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Paradise Lost - Draconian Times
( 8408 letture )
Cosa penserebbe Dracone di chi tra voi non conoscesse l’opera ad egli dedicata dai Paradise Lost?
Quale pena commisurerebbe il severo legislatore greco per questo vergognoso reato musicale?
Meglio non scoprirlo: per condonare la vostra colpa fate bene attenzione al codice sottostante a cui vi chiedo, una volta per tutte, di attenervi scrupolosamente.
La vostra ultima possibilità!

ART. 1 – NON ABBIATE DUBBI
Lost Paradise ed il suo death aggressivo, la virata doom di Gothic, la trasformazione melanconica di Shades Of God ed il contemporaneamente metallicissimo e melodico Icon, parevano aver completato la metamorfosi dei Paradise Lost, catapultando la band di Halifax sulle prime pagine, con tutti gli oneri (vietato sbagliare) ed onori (palazzetti stracolmi e tour con i grandi nomi dell’epoca – leggasi, ad esempio, Sepultura). Mentre gli Anathema ed i Katatonia rimanevano maggiormente ancorati ad un atteggiamento compositivo molto ragionato, i Cathedral sbrodolavano verso l’extreme-stoner più impegnativo, i Confessor si perdevano nel loro stesso nome, i My Dying Bride ed i nostri Paradise Lost iniziavano poco per volta ad aprire spiragli alla propria musica, marcando la nuova via con tonalità piuttosto solenni.
Dal successore di Icon (che fu anche criticato) non sapevo all’epoca cosa aspettarmi se non una rielaborazione dei concetti ed un nuovo, massiccio rientro del perverso growling di Holmes. Tutto (melodia e cattiveria in primis) sembrava aver raggiunto un bilanciamento perfetto e la paura di veder sconfinare il nuovo album in una vision esageratamente alleggerita terrorizzava me e tutti i fan più incalliti.
In realtà i Lost seguirono la strada più logica, scegliendo di mantenere l’itinerario di rottura con il death/doom della prima ora e serbandosi la facoltà di correggere (con grande classe) i pochi motivi di disapprovazione che avevano macchiato Icon: il risultato fu quello di registrare il proprio sound in una caratterizzazione ancora più vicina al gothic-rock dei The Sisters Of Mercy, raggiunta grazie all’atteggiamento ritmico più lento e cadenzato, alla voce non più “hetfieldianamente” strillata ed, al contrario, intelligentemente sostenuta con sovraincisioni dalla timbrica profonda e molto controllata, e dall’inclusione sostanziosa dei synth e delle armonizzazioni extra-formazione base.
Il resto, scontato nella forma ma unico nel tiro finale, fu lasciato a bocce ferme; mi riferisco all’eccezionale lavoro d’intaglio chitarristico fornito da Mackintosh, con i suoi solismi in tapping ed il frequente duettare con la linea vocale di Holmes, al lavoro roccioso di Aedy e del nuovo Morris, mai contorti e sempre votati all’esaltazione delle melodie principali, alle modalità con cui introdurre le variazioni (in sliding ad esempio) ed i contributi ingegneristici (restituzioni, produzione) del tutto paragonabili al precedente full-lenght (e dunque debitori nei confronti del metallica-style di quegli anni).
Un album finalmente maturo e definitivamente personale.
I Paradise Lost divengono con Draconian Times unici e simili a se stessi.
Un successo assicurato, per nulla commerciale (in senso stretto) ma certamente più accessibile dalla massa grazie alla grande attenzione melodica. Perché mai avere dubbi?

ART. 2 – GODETEVI IL TUTTO SOFFERMANDOVI SU OGNI SINGOLO BRANO
I 50 minuti di Draconian Times beneficiano di una fluidità e di una eleganza che rendono impossibile lo shift per stanchezza tra un brano e l’altro. Fin da Enchantment gli incastri tra le partiture, tra le vocals, il riffing si producono in un susseguirsi legato e “seriale” che prosegue ben oltre il singolo titolo, concludendosi solamente all’ultimo rintocco dell’ultima Jaded: ogni nota sembra perfettamente legata alle proprie limitrofe (precedente e successiva) in un disegno fitto le cui forme e colori sono immediatamente disponibili tanto all’ascoltatore superficiale, perché molto mirate, quanto a quello più cervellotico, perché ricche di livelli di interpretazione e di soluzioni da “svestire” con l’ascolto ripetuto. Stesso discorso per riffing ed arrangiamenti: la continuità sembra essere un incipit su cui i Paradise Lost pare abbiano lavorato in modo ossessivo, soprattutto al momento dello scambio tra le tracce; il sottoscritto è tra coloro (ce ne fosse effettivamente bisogno) che non credono sia un caso l’abbinamento calando/crescendo del passaggio Hallowed Land/The Last Time, oppure le assonanze, tali perché prive di salti armonici, tra le coppie Forever Failure/Once Solemn e I See Your Face/Jaded, giusto per fare qualche esempio di manifesto continuum concettuale.
