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Mudvayne - Mudvayne
( 8159 letture )
Potranno piacere o meno, ma sono meglio di quel che sembrano.

Era il 2000 e quattro ipertesi dell’Illinois fecero il loro ingresso nel mercato discografico. A prima vista niente di nuovo: quattro esaltati, truccati come degli ossessi ed in preda a spasmi dall’origine più o meno stupefacente. Tutto questo a prima vista. Analizzando invece la musica proposta dai Mudvayne, e andando oltre la parentela stretta che agli inizi li legava ai cuginetti Slipknot, ne è derivato qualcosa di buono che col tempo è anche migliorato. Questa band, nata sull’onda del momento, con gli anni ha smesso il trucco estetico, abbandonato gli stilemi dello schizzato a tutto tondo, e si è dedicata più alla qualità che all’immagine. I risultati si sono visti, e già col secondo full lenght, The End Of All Things To Come, i nostri hanno segnato il passo, andando oltre l’impeto nichilista di LD 50. Da allora e col penultimo The New Game la band ha continuato su queste linee, a metà strada tra l’impatto e la melodia, riscuotendo risultati più che soddisfacenti e conquistando sempre più fan anche nel vecchio continente. Veniamo a questo nuovo lavoro.

Mudvayne si apre in maniera brutale, violenta, cattiva. E’ l’inizio, solo pochi secondi, tanto per chiarire che i ragazzi se vogliono pestano e molto. Beautiful And Strange dopo la furia vira su lidi mainstream, anche se questi vengono gestiti con mestiere. Il refrain, gradevole, forse viene ripetuto un po’ troppo, senza concedere quell’accelerazione che sembra richiamare in continuazione ma che mai risponde all’appello. 1000 Mile Journey parte con una ritmica crossover metal, molto dura, appesantita dal doppio pedale e da un basso che segue le battute, quasi come fosse telecomandato. Il ritornello, ormai divenuto marchio di fabbrica per la band, intervalla il fragore alla melodia, conducendo fino al termine della traccia. Si migliora, ma non sono ancora soddisfatto. Scream With Me è la song più easy del lotto, un episodio senza infamia e senza lode, un qualcosa diverso dal resto, che sembra fatto appositamente per finire nella colonna sonora di qualche costoso videogame. Closer, che per inciso, è una bella botta sonica, comincia a tramutare i dubbi iniziali in qualcosa di più concreto. Dove è finito il crossover/metal? Dove sono quelle ritmiche stralunate, quel ritmo schizofrenico che tanto ha caratterizzato la band per anni? La risposta, finalmente, arriva con la traccia successiva, Heard It All Before. Ecco tornare i Mudvayne più istintivi, ecco riproporsi quel basso spiritato, come solo con Ryan Martinie può essere. Urla acide, ritmo incalzante, climax agitato, accompagnano verso I Can’t Wait. Più violenta della precedente, questa traccia risulta conforme agli esordi del gruppo. Non brillerà per originalità, ma fila via che è un piacere. Beyond The Pale, al contrario, segna invece quel connubio tra i Mudvayne d’inizio e quelli di mezzo, con un mood particolare, che inizialmente inganna col suo incedere calmo, ma che poi sfocia nella rabbia, in un rancore controllato che esplode a metà per poi tenersi costante fino al termine. Dopo All Talk, che segnalo per un ritornello riuscito, ma ripetuto fin troppe volte, è il momento di un vero cambio di stile. Out To Pasture, un ibrido formalmente vicino ad una ballad, in realtà è un piccolo capolavoro amaro che ti si pianta nel cervello, in cui ciascuno potrà rivedere le proprie ossessioni, le proprie sconfitte, i momenti colorati di grigio, che via via andranno delineandosi verso altre tonalità e soprattutto verso la direzione che ognuno vorrà concedersi. Una canzone epica (non in senso musicale), un viaggio nel subconscio, verso quello che tutti noi sappiamo ma che fingiamo di ignorare. Probabilmente uno dei pezzi migliori della discografia del gruppo. La penultima Burn The Bridge non aggiunge alcunché al disco, se non la conferma che i Mudvayne se vogliono picchiano, ma con stile. La conclusione è affidata alla ballad vera e propria. Dead Inside, acustica, con la voce suadente di Chad Gray, tastiere solo accennate in sottofondo, e pochi accordi di chitarra, accompagna verso la fine di questo album e lo fa in maniera melanconica. Forse è questo il messaggio di cui sono portatori i Mudvayne, quello dei pagliacci tristi con immancabile lacrima sul viso.
Quell’apparente arroganza, quello sguardo indecifrabile, che in se nasconde una grande umanità, anche se in una forma curiosa e a tratti inquietante. Probabilmente è per questo che in loro la furia è anche riflessione, la melodia non è mai davvero dolce, e le note non si susseguono mai naturalmente. Perché il chiaroscuro che li contraddistingue è lo stesso che caratterizza ognuno di noi. Se è questo che vogliono trasmetterci, a tratti ci riescono davvero bene.

