico delay a lunga gittata (almeno 1 sec di ritardo) che però non modifica i parametri intrinsechi delle sue frequenze vocali. Con la nuova timbrica il cantato di Chuck suona naturale e magnetico come non mai, anche se leggermente più acuto. Unico e formidabile! Dalla semplicità di tutte queste elucubrazioni, che collimano con l'aver lasciato al palo Di Giorgio & Co., viene alla luce Symbolic.
L’amalgama, fin dalle prime note, pare lubrificato all'ossesso. Il riffing della title-track, come quello di molte consorelle, impone un ritmo medio-alto rigorosamente accompagnato dall'incedere delle percussioni, restituite in modo mostruosamente intenso (e non parlo solo della produzione e dell’accordatura delle pelli). La pesantezza dei colpi imposti assume la dimensione massima in 1,000 Eyes, brano in cui il compromesso tra linearità e virtù trova perfetto equilibrio, anche a livello strumentale: pazzesca la scelta di accompagnare (innaturalmente) la metrica del cantato con quella del rullante; abrasiva la doppia cassa, stoppata e poi ripresa in più punti e molto meno assidua ed asfissiante rispetto ad Individual Thought Patterns, tuttavia parimenti efficace. I momenti topici del drumming, condotto su queste milestone per tutte le tracce, scandiscono i grandi attimi dell'album: il pre-chorus di Zero Tollerance, l’apocalittico solo di Empty Words, lo start-up di Sacred Serenity; e ancora la zona “aperta” di Crystal Mountain, il ritornello e le accelerazioni ferali di 1,000 Eyes. La velocità -è bene metterlo per iscritto- è comunque parte integrante dei Death di questa sesta release; quasi una quint’essenza di cui sarebbe inutile parlare: Symbolic, 1,000 Eyes e Misanthrope (per isolare i titoli più evidenti) cavalcano l’onda delle perle più corvine della discografia e si candidano a mitragliare il cervello di quei pazzi in cerca della quotidiana carica a cui, naturalmente, appartengo. Brano dopo brano, nota dopo nota, prende forma il capolavoro. Ogni secondo di Symbolic è la radice evolutiva del death metal, la sua -contorta- massima espressione; il seme del genio che trasformò la musica metal è imprigionato nei solchi di questi 50 minuti abbondanti, incommensurabili sotto ogni punto di vista. La suggestione si completa poi grazie alle viperine metafore formulate nelle lyrics, perfettamente allineate allo stile crudo ma elegante della composizione.
This is not a test of power This is not a game to be lost or won Let justice be done There will be zero tolerance For the creator of hallowed intentions There will be zero tolerance Fate is your deciding God
Ed ancora, con notevole lungimiranza...
Privacy and intimacy as we know it Will be a memory Among many to be passed down To those who never knew Living in the pupil of a 1,000 eyes
In una sola parola: consacrazione.
Ora ditemi: dove sta in tutto ciò la pazzia? Chi è pazzo? Pazzo è chi ancora non si genuflette davanti a Symbolic. Pazzo! Pazzo! Pazzo! 99 volte pazzo!
