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Dagor Dagorath - Yezter Ha’Ra
( 2449 letture )
E’ risaputo alla stragrande maggioranza dei lettori quanto i sintetizzatori in ambito metal -ma non solo- abbiano sempre goduto di cattiva fama, come se l’utilizzo di questi strumenti potesse scalfire in qualche modo un’attitudine od un modo di essere genuino tipico di questo nostro amatissimo genere musicale. Il tutto viene ovviamente iper-estremizzato in ambito black metal, dove è frequente trovare in molti booklet frasi come “no synth on this album” et similia. Eppure, molti si dimenticano che nella prima ondata black metal norvegese furono tante le bands che si servirono di tastiere per creare delle atmosfere che hanno poi fatto scuola. Come non citare -giusto per fare qualche nome- i Satyricon che nella prima parte della loro carriera sfornarono dei capolavori come Dark Medieval Times o The Shadowthrone nel quale il synth rivestiva un ruolo decisamente importante; o gli Emperor che per primi introdussero degli arrangiamenti sinfonici nel nascente panorama black metal. Ma se proprio dovessimo unire il nome di una band alla generica etichetta di symphonic black metal, i primi che verranno subito in mente saranno quasi sicuramente i Dimmu Borgir, che con il best-seller Enthrone Darkness Triumphant hanno -in un modo o nell’altro- contributo massicciamente allo sviluppo di questo sottogenere del black metal. Ed è proprio dalla citazione di quest’ultima band che voglio prendere le mosse per parlarvi del gruppo oggetto di questa recensione: gli israeliani Dagor Dagorath al loro full-lenght di debutto Yezter Ha’Ra trovano infatti nel combo guidato da Shagrath la loro guida musicale.

In attività dal 2002, il nucleo principale della band è composto dal terzetto Vorog (vocals & chitarre), Getman Azach (tastiere & backing vocals) e Mizgir (basso), a cui si aggiungono poi il session alla batteria Psychopatia Sexualis in seguito sostituito in sede live da Moloth e la vocalist Larion. A livello di releases, la band non ha un grande discografia alle spalle: una sola demo -Times of Distress del 2005- e due split album –il primo con gli americani Filth Of Damnation e il secondo con i portoghesi Azagatel- sono tutto ciò che è stato finora pubblicato. Inoltre sembra che per giungere al tanto sospirato debutto la band israeliana sembra aver dovuto faticare a lungo: le registrazioni ed il mixaggio dei brani di Yezter Ha’Ra risalgono infatti al 2008, e solamente con l’inizio del 2010 questo full-lenght ha potuto finalmente vedere luce grazie all’etichetta tedesca Twilight Vertrieb.

L’origine della band è già dichiarata nel titolo dell’album: Yezter Ha’Ra è il termine che per l’ebraismo sta ad indicare l’inclinazione umana a perseguire fini malvagi in antitesi con lo Yetzer Ha’Tov, ossia l’inclinazione al bene. Ma se l’impronta delle liriche è caratterizzata dai temi religiosi del paese natio della band, a livello musicale –come ho già sottolineato- sono i Dimmu Borgir -ed i maniera minore anche i Cradle Of Filth- le linee guida principali dei Dagor Dagorath . Già dall’opener The Hell In Heaven si sente subito come i pomposi synth di Getman Azach siano debitori delle orchestrazioni di Mustis. In questa prima traccia del disco, la band riesce a trovare un buon equilibrio non solo tra le chitarre sparate di Vorog e le tastiere dilaganti di Getman Azach, ma anche a livello di songwriting. Certo niente per cui strapparsi i capelli, ma qualche sprizzo di personalità i Dagor Dagorath mostrano di possederlo. Impressione confermata anche dalla successiva The Devil On The Chain, un buon pezzo fatto di continui cambi di tempo ed un ottimo chorus. Purtroppo le buone performances di Yezter Ha’Ra finiscono qui, poiché la band sembra perdere improvvisamente la bussola lanciandosi in orribili sperimentazioni -come nel caso del “pasticcio stilistico” di Vicious Circle-, negli spudorati copia/incolla del materiale firmato Dimmu Borgir (Kings Of Carnival Creation deve aver turbato molto il sonno della band, a vedere dal buon numero di “citazioni” che riceve), o in brani nel complesso del tutto inconcludenti.

Dispiace dover essere così duro con una band al suo esordio, ma appare piuttosto oggettivo come la differenza fra le prime due traccie ed il resto del disco sia abissale. Certo è che per il futuro, a parte cercare di limitare il proprio sconfinato amore per la combriccola di Shagrath, la band dovrebbe lavorare molto sia sulla produzione che nell’arrangiamento delle parti di tastiera. Nel primo caso è risaputo che trovare un giusto equilibrio tra la distorsione della chitarra elettrica e la pomposità del sintetizzatore è abbastanza complicato, ma in questo disco spesso quest’ultimo tende a schiacciare tutto il resto. Per quanto concerne le partiture della tastiera invece, capisco l’irruenza di Getman Azach di voler dar prova di tutta la sua abilità strumentale, ma non è riempiendo a tutto spiano di scale ed arpeggi un brano che si dimostra di essere un buon compositore, anzi… Spero che la band israeliana riesca a trovare una propria strada personale magari usando come punto di partenza le riuscite The Hell In Heaven e The Devil On The Chain, ma per il momento non posso andare oltre una piena insufficienza.



VOTO RECENSORE
49
VOTO LETTORI
30.94 su 19 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2010
Twilight Vertrieb
Melodic Black
Tracklist
1. The Hell In Heaven
2. The Devil On The Chain
3. Heaven In Hell
4. The Maze Of Madness
5. Vicious Circle
6. The Call
7. Wind Cry
Line Up
Vorog - Vocals, Guitars
Getman Azach - Keyboards, Backing Vocals
Mizgir - Bass
Psychopatia Sexualis - Drums (Session)
 
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