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Kiss - Hot In The Shade
( 833 letture )
“Caldo all'ombra”, tanto da indurre la sfinge ad inforcare un paio di occhiali da sole per non compromettere la propria laser-vista. Hot in the Shade si presenta così, una cover stile cartolina direttamente dalla Piana di Giza. Anche se di gran calore provocato dalla musica, qui dentro, non se ne percepisce molto. Tecnicamente si tratta dell'album più lungo mai registrato dai Kiss: contiene quindici brani per una durata di oltre cinquantotto minuti, ma qualitativamente… ahia, doppio ahia. Registrato tra luglio e agosto del 1989 in uno studio professionale a bassissimo costo, rinvenuto per l’occasione dal tirchissimo Gene Simmons, l’album viene prodotto in proprio dall’accoppiata storica Simmons-Stanley e lascia aperti tanti interrogativi. Alla composizione dei brani dell'album hanno partecipato diversi personaggi noti, tra cui Tommy Thayer, attuale membro ufficiale con il trucco dello Space-man, che ha suonato le chitarre nei brani Betrayed e The Street Giveth and the Street Taketh Away, scritti dal chitarrista assieme a Gene, Michael Bolton, che in precedenza lavorò con Bruce Kulick in alcuni progetti, vedasi BlackJack, che ha composto con Paul Stanley il brano Forever, maggiore hit dell'album, e Vini Poncia, che aveva prodotto Dynasty e Unmasked. Oltre a costoro, i Kiss si avvarranno del contributo di Bob Halligan che aveva partecipato alla realizzazione di alcuni pezzi dei Judas Priest nella prima metà degli anni ’80, mentre nella bellissima, quanto pluricoverizzata Hide Your Heart, si può gustare il contributo di Holly Knight.

Detto della copertina, in verità molto autocelebrativa che servirà come stupenda scenografia per il tour relativo, passiamo a considerare i brani, alcuni, meglio dirlo subito, davvero scarsi e con poca “stoffa buona”. Slide guitar e si parte con Rise To It. Grande pezzo per dar fuoco alle polveri, un andamento sostenuto dal rullante “tipo sparo” di Eric e dall’immaginifica voce di un Paul splendido. Colate chitarristiche di Bruce, chorus esaltante, bel solo brillante e un finale da richiamare folle nelle arene. Ottimo, davvero. Il laser si sposta e riconosce Betrayed, firmata da Gene. Corde vocali malvagie scatenano impuntature di cori profondi mentre la batteria dell’immenso Eric ci da dentro alla grande sgocciolando un ritornello non di certo eccezionale. Pezzo non immarcescibile e pronto a passare nella fascia B o C nonostante il serrate finale con un acuto strappalingua di Gene. Hide Your Heart puzza di capolavoro sin dal primo incedere ed è anche il primo singolo estratto con un clip bellissimo che vede i quattro suonare sul tetto di un hotel losangeleno. Tutto fa tremare i polsi per le emozioni, i cori, il cantato, il groove che emana questa fantastica traccia scritta da Paul con Desmond Child e Holly Knight…a dir poco superba! Talmente bella che venne coverizzata da artisti come Bonnie Tyler, Molly Hatchet e addirittura Ace Frehley nel suo album Trouble Walkin' la ri-registrerà. Prisoner of Love di Gene Simmons è assolutamente trascurabile con segni di respiro solo nel bridge centrale accelerato e per una batteria spaccacollo e una buona chitarra, il resto è carta straccia. Percussioni introducono la sensuale Read My Body che manco a dirlo esce dalla penna del figlio dell’amore stellato. Cori da stadio, strofe arcuate ed eccitanti e un buon ritornello travestono partiture buonissime ma non eccellenti nel senso di classici che rimarranno per sempre. I controcori finali, pregevoli, mettono fine ad un ritmo che fa scuotere. Eric dà subito la sua impronta secca e risoluta a Love's a Slap in the Face che non è brutta come le precedenti composizioni firmate dall’ex vampiro. Facile da cantare, da seguire nel suo sviluppo “lo schiaffo in faccia” è apprezzabile a metà. Troppo compassata, poco emozionante, sicuramente onesta ma non sufficiente per essere ricordata nei lustri. Insomma Gene, che cazzo combini? A distogliere l’attenzione dalle marachelle di Simmons arriva un altro hit assoluto di questo lavoro, una song che affascina e paralizza i flussi vitali per la sua bellezza. Forever è un capolavoro slow, scritta con Michael Bolton, con tante chitarre acustiche e una batteria terrificantemente potente. Io avrei preferito tamburi meno rimbombanti ma questa fu la scelta. Il solo acustico stimola il cuore e Paul ci fa volare su vette siderali con espressioni cantate che ammaliano ancora oggi a vent’anni di distanza. Nemmeno da dire, il pezzo sfregiò le chart americane e di mezzo mondo facendo breccia nei cuori di milioni di persone, giustamente. Silver Spoon è benzina nel motore anche se la strada per giungere al cuore del pezzo non mi pare da leggenda, però il nocciolo centrale è davvero bello con un Paul che fa ciò che vuole con la sua voce unica. Grande prestazione di Eric che si dimostra motore pulsante, ottime le distorsioni delle chitarre e le armonie vocali che indugiano e giocano con le assonanze. Solo della sei corde risibile, purtroppo Bruce è anche e soprattutto questo.Cadillac Dreams è leggermente meglio dei precedenti disastri del linguacciuto ma non è certamente trascendentale. Buona la ritmica saltellante, fiati che compaiono ad affrescare gli arrangiamenti e danno svolte inusitate per i Kiss, tutto qui.

