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Burzum - Dauši Baldrs
( 12768 letture )
Parlare di Dauši Baldrs significa parlare di un compromesso. La disputa di questo problema č rappresentata da due parti che sono ormai conosciute da tutti quelli che hanno almeno sentito parlare di Burzum. Queste parti sono: la vita artistica di Vikernes (che nasce indissolubilmente dalla sua vita sociale) e il carcere.
L'album in oggetto esce nel 1997, quattro anni dopo l'ingresso di Varg in prigione. Anche se -discograficamente parlando- dall'arresto del Conte nel '93, la Misanthropy Records ha sapientemente dilazionato le uscite di Burzum (Hvis Lyset Tar Oss nel ‘94 e Filosofem nel ‘96), l'attivitą artistica dello stesso si rivela ferma almeno da Gennaio-Febbraio di quel fatidico anno. Dopo l'arresto seguirono le prime istanze del tribunale, il verdetto, i rinvii e i ricorsi; infine arrivņ l'isolamento dopo del quale si poteva cominciare finalmente a parlare di proseguire il progetto firmato Burzum.
Il solo strumento musicale dal quale Vikernes poteva trarre vantaggio in galera consisteva in una semplice tastiera -con i suoi svariati seppur modici effetti di sintetizzazione-, dalla quale seguiva una registrazione su nastro -probabilmente un quattro-tracce. Da questo emerge che Varg č stato il primo artista appartenente al mondo black metal a proporre un genere musicale completamente antitetico in confronto al resto della scena (anche se per cause di forza maggiore). Forse anche i cugini pił talentuosi chiamati Ulver, prima di intraprendere la propria fortunata e sperimentale carriera artistica, hanno pensato che la loro direzione poteva essere proprio quella che aveva imboccato lo stesso Burzum, pur muovendosi poi su pianeti ben diversi.

IL TEMA
Dopo aver dipanato grossolanamente il compromesso che precede la vicenda di Dauši Baldrs, cominciamo a parlare del tema dell'album, strettamente connesso alla musica. L'intero disco č un concept che ruota intorno al mito del dio bianco della luce Balder, il bello, fiero e splendente figlio di Odino. Il mito puņ brevemente riassumersi cosģ: Balder era famoso perchč prevedeva il futuro durante il sonno, una notte sognņ la propria morte e il conseguente inizio della fine dell'Asgard (il crepuscolo degli déi). Una volta riferita questa premonizione al proprio popolo, l'intero consiglio degli Asi riuscģ ad ottenere una specie di incantesimo-protezione da parte di tutti gli oggetti e gli elementi della terra, affinchč non nuocessero in alcun modo a Balder. L'incantesimo agģ perfettamente su tutto tranne che su un giovanissimo ramoscello di vischio: il maligno dio Loki, venuto a sapere di questa "svista", raccolse il ramoscello e, mettendolo in mano al cieco Hödr (fratello di Balder), lo incitņ a scagliarlo contro il dio bianco. Balder morģ sul colpo e Hermod (fratello di Odino) si offrģ per andare negli inferi a reclamare il corpo del morto. La guardiana del mondo sotterraneo accettņ la richiesta, e decise che Balder poteva tornare in vita ma solo ad una condizione: voleva effettivamente vedere se tutti gli esseri viventi della terra piangevano la sua morte, se anche un solo essere avrebbe trattenuto le lacrime, la salma di Balder doveva subito tornare nel regno di Hel. Tutti piansero il corpo del dio tranne una gigantessa, che non era altro che Loki mascherato: con questo episodio comincia il declino degli Asi che si concluderą con il Ragnarök.
La storia di Balder č una drammatica vicenda che svela dei significati archetģpici al di la della religione nordica. Il sacrificio quasi voluto del figlio del dio supremo (perchč gli déi erano a conoscenza di ciņ che poteva accadere), si lega con molti altri miti, da quello di Attis e di Marsia, fino a quello di Cristo.

