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Om - God Is Good
( 584 letture )
Qualcuno (non io) vorrebbe identificare Set The Controls For The Heart Of The Sun dei Pink Floyd quale prima fonte di ispirazione di questo difficilissimo God Is Good; qualcun altro (il sottoscritto) preferirebbe citare i più contestualizzati Cathedral, Sleep, e naturalmente i padri del tutto, ovvero Pentagram e Black Sabbath.
Ecco… lasciamo da parte inutili esercizi di stile e rimaniamo, il più possibile, in una descrizione a chiunque comprensibile, partendo proprio da Osbourne e soci: prendete i Black Sabbath dell’esordio e spogliateli della chitarra tagliente e grezza di Iommi; dite a Ozzy di prendersi un calmante e di piantarla su con i gridolini isterici ed acidi; caricate a molla Geezer e Bill Ward e fate a tutti un cospicuo lavaggio del cervello per cancellare dai loro pensieri l’occultismo più nero.
Otterrete gli Om.

Detto questo e bandita in partenza qualunque pretesa di originalità assoluta, trovo che limitarsi a denigrare/esaltare l’album per le assonanze che senza dubbio manifesta, finisca per far perdere il reale obiettivo della composizione che, per quanto pretenzioso, spicca chiaro fin dall’art-work, ovvero il tentativo di riprodurre attraverso la musica quella dimensione ai limiti tra la realtà e l’immaginazione necessaria per avvicinarsi al soprannaturale. Ed è qui che vorrei isolare il più grande ed importante contributo tratto dal passato: God Is Good è un viaggio (trip) auditivo con cui accompagnare la meditazione rivolta al mistico, all’unicum, alla luce, o come (diavolo) vogliate definire la vostra personale metafisica. God Is Good è un viaggio nebbioso, una spirale intricata su cui lanciarsi alla ricerca del Buddha, del Nirvana, della rivelazione ultima. Tutto riconduce, con estrema facilità, alla corrente hippie settantiana in cui rock, psichedelia (non solo musicale), spiritualismo orientale e tradizione popolare (anche shamanica) convivono in un unica concentratissima ricetta per oltrepassare la miopia razionalista (o, più semplicemente, per consentire all’uomo di compenetrare la propria dimensione ultra-terrena).
Da miscredente agnostico non posso però far altro che descrivervi come Al Cisneros ed il nuovo compagno Emil Amos si avventurino in questo ostico ed assurdo proposito, sperando al più che possiate condividerne il lato meramente estetico e che quest’ultimo possa quindi appagare i vostri sensi elementari (e dunque terreni) tanto quanto abbia soddisfatto i miei.
Alla vostra sensibilità, al vostro senso mistico, alla vostra filosofia del credere l’onere di acconsentire all’atto di fede che la piena fusione con le 4 tracce richiederebbe, a dire degli autori: questo aspetto non è affare mio.

Dicevamo…
Ciò che mi ha colpito nell’ascolto di questi pochi minuti dell’album, molto meno acustico e commerciale del precedente Piligrimage, è l’impatto che un impasto sonoro dai contributi così limitati è in grado di suscitare: la forma canzone si produce infatti in un soliloquio della coppia basso/batteria che, per essere pienamente metabolizzato, necessita di una certa assuefazione, soprattutto in chi (come molti di noi) è abituato ad apprezzare cospicue dosi di distorsione chitarristica. La limitatezza della 6 corde, dei sinth e del vocalism, che comunque intervengono con costruzioni grammaticalmente e semanticamente molto interessanti, costringe ad affidare la creazione delle atmosfere fumose di cui gli Om sono veri maestri, alla sola sezione ritmica: l’atteggiamento esecutivo del 4 corde si fonda sulla realizzazione di una base pesantemente ricorsiva che diviene anche unico dispositivo melodico costantemente performato; ciò si ottiene sfruttando passaggi di manico veloci e pennate tanto indiavolate quanto “sporche”, rese ancora più imponenti da una timbrica piuttosto compressa ed intelligentemente effettata con evidenti richiami al punk-sound (distorsione + leggerissimo delay). D’altro canto God Is Good propone un notevole miglioramento percussivo grazie all’approccio rockettaro che il recentemente ingaggiato Emil Amos ha introdotto nei brani; egli lavora molto sulle pelli, variegando costantemente i propri rintocchi e nobilitando in tal modo il risultato finale: il suo procedere, spesso asimmetrico, cresce di intensità con il trascorrere del minutaggio, come appare chiaro nella lunghissima Thebes in cui il duo passa dal simil ambient dell’avvio, ipnotico e tranquillizzante, allo sludge cattivo ma raffinato della parte terminale. In alcuni passaggi il drummer americano esagera un po’ con i piatti, ravvicinando molto le toccate il cui strascico va a sovrapporsi con un po’ di fastidio, ma ciò non pare influire sulla limpidezza complessiva dell’ascolto, altresì ben supportato con una produzione (volutamente) d’altri tempi.
Criticabile il cantato che si basa su un vocalism parecchio monocorde: Cisneros produce in Thebes una narrazione quasi parlata così da conferire risalto al testo, anziché alla musicalità della propria voce. La tonalità è fioca, ma la scelta appare comunque coerente con la filosofia di questi Om e con le regole canoniche del genere, soprattutto nella sua declinazione più stoner. Di mio avrei apprezzato un registro più energico (magari con un pizzico di echo in più) nelle porzioni sludge, ma sono semplici predilizioni personali che esulano dal giudizio critico che devo ora fornire.

