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Van Halen - OU812
( 6692 letture )
La guerra tra i Van Halen e l’ex Dave Lee Roth giunge all’apice in questo periodo. Scambi di accuse, prese in giro, attacchi violenti recapitati direttamente sulle pagine delle riviste patinate made in Usa, ogni tipologia di colpo basso valeva per cercare di mantenere l’interesse su una o l’altra band con l’opinione pubblica divisa sui meriti e i risultati delle due entità musicali. Guerra aperta, conflitto totale, bazooka contro bazooka. I Van Halen tacciati di troppo commercialismo e di produrre musica sintetica, Diamond Dave in paradiso con un album eccezionale come Eat’Em and Smile, con la sua corte formata da calibri purissimi a mille carati come Steve Vai e Billy Sheehan. Dopo il grande successo di 5150, i Van Halen patirono fortemente le scorie del megagalattico trionfo del loro ex cantante, autore di un album a tinte forti basato su hard d’eccellenza e sfumature di colori che andavano dal blues allo sperimentalismo. E decise di prenderlo in giro, di stanarlo, di provocarlo, almeno nel titolo. OU812, traducibile foneticamente con la frase Oh, You Ate One Too (ne hai mangiato uno anche tu) è una palese satira di riferimento al titolo di David Lee Roth che battezzò il suo esordio Eat'em and Smile (pappateli e sorridi). Brutto fare confronti, ma ritengo che il solista di David Lee Roth, che vidi live per ben due volte in quel tour, sia un album perfetto, sotto tutti i punti di vista, mentre il qui presente lavoro vanhaleniano è al di sotto di quello standard, anche se il lotto di canzoni presenti è tutt’altro che da cestinare, anzi. Lo stile musicale di OU812 segue, in parte, quello dell'album precedente, vicino a brani hard rock o heavy (come Black and Blue, Source of Infection o Cabo Wabo) e altre canzoni dalle sonorità di più facile ascolto in cui le tastiere sono usate strategicamente (soprattutto Feels so Good e la ballad When It's Love). 50 minuti di musica prodotti, come al solito, dalla band al completo e da Donn Landee, come accaduto già per 5150, primi vagiti registrati nel settembre ‘87 e conclusione delle session nel mese di aprile dell’anno successivo ai tradizionali studios di proprietà di Eddie, a Hollywood. Il platter venne dedicato alla memoria di Jan Van Halen, padre di Eddie e Alex, scomparso poco prima della pubblicazione. La release europea era sprovvista della traccia 10 -cover dei Little Feat- sia su vinile che in cassetta, mentre la si ritrova su CD e sulla fornitura successiva in musicassetta. Curiosità: la tracklist venne stampata in rigoroso ordine alfabetico invece che per scansione reale della scaletta; una trovata poco funzionale, lasciatemelo dire, al contrario di una copertina crepuscolare, in bianco e nero, d’effetto. Allacciare le cinture, decollo previsto tra due parole.