La sensazione di avere tra le mani un prodotto particolare la ebbi fin dal lontano 1995, quando però la scena era ancora piuttosto acerba; ci volle tempo (e parametri di confronto) per isolare completamente (ed esaustivamente) tutte quelle imberbi percezioni, che mi hanno successivamente convinto del fatto che Draconian Times è, in primis, un capolavoro di integrazione.

Detto ciò è sicuramente possibile isolare il contributo dei singoli brani, così da comprenderne in modo semplice il valore più esplicito.
Se l’opener è un chiaro messaggio di come la band ha inteso evolvere nei canali sopracitati, Hallowed Land ne è la prima conferma, con i suoi temi rallentati, i suoi attimi interlocutori ed il suo respiro imponente e maestoso.
La chiusura, a valle del primo emozionante assolo di Mackintosh, riprende la struttura metrica di Embers Fire modificando il pre-chorus che diviene una morente dichiarazione di sconforto.

You try to live a lifetime each and every day,
In this short time of promise, you're a memory...


A dimostrare il filo conduttore di tutto Draconian Times la lucida sofferenza della mia preferita Jaded che dalla “coda” riprende i contenuti della “testa”: melodia da stringersi nelle spallucce e grandissimo feeling chitarristico che ha eguali solo con l’eccezionalmente evocativa (anche per il titolo) Shades Of God, altresì utile a miscelare le due facce della medaglia del sound lostiano, ovvero quella gothic e quella metal.
Stessa sorte per le antecedenti Forever Failure ed Elusive Cure. Il primo è un brano che rimarrà negli annali per il sapore arcaico e quasi mistico, isolabile fin dal pazzesco avvio in crescendo; l’arpeggiare della 6 corde di Aedy, unito alle decorazioni di un Mackintosh visionario, cartacarbonato nel leitmotiv dalla divina narrazione cantata di Holmes, alimentano un brano spirituale, ma tutt’altro che evanescente. Il secondo, meno diretto e più elaborato, consegna ai Paradise Lost il traguardo del dark-goth metal; oscuro, lento, decadente nelle melodie e nelle lyrics, è perfettamente incastonato tra l’arrabbiata coppia Once Solemn e Shadowkings e la sabbathiana Yearn For Change, costituendo il picco dell’arte nera che questi inglesi hanno saputo cesellare.
Citabile anche The Last Time facente parte, unitamente a Once Solemn e Shadowkings, di quella triade non intaccata (malauguratamente a mio avviso) dal nuovo sapore tetro di cui le rimanenti tracce sono altresì abbellite: la loro particolare attrattiva è dovuta ad un atteggiamento cattivo e non scalfito dalla nuova via che lasciò basiti i fan della primissima ora. Nel dettaglio il ritornello, prolisso e ripetuto (di The Last Time, s’intende), sfrutta la grande mnemonicità del testo e della melodia: il grido Hearts Beating è ricordato come affettuoso identificativo di una traccia gregaria, tuttavia integrante (e perfettamente integrata) nel 4° (capo)lavoro della band inglese.

ART. 3 – COMPRATE IL DISCO
Draconian Times, nella sua versione CD del 1995, si presentava come un misterioso cofanetto all black contenente il digipack ed il libretto in forma separata; ermetico, enigmatico e semplicemente fantastico. Oggi dovrete accontentarvi delle ristampe rese disponibili dalla Metal Mind Productions, limitate a confezioni leggermente meno appetibili, tuttavia immutate dal punto di vista della sostanza: ed è ciò l’unica cosa che conta!

