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Ondskapt - Arisen from the Ashes
( 3962 letture )
Quanti sono quegli artisti e/o gruppi musicali che compongono il primo album creando un capolavoro sorprendente, irripetibile e insuperabile? Credo ben pochi, forse sono casi più unici che rari. Di solito il debutto della maggior parte delle band, pur godendo di una certa magia e di istintività, contiene anche una vena acerba che verrà maturata con il disco successivo, e alle volte con quello che verrà dopo ancora.
La sfida di una band che centra perfettamente il primo full-length sta nel doversi rinnovare senza perdere il proprio stile: creare un ulteriore lavoro in cui si sente perfettamente il trademark del gruppo, ma allo stesso tempo comporre una specie di percorso, nel quale i dischi a venire sono indipendenti e contemporaneamente riconducibili all'opera precedente. Comporre un primo platter di un peso oggettivamente consistente è un vero terno al lotto; ma la sfida ulteriore per un combo sta nel tentare di sorpassare l’opera prima, senza cadere nel derivativo, e senza rimanere sotto la sua ombra. Al giorno d'oggi, una sfida del genere può essere vinta e aggirata anche grazie alle influenze contemporanee (shoegaze, post-rock, hardcore, drone...) che hanno investito le band più attuali portando alla pubblicazione dei migliori platters degli ultimissimi anni (Alcest, Deathspell Omega, Altar of Plagues, Gris, Midnight Odyssey...). Ma una sfida lanciata quasi dieci anni fa, e per di più, da parte di un gruppo non proprio incline alla sperimentazione, è proprio un caso disumano.

La band in questione sono gli Ondskapt e questo tentativo di sollevarsi dall'incredibile peso del debutto (Draco Sit Mihi Dux) è giunto al secondo turno.
Arisen from the Ashes è il seguito dell'ottimo Dödens Evangelium, ed è un album che ha avuto cinque anni di travaglio per essere partorito. In questi cinque anni, sono successi alcuni avvenimenti intorno alla band, che hanno causato la perdita dell’alone di misteriosità che l'avvolgeva sin dalla propria nascita. Mentre Draco Sit Mihi Dux era apparso sulla scena un po' per caso (nessuno sapeva chi si celasse dietro quel disco infernale), col passare degli anni l'identità degli Ondskapt è stata svelata varie volte in modi molto canonici, ma che in un modo o nell'altro hanno fatto affievolire l'aura di mistero primigena. La creazione del sito internet (con la pubblicazione delle foto), la creazione del myspace, l'approccio live e il contratto con l'Osmose, hanno reso i finlandesi una creatura più tangibile di quanto non fosse in passato. Mentre Dödens Evangelium aveva notevolmente cambiato l'atmosfera attorno agli Ondskapt (un disco con molte canzoni, alcune molto corte e dall'approccio frammentario), con Arisen from the Ashes il combo torna a comporre un disco monolitico dalle fattezze del primo full-length.
Dobbiamo obiettivamente fronteggiarci con una formazione mostruosa, dal talento indiscutibile, con un songwriting lodevole e un trademark notevole. Già con Omnious Worship of the Divine possiamo sentire i classici riff acuti e striduli tipici del gruppo: chitarre potenti e avvolgenti creano melodie dissonanti conferendo un alone mistico che nel religious blackmetal suona ancora come inedito (come gli arpeggi acustici e arabeggianti che donano un certo ermetismo al brano). Anche la batteria è suonata in un modo personale e unico (il modo di rullare di E.L. è riconoscibile e invidiabile) e continua a rimandare ai precedenti albums. Il rimbombante suono del rullante -che sul debutto era parte integrante dello stesso concept infernale- si era alquanto spento nel secondo disco, mentre in questo lavoro torna a ripercorrere gli echi degli esordi. I magistrali arpeggi distorti di A Graveyard Night, con le sue sovraincisioni corali, ci portano ancora una volta negli antri sulfurei dell'Inferno, e anche quando la ritmica rallenta e le sei corde sono più vibranti che mai, gli Ondskapt ci ricordano l'estrema varietà dell'atmosfera ìnfera.
Le tipiche accelerazioni sono dei continui tormenti, e anche le parti inedite di derivazione più death metal (Astute Sceptre), si amalgamano perfettamente con lo stile del disco. L'omonima traccia di chiusura ci regala una delle più belle composizioni degli Ondskapt: una violentissima raffica che sembra provenire dai paesaggi infernali di Draco Sit Mihi Dux, chiudendo perfettamente l'album sotto il continuo attacco di maligni riff e malinconiche atmosfere asfissianti.
La produzione gioca un ruolo veramente ambiguo: se da una parte evidenzia perfettamente la grandiosa capacità compositiva del combo svedese, dall'altra toglie quel senso di sporco viscoso che avrebbe permesso di raggiungere il sound ideale a questo full-length. Le sonorità di Arisen from the Ashes sono molto più vicine a quelle dei cugini religious svedesi (Funeral Mist, Watain, Ofermod, Mortuus...), ma hanno perso sostanzialmente la magìa di Draco Sit Mihi Dux e anche la sporca feralità di Dödens. La voce è senza dubbio la più penalizzata dalla produzione: in pochi punti ormai Acerbus riesce a far emergere la propria disumanità che avevamo conosciuto nei precedenti lavori; ora essa va via via omologandosi ad altri standard blackmetal.