Mine All Mine battezza con grande vigore l’ennesimo nuovo corso dei Van Hagar e illustra da subito una massiccia potenza distruttiva che, nel caso di Sammy, funzionò al settimo tentativo di riscrittura dei testi e delle parti vocali; solo dopo una bottiglia di tequila lo screamer trovò il giusto feeling e impresse il proprio marchio sulle tracce strumentali. Pezzo possente, percussioni rombanti, voce energica, tastiere in sincrono con la chitarra, break acustico a più voci stile Beach Boys, un solo alla Van Halen. Inizio promettentissimo. When It's Love è il primo frammento al quale la band lavorò in studio, lyrics scritte in una notte da Sammy: un masterpiece. Batteria profondissima, tastiere ossessionanti ma perfette, chitarra che quando compare acidifica, vocals eccellenti e cori da aor-paradise, uno dei pezzi meglio riusciti alla nuova line-up, senza ombra di dubbio. Cantabilissima, orecchiabile, solo godibile, fu un successo ovunque quando venne lanciata sul mercato dei singoli, certo non come Jump, ma i Van Halen non scriveranno mai più una nuova Jump: e qualcuno dirà, per fortuna; e nonostante venne composta con il preciso intento di essere “un pezzo da classifica” il rock è tutt’altro che edulcorato, basta ascoltare la drum di Alex. Ritmo sincopato, hard a cascata, sei corde scatenata, questa è A.F.U. (Naturally Wired), che riflette l’adrenalina dei tour. Pezzo magnifico, un po’ come accadeva nei primi tempi, la voce di Hagar matura, cattiva, tostissima che tiene testa alla chitarra velenosa di Eddie, dedicato solo al suo strumento naturale senza suonare le key. Voto 9 e mezzo, un attacco di cuore per i romanticoni abituati ad atmosfere soft; un calcio sulle gengive il solo furioso con aperture da brividi. Grandi! Quarta traccia e quarto singolo editato, saranno ben sei le single version estrapolate da OU812, e ci troviamo al cospetto, di nuovo, di sano rock duro. E così sia. Cabo Wabo, dedicata all’amore di Sammy Hagar per la città messicana di Cabo San Lucas, dove aprì un locale, divenuto poi una catena in franchising, nel quale ancora oggi produce una tequila eccellente, il cui marchio è stato acquistato da una multinazionale per un’ondata di milioni di dollari. Le note sono frizzanti e potenti come si confà al poker di musicisti sopraffini. Buonissimo lo sviluppo, strumenti chiari, stacchi perfetti, cori accalappianti, un altro ottimo pezzo hard and heavy. La Dengue Fever è un famigerato virus, trasmesso dalla puntura di moscerini del genere Aedes che provoca febbre alta, mal di testa, dolori muscolari ed articolari, nausea, vomito... e tutto ciò si beccò Eddie Van Halen in Australia in viaggio per l’anniversario nuziale. Finì in ospedale per una settimana e da lì nacque… Source Of Infection. Liriche autoironiche, musica bastardissima e tirata all’inverosimile. Inizio in stile Hot For The Teacher, con i due fratelli che si sfondano i muscoli in quanto a potenza, poi il cantante si sgola e Michael Anthony lega tutto con il suo quattrocorde in 3.58 minuti di pura libidine heavy senza inibizioni. La chitarra da i numeri, sale, scende e fa il cazzo che vuole. Galattica la resa sonora finale con Sammy cantante perfetto per questa nuova incarnazione e Eddie che dà libero incendio alla sua rabbia repressa. Tempo di relax, synth che palpeggia, suono tutt’altro che finto, anzi molto interessante. Tutto bellissimo anche se i puristi storceranno il naso ma qui chitarra, batteria e voce sono adamantine, solo le tastiere e gli “uh uh” dei cori riescono a rendere pop una struttura bella spessa. Il solo, come mostrato nel clip con Eddie che si mette le mani nei capelli, è superfluo ma Feels So Good, parafrasando il titolo, fa star bene.

Finish What Ya Started è una novità assoluta per la formazione, andando ad esplorare i confini di chitarre acustiche in una traccia western e saltellante scritta a quattro mani e 20 dita dal cantante e il chitarrista in una jam ad alto tasso alcolico con mille sigarette ad offuscare la vista. Bellissimo pezzo, nemmeno poi così tanto costruito per le classifiche, che da un nuovo volto sfaccettato dei Van Halen. Black And Blue, basata sulle esperienze di sesso compiute da Sammy nel tour precedente, è energia pura che ridesta l’ascoltatore gettandolo in un intrico hard rock che solleva anima e braccia deluse dopo una giornata storta. Grande cura alla coralità, alle ritmiche, e al solo in hammer on, con note filate e lancinanti di Mastro Eddie, finale che più rock non si può….da leccamento baffi e pizzo annesso.
Sucker In A 3 Piece schiocca diretto con la chitarra libera poi è sapore di classico Van Halen che ci invade la bocca. Sammy fa la sirena, Eddie si traveste da mago, Alex destabilizza con il suo drum-work, insomma una song mica da diseredati che ha in se i crismi degli albori, con un vago ondeggiare alla Panama. Buona, buona, molto buona questa canzone elaborata di getto dai quattro pards californiani.