Imperdibile!



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
93.60 su 307 voti [ VOTA]
gianmetal
Giovedì 29 Giugno 2017, 11.46.59
46
Amore eterno gia al primo ascolto.Gemma degli anni 90
NomeEcognome
Venerdì 14 Aprile 2017, 21.26.53
45
Conservo ancora la musicassetta originale comprata all'epoca, ogni volta che l'ascolto rimango catturato dalle sue atmosfere melodiche, dure, evocative.
patrik
Lunedì 27 Febbraio 2017, 21.37.13
44
fu amore a prima vista e comprai l' ep con true belive e ember of fire, suonavano come delle immani colonne di chitarre , come se un gigante camminasse in camera, che tempi e che scapocciate di testa, ancora in casa accanto ai celtic frost nella fase gothic , veramente massicci, come anche altri album che in controtendenza facevano canzoni di svariati minuti senza badare alla forma dei suoni e dei minuti passavano solenni, massicci veramente
Steelminded
Lunedì 4 Aprile 2016, 8.52.39
43
Bellissimo, anzi fantastico! 95, quoto freedom (uno dei rari casi in cui...)
Rob Fleming
Mercoledì 3 Febbraio 2016, 12.40.00
42
Il loro disco più bello. Emozioni Pure scaturiscono da queste tracce. Enchantement, Hallowed land, Forever failure (il capolavoro nel capolavoro) sono un inizio da brividi. Il resto prosegue senza cedimenti. 88
freedom
Domenica 22 Marzo 2015, 16.44.23
41
Troppo bello, un viaggio musicale abbastanza semplice ed immediato ma tremendamente efficace. Un sogno in musica. Voto 95.
Diego
Sabato 10 Gennaio 2015, 9.07.41
40
In effetti è evidente l'incongruenza tra recensione e voto. Molto più veritiero il voto dei lettori. Personalmente lo ritengo tra i migliori album di sempre, ma ho un debole per i PL e sono troppo di parte, ma vedo che molti lettori la pensano come me.
TheGodfather
Sabato 10 Gennaio 2015, 3.44.42
39
leggere 83 ai piedi della recensione di questo capolavoro assoluto del gothic metal (e nn solo) mi lascia alquanto basito... cos'è questa tirchieria? Soprattutto quando vengono valutati meglio album senz'altro meno ispirati e seminali. Qui non c'è una sola nota fuori posto in tutto il cd e il risultato finale è formalmente perfetto, ma allo stesso tempo dotato di una carica emotiva non comune. Per me è almeno n 95... capolavoro.
Sambalzalzal
Lunedì 29 Settembre 2014, 18.13.39
38
Blackinmind@ cazzo, trovi che non scorre!?!?!?
Matteo
Lunedì 29 Settembre 2014, 16.46.38
37
Uno dei più bei dischi metal che abbia mai sentito, un' eleganza unica.
gianmarco
Mercoledì 24 Settembre 2014, 17.13.22
36
aspetto da one second fino a symbol of life , grandi Paradise Lost .
blackinmind
Lunedì 21 Luglio 2014, 8.35.38
35
Disco bellissimo, ma impossibile da ascoltare interamente. Di una pesantezza infinita.
Andrew Lloyd
Lunedì 21 Luglio 2014, 1.03.43
34
Lo presi anche io nel 1995. Bellissimo e avvolgente, come la recensione.
Therocker77
Venerdì 7 Marzo 2014, 16.02.06
33
Disco storico, fondamentale e immensamente bello...capolavoro 100/100!
VomitSelf
Martedì 15 Ottobre 2013, 20.42.05
32
capolavoro. l'ho ascoltato fino allo sfinimento a tempo dovuto.
Sambalzalzal
Giovedì 18 Ottobre 2012, 21.52.17
31
LoSbaraccoccone o come ti chiami... parliamo di grunge sicuramente!
satanasso
Mercoledì 17 Ottobre 2012, 20.10.21
30
eheheheh....a dire il vero ho sempre avuto qualche sospetto su Holmes...non credo sia un terrestre
LoSpaccone
Mercoledì 17 Ottobre 2012, 20.08.59
29
Non penso che l'artista sia quello che dice:"Ah, sono un metallaro gotico e voglio scrivere una canzone di gothic metal. Da domani mi metto a tavolino e la faccio". L'artista (o anche un buon artigiano) secondo me si guarda attorno, non è mai staccato dalla realtà in cui vive, per il semplice fatto che è un uomo, non un comodino. Non è una questione strettamente musicale, riguarda l'idea di "cultura" in senso lato, come scambio di idee , sensazioni e sentimenti, che è ciò che lega gli uomini tra loro.
