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Haggard - And Thou Shalt Trust... the Seer
( 4045 letture )
Per chi ha avuto la possibilità di conoscere gli Haggard sin dalla loro prima release discografica con l’EP Progressive del 1994, influenzata per molti versi dall’uscita nell’anno precedente di Individual Thought Patterns dei Death, di certo deve essere stato uno shock ascoltare questo album.
Per gli altri, che come me hanno ascoltato a ritroso la discografia degli Haggard, senza dubbio è stata una piacevole sorpresa. Progressive era un album death, con forti elementi di prog-metal. Gli assoli fulminanti, la precisione maniacale, la pulizia del suono e la violenza della voce, unite poi a testi quasi sempre rabbiosi e critici verso la società, dimostrano sicuramente l’ispirazione tratta dalla via aperta da Chuck Schuldiner nella creazione di uno dei suoi lavori più belli.

And Thou Shalt Trust...the Seer è un album completamente diverso da Progressive. Rimane la voce, rabbiosa, in growl, ma ad essa se ne affianca una femminile, da soprano, sempre pulita, a tratti quasi angelica.
Il gruppo degli Haggard, in formazione rimaneggiata, si presenta in questo album come una vera e propria orchestra. Avevano iniziato in 4, qui sono quasi 20; una piccola orchestra che gravita attorno al nucleo metal vero e proprio. Infatti è proprio questo il problema di descrivere quello che fa la band.

La sua musica è una musica di ambientazione gotica, con atmosfere oscure, nata dalla musica classica, rinascimentale e barocca, e si fonde con il death metal. I brani di questo album sono tutti di ambientazione gotica ed il tema di fondo dell’album, ciò di cui è profondamente intriso, è la malinconia. E proprio ad essa si riferisce la copertina dell’album: in alto a sinistra vi è una scritta in latino, lingua di cui fanno grande uso gli Haggard, insieme alla loro madre lingua, il tedesco, e numerose citazioni in francese. Il riferimento della copertina, vista l’ambientazione del disco e la tipologia di musica proposta (tardo medioevo/primo rinascimento) riguarda con molta probabilità la concezione che si aveva nella medicina antica degli stati d’animo e degli umori delle persone; la malinconia infatti era uno dei quattro umori (quello nero) che concorrevano a formare il temperamento dell’uomo.

Emerge da questi particolari una buona dose di cultura classica da parte di questi eccezionali musicisti tedeschi. Ed è classica, ma qui in senso strettamente musicale, l’apertura del disco. La prima traccia The Day as Heaven Wept, molto bella, ci introduce subito ad uno dei temi più usati dalla band: l’inquisizione.
Costante in questa canzone come in tutto l’album sarà il continuo intrecciarsi delle due voci, tra di loro e con i cori, per un effetto finale veramente suggestivo. Le strutture sono sempre variegate; l’alternanza e l’ingresso continuo di strumenti diversi complica il quadro generale di ogni traccia. La seconda traccia Origin Of A Crystal Soul ha sempre al centro questa dualità di voci e un riff d’organo eccezionale sul quale il coro canta un verso in latino. Questo verso è tratto da un responsorio usato soprattutto nell’ambito dell’ufficio dei morti, le esequie, ed ha come caratteristica quella di essere la risposta ad una parte cantata dal solista; infatti qui la troviamo al seguito di ciascun Verso. Subito dopo troviamo il primo brano totalmente strumentale, molto probabilmente legato alla tematica del precedente poiché è un Requiem, cioè sempre un genere compositivo classico, caratterizzato dalla sua dedica ai defunti.
A questo segue un brano molto lungo In A Pale Moon's Shadow. Sono oltre nove minuti ma la lunga durata non pesa affatto poiché la canzone pur essendo abbastanza lenta, come le altre d'altronde, è ben composta e rimane gradevole per tutta la sua durata.
Il titolo rende perfettamente l’idea di quella che sarà l’atmosfera della canzone. Per la prima volta compare una voce maschile, baritonale e potente, in clean ed è senza dubbio un esperimento che merita di essere ripetuto.
Cantus Firmus in A Minor è forse la canzone di ispirazione rinascimentale più marcata. Il Cantus Firmus è una tipologia di composizione classica utilizzata molto nella musica antica e rinascimentale ed è particolare per la sua caratteristica di avere una voce bassa che tiene un canto fatto di note lunghe (da qui la definizione “Tenor” per una sezione delle voci maschili) e voci più alte che si muovono su note più brevi; questo è uno dei primi esempi di polifonia, qui riutilizzato in chiave strumentale dagli Haggard. Per quello che riguarda le successive canzoni è da sottolineare la bellezza e la particolare atmosfera di De La Morte Noire, forse la più bella canzone di tutto il disco; inizia con i soliti temi già espressi nelle altre canzoni ma subito dopo emerge l’anima più death del gruppo.
Arrivati al settimo brano forse ci si aspetterebbe qualcosa di diverso invece questa Lost (Robin's Song) non aggiunge nulla a quanto già proposto precedentemente. L’ultima canzone è una bella Outro fatta da coro e percussioni; come di consueto è molto suggestiva e con i suoi suoni conduce alla fine dell’album l’alscoltatore, dandogli il tempo di riflettere su cosa ha ascoltato: i più metallari o i metallari puristi avranno storto il naso perché non è poi così metal e di assoli manco a parlarne.

Gli ascoltatori di musica classica forse ci rimarranno un po’ male perché Monteverdi non ha mai usato il doppio pedale e gli suonerà strano... difficile capire a chi potrebbe piacere. Io lo consiglierei a tutti i fan di un doom/death orientato al folk e alle melodie classiche: i Silent Stream of Godless Elegy e in parte anche i Doomsword, con le dovute differenze (senza dimenticare che il primo progetto Doomsword mirava alla riscoperta di suoni e strumenti antichi e che tale gusto è rimasto nelle loro composizioni successive).
Comunque è molto difficile trovare dei termini di paragone con altre band; davvero un album unico.



VOTO RECENSORE
s.v.
VOTO LETTORI
69.91 su 48 voti [ VOTA]
Pink Christ
Martedì 9 Agosto 2016, 15.43.58
1
Band unica che amo alla follia. Non esiste un album più bello degli altri. Tutti capolavori
INFORMAZIONI
1997
Last Episode
Metal/Classica
Tracklist
1. The Day As Heaven Wept
2. Origin Of A Crystal Soul
3. Requiem In D-Minor
4. In A Pale Moon´s Shadow
5. Cantus Firmus in A-Minor
6. De La Morte Noir
7. Lost (Robin´s Song)
8. A Midnight Gathering
Line Up
Florian Bartl: oboe
Karin Bodenmüller: soprano voice
Fiffi Fuhrmann: crumhorn
Kathrin Hertz: violoncello
Steffi Hertz: viola
Danny Klupp: guitars
Kerstin Krainer: violin
Lutz Marsen: drums
Robert Müller: clarinet
Andi Nad: bass
Asis Nasseri: vocals, guitars
Kathrin Pechlof: harp
Sasema: soprano voice
Florian Schellinger: bass voice
Hans Wolf: piano, synths, cemballo
Christoph von Zastrow: flute
The Schalleluja Kammerchor: chorus
 
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