A Apolitical Blues, scritta da George Lowell, è l’unica traccia non fuoriuscita dalla penna compositiva della truppa dei fratelli olandesi: un classico blues lento, con tanto di piano, che nulla toglie e nulla aggiunge a questo platter decisamente più incisivo rispetto al precedente 5150, che risultava troppo soft e ampiamente rovinato da suoni articiali e un po’ fasulli. Tante song che riconciliano i die-hard fans con quello che i Van Halen erano diventati, un combo mirato a sparigliare le top ten delle classifiche di mezzo mondo.
OU812 si accaparra 4 dischi di platino e pone in forte evidenza la voglia di tornare alla matrice rock più selvaggia e meno delicata, cosa che avverrà definitivamente con il prossimo F.U.C.K., svegliato dal ritorno alla consolle del vecchio mentore e pigmalione, Ted Templemann. Un disco da riscoprire, una vena rock mai sopita, una maestria mista a classe cristallina con poche comparazioni sulla strada raminga del rock americano. Un futuro che vorremmo fosse ancora striato dai Van Halen in veste scapigliata e ferale. L’augurio e la considerazione se li meritano da decadi... chissà che cosa bolle in pentola.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
55.5 su 46 voti [ VOTA]
cowboy big 80
Lunedì 10 Febbraio 2020, 22.02.41
23
Ma qualcuno sa perche' questo album si chiama OU812? io si, ma non dico il perche' Stavo leggendo i commenti, vabbe' il primo LP di David e' lo sviluppo migliorato di Van Halen II, e di molto.Questo e' un classico, a loro modo un Hysteria. Altri commenti, the best is yet to come...quale? F.U.C.K.? Ma quello e' il sequel di Fair Warning. Dei veri fouriclasse del rock, Mine all mine e' rappresentata nella busta inteena del vinile. A quando i classici solisti di Sammy? There's only one way to rock
Aceshigh
Martedì 5 Dicembre 2017, 10.30.32
22
Album veramente notevole! Dopo 5150, che mi è sempre sembrato un buon album di rodaggio della nuova formazione, qui i Van Halen imbroccano la formula giusta sfornando 45 minuti abbondanti di musica eccellente (se non fosse per un paio di episodi saremmo al livello del capolavoro F.U.C.K.). Non so mica se Eat'em And Smile è così tanto migliore... Concordo al 100% con il voto assegnato dal recensore!
venom
Domenica 12 Febbraio 2017, 14.33.58
21
Ottimo album un po troppo morbido ma di pregevole fattura un grande hagar.
Rob Fleming
Domenica 21 Febbraio 2016, 16.23.16
20
La forma è ottima. La cura Hagar è perfetta. Mine all mine, Source of infection, When it's love sono stupende. Finish what ya...è un pezzo più vicino alla sensibilità di JJ Cale o Mark Knopfler che a Malmsteen e compagnia velocista. Quello che stupisce è proprio la varietà della proposta che prima dell'avvento di Sammy il rosso il gruppo manco se la sognava.
Alex1
Sabato 13 Settembre 2014, 12.57.30
19
Sono personalmente affezionato a questo album, per ragioni non strettamente musicali. Detto questo io all'epoca preferivo i Van Halen al loro ex cantante, gradendo maggiormente la loro indiscutibile raggiunta raffinatezza di suoni e composizione, piuttosto che l'istrionismo "guascone" del debordante Lee Roth. D'accordo che qui siamo ben distanti da Van halen I o da Fair Warning, però è un suono di fine Ottanta, suadente, raffinato e con punte di melodia che si mischiano a grinta e passione. Per me sicuramente valido.
Andrew Lloyd
Venerdì 8 Agosto 2014, 10.14.41
18
Meglio di 5150. Mine All Mine è una delle mie canzoni preferite del gruppo. Le tastiere non stonano affatto e la band viene fuori in gran forma. Che anno fu quel 1988...
Andy '71 vecchio
Martedì 13 Agosto 2013, 10.16.24
17
Stratosferico,non dico altro!Concordo anche sul voto!
