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Motorhead - Inferno
( 11004 letture )
Aspettavo ansiosamente come un vero fan il ritorno dei Motörhead, dopo le dichiarazioni di Lemmy di qualche mese fa, con le quali il vecchio sire del rock'n'roll avvertiva del fatto che questo Inferno sarebbe stato l'album più heavy dell'intera discografia dei precursori della violenza in musica. Aggiungiamo a ciò il fatto che era stata già da tempo annunciata la presenza di un personaggio del calibro di Steve Vai su due tracce del disco e le premesse c'erano tutte per un autentico trionfo. Dico subito che Lemmy & Co. non hanno deluso stavolta, dopo il quasi passo falso di un paio d'anni fa con il moscio Hammered.

L'inizio fa intuire che ci si trova veramente al cospetto di un album potente, sicuramente più pesante del solito e con un piglio e una freschezza che non si sentiva dai tempi di Bastards. Si parte infatti con Terminal Show, prima vera bordata del disco, una canzone heavy metal a tutti gli effetti, con un drumming ossessivo e possente che traina le chitarre come fa una locomotiva con un treno. E in questo simbolico quadretto la voce di Lemmy pare un'autentica ciminiera che sputa parole a destra e a manca. Notevole anche l'assolo di Steve Vai, che, al contrario di ciò che i più maligni temevano, si integra molto bene nell'impasto sonoro caratteristico dei Motörhead senza strafare in virtuosismi. La seguente Killers è un classico pezzo come molti nella discografia, un bulldozer che distrugge tutto ciò che trova lungo la sua strada, anche se forse può sembrare un po' monotona e troppo lunga, perdendo leggermente in impatto. Fa scendere decisamente la qualità il brano successivo, In the Name of Tragedy, con un riffing pesante come un macigno, ma con delle ritmiche troppo piatte e ripetitive per farsi ascoltare più di due o tre volte, mentre con le successive due canzoni si ritorna sulle coordinate tipicamente hard'n'roll dei Motörhead più ispirati, con Lemmy a farla da padrone e la chitarra di Phil Campbell che tenta di imitare le sfuriate del buon vecchio Fast Eddie Clarke, riuscendovi a metà ma ottenendo comunque un buon risultato, con un mid-tempo come Suicide che va a collocarsi stilisticamente come una via di mezzo tra una Metropolis e una Stay Clean e un brano del tutto rock'n'roll come Life's a Bitch che dal vivo provocherà autentici terremoti, con un ritornello che va di diritto nel novero dei più immediati e ispirati mai scritti dal terzetto, per quello che risulterà alla fine il miglior pezzo del disco insieme all'opener.

Impressiona più per il suono ovattato e marcio che per altre qualità la successiva Down on Me, con due ottimi assoli marchiati Steve Vai, sui quali sembra costruita a misura una canzone priva di reali spunti d'interesse. Si ritorna su un livello più che buono con In the Black, il cui ritornello, nel quale si accavallano diverse voci, dimostra come i Motörhead non siano solamente una macchina da guerra che funziona solo a volumi esagerati, ma anche (e soprattutto) dei compositori eccezionali come pochi al mondo. Fight sembra un filler recuperato da chissà dove rimanendo ad ogni modo una canzone più che discreta rispetto al piattume dei nostri giorni, mentre con In the Year of the Wolf si assiste all'ultimo pezzo mediocre di un album nel complesso veramente ottimo.

Il resto è solo manna dal cielo (o sarebbe meglio dire dall'Inferno?), con la cadenzata Keys to the Kingdom, una traccia nella quale compare addirittura un assolo melodico (!) e che sembra ribadire come i Motörhead, così come un certo modo di intendere il rock'n'roll, siano ben lungi dal tramontare, e anzi vogliano lanciarsi come dei baldi giovani alla conquista del mondo del rock duro, "sorridendo come dei killer" (Smiling like a Killer) come recita sarcasticamente il titolo della penultima traccia, ultima bordata prima della sorpresa finale, Whorehouse Blues: una canzone atipica nella quale Lemmy veste per quattro minuti i panni di un bluesman del sud degli USA durante gli anni '60, con un ottimo pezzo incentrato su chitarra acustica e armonica a bocca, che riporta alla mente i bordelli del Mississippi, con tutto ciò che ne consegue, Bourbon e ragazze in primis. I Motörhead sono tornati più in forma che mai e questo Inferno ne è la prova lampante ed evidentissima, nonostante qualche naturale calo di tensione. Per chiunque un buy or die!