Mudvayne è un album prodotto molto bene, e del resto con un budget di alto livello a disposizione era difficile prevedere il contrario. Va anche detto che questi ragazzi dell’Illinois hanno qualità ben oltre la media. La sezione ritmica è fenomenale come sempre, Ryan Martinie al basso e Matthew McDonough sembrano essere un tutt’uno, si muovono in simbiosi. Chad Gray ha ormai ampiamente dimostrato le doti vocali di cui è provvisto, quella facilità con cui passa dallo scream furioso al pulito più ricercato e complesso da eseguire. Probabilmente delle linee di chitarra più varie avrebbero dato più spessore ad un disco comunque buono, che poteva sì essere migliore, ma che in alcuni tratti tocca vette realmente notevoli.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
42.88 su 35 voti [ VOTA]
GTX33
Venerdì 10 Giugno 2011, 19.09.00
10
bello questo album si ascolta molto volentieri..
foga
Venerdì 26 Febbraio 2010, 22.48.57
9
L'album é il migliore da" the end of all things to come".....E POI "HEARD IT ALL BEFORE"é uno dei piu bei tributi ai PANTERA che abbia mai sentito!
horrorifico
Mercoledì 6 Gennaio 2010, 9.21.51
8
Non male...album carino.
zerba
Lunedì 4 Gennaio 2010, 22.19.42
7
non smetto di ascoltarlo... mi piace molto questo album. Le migliori canzoni per me sono 3. Scream With Me 7. Beyond The Pale 8. All Talk 9. Out To Pasture 11. Dead Inside 75 è un voto più che giusto
ross
Domenica 27 Dicembre 2009, 14.09.54
6
lost and found è inarrivabile...un capolavoro...
zerba
Giovedì 24 Dicembre 2009, 0.36.09
5
premetto che dei Mudavayne conosco solo le canzoni "Dig" e "Not Falling". Detto ciò, al pirmo e superficiale ascolto di questo nuovo album sono alquanto soddisfatto. Nei prossimi giorni, dopo au ascolto migliore, mi farò di nuovo vivo e vi dirò cosa ne penso. Non mancare al prossimo appuntamento di "PARLA CON ZERBA"
Hellion
Mercoledì 23 Dicembre 2009, 14.32.09
4
...non saprei, L.D.50 x quanto mi riguarda era maturo abbastanza, i pezzi erano molto particolari, la registrazione spettacolare e le linee di basso mostruose ed in evidenza..non mi hanno + stupito, ma questa è una mia opinione..
Alex Ve
Mercoledì 23 Dicembre 2009, 8.27.41
3
ROSSMETAL, Hellion - Inizialmente la pensavo anche io così, poi il disco è cresciuto con l'andare degli ascolti.Agli esordi i Mudvayne erano più immediati, questo è verissimo, però io ora li trovo molto maturati dal punto di vista compositivo, non sono più dei banali cloni degli Slipknot, e non a caso le canzoni bisogna ascoltarle più volte per capirne la portata. Questo almeno per me, poi non so...
ROSSMETAL 65
Mercoledì 23 Dicembre 2009, 6.24.57
2
Mah,ci sono due/tre brani degni di nota,ma per il resto siamo sul nulla di fatto piu' assoluto.Peccato,perche' precedentemente non erano male.
Hellion
Martedì 22 Dicembre 2009, 11.04.33
1
...li vidi proprio nel tour di supporto a L.D.50 che reputo un disco della madonna, poi xrò una discesa senza freni!
INFORMAZIONI
2009
Bullygoat Records
NuMetal
Tracklist
1. Beautiful And Strange
2. 1000 Mile Journey
3. Scream With Me
4. Closer
5. Heard It All Before
6. I Can’t Wait
7. Beyond The Pale
8. All Talk
9. Out To Pasture
10. Burn The Bridge
11. Dead Inside
Line Up
Chad Gray – Vocals
Greg Tribbett – Guitars
Ryan Martinie – Bass
Matthew McDonough – Drums
 
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