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Heidevolk - Uit Oude Grond
( 3324 letture )
Terzo disco per gli Heidevolk che, forti della spinta promozionale della Napalm Records, sono diventati un nome di spicco nella scena folk metal. Ovvio che non sto parlando di una popolarità pari a quella dei Finntroll, ma è un dato di fatto che sempre più persone si stiano appassionando alla musica dei sei metallers olandesi: ad affascinare è sicuramente la genuinità della proposta, un pagan metal diretto, poco elaborato e di grande impatto. Uit Oude Grond (From Old Soil la traduzione in inglese) è il nuovo album e presenta delle piccole ma importanti novità che danno un senso di evoluzione alla loro musica: non che i nostri abbiamo cambiato genere o introdotto componenti “strane”, ma ascoltando i precedenti album (De Strijdlust Is Geboren e Valhalla Wacht) non ci si può non accorgere che qualcosa effettivamente è mutato. Ciò che balza subito all’orecchio è la produzione pulita e nitida, forse un pochino ovattata: una maggiore enfasi alle frequenze medio-alte avrebbe sicuramente giovato al risultato finale. Ulteriore metamorfosi è da ricercarsi nel guitarwork molto più ricercato, meno statico e con un pizzico d’innovazione rispetto ai primi due album, quanto basta per non restare ancorati ai soliti schemi compositivi.

Uit Oude Grond contiene dodici tracce, due delle quali strumentali.
L’opener Nehalennia racchiude nei suoi cinque minuti di durata tutti gli elementi caratteristici del “nuovo” corso degli Heidevolk: riffing leggermente più elaborato (pur rimanendo in un contesto tecnico/compositivo piuttosto semplice), le voci dei due cantanti -vero marchio di fabbrica nonché segno distintivo della band- di Joris den Boghtdrincker e Mark Splintervuyscht che cercano di essere più melodiche che in passato, riuscendo al tempo stesso a non perdere la “virilità” che le caratterizza e, per concludere, un maggior peso alla componente folk. La seconda Ostara è una canzone decisamente “pagana” che ricorda le atmosfere del debutto (De Strijdlust Is Geboren), in particolare lo stacco centrale con la seguente parte up-tempo che suona fieramente battagliera. Vlammenzee è una delle canzoni più veloci del disco, con il batterista Joost den Vellenknotscher sugli scudi poiché autore di una prova solida ed equilibrata: la sua precisa doppia cassa e il buon gioco con di tom la rendono dinamica e scorrevole. Lenta e atmosferica è invece Gelders Lied, in cui l’animo più delicato e malinconico degli Heidevolk viene a galla, regalandoci un brano come mai il sestetto olandese aveva composto. Con Dondergod il gruppo originario della Gheldria (Gelderland in olandese) ritorna alle sonorità “classiche” di qualche anno fa, con un buon alternarsi di parti veloci e lente dove i cantanti provano -con discreto successo- ad essere più melodici che aggressivi. Reuzenmacht è un mid tempo convincente che vede nella parte centrale e finale due brevi assoli di chitarra, fatto piuttosto isolato nella discografia del gruppo. Ed ecco la vera sorpresa dell’album: Alvermans Wraak, una strumentale di oltre cinque minuti di durata, dove gli Heidevolk dimostrano grande maturità compositiva. Dopo un inizio acustico con mandolino e violino Alvermans Wraak prende pian piano ritmo e potenza, con l’ingresso della batteria prima e della chitarra elettrica poi; la parte centrale vede il drumming aumentare drasticamente di velocità ed il riffing delle chitarre farsi serrato (e decisamente maideniano), mentre assoli di 6 e 4 corde (violino) s’intrecciano prima di tornare al tema iniziale. Si conclude alla stregua delle migliori taverne, dove si balla, si canta e si beve in allegria, tenendo il tempo con il battito di mani. Ritorna il “classico” con Karel Van Egmond, brano che pur non brutto risulta essere il più fiacco del disco, nonostante qualche spunto interessante nella parte centrale. Levenlots invece è l’altro piccolo gioiello di questo Uit Oude Grond: assolutamente perfetti i riff di chitarra, così come ineccepibili sono le due voci, sia nelle strofe sia -soprattutto- nel ritornello, bellissimo seppur di una semplicità disarmante. Come penultima traccia c’è una strumentale acustica (Deesting) che nulla aggiunge alla tracklist e che è rimasta costantemente vittima del mio “skippare” al brano successivo nei tanti ascolti recensori. Si chiude con l’interessante Best Bij Nacht che, come l’opener Nehalennia, presenta tutte le caratteristiche degli Heidevolk 2010. Non poteva esserci conclusione migliore per di un disco decisamente valido e che prosegue l’evoluzione, lenta ma costante, iniziata con Valhalla Wacht.

In definitiva gli Heidevolk centrano ancora il bersaglio pubblicando un platter onesto e piacevole all’ascolto; non ci resta che aspettarli per il tour promozionale, sperando che tocchi la nostra amata penisola almeno per una data (chi ha detto Bologna, 30 settembre?).



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
67.58 su 53 voti [ VOTA]
heidevolk fan
Martedì 22 Maggio 2012, 10.41.31
3
conosciuti di persona...sn dei mattacchioni XD oltre a grandi musicisti \m/
il vichingo
Domenica 8 Gennaio 2012, 10.44.57
2
No non per me un 78 è il minimo!
marduk
Venerdì 26 Marzo 2010, 15.30.39
1
davvero gran bel disco...piacevole dall'inizio alla fine...dal mio punto di vista un bel 75 ci stava tutto
INFORMAZIONI
2010
Napalm Records
Folk Metal
Tracklist
1. Nehalennia
2. Ostara
3. Vlammenzee
4. Gelders Lied
5. Dondergod
6. Reuzenmacht
7. Alvermans Wraak
8. Karel Van Egmond
9. Levenlots
10. Deestring
11. Best Bij Nacht
Line Up
Joris den Boghtdrincker (Voce)
Mark Splintervuyscht (Voce)
Reamon Bomenbreker (Chitarra)
Sebas Bloeddorst (Chitarra)
Rowan Roodbaert (Basso)
Joost den Vellenknotscher (Batteria)
 
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