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è innegabile come ancora una volta Chuck Schuldiner abbia mostrato di essere tra le menti più geniali ed innovative del metal, proseguendo in maniera coerente e lucida lungo un percorso di continua crescita |
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pazzesco e ottima la recensione lo ritengo il migliore della loro stupenda discografia insieme a "The Sound Of Perseverance" |
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Credo questo sia uno dei pochi casi in cui il voto dato dal recensore è più alto della media! :D Disco assolutamente splendido. Però anch'io Individual lo metto sopra. E pure TSOP. Insomma, disco splendido, ma non il mio preferito nella discografia dei Death. |
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Glaciale, tagliente, tecnico e melodico. Un disco perfetto ! |
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Simbolic ha rivoluzionato il mio concetto di metal estremo, e penso anche di molti che avevano un gruppo o che "semplicemente" suonavano uno strumento. Da Simbolic in poi mi sono rapportato al mio strumento con un approccio più ragionato e alla ricerca di quell' anima estrema che non era più solo velocità e distorsione ma sopratutto sentimento e maturità. |
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Grandissimo disco, forse il primo che acquistai dei DEATH, testi maturi e all' avanguardia, canzoni lente ed altre + pompate, cambi di ritmo, melodie + elaborate ecc.... Voto: 93 |
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22
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altro capolavoro....che bei tempi che erano ragazzi !!!! |
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eh, caro ghenes... peccato si. |
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20
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...peccato non potere più aspettare con impazienza l'uscita dei capolavori di Chuck... |
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19
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Aspettavo questa recensione da tanto tempo... Perfettamente azzeccata! Non c'e nulla che si possa aggiungere, Symbolic parla da solo... Uno dei dischi migliori della storia del metal.. Crystal mountain e una delle canzoni piu belle che conosco... e non posso fare altro che dichiararmi un altro degli innumerevoli pazzi che ancora oggi volge lo sguardo verso il passato, rimpiangendo che un tale genio quale Chuck ci abbia lasciato cosi prematuramente... Ma con una grande eredita... Un genio come lui nasce ogni mille anni... R.I.P. Chuck, we still love you Symbolic: 99 |
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18
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Sono uno di quei fortunati che lo acquistarono appena uscì, non conoscevo i Death ma un mio amico mi disse ''Compralo tranquillamente a occhi chiusi, vedrai che non te ne pentirai''. Cazzo se aveva ragione... |
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17
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Ritengo si possa tranquillamente scrivere un trattato riguardo questo disco, per quello che ha rappresentato,per quello che rappresenta e per quanto rappresenterà, per la voce potente ma allo stesso tempo chiara e precisa di Chuck, per la ritmica incredibile, per la solistica veloce e tagliente, per la lungimiranza dei testi... a mio parere semplicemente IL disco. Ottima recensione come sempre. |
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16
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Fu il mio secondo cd acquistato...lo comprai quasi per caso...capolavoro!! |
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15
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Prego, c'è posto! Oggi lo metterò in macchina andando a lavorare... |
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Salve, sono un altro pazzo, c'è posto? |
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Che discooo!!!!!!!!!!Micidiale e perfetto come tutti quasi tutti i dischi dei death.....Chuck ci manchi da morire porca zozzaaaa!!!!!Giasse davvero ottima recensione compliment!!!!! |
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12
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grande disco, migliore del successivo, secondo me, ottima produzione. |
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11
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Il miglior disco dei Death potente e maturo. Uni dei vertici della storia del metal. Recensione davvero superlativa |
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10
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Grande Giasse, uno dei miei album preferiti da sempre, lo avrò ascoltato all'infinito e non me ne sono ancora stancato. Capolavoro assoluto ineguagliabile. Punto. Ora... tutti al manicomio :) |
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9
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voto 120, non di meno. è troppo avanti rispetto a tutto il resto. |
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8
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Oh mamma mia...Uno dei migliori album della storia. Il Death tecnico che incontra il Thrash che incontra l'Heavy classico, che incontra il progressive che incontra lo Speed. In poche parole i Death. RIP Chuck. |
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7
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Fenomenale, Symbolic fu la prima canzone che ascoltai dei Death! Io continuo però a preferire Individual perchè adoro Di Giorgio, ma si tratta di roba di altissimo livello e chiaramente ci sono i gusti personale |
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6
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Straordinario come pochi. |
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5
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Disco immenso! IL capolavoro del death metal! Inarrivabile assolutamente! 99! |
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4
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..le parti di batteria + belle della storia del metal!!!!! |
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Dico subito che il voto è scaturito da un ragionamento tra il sottoscritto ed Arakness che capirete... |
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2
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Rece molto bella e curata, ma troppo tecnica per il sottoscritto. In alcuni punti ho perso il filo del discorso!!! Ma perchè non ha meritato il 100 questo disco??? Io penso che questo caso lo richiedeva. |
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1
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THERE WILL BE ZERO..... TOLERANCE!!!!!!! Ahhhhhhh che disco della Madonna!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Lo metto su il meno possibile in macchina: il rischio è quello di andare ad infrangere il mio sacro capo nel parabrezza... |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Symbolic 2. Zero Tolerance 3. Empty Words 4. Sacred Serenity 5. 1,000 Eyes 6. Without Judgement 7. Crystal Mountain 8. Misanthrope 9. Perennial Quest
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Line Up
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Chuck Schuldiner – Guitar, Vocals Kelly Conlon – Bass Bobby Koelble – Guitar Gene Hoglan – Drums
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RECENSIONI |
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