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
70.86 su 114 voti [ VOTA]
Fabio Rasta
Sabato 7 Gennaio 2017, 9.16.22
20
Inferno. L'ennesima (e stavolta definitiva!) rinascita dei MOTÖRHEAD. La settima vita del randagio LEMMY. Ricordo che dopo Hammered, (definito addirittura "moscio" dal recensore, ma di cui purtroppo manca la recensione vera e propria), non mancarono i sagaci commenti di detrattori e simili che davano ancora una volta i Nostri come una Band al capolinea. Effettivamente, sia Hammered che We Are M.!, benché non privi di spunti interessanti (Walk A Crooked Mile, We Are M, One More Fuckin' Time e qualcosa d'altro), rivelavano forse + un periodo di transizione, che non una vera e propria stanca compositiva. Ma Inferno.... Inferno mi diede di nuovo la Band che avevo tanto amato da ragazzetto. Ogni traccia che brillava di luce propria e diverse novità sul piatto a cominciare dalla copertina di un insolito Petagno. Già, LEMMY & SOCI stavano proprio in forma (vedere il Live del XXX° x credere) e avevano trovato l'alchimia giusta sia compositiva, che in studio con Cameron Webb. Alzi la mano chi non ha pensato a un omaggio agli SLAYER con In The Name Of Tragedy. O un omaggio agli AC/DC in Suicide ( il giro è paro paro Shot Down In Flames). Che dire poi dell'opener, delle rockissime Killers e Life's A Bitch, della bellissima e nuovissima Keys To The Kingdom e della ciliegina del Blues acustico. Ricordo con esattezza quando lo comprai e lo misi sul lettore, appena uscito. Grande la sorpresa e la gioia di un amico ritrovato dopo un periodo così così. Grande lo sgomento x la scomparsa dello ZIO LEMMY, stavolta mi sa x sempre, ma la musica...... quella è ancora lì... HOTTER THAN HELL.... Calda Come L'INFERNO!
venom
Sabato 21 Maggio 2016, 1.42.18
19
Disco fenomenale!una band immensa non ci saranno mai piu gruppi come loro.l immortalità di lemmy passa anche x i solchi d questo grandissimo disco
Darth_Ale
Sabato 30 Aprile 2016, 14.31.51
18
il mio secondo album preferito degli anni 2000, dopo We are Motorhead. must buy!
Rob Fleming
Lunedì 1 Febbraio 2016, 10.06.23
17
Non tradiscono, ma è uno dei loro album che ho ascoltato di meno
Therocker77
Mercoledì 21 Gennaio 2015, 12.25.29
16
Un gran pugno nello stomaco...90/100
Lisa Santini metallara forever
Domenica 13 Luglio 2014, 2.39.09
15
Questo disco l'ho ascoltato tutto e ripeto tutto sono rimasta a bocca aperta senza dire neanche una parola. Devo dire una cosa mi e' chiara: l'album e' stra bello, la copertina e' di una brillantezza spettacolare, e non mi mancherebbe di dire il colore e' il mio colore preferito e' l'arancione!!!!!!!! Do' a questo discone un voto che se lo merita' : 100 i Motörhead ci hanno messo il vero sangue e il vero spirito del rock 'n' roll!!!!!!!!!!!!!! Davvero complimenti
Lisa Santini
Venerdì 2 Maggio 2014, 21.07.10
14
Inferno e' il mio album preferito, perche' ha la copertina arancione poi perche' mi fa ridere!!!! Lemmy 6 un grande!!!!!!!! I LOVE YOU BABY!!!!!!!!!!
Lisa Santini
Sabato 12 Aprile 2014, 11.44.43
13
Il disco Inferno e' piu' rock 'n' roll!!!! E' il migliore non c'e' niente da dire!!!!!!!!!! Amo i dischi!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Sorath
Mercoledì 13 Marzo 2013, 9.40.03
12
30 anni e riuscire a concepire un album come Inferno...le nuove leve sono invitate a fare di meglio...se ci dovessero riuscire. Comunque un grande come back per una band che ha fatto e fa ancora la storia della musica heavy. Long live Motorhead \m/_ _\m/
Steelminded
Venerdì 21 Dicembre 2012, 22.38.28
11
A me sembra abbastanza alto tutto sommato...
Delirious Nomad
Venerdì 21 Dicembre 2012, 22.06.51
10
@BloS: l'esercito di troll che votano zero colpisce ancora...
BIoS
Venerdì 21 Dicembre 2012, 21.56.33
9
Ma io vorrei sapere chi cazzo è a dare dei voti così bassi ai dischi dei Motorhead... come è possibile che un album del genere abbia 53??
Sambalzalzal
Domenica 16 Dicembre 2012, 16.09.05
8
Di Inferno c'è solo quello a nome Capricorn del 1995!
Macca
Domenica 16 Dicembre 2012, 16.02.25
7
Bello di brutto
blackie
Sabato 15 Settembre 2012, 3.50.45
6
il disco migliore degli anni 2000.concordo con edo al pari dei classici del passato stupendo epotentissimo!
Edo
Giovedì 23 Febbraio 2012, 17.00.42
5
Io lo metto al pari dei classici, tutto fantastico dall'inizio alla fine, lo so, la storia è la stessa degli ultimi dischi, compresi i successivi, ma qui sono davvero ispirati!! Cazzo, rileggendo le tacce mi rendo conto che non ce n'è una sottotono e sono tutte sparatissime, Inferno è fenomenale, assolutamente uno dei loro migliori dischi di sempre. 95, altro che 80...
Giovanni
Sabato 18 Dicembre 2010, 21.39.04
4
Album fenomenale il migliore degli ultimi anni
Ubik
Giovedì 7 Maggio 2009, 13.52.02
3
bellissimo album quando lo ascolti senti proprio l'energia che scorre
Luca
Sabato 28 Agosto 2004, 11.36.20
2
Un albumo eccellente!che dire?...i motorhead non tramontano MAI!!!
Angel1986
Mercoledì 18 Agosto 2004, 13.51.47
1
I motorhead tornano con + furore e voglia di stupire con un album che li ripone sul trono dell'heavy metal dopo un "Hammered" non molto riuscito... grande Lemmy!
INFORMAZIONI
2004
SPV
Hard Rock
Tracklist
1. Terminal Show
2. Killers
3. In The Name Of Tragedy
4. Suicide
5. Life's A Bitch
6. Down On Me
7. In The Black
8. Fight
9. In The Year Of The Wolf
10. Keys To The Kingdom
11. Smiling Like A Killer
12. Whorehouse Blues
Line Up
Lemmy - bass, vocals
Phil Campbell - guitars
Mikkey Dee - drums

Guests
Steve Vai - guitar on tracks 1 & 6
Curtis Mathewson – strings on track 10
 
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