Se prendiamo questo Arisen from the Ashes indipendentemente dalla passata discografìa degli Ondskapt, ci troviamo ad ascoltare un grandissimo disco, forse uno dei più belli dell'anno (per quanto riguarda un blackmetal ancora "classico" e libero da altri influenti generi). I nostri, insomma, rinnovano ancora una volta il loro stile, regalandoci un platter ambizioso e di una qualità altissima rispetto agli standard in circolazione del blackmetal più ortodosso.
Il paragone con il primo album risulta però, veramente svantaggioso da parte di questo terzo lavoro. Ogni riff e soluzione stilistica di Draco Sit Mihi Dux polverizza le equivalenti di Arisen from the Ashes.
Quello che sto tentando di dire (facendo il discorso alla rovescia) non è che questo full-length sia brutto, anzi... è un disco che necessita di svariati ascolti e che, una volta insinuatosi nella mente dell'ascoltatore, potrà essere surclassato (in efficacia) solo in casi eccezionali: tra questi l’opera prima degli Ondskapt che -purtroppo per la loro attuale carriera- è forse il disco blackmetal più importante del nuovo millennio.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
32.15 su 26 voti [ VOTA]
Luca
Sabato 18 Aprile 2015, 19.10.39
2
Ottimo album!
S.
Giovedì 27 Maggio 2010, 23.07.46
1
Sono in disaccordo sul fatto che "Draco..." sia forse il disco black più importante del nuovo millennio: "Si Monumentum..." toglie ogni dubbio a riguardo agguantando la medaglia. Ciò non toglie che il primo lavoro su lunga durata degli Ondskapt sia davvero notevole, anche se potrebbe alleggerire un pò il carico sulla schiena dei nostri. Arisen a mio parere è molto più vario di Draco, meno monolitico e opprimente ma anche più godibile e questo potrebbe essere un punto a favore del "nuovo" corso. La pecca è che l'atmosfera ammorbante ogni tanto esce dalla finestra, lasciando ineguagliata la splendida e pesantissima malignità dell'esordio. Buona recensione comunque.
INFORMAZIONI
2010
Osmose Production
Black
Tracklist
1. Intro
2. Ominous Worship of the Divine
3. A Graveyard Night
4. Vehicle of Stone
5. Astute Sceptre
6. Impaled By the Fundaments of Our Time
7. Killing the Human Mind
8. Arisen From the Ashes
Line Up
Acerbus - Vocals, guitars
S.W. - Guitars
Avsky - Bass
Nabemih - Guitar, arrangements
J. Wallgren - Drums
 
RECENSIONI
84
 
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