Il “Do it” gridato da Stanley riga l’attesa e scocca King of Hearts, pezzo modesto se non fosse per l’interpretazione, come sempre eccellente, che si sviluppa in un botta e riposta di cori e armonie, la cosa migliore di questi 4 minuti di musica. Il resto è contorno e purtroppo nulla di rimarchevole accade. Piacevole, solo piacevole. The Street Giveth and the Street Taketh Away vede alle chitarre Tommy Thayer che si dimostra più incisivo di Bruce in una struttura finalmente più decente rispetto alle ciofeche firmate da Simmons in questo album. Bello il chorus casinaro che rimane in mente, con una batteria che arriva fino al midollo e cori che acchiappano, tutto il resto viene dimenticato in fretta. Con You Love Me to Hate You anche Paul prende una stecca compositiva. Molto bello lo sviluppo che contiene realtà tipiche del mondo Stanley ma con il ritornello non ci siamo proprio. La chitarra graffia e lascia segnali indelebili, bello il testo, ottima la batteria… passiamo oltre. Somewhere Between Heaven and Hell gode di un drum sound metallico, la cosa migliore del pezzo. Gene delude ancora mettendo riff in un contenitore che sa di polenta rancida abbandonata nel forno da mesi. Nulla di bello, niente di memorabile, neanche un colpo di coda finale. Brutta linea davvero nonostante le schitarrate poco efficaci tentate da un Bruce che mai incide, o quasi. Little Caesar è iniezione di sangue fresco in un quadro immobile. Eric sfodera una prestazione vocale da applausi e si dimostra bravo in tutto nonostante il riff non sia proprio eccezionale. Questo manifesto diventa perla importante in un lavoro bistrattato, con troppi down e pochi up; grande Eric! Non verrà mai eseguita dal vivo, peccato. Boomerang chiude “indegnamente” Hot In The Shade. Insomma, si può dire? Questa traccia è vergognosa, superflua, una vera cagata. Ma perché mettere una cosa del genere in un album ufficiale se non era degna di comparire nemmeno su un demo, vero Gene? Unica cosa salvabile la batteria in doppia cassa in perenne attacco. Il resto nel cesso. Sarà anche l’album più lungo nella trentennale storia dei Kiss, certo che tolti i tre-quattro capolavori presenti…il resto… fa angoscia. Anticipo eventuali polemiche sul voto dicendo che lo stesso è decisamente rivolto ai diamanti di indubbio valore presenti, sia chiaro sin da ora. Il tour fu grandioso, non sbarcò in Europa, e venne contraddistinto da un palco memorabile con la sfinge alle spalle della batteria che sputava laser: la band compariva dalla sua bocca ad inizio concerto e su God Of Thunder parlava ed accompagnava Gene con l’affermazione I’m the Lord Of The Wasteland.

Dopo il tour di Hot in the Shade che fece raggiungere alla band il disco d’oro, Eric accusa problemi di salute ed è costretto al ricovero. I medici diagnosticarono un cancro al pericardio, tessuto che riveste il cuore, che si formò nell'atrio destro dell'organo. Sfortunatamente, la malattia si estese fino ai polmoni ed Eric fu costretto ad una lunga degenza in ospedale a New York. Dopo aver effettuato la chemioterapia, Carr mostrava lenti miglioramenti di salute. Simmons e Stanley si accollarono le spese mediche e desideravano, ardentemente, il suo ritorno nel gruppo, ma le sue pessime condizioni fisiche gli impedirono di proseguire. L'ultima performance di Carr con i Kiss fu l'incisione del brano God Gave Rock N' Roll to You II, partecipando solamente ai cori dato che non era in grado di suonare la batteria (anche se il video lo ritrae dietro ai tamburi in condizioni preoccupanti e con una parrucca visto che la terapia lo lasciò totalmente calvo). Eric sembrava riprendersi e i medici lo dichiararono guarito. Fu una parentesi di breve durata e, a due mesi dalla presunta guarigione, nel mese di settembre, Carr venne ricoverato di nuovo per due inaspettate emorragie cerebrali. Questa volta non ci fu nulla da fare e Paul Charles Caravello si spense il 24 novembre del 1991. La sua morte fu un profondo dolore per la band e per i fans che si assieparono in migliaia al suo funerale. Per uno scherzo del destino, la morte di Eric avvenne nella medesima data di quella di Freddie Mercury. Un grandissimo batterista, un grandissimo uomo, una di quelle morti ingiuste che ancora oggi bruciano nei cuori dei Kiss fans. Eric non è mai stato dimenticato!


VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
79.5 su 8 voti [ VOTA]
ace360
Martedì 3 Agosto 2010, 12.19.32
13
Questo album sembra una raccolta di demo ripuliti per benino, contando solo su 2 tracce veramente valide
ace360
Martedì 3 Agosto 2010, 12.19.32
12
Questo album sembra una raccolta di demo ripuliti per benino, contando solo su 2 tracce veramente valide
ace36
Sabato 5 Giugno 2010, 9.40.58
11
Mi sono dimenticato di aggiungere you love me to hate you
ace360
Lunedì 10 Maggio 2010, 15.19.34
10
Frankiss io intendevo che hot in the shade se lo potevano risparmiare e se avessero messo in crazy nights hide your heart, forever e forse rise to it quest'ultimo cd avrebbe venduto il doppio. Comunque i kiss da animalize fino a hot in the shade potevano fare solo un album con le canzoni valide di tutti gli album risparmiandosi certe schifezze e facendo un fottuto capolavoro. Questa la possibile tracklist: crazy crazy nights uh all night bang bang you hide your heart forever turn on the night reason to live heaven's on fire tears are fallin hell or high water(sì lo so non piace a nessuno però a mio parere è molto valida) rise to it my way get all you can take it
pablo
Giovedì 6 Maggio 2010, 17.54.47
9
comprato,ascoltato 5/6 vote per "capirlo"...chiuso nella custodia e mai più riaperto! voto 30
taipan
Mercoledì 16 Dicembre 2009, 0.43.48
8
Little Caesar a parte,le restanti songs nemmeno me le ricordo.Cosa grave per un fan dei KISS,ma sto disco proprio non lo considero.Grande Frankiss nel ricordare in modo molto sentito Eric Carr,persona amabile e mitico batterista.
Frankiss
Giovedì 19 Novembre 2009, 3.15.02
7
beh mi permetto di contraddirti Ace360...Crazy Nights è di qualità imparagonabile a questo Hot...e sopratutto sono sonorità totalmente diverse...
ace360
Mercoledì 18 Novembre 2009, 19.23.12
6
Per me se i kiss facevano un unico album con le migliori canzoni di crazy nights e di hot in the shade ne usciva un vero e proprio capolavoro
Ghenes
Mercoledì 18 Novembre 2009, 0.21.09
5
grandi Kiss e sono d'accordo con la rece ma questo disco mmmmmhhhhhhhh...
AdemaFilth
Martedì 17 Novembre 2009, 13.52.11
4
Mancano solo gli studio Lick It Up e Revenge! Mi aspetto grandi cose da quest'ultimo!
babos
Martedì 17 Novembre 2009, 1.45.40
3
quoto thomas..una delle copertine più immonde che siano mai state realizzate..
Thomas
Lunedì 16 Novembre 2009, 16.45.40
2
Copertina terrificante :D
pincheloco
Lunedì 16 Novembre 2009, 9.04.17
1
Concordo con l'ottima recensione. Sicuramente non il loro album memorabile anche se qualche pezzo buono c'è. E' comunque un altro pezzo che non può mancare nella discografia di un buon Kiss fan. Eric Carr grande personaggio indimenticato. Fortunatamente ho avuto l'occasione di vederlo in concerto, almeno il ricordo per me è più forte.
INFORMAZIONI
1989
Mercury Records
Rock
Tracklist
1. Rise to It
2. Betrayed
3. Hide Your Heart
4. Prisoner of Love
5. Read My Body
6. Love's a Slap in the Face
7. Forever
8. Silver Spoon
9. Cadillac Dreams
10. King of Hearts
11. The Street Giveth and the Street Taketh Away
12. You Love Me to Hate You
13. Somewhere Between Heaven and Hell
14. Little Caesar
15. Boomerang
Line Up
Gene Simmons - Bass and Voice
Paul Stanley - Guitar And Voice
Bruce Kulick - Lead Guitar
Eric Carr - Drums and Voice
 
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