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Secrets Of The Moon - Privilegium
( 3908 letture )
I Secrets of the Moon cominciarono a proporre una sorta di "religious blackmetal" quando ancora questo termine non era stato coniato, e quando in questo ambito furono rilasciati solo un paio di dischi (Draco Sit Mihi Dux degli Ondskapt e Si Monumentum... dei Deathspell Omega). Dopo un debut senza infamia e senza lode, il combo tedesco si giocò il tutto per tutto con un disco monumentale ed ambizioso (Carved in Stigmata Wounds) che coincise con l'ascesa qualitativa e mediatica della label Prophecy/Lupus Lounge. Dietro al titolo fuorviatamente autolesionista si celava invece un disco vagamente liturgico e monumentale il quale portò i Secrets of the Moon nella cerchia delle band più interessanti del momento. Col successivo Antithesis le carte in tavola vennero leggermente cambiate: ci fu infatti chi accusò la band di aver alleggerito i suoni, in realtà i tedeschi privilegiarono il lato atmosferico e "spirituale" dell'album.

Questo Privilegium è il passo successivo: un colossale disco totemico, pregno di misticismo e di oscurità.
I fondatori sG e Thelemnar hanno reclutato fra le loro file LSK, la bassista degli Antaeus (attiva in passato anche con Corpus Christii, Hell Militia e Vorkreist), la quale -stando alle parole dei due- ha donato nuova linfa alla band, portando quest'ultima a conoscenza di lidi più "rock".
Niente paura, niente stravolgimenti... siamo di fronte ad un disco di una religiosità epica, non tanto la colonna sonora dell'inferno quanto quella dell'Apocalisse!
La liturgia di Privilegium si manifesta con l'omonimo intro, riflessivo ed empatico che con Sulphur continua perfettamente il suo ciclo. La seconda traccia si apre su un tribale mid-tempo sul quale si staglia un tagliente soliloquo chitarristico che sarà la melodia portante della canzone.
Il meglio comincia ad arrivare con la successiva Black Halo: accordi e arpeggi distorti e dissonanti, in linea con il genere ma sotto una personalissima vena creativa. La batteria è potente e sottende la veemenza catartica del disco, mentre le linee delle due chitarre enfatizzano i momenti di estasi. La voce di sG è come se passasse in secondo piano: quando i nostri pensieri cominciano a vagare troppo attorno al vortice sonoro, i declamanti screaming ci re-indirizzano verso il sentiero da seguire, riportando al centro il nostro focus.
Se le prime tre canzoni (intro compreso) possono considerarsi una specie di soglia dell'album, I Maldoror comincia a descriverci l'interno di questo antro, di questa primordiale e anomala cattedrale: il riffing tagliente, l'altra chitarra ritmica (entrambe sempre suonate in modo autonomo), il rullante martellante ma mai prevaricatore e la voce decisa rendono corposa la forma del disco. Fanno così capolino anche le prime tastiere, sottoforma di archi, che fanno da vertice alla canzone. Il crescendo di questo brano, con l'atmosfera dei synth e un assolo che fa il suo ingresso in punta di piedi, ha un qualcosa di esotico, riconducibile agli ultimi lavori dei Behemoth.
Ed ecco il capolavoro: Harvest. Un pretenzioso salmo di 13 minuti che è la sintesi del disco. Come la perfezione della creazione divina (e come la perfezione dell'artificio diabolico), il grande disegno macrocosmico viene racchiuso in ogni frammento più piccolo. Perfette geometrie e assemblaggi di microscopiche dimensioni possiedono in scala microcosmica gli stessi parametri di quel disegno.
Harvest è il microcosmo di Privilegium, un brano che consta di tre parti ciascuna sviluppata in maniera speculare: ognuna di queste, infatti, comincia e finisce con cacofonici arpeggi e con tamburi rituali; progressivamente viene aggiunta la chitarra distorta, mentre la batteria prende corpo accelerando e decelerando, facendo entrare le parole di sG (a volte effettate, a volte urlate) con decisione. I riff prendono influenze dal death e dal thrash, finchè il brano non si disgrega, di nuovo con gli arpeggi, dall'enfasi delle tastiere che si innalzano e si bloccano di scatto.
Si potrà notare che, rispetto ai precedenti album, ogni collegamento a quello che potrebbe essere un riff concepito in modo "classico" è stato praticamente abbandonato; anche il tipico modo di utilizzare le parti ritmiche ed il cantato in un disco blackmetal, in Privilegium è stato re-inventato. Nel corso delle canzoni non c'è niente di scontato, l'ascoltatore non si aspetta quello che starà per ascoltare, e benchè non ci troviamo di fronte a un album psichedelico, le parti non proprio blackmetal sono proposte senza mai strafare e senza mai dare troppa importanza alle sperimentazioni.
I successivi brani proseguono nella stessa direzione, fra mura sonore, potenti vocals e mirati momenti di pathos, mai ridondanti ne' tantomento onnipresenti.
Atmosfere plumbee e dense si sentono in Queen among Rats, brano dalle forti tinte funeree, un po' come quelle sentite in Andacht dei Lunar Aurora.
Descent è il turbine che ci conduce in fondo all'abisso, quando ormai sentiamo solo gli echi dell'omelia appena declamata; la conclusiva Shepherd è una marcia d'addio che dall'ambient-rock più etereo e dal cantato quasi melodico, si trasforma in una nenia blueseggiante di grande maestria; tutto a mano a mano si distorce e si contorce in quella che è una delle più belle canzoni di coda del metal estremo...

Bellissimo e oscuro, sontuoso e avvilluppante, come la mela dell'Eden in copertina; e con il repeat attivato il circolo dell'album riprende autonomamente e perfettamente, riportandoci nel labirinto sonoro che abbiamo lasciato, ma che il nostro essere peccatore non potrà mai abbandonare.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
36.38 su 26 voti [ VOTA]
Stefano
Martedì 19 Febbraio 2013, 21.57.13
5
bel disco, appena uscì lo ordinai subito in vinile..da ascoltare
Ubik
Sabato 9 Gennaio 2010, 22.40.54
4
disco stupendo mi piacciono proprio un bell'85 c'è tutto
Uno qualsiasi
Sabato 9 Gennaio 2010, 21.41.06
3
Non è uno dei gruppi migliori in ambito black, ma sono bravi!
Gasta
Sabato 9 Gennaio 2010, 18.56.25
2
Non mi hanno mai detto niente, mi lasciano indifferente Se vi va di sapere chi è Maldoror (personaggio letterario), leggete questa mia vecchia recensione: http://www.debaser.it/recensionidb/ID_28709/Isidore_Ducasse_il_Conte_di_Lautr_c3_a9amont_I_Canti_di_Maldoror__Poesie.htm Se il link non è gradito, eliminate pure il commento
Pandemonium
Sabato 9 Gennaio 2010, 13.24.21
1
Uno degli album migliori dell'anno scorso in ambito black, veramente validi. Ottima recensione Moro.
INFORMAZIONI
2009
Prophecy Productions
Black
Tracklist
1. Privilegium
2. Sulphur
3. Black Halo
4. I Maldoror
5. Harvest (I forgive Myself / the Tree of Life / Exsultet)
6. For they know not
7. Queen among Rats
8. Descent
9. Shepherd
Line Up
sG (Shammash Golden) - vocals, guitar, keys
LSK (Hellsukkubus) - bass, back vocals
Thrawn Telemnar - drums
 
RECENSIONI
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