Marcxx
Domenica 11 Marzo 2012, 21.59.09
16
disco più debole dell'era hagar, anche se si attesta su livelli discreti. 73 su 100
marmar
Martedì 14 Febbraio 2012, 21.52.20
15
Ecco il classico disco che potrei ascoltare per 10 volte di fila senza mai stancarmi; una canzone più bella dell'altra, classe immensa e tante idee, Van Hagar al Top della forma. Imperdibile.
therox68
Martedì 6 Dicembre 2011, 17.45.52
14
Frankiss: ok, vada per la battuta.
Frankiss
Lunedì 5 Dicembre 2011, 16.51.29
13
THEROX..ERA UNA BATTUTA DAI,...
fabio II
Lunedì 5 Dicembre 2011, 13.33.15
12
Bah per il voto non saprei...certo che anch'io la penso come Frankiss: è il mio preferito dell'era Van Hagar. Suono variegato, chitarre ( anche ) blues, animo 'swing' e grandi arrangiamenti.
therox68
Sabato 3 Dicembre 2011, 17.47.06
11
Frankiss: non essere permaloso, mai pensato che tu debba chiedere il pemesso.
Frankiss
Sabato 22 Ottobre 2011, 15.17.22
10
Ok therox chiederò a te prima di dare i voti alle mie recensioni...
therox68
Sabato 22 Ottobre 2011, 14.49.56
9
Il problema è che questo disco sarebbe dovuto essere una risposta ad Eat'em and smile e ne esce chiaramente a pezzi. Il 90 di qusta recensione è a dir poco esagerato.
joe
Martedì 22 Marzo 2011, 2.18.03
8
Buon album ma non tra i migliori prodotti del periodo Hagar. Un pezzo su tutti rispolvera la vecchia energia di Eddy : source of infection veramente tirata e cattiva. Il resto dei brani si ascolta con piacere , ben suonati e ottima produzione per un rock patinato e soft , certamente lo preferisco a quanto proposto da Bon jovi e compagnia bella.
BLACKIE
Giovedì 16 Dicembre 2010, 1.39.39
7
un buon album, un po troppo commerciale le melodie soo dawero belle ma da i van halen mi aspettavo piu forte piu chitarre e un po meno tastiere..grande prova di hagar che si conferma un ottimo vocalist.
Frankiss
Giovedì 6 Maggio 2010, 22.40.28
6
quoto le ultime tre dichiarazioni qui in basso, questo disco non è un capolavoro ma un grande ritorno al sound Hard/heavy che la band aveva perso di vista.....dopo questo platter editeranno un grande album.... C-Ya guys!!
AdemaFilth
Giovedì 6 Maggio 2010, 21.27.57
5
The best is yet to come!
paul
Giovedì 6 Maggio 2010, 20.45.58
4
Sicuramente non è uno dei loro migliori album,ma tecnicamente i Van Halen sono dei maestri e lo confermano anche in questo album,su tutti la sezione ritmicha!
Broken Dream
Mercoledì 5 Maggio 2010, 12.01.33
3
Disco godibile, non certo un capolavoro, ma che merita la dovuta attenzione. Composto in una fase di transizione del gruppo. I miei highlights: .A.F.U. (Naturally Wired) e Feels So Good
Ghenes
Martedì 4 Maggio 2010, 0.11.28
2
...cavolo ste recensioni mi fanno perdere la vista ah ah ah,)per me grande disco e cmq alla faccia dei puristi per me Jump è un gran pezzo.
Filippo Festuccia
Lunedì 3 Maggio 2010, 17.18.11
1
Hagar>Roth
INFORMAZIONI
1988
Warner Rec
Rock
Tracklist
1. Mine All Mine
2. When It's Love
3. A.F.U. (Naturally Wired)
4. Cabo Wabo
5. Source Of Infection
6. Feels So Good
7. Finish What Ya Started
8. Black And Blue
9. Sucker In A 3 Piece
10. A Apolitical Blues
Line Up
Sammy Hagar - voce, chitarra
Edward Van Halen - chitarra, tastiere, voce
Michael Anthony - basso, voce
Alex Van Halen - batteria
 
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