LoSpaccone
Mercoledì 17 Ottobre 2012, 20.02.46
28
Pure io non sono un grande estimatore del grunge ma lungi da me il parlare banalmente di malinconia... non è questo il punto. Io lo intravedo qua e là in qualche arrangiamento e visti gli anni in cui uscì l'album non mi sorprenderebbe. Non penso che Holmes e soci siano andati a scriverli sulla luna i pezzi di Draconian, avranno vissuto anche loro sulla terra in quegli anni, e in quegli anni purtroppo (o per fortuna) l'humus era quello. E ripeto, secondo me sarebbe una nota di merito per il gruppo, non perchè mi piaccia il grunge ma perchè sarebbe prova di spontaneità creativa.
satanasso
Mercoledì 17 Ottobre 2012, 19.51.01
27
specifico: non ho nulla contro il "grunge", che comunque non mi ha mai fatto particolarmente impazzire, e quindi non considererei a priori negativa una eventuale influenza...il punto è che qui, secondo me, non ve n'è traccia... i PL furono poi pesantemente "contaminati" da ben altre influenze che sollevarono crociate da parte dei fan integralisti (mi riferisco ovviamente a Host), ma io li ho apprezzati anche in quella veste.....ragazzi, ricordiamoci che la malinconia non è stata inventata a Seattle negli anni 90
LoSpaccone
Mercoledì 17 Ottobre 2012, 19.45.40
26
sambalalbaballzal o come ti chiami... e io che pensavo che il gothic in questo gruppo fosse ben più che roba da sfumature... vabbè. se anche il gothic, il dark e la psichedelia sono solo sfumature allora qualcuno mi spieghi di che musica stiamo parlando.
Sambalzalzal
Mercoledì 17 Ottobre 2012, 19.34.09
25
Io mi accodo a satanasso@... ragazzi con tutto il rispetto quando uscì questo album i pareri furono piùttosto omogenei e concordi... si parlò di sfumature gothic, dark, psichedeliche (forse credo volevate arrivare a questa conclusione) ma grunge!?!?!? Mi sembra assurdo pensare che critica e fans quando uscì questa release "non si accorsero" della sfumatura "grunge" considerando che quel fenomeno era ancora molto fresco e che l'illuminazione arrivi quasi 20 anni dopo!!!!!!!
LoSpaccone
Mercoledì 17 Ottobre 2012, 19.16.25
24
@Satanasso Sarà pure bizzarro ma tenderei a non escluderlo. A volte certe nuances sono il frutto spontaneo del vivere e creare in un determinato periodo storico e culturale (e la musica dovrebbe essere cultura...) e non la conseguenza di un artificio compositivo. Difatti i migliori album dei PL sono del 93 del 95. Se così fosse per me sarebbe una nota di merito per il gruppo, perchè starebbe a significare che questi sono album ispirati da una reale vena creativa piuttosto che i soliti prodotti da cover band dei Black Sabbath che ad un certo punto provano ad impegnarsi un pò di più.
