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The Pythons - Four Stones
( 1477 letture )
Accattivante! Questo l'aggettivo più appropriato per un disco che si è rivelato assolutamente sorprendente in quanto a immediatezza e semplicità, quest'ultima intesa in senso del tutto positivo.
Solamente quattro canzoni (cosa peraltro intuibile dal titolo) non riescono a rendere l'idea completa di un gruppo, è vero, ma c'è da dire che in queste poche tracce la band difficilmente sbaglia qualcosa. Riff semplicissimi e dal giusto appeal hard rock, ritornelli efficaci, costruzione delle canzoni basata sul classico strofa-strofa-ritornello-strofa che ha fatto la fortuna dei più grandi artisti sulla faccia della terra. Un approccio quindi essenziale al rock, con pezzi carichi di melodia sulla scia della musica a stelle e strisce di fine anni '80, con Guns'n'roses e Bon Jovi a farla da padrone, ma anche un po' di sleazy rock e del glam più muscoloso.
L'opener è un'ottima song, forse la più personale dell'intero album, con uno dei ritornelli più efficaci che mi sia capitato di sentire ultimamente per il genere trattato, melodico e americaneggiante in tutto e per tutto.
Ci si accorge subito anche di come la registrazione faccia risaltare alla perfezione il sound cristallino della band, per un risultato finale che si avvicina a una produzione professionale, in cui tutti i suoni sono ben equilibrati e mai confusionari.
Vera highlight del disco la seconda canzone del promo, "Shadows", costruita su una struttura semplicissima e essenziale, con un ritornello che si stampa immediatamente nel cervello di chi ascolta, per merito anche della voce di Francesco Castoldi, capace di spaziare da tonalità basse a un tono invece più sofferto e tirato.
Certamente non siamo di fronte a canzoni che rivoluzionano il modo di concepire la musica, e nemmeno siamo di fronte a un album metal o hard rock particolarmente vigoroso. Siamo piuttosto al cospetto di ottime canzoni, suonate e cantate con particolare gusto, come confermato anche dalle successive due tracce, "Texas Queen" (con echi dei Bon Jovi dei primi 90s) e "Hide". Il mood è sempre piuttosto rilassato (e rilassante), con distorsioni mai troppo pesanti e un lavoro di chitarre mai troppo complesso. Tutto è quindi contenuto entro certi limiti di orecchiabilità.
I più maligni potrebbero pensare che questo sia un modo studiato a tavolino per arrivare a un facile successo. Io rispondo che questo mi tocca minimamente, in quanto la qualità del gruppo c'è ed è palpabile. Inoltre i The Pythons suonano un tipo di musica che ormai si può definire senza esitazioni "fuori moda", quindi questi sospetti non sussistono. E' chiaro piuttosto un grande amore per il rock e una gran voglia di levarsi delle soddisfazioni alle quali i The Pyhtons possono seriamente ambire, grazie a questo demo la cui unica "grossa" pecca è la copertina, quanto di più brutto mi sia capitato di vedere ultimamente.

Contatti:
info@thepythons.it
www.thepythons.it



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
15 su 32 voti [ VOTA]
Michele
Mercoledì 14 Agosto 2019, 13.29.58
1
Stamattina preso dalla rilassatezza da ferie ho ascoltato il disco a distanza di 10 anni: vado controcorre e affermo che mi ricordano i megadeth jovi.I chitarroni sono frenati e la voce ricorda Mustain in certi momenti.Molto bravi.Unica nota negativa l'inglese del cantate nn così pulito e con cadenze italiche.Comunque son piccoli aspetti.
INFORMAZIONI
2004
Autoprodotto
Hard Rock
Tracklist
1. Black Stone
2. Shadows
3. Texas Queen
4. Hide
Line Up
Bass: Luca Minichiello
Guitar: Nocolò Donati
Vocal: Francesco Castoldi
Guitar: Luca Umidi
Drums: Giorgio Costa
 
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