LA MUSICA
Dauši Baldrs č una colonna sonora minimale dalle tonalitą tipicamente medievali che si limitano ad accompagnare i capitoli di questa storia. Le note introduttive e magnificenti dell'omonima opener, scandita dai gong e dai colpetti dell'oboe, descrivono l'inizio del mito fino alla partenza di Hermod verso Hel. Questo primo brano, palesa l'intento di Vikernes di tradurre in tastiera quello che egli aveva gią composto in passato (e che avrebbe dovuto registrare in chiave blackmetal). La versione che si avvicina nel modo pił autentico possibile a questo progetto primigeno di Vikernes possiamo sentirla nell'ultimo Belus, il quale si apre proprio con Belus'Dųd (la morte di Belus = la morte di Balder = Dauši Baldrs): se Dauši Baldrs fosse stato un disco blackmetal, la traccia di apertura sarebbe stata esattamente l’opener dell’ultimo full-lenght del Conte. L'allegro pianoforte di Hermošr Į Helferš (Hermod, il gagliardo), accompagna il galoppante viaggio del dio verso il mondo di Hel; mentre la tetra e solenne melodia di Bįlferš Baldrs descrive l’atmosfera della preparazione del funerale di Balder da parte di tutti gli Asi. I toni striduli del synth si ripetono ciclicamente, quasi cątatonicamente, riflettendo la marcia funebre e il cordoglio degli déi: la stessa graffiante melodia la si puņ riconoscere nel riff principale di Jesu' Dųd in Filosofem (anche allora faceva da colonna sorona ad un tema funebre). Il brano si spegne in una possente e ritmica melodia che richiama il fuoco della pira sulla quale brucia Balder e sua moglie Nanna morta dalla disperazione. Il veloce interludio di Ķ Heimr Heljar -anch'esso connotato da tinte cupe e da una certa suspence- fanno da sottofondo all'accordo che viene stipulato fra la guardiana di Hel e Hermod. Il ciclo di Balder si chiude con la lunga e minimale nénia di Illa Tišandi -una variazione sul tema di Bįlferš Baldrs, nonchč la versione semplificata di Decrepitude I di Filosofem- dalla quale Vikernes ha tolto tutti i sottostrati sonori per concentrarsi esclusivamente sui soli rintocchi del pianoforte che accompagna i messaggeri di Hel a constatąre il cordoglio collettivo di Asgard. Cordoglio che si accentua ancora di pił quando il destino di Balder si manifesta: egli non farą pił parte del regno dei viventi e la lunga battaglia fra gli déi dovrą avere inizio.
La stupenda Moti Ragnarokum č l'ultima messa sonora dell'album la quale non accompagna pił il mito di Balder, ma un brano del Ragnarok tratto dalla Völuspį –incentrato sul tema del futuro del mondo-. Il malinconico giro di pianoforte -uno dei pił belli dell'intero disco- si ripete costruendo la solenne melodia di questo epilogo.

"Tutti gli eroi dovranno allora lasciare il mondo [...] Il sole si oscurerą, e la terra verrą inghiottita dal mare [...] ed i brillanti fuochi della vita scoppietteranno contro il cielo."

Musicalmente parlando Dauši Baldrs č anche la messa in pratica degli ascolti di Vikernes tra le mura del carcere: Dead Can Dance, New Order, Cocteau Twins, Aphex Twin… Il fatto di inglobare queste influenze in un background blackmetal ha mostrato la genialitą artistica di Varg, ma il tentativo di creare un’opera ambient si puņ rivelare un passo falso. I canoni individuabili negli albums dei pionieri della musica ambient (David Sylvian, Dead Can Dance, Boards of Canada...) fanno apparire questo platter del Conte come qualcosa di insignificante, artisticamente acerbo, nonchč ripetitivo (difetto scardinato gią nel successivo Hlišskjįlf). Se si prescinde da questa considerazione, Dauši Baldrs puņ risultare un piacevole full-length che deve necessariamente accompagnare la lettura del mito di Balder -o meglio ancora la traduzione del disco che potete trovare nella pagina ufficiale di Burzum. In definitiva si tratta di un prodotto modesto e senza alcun tipo di ambizione che riflette anche la malinconica condizione di Vikernes in quegli anni sia come artista che come uomo.
Tenuto conto di queste considerazioni manichče e dell'enorme baratro (soprattutto qualitativo) che c'č fra il distico carcerario e gli altri album metal, non mi sento di esprimere un voto che riassuma la valenza di Dauši Baldrs: mi limito a dire che, mentre in molti vorrebbero veder scomparire le due proposte ambient dalla carriera di Burzum, il sottoscritto le trova entrambe piacevoli e riflessive.



VOTO RECENSORE
s.v.
VOTO LETTORI
77.64 su 88 voti [ VOTA]
COLONNA SONORA PER L'APOCALISSE
Domenica 22 Marzo 2020, 20.15.32
4
Comprato molti molti anni fą lasciato ingiustamente in disparte e riascoltato oggi. Capolavoro isolazionista senza tempo figlio dei suoi tempi. Trasmette l'aria malsana che lo stesso autore deve aver subito al carcere. Lo preferisco al suo black metal. Un Dark Ambient molto minimale da cripta.
Ubik
Domenica 2 Maggio 2010, 9.08.20
3
Veramente molto bello come disco
Maiden1976
Mercoledģ 21 Aprile 2010, 15.26.54
2
Gusti musicali a parte č sempre un piacere leggere le tue recensioni. Bravissimo Moro!!
Bloody Karma
Mercoledģ 21 Aprile 2010, 15.00.21
1
bistrattato da molti, e forse non a torto, a mio avviso questo disco mostra delle tracce molto interessanti e coinvolgenti, quali Hermošr į helferš e Moti Ragnarokum. Sicuramente il successivo Hlisdskalf č pił maturo ed intenso, oltre che meglio registrato, ma anche daudi baldrs ha le sue armi per difendersi
INFORMAZIONI
1997
Misanthropy Records
Ambient
Tracklist
1. Dauši Baldrs
2. Hermošr į helferš
3. Bįlferš Baldrs
4. Ķ heimr heljar
5. Illa tišandi
6. Móti ragnarokum
Line Up
Varg Vikernes - synth
 
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