satanasso
Mercoledì 17 Ottobre 2012, 18.07.50
23
79 a Gothic, 81 a Icon e un bell' 83 a Draconian Times... premesso che ogni valutazione è legittima in quanto fortemente soggettiva, vedere voti assolutamente "normali" affibbiati a dischi considerati all'unanimità fondamentali, anzi seminali, fa un po' effetto... consulto spesso la sezione "rispolverati", sperando di scoprire qualche gemma da me colpevolmente dimenticata; uno dei motivi per i quali mi fido dei vostri articoli è l'evidente passione - frutto di un'altrettanto evidente conoscenza profonda delle band e dei loro lavori - con la quale la maggior parte dei redattori riesce a trasmettere la grandezza di acts epocali e del loro ruolo nella storia... mi viene in mente il lavoro di Frankiss, davvero mostruoso, che mi ha spinto a (ri)scoprire una band immensa che in gioventù giudicavo troppo "easy" (i Kiss ovviamente)... è un vero peccato che non tutti i grandi gruppi ricevano lo stesso trattamento perchè in caso contrario Metallized potrebbe davvero aspirare a divenire una sorta di enciclopedia del metal... badate, non auspico assolutamente che vi uniformiate bovinamente all'opinione più gradita alle masse, ma credo che una maggiore coerenza nel modo in cui si affrontano i gruppi di grosso calibro gioverebbe molto alla qualità complessiva del vostro già ottimo lavoro... in altre parole, se i lavori dei Kiss o altri (addirittura Elio e le storie tese, premiati da valutazioni davvero fuori parametro) vengono giudicati da recensori evidentemente coinvolti a livello personale - cosa assolutamente legittima - lo stesso dovrebbe accadere per lavori quali Icon, Gothic e Draconian, recensito bene da Giasse ma, secondo me, con un certo distacco che lo porta forse a valutare il disco un po' troppo freddamente... non che quel numerino sia così importante, ma dato che c'è, credo possa aiutare a definire la corretta collocazione di un'opera nel firmamento del metal: da questo punto di vista i PL su metallized paiono ingiustamente declassati, e credo che queste recensioni difficilmente incuriosiranno chi se li è persi in passato .....il tutto "pour parler" e senza alcuna polemica ovviamente ultima cosa: ragazzi, apprezzo lo spirito d'iniziativa di chi si lancia alla ricerca di spunti originali e arditi, ma leggere nel 2012 che in Draconian ci sono sfumature grunge è piuttosto bizzarro
fabio II
Mercoledì 17 Ottobre 2012, 15.10.36
22
Il disco è bellissimo, oltre che molto più melodico rispetto i predecessori. Sul fatto del grunge direi che, probabilmente, se si vede il tutto in ottica '70, cioè si parte dal quel determinato punto storico, sia Paradise Lost che il grunge hanno punti evidenti di contatto; ma a questo punto è prerogativa di praticamente il 90% delle produzioni odierne. Poi c'è sempre il fatto di produzione e tecnologie di registrazione di cui si parlava ieri....e nel '95 più o meno siamo sui bordi della fine dell'era grunge come movimento di massa.
enry
Mercoledì 17 Ottobre 2012, 14.49.52
21
Uh, temo di sì...va bè che qualche mese fa girava su sto sito un tizio che insisteva a dire che i PL non suonano gothic metal e quindi ognuno sente quello che vuole, però di grunge io non ci vedo neanche l'ombra. Comunque, discone, ma non il mio preferito dei PL, a gusto personale Gothic e Shade restano un pelo sopra e anche gli ultimi due non scherzano. Parliamo di gusti eh, questo è un capolavoro e meritava qualcosa in più. Anzi, a parte In Requiem per me tutti meritavano qualcosa in più.
LoSpaccone
Mercoledì 17 Ottobre 2012, 14.13.47
20
Scoperti da poco, questo disco mi garba parecchio. Ma sono il solo ad avvertire qualche sfumatura grunge qua e là???
Masterburner
Martedì 7 Agosto 2012, 10.13.09
19
Un album semplicemente perfetto, ogni canzone è una hit, con una delle migliori voci rock di sempre. Da brividi... 100.
Diego
Lunedì 23 Luglio 2012, 17.59.20
18
Non lo avevo ancora votato, lo faccio ora: 99 Se non si da il massimo dei voti a queste pietre miliari...
Raven XXXVI
Domenica 17 Giugno 2012, 1.02.22
17
Questo è uno dei capolavori del goth meta da parte dei miei amati PL. Certo se avete dato 88 a Tragic Idol che io trovo privo di idee, allora a questo diamo un bel....128???!!!
lux chaos
Lunedì 9 Aprile 2012, 16.13.37
16
che capolavoro stupendo, una perla di gothic metal, ogni nota al suo posto, ogni melodia stupenda e triste, uno dei capolavori assoluti degli anni 90....voto 90 per me
The Nightcomer
Venerdì 10 Febbraio 2012, 23.34.24
15
Bellissimo lavoro, a cui associo pure i ricordi di un grande concerto tenutosi dalle mie parti. Anche per me DT è l'apice dei Paradise Lost, almeno per quanto concerne la maturità (il cuore però mi dice Gothic); belle cose si erano sentite anche su Icon, l'album che più somiglia a questo per stile ed impostazione, nonché su Shades of God, un album di passaggio tra stile precedente (più doom) e successiva proposta musicale. All'epoca aveva ricevuto più di qualche critica, ma a me non spiace assolutamente pure One Second.
