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Freedom Call - Legend Of The Shadowking
( 3684 letture )
I giorni scorrevano, le domande si facevano sempre più frequenti, ma la trepidante attesa popolare stava per terminare la sua corsa. In lontananza si scorgeva una voluminosa nuvola bianca, polverosa, che saliva verso il cielo come fumo, accompagnata da un crescente esasperato suono di zoccoli di cavallo al galoppo e più si avvicinava più le schiene del popolo si erigevano ritte, poggiando piede e mano sul loro attrezzo da lavoro, aggrottando le sopracciglia, curiosi di capire cosa stesse accadendo. Un cavaliere della famiglia regnante stava portando notizie: si avvicinò sempre più ed arrestò la sua corsa sentendo su di se migliaia di sguardi densi di attesa ed orecchie acute pronte per ascoltare la notizia che attendevano da anni.
Il cavaliere infilò una mano all'interno del suo mantello e sfilò una lettera che portò a due mani di fronte al suo sguardo, e lesse fieramente quanto gli era stato ordinato di divulgare, urlando come se fosse la sua ultima volta:

Popolo! L'attesa è stata lunga e gonfia di interrogazioni, ma la vostra dedizione sta per essere ripagata.
La famiglia regnante è felice di annunciarvi che un'altra opera dei Freedom Call ha preso vita e siete tutti invitati alla sua presentazione
.

Questa è l'ambientazione che prende vita nella mia mente quando ascolto i Freedom Call ed anche il sottoscritto, come il temerario cavaliere del Re, è lieto di annunciarvi che dopo 3 anni di mancate novità, la band famosa per evocare ambientazioni epocali e narratrice di fantastiche storie, si ripropone al suo pubblico con un concept album di tutto rispetto, volto a ricalcare le sonorità del passato -il primo amore non si scorda mai- prendendo inaspettatamente le distanze dal recente Dimensions che stava portando la band ad una lenta ma progressiva virata di stile, elevando il concetto di opera portandola dal gradino delle “spensieratezza” a quello della “maturità”, sfumando le brillanti ambientazioni Fantasy ormai inflazionate, depurando le ansiotiche ritmiche levigandole alla base, introducendo solidità acustica, compositiva e tecnica esecutiva, distanziandosi un paio di passi dall'ormai rodato power, avvicinandosi ad un timido power/metal/prog, che faticò ad esplodere, ma che procurò un sollievo in molti di noi, facendoci sperare in un futuro compiuto, non ripagato dall'uscita di Legend Of The Shadowking, che riavvolge la pellicola di 11 anni, ricominciando dai progetti degli esordi facendo pensare ad una caduta d'ispirazione.

La band capitanata da Chris Bay e Dan Zimmermann presenta il solito clichè, come se i loro album rappresentassero i capitoli di una lunga opera, come se volessero unire tutta la discografia prodotta in 11 anni legandola ad un unico filo, mantenendo invariate le tematiche, le ambientazioni ed il sound nel suo complesso, evitando volontariamente qualsiasi accenno d'innovazione rispetto al passato, portando l'ascoltatore ad una sorta di distrazione durante l'ascolto, perchè chi li conosce già non sentirà molte differenze da album come Stairway to Fairyland o Eternity, a parte la qualità d'incisione.

Legend Of The Shadowking apre con Out Of The Ruins dalla struttura classica, ritmo rapido, preciso e ben cadenzato, chitarra affiancata al doppio pedale zimmermanniano carico come una molla appena compressa, cori ampi e gonfi come vele, traccia molto simile alle sorelle Tears of Babylon, Merlin - Legend of the Past e Resurrection Day per poi scivolare tra le note di un brano che rievoca alcuni tratti somatici del sound Gamma Ray, Thunder God, molto orecchiabile e decisamente commerciale.
Cambiano decisamente le sensazioni quando si arriva alla sesta traccia, che spezza in due l'album conferendogli un carattere completamente diverso rispetto a quanto fin ora ascoltato, Under the Spell of the Moon, Dark Obsession e The Darkness smembrano completamente il classico marchio di fabbrica per dare spazio alla malinconia, proponendo sonorità oscure e cupe, decisamente più doom che power, ma l'umore nero è presente solo qui, perchè Remember! fa rimettere i piedi in terra a tutti spingendoci da dove eravamo partiti, le origini.

Strofa, ritornello, coro e poi nuovamente strofa, ritornello, coro: questa la struttura di quasi tutte le tracce di questo album, scarsa fantasia per alcuni e un classico per eseguito per altri, del resto i Freedom Call hanno sempre avuto il potere di dividere la critica, ma credo fermamente che Chris & Dan dovrebbero farsi una bella dose di fantasia, ma del resto ci hanno abituati a mangiare la stessa minestra per anni.
Ottima come sempre l'esecuzione delle loro opere, grazie alla presenza di strumentisti imponenti come monumenti ed eccellente il lavoro in studio.
Attendo già il prossimo lavoro, incrociando le dita sperando in una ulteriore inversione di marcia che possa classificare questo quartetto in una band bifacciale.



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
39.93 su 30 voti [ VOTA]
Sandro70
Giovedì 20 Maggio 2010, 13.32.11
5
Se vi piace il power melodico questo è un disco imperdibile ( come i loro altri lavori). Grande suono e canzoni che si stampano subito in testa, sicuramente non adatto a chi cerca originalità a tuti i costi. Voto 82.
Bone Pumpkin
Domenica 7 Febbraio 2010, 18.08.18
4
l'album è buono, non gli avrei dato un 68, ma credo d'essere stato buono, perchè non ho sentito picchi, non c'è un minimo di curiosità nello sviluppo compositivo, sembra di vedere un calzino rigirato ... parliamo sempre dello stesso calzino però! Credo che una band, arrivata al sesto album (senza aggiungere demo, EP e live vari) debba rinfrescare il repertorio se vuole rientrare nella cerchia delle GRANDI band ... ma l'album è ben suonato come dite voi
sffl2003
Sabato 6 Febbraio 2010, 21.15.05
3
Buon disco credo che sia una conferma del loro modo di fare musica, Zimmerman come sempre strepitoso. Il mio voto 8
Quorth_on
Sabato 6 Febbraio 2010, 13.45.35
2
Pesantezza maggiore rispetto al passato e pezzi più cattivi e "oscuri". Primo concept per i Freedom Call, solita conferma. 7
Broken Dream
Sabato 6 Febbraio 2010, 0.17.05
1
Voto difficile da dare perchè proprio non mi piace il genere: il disco è ben suonato, ma non aggiunge niente al panorama del power sinfonico. Imho è un disco superfluo. il mio voto è 65
INFORMAZIONI
2010
SPV
Power
Tracklist
1. Out of teh Ruins
2. Thunder God
3. Tears of Babylon
4. Merlin – Legend of the Past
5. Resurrection Day
6. Under the Spell of the Moon
7. Dark Obsession
8. The Darkness
9. Remember!
10. Ludwig II – Prologue
11. The Shadowking
12. Merlin – Requiem
13. Kingdom of Madness
14. A Perfect Day
Line Up
Chris Bay – vocals, guitar
Lars Rettkowitz – guitar
Samy Saemann – bass
Dan Zimmermann - drums
 
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