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07/09/10
I-METAL FEST
PALASHARP - MILANO
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( 653 letture )
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Tutta la massa creativa del dolore psichico nascosto negli organismi tra gli intervalli di assopimento e ristoro, di dimenticanza e di abbandono e di gioia: ecco su quale oscura materia si sono formate le religioni, le rivoluzioni, le utopie politiche, scientifiche. Un numero enorme di strutture aggreganti che hanno cercato di inventarsi una spiegazione all'enigma di dolore e morte e di mettere a frutto a proprio vantaggio la sua oscura potenza. E poi c'è chi, meno meschinamente, cerca di “sfruttare” questo silenzioso enigma in altre forme molto più nobili, senza la pretesa di una sottovalutazione “laica” del dolore e della sua potenza. La forma è la musica ovviamente, ed il duo russo Kauan dimostra una sensibilità fuori del comune nel cercare di offrire una bucolica ma soprattutto concreta speranza di consolazione in luogo di effimere promesse celesti varie, mettendo a segno con Aava Tuulen Maa un colpo irripetibile, di quelli che se ci fosse un po' di giustizia a questo mondo allora riceverebbe menzione d'onore nelle colonnine domenicali di Fegiz e Laffranchi.
Con Aava Tuulen Maa tutte le tracce di death/doom (o di qualsiasi tipo di contaminazione metal) degli esordi sono oramai distanti anni luce (non che ciò costituisca di per sé un problema): chitarra acustica, violino, pianoforte, batteria elettronica, synth atmosferici, voce interamente clean ed un approccio minimalista costituiscono quello che potremmo definire una sorta di ambient/post rock fortemente improntato all'evocazione di sentimenti di totale e serena simbiosi con la natura (il bucolico di cui poc'anzi). Già, perchè l'atmosfera che si respira nelle (per la maggior parte) acustiche note di questo disco è proprio quella di paesaggi naturali, grigi e piovosi, ma punteggiati di speranza e di calde vibrazioni positive. Alle mie orecchie tutto ciò suona come una sorta di incontro tra le atmosfere dei Sigur Ròs (per il richiamo naturalistico) e quelle stranianti degli Amber Asylum. Lungi dall'estrema profondità e ricercatezza dei due gruppi citati (saremmo al cospetto di un capolavoro senza tempo!) i Kauan riescono a sublimare questa mancanza con notevole sapienza nella costruzione di toccanti intrecci tra pianoforte, synth e violino. L'etichetta postrock trova ragione di esistere dalla terza traccia in poi (in tutto 5, di cui 4 oltre i dieci minuti) dove la chitarra elettrica interviene con maggiore convinzione prendendosi la parte di protagonista. Non la sentirete mai avventurarsi in inutili quanto pretenziosi soli, in quanto utilizzata solamente (e a ragione) come strumento ritmico in avvolgenti riff a cascata. La nota dolente del lavoro va riscontrata nella voce: quella di Anton Belov è un'anonima recitazione che contrasta fragorosamente con la base musicale; incapace di aggiungere sostanza e spunti creativi, questo monocorde “speakerato” sortisce l'effetto contrario di risvegliare bruscamente da una catarsi altrimenti deliziosa (fortunatamente gli interventi vocali non sono molti, a parlare sarà soprattutto la musica).
Come dei Tenhi molto meno ostici e respingenti, i Kauan sapranno regalarvi piacevoli cortocircuiti emotivi e tanta bucolica serenità. Ascoltatelo passeggiando in una fredda giornata di sole e immaginate di sprofondare in quegli ameni luoghi che si dipingeranno nitidi nella vostra mente: vi ritroverete d'improssivo in pace con il mondo intero. Una pace temporanea, ovvio, ma si sa, per quella eterna c'è da rivolgersi altrove.
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8
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le semplici ma struggenti note del violino in "Sokea Sisar", mi fanno stare bene e i paesaggi dipinti da Autumn riesco a vederli.Peccato per quel cantato del c..zo che va a deturpare i dipinti.Valida alternativa al bestial brutal spaccal sventrax scaravental metal.:) |
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7
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Valveuni la mia preferità, un album validissimo!! |
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6
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"Aava Tuulen Maa un colpo irripetibile, di quelli che se ci fosse un po' di giustizia a questo mondo allora riceverebbe menzione d'onore nelle colonnine domenicali di Fegiz e Laffranchi." Seeeeeeee.....come no? :-( |
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5
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Mi intriga parecchio. Anch'io, come Nikolas, tornerò a commentare questo disco. |
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4
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Per quanto ne so io ha fatto parte di alcuni gruppi folk/balck russi praticamente sconosciuti... però posso informarmi. |
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3
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devo ascoltarlo! mi pare di aver già sentito questo Anton Belov da qualche parte... è possibile? Avevo pensato ai Caprice ma mi sbagliavo... mumble... |
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2
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Interessante, molto interessante, credo possa fare al caso mio, vi farò sapere :) |
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1
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Album eccezionale!! La mia preferita è Föhn, anche se sono davvero tutti pezzi validi. |
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INFORMAZIONI |
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Tracklist
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1. Ommeltu Polku 2. Valveuni 3. Föhn 4. Sokea Sisar 5. Neulana Hetkessä
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Line Up
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Anton Belov - Vocals, guitars, keys, programming Lubov Mushnikova - Violin Guests Katerina Ershova - Vocals Nikita Megevich - Keyboards Dmitry Perminov - Saxophone Svetlana Tertus - Violin Ksenia Pinkova - Cello Tyrgan Kam - Buben, guttural chant Artur Andreasjan - Keyboards, backing vocals Mihail Korotkov - Duda
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