antiborgir
Venerdì 10 Febbraio 2012, 22.16.15
14
In Draconian Times le canzoni sono tutte qualitativamente di alto livello!! Questo è il capolavoro dei Paradise Lost per eccellenza!
conte mascetti
Martedì 15 Novembre 2011, 1.03.58
13
favoloso disco di una grande band. Probabilmente l'apice compositivo dei PL. Ma ancora oggi si difendono bene...
Sambalzalzal
Lunedì 17 Ottobre 2011, 14.26.17
12
Inutile dire che DT dei paradise lost e Down dei Sentenced (RIP) siano stati gli album capisaldo della new wave of gothic metal generation. DT, nel caso, a distanza di svariati anni da ancora la legna a odierne produzioni ultra pompate ma senza una vera anima!
Sorath
Lunedì 8 Agosto 2011, 19.43.29
11
Fantastico cd di gothic metal...non il mio genere preferito ma questo è un bellissimo album
Franky1117
Sabato 11 Settembre 2010, 1.59.18
10
ai primi ascolti lo trovavo sempliciotto,ma poi dopo numerosi ascolti mi sono accorto che è un disco favoloso,di classe ,con delle melodie davvero incisive e un alone malinconico di fondo che aleggia su tutto il disco che lo rende perfetto
Masterburner
Martedì 20 Luglio 2010, 12.22.38
9
per me uno dei pochi album perfetti (PER-FET-TI) di heavy metal. Le melodie entrano nel midollo e non c'è una nota fuori posto. 100!
Khaine
Martedì 15 Dicembre 2009, 13.49.00
8
@ MOro: a giudicare dal voto dei lettori pare che non siano in molti a pensarla come te, per IN Requiem
Moro
Martedì 15 Dicembre 2009, 13.02.12
7
accidenti, è brutto però vedere 83 qui, 81 ad Icon e 85 a quel mediocrissimo In Requiem. Riascoltando Draconian Times, mi ritornano in mente bellissime sensazioni del passato, ogni nota è messa al posto giusto, è un complesso e perfetto mosaico. voto: 87
Ghenes
Lunedì 14 Dicembre 2009, 23.32.22
6
mi commuovo ogni volta ascoltandolo... complimenti Giasse!
pv
Lunedì 14 Dicembre 2009, 21.52.31
5
meraviglia. tra i primi album metal ascoltati
Maiden1976
Lunedì 14 Dicembre 2009, 10.17.14
4
E' meglio la dischensione.
Raven
Lunedì 14 Dicembre 2009, 9.04.44
3
Non so se sia meglio il disco o la recensione
Nightblast
Lunedì 14 Dicembre 2009, 9.02.58
2
Senza nulla togliere a capolavori come Icon e Shades of God, Draconian Times a mio avviso è l'apice creativo e compositivo dei Paradise Lost. Un capolavoro di rara bellezza nella storia del Metal gotico e probabilmente nella storia del Metal tutto. Avevo solo 14 "ingenui" anni quando fui colpito da Once Solemn, Forever Failure, Hallowed Land e da tutte le altre perle che questo gioiello ha in se...Fin dalla copertina, un disco di stampo superiore.
tribal axis
Lunedì 14 Dicembre 2009, 1.13.48
1
almeno 100 a questo capolavoro assoluto
INFORMAZIONI
1995
Music For Nations
Gothic
Tracklist
1. Enchantment
2. Hallowed Land
3. The Last Time
4. Forever Failure
5. Once Solemn
6. Shadowkings
7. Elusive Cure
8. Yearn For Change
9. Shades Of God
10. Hands Of Reason
11. I See Your Face
12. Jaded
Line Up
Nick Holmes - Vocals
Gregor Mackintosh - Lead Guitars
Aaron Aedy - Rhythm Guitars, Acoustic Guitars
Stephen Edmondson - Bass
Lee Morris - Drums

Andrew Holdsworth - Keyboards
 
RECENSIONI
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