Se Thebes è dunque un brano dal carattere difficile e, soprattutto, potenzialmente noioso nella prima parte a dir poco “impalpabile”, la seconda Meditation Is The Practice Of Death è il vero fiore all’occhiello di God Is Good, insieme all’ultima Cremation Ghat II; nei quasi 7 minuti di sviluppo la traccia ricalca fedelmente la sequela ambient/stoner/sludge dell’opener, aggiungendo finalmente quegli espedienti che vi dicevo avvicinare (non solo teoricamente) gli Om alla corrente hippie. Lo scheletro lento che muove la maniacale nenia su cui si fonda il titolo viene infatti decorato da un motivetto levantino dispiegato in prima battuta da una soffice (e malefica) trama chitarristica e, dopo un altro ossessivo ciclo basso/batteria/voce -in cui Amos suona più cattivo che mai-, da un flauto dolce e contemporaneamente spaventoso che catapulta le membra verso le foreste incantate già protagoniste, nel lontano 1991, del fenomenale full-lenght d’esordio dei maestri Cathedral (Forest Of Equilibrium). Migliorato l’apporto cantato di Cisneros che finalmente si abbandona ad un’interpretazione personale e pienamente passionale; la sua performance vocale, tra l’altro, termina qui.
Con Cremation Ghat I giunge il momento della ritualità animista; il ritmo forsennato da invocazione voodoo si protrae per tutta la durata di questo intramezzo in cui spiccano temi nuovamente orientaleggianti e che serve, di fatto, da “lancio” per l’ultima Cremation Ghat II.
L’ipnosi doom è ora allo stadio massimo, con molteplici linee melodiche ad intrecciarsi sulla base ritmica, per l’occasione semplice e propriamente d’accompagno. Sinth ad arco, pianoforte e chitarra arpeggiata a forgiare un ambientazione fortemente atmosferica, forzatamente psicotica e definitivamente mistica. Il basso rinuncia alla distorsione e Amos rimane ancorato a tempi pari e ben distanti dalle licenze esecutive ascoltate in Thebes e Meditation Is The Practice Of Death; l’assenza della voce favorisce la trance auditiva che l’ascoltatore più impegnato potrebbe, con totale trasporto, raggiungere. Altro brano incantevole e meritevole di lode!

God Is Good è un album sfizioso ma complesso, denso di simbologia e dunque disgraziatamente pregno di un’aurea inintelligibile che lo rende più criptico agli occhi di quanto non lo sia alle orecchie. A mio parere l’unico modo di avvicinarsi agli Om è quello di godersi ogni singola nota, cercando di distinguere la proposta meramente musicale dal contorno pseudo-intellettuale che la critica (me incluso) ha voluto loro conferire. Le sole Meditation Is The Practice Of Death e Cremation Ghat II varrebbero l’esborso richiesto; Thebes e Cremation Ghat I non possono far altro che consolidare il bilancio.
Disco buono che dunque vi raccomando.
Ovviamente il paragone con Sua Eccellenza Set The Controls For The Heart Of The Sun non mi sfiora nemmeno lontanamente, ma di ciò credo non dobbiate minimamente curarvi.
Buon ascolto e buona… meditazione.


VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
91.66 su 3 voti [ VOTA]
Giasse
Lunedì 7 Dicembre 2009, 18.17.02
2
Il voto non è altissimo perchè l'album è stilisticamente un po' derivativo e tecnicamente nella media. Ma a livello emozionale mi ha pigliato molto di più di prodotti blasonati alla Minsk, tanto per fare un nome... provaci e poi ci sai dire...
Moro
Lunedì 7 Dicembre 2009, 15.59.30
1
wow che recensione... il voto tendenzialmente medio mi ha fatto venire voglia di ascoltare questo disco, ancora di più di un disco con votazione 90 =)
INFORMAZIONI
2009
Drag City
Sludge
Tracklist
1. Thebes
2. Meditation Is The Practice Of Death
3. Cremation Ghat I
4. Cremation Ghat II
Line Up
Al Cisneros - Bass, Vocals
Emil Amos - Drums
 
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