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Urgehal - Ikonoklast
( 3624 letture )
Devo ammetterlo: gli Urgehal non sono mai stati uno dei miei gruppi black metal preferiti; anzi, secondo me, sono stati per anni una delle ultime ruote del carro norvegese.
Con il passare degli anni però la tenacia della band li ha fatti uscire da un certo anonimato (sia d'immagine, sia di musica, sia di vendite), e la proposta musicale per un verso è andata migliorando, per l’altro ha raggiunto uno status piatto e derivativo.
Chi è abituato a cercare il black metal nei canali più nascosti sa bene che gli Urgehal hanno già segnato da un pezzo la prima decade di attività, chi invece non ha familiarità con il mondo underground, crederà che i nostri abbiano "sfondato" forse da un paio di anni, facendosi notare più per l'attività dal vivo piuttosto che per quella discografica. Dopo aver lasciato la No Colours Records -etichetta che ha raggiunto il suo status di culto già quando loro non vi erano più iscritti- i nostri sono capitati nelle braccia della Agonia Records, che guarda caso, ha raggiunto la notorietà proprio toccando gli Urgehal di striscio (col precedente album); ora il combo approda in una delle major del metal estremo: la Season Of Mist (o, per meglio precisare, il suo filone più underground, la Season Of Mist Underground Attivities).

Gli Urgehal propongono un black diverso dal canonico stile norvegese: non sono mai dediti alla riflessione, non propongono un tipo di romanticismo (nel senso artistico del termine) o di intimismo; sono una band da sempre votata al frangente più estremo e veloce del black metal nordico ed Ikonoklast non si discosta molto dai passati esempi, nonostante la produzione sia notevolmente migliorata anche senza snaturare il mood dell'album. Le canzoni non prendono fiato un solo attimo, la voce di Trond Nefas è coinvolgente al punto giusto ed annaspa, con perizia, fra scream effettati e non; i riff sono sempre suonati con una certa velocità e gli assoli delle chitarre diminuiscono decisamente rispetto al vecchio lavoro. Lo stile è simile a quello proposto dagli Tsjuder e dai Krypt (il frontman fa da session a questi ultimi), ma si possono trovare elementi groove alla Taake (quelli più veloci) e parti "black'n'roll" alla Craft o alla Carpathian Forest (senza il marciume dei primi e senza la volluttuosa morbosità dei secondi). Si possono udire punti di contatto anche con i Koldbrann (anche se questi ultimi hanno uno stile compositivo più personale, e una produzione che lo risalta appieno), soprattutto nel riffing.
Per la prima volta sento in un disco degli Urgehal degli ottimi riff ispirati: The Necessity Of Total Genocide si apre con un giro micidiale che purtroppo non sarà spesso eguagliato nel resto dell'album, mentre Sopor Necrosantus chiude il disco nel miglior modo possibile: un magistrale esempio di come il black metal norvegese sia ancora capace di unire diversi connotati in maniera del tutto personale: arpeggi, distorsioni, atmosfere tipicamente "norsk", riff glaciali e un sorprendente pianoforte in chiusura.

Per concludere: Ikonoklast è un album che ha tutte le carte in regola per essere considerato un buon disco, nonostante l'oretta scarsa di durata -che passa che è un piacere-, dato che non è stilisticamente ripetitivo quanto i predecessori. Se per qualche motivo amaste di più le band che ho citato sopra, allora questo Urgehal potrebbe risultare l'ennesimo CD (quasi) fotocopia; i fan della band invece si troveranno pronti l'ennesima conferma.
Per me invece Ikonoklast è sicuramente un gradino sopra alla precedente produzione, rimanendo tuttavia sperduto nel mare della mediocrità: facendo ogni tanto capolino, cominciando ad arrancare la terraferma, ma rimanendo ben lontano dal poter essere considerato un lavoro innovativo o epocale. È, insomma, l'ennesima prova che fa della Norvegia una terra ancora capace di suonare black metal, ma che per motivi esterni ad essa sta lentamente retrocedendo.



VOTO RECENSORE
71
VOTO LETTORI
28.13 su 22 voti [ VOTA]
ErikPestilence
Mercoledì 15 Maggio 2013, 15.32.52
6
Semplicemente fantastico,album che non delude dalla prima all'ultima nota. Una carica emotiva oscura che non annoia. Ogni canzone è al posto giusto! Anzi forse dura troppo poco per quanto rapisce!
Matteo Cagnola
Venerdì 18 Maggio 2012, 20.04.01
5
Per me "Ikonoklast" é un CAPOLAVORO che sfortunatamente non potrà avere un seguito (Trondr Nefas R.I.P.), Black con influenze Thrash, quando sento "cut their tongue shut their prayer" mi pare proprio di ascoltare il fantastico Thrash anni 80 .
AngelSlayer
Sabato 2 Gennaio 2010, 9.42.59
4
Devo ancora ascoltarlo anche se so che non me me pentirò!
Uno qualsiasi
Lunedì 21 Dicembre 2009, 9.36.02
3
Secondo me, assolutamente sì: Black/thrash, almeno per "Goatcraft torment". Questo devo finire a sentirlo, ma mi sa tanto che si rimane black/thrash!
Moro
Domenica 20 Dicembre 2009, 14.11.45
2
black/thrash ????
Uno qualsiasi
Sabato 19 Dicembre 2009, 14.03.49
1
Ho sentito solo le prime due canzoni: fanno paura. Io gli metto 80 - 85 perché è tra le cose migliori black/thrash che io abbia sentito ultimamente.
INFORMAZIONI
2009
Season Of Mist
Black
Tracklist
1. Stesolid Self-Destruction To Damnation
2. Dødelagt
3. Cut Their Tongue Shut Their Prayer
4. The Necessity Of Total Genocide
5. Kniven Rider Dypt I Natt
6. Astral Projection To Rabid Hell
7. Approaching Doom
8. Holocaust In Utopia
9. Sopor Necrosanctus
Line Up
Trondr Nefas - Vocals, Guitar, Bass
Enzifer - Guitar
Uruz – Drums

session members:
Mannevond - Bass
Eirik Renton - Drums
 
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