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Lacrimas Profundere - The Grandiose Nowhere
( 4666 letture )
The Grandiose Nowhere (titolo, lasciatemelo dire, veramente affascinante) è la nona release per i tedeschi Lacrimas Profundere, arrivati ormai al diciassettesimo anno di attività.
Il primordiale death/doom metal che proponevano in dischi come …And the wings embraced us (dischi d’esordio del 1995, e gran bel disco, senza compromessi!) o Memorandum, del 1999, si è poi incanalato in una direzione più prettamente goth rock, molto trendy, non c’è che dire, ma anche, ahimè, così maledettamente inflazionato da bands come H.I.M., Entwine, o i portoghesi Seduced by Suicide. Sebbene la matrice ispiratrice sia la stessa e ristagni in una dimensione ultra romantica (dicitura presente anche su wikipedia, per chi volesse approfondire ulteriormente) in cui compaiono come dramatis personae N.I.N., Sisters of Mercy, Depeche Mode o gruppi più “recenti” come i The 69 Eyes, i Lacrimas Profundere, in passato, avevano saputo unire diverse sonorità a loro più care aggiungendo quel pizzico di Danzing (ne sa qualcosa il cantante Vitacca), una pennellata lieve di Bauhaus ed un amore per i The Vision Bleak tale da rendere il loro sound unico.
Ebbene, di questa unicità passata è rimasto poco o nulla. Certo, i Lacrimas Profundere restano una gran band, una certezza soprattutto in sede live, grazie alla presenza esorbitante del frontman Rob Vitacca (sex symbol indiscusso per giovanissime dark teenagers) ma con questo nuovo album la loro caduta, iniziata con Songs for the Last View del 2008, lavoro precedente, si rende decisamente più evidente.
Rispetto al sopraccitato lavoro, The Grandiose Nowhere sembrerebbe al contrario un passo indietro verso le origini, ma utilizzo apposta il condizionale, perché, ad un ascolto preciso dell’album, non passa inosservato che la sostanza è irrimediabilmente mutata.
Difatti, coerenti fino al midollo con la linea intrapresa negli ultimi tempi, i Lacrimas Profundere hanno sfornato un nuovo lavoro che fa parte più del filone goth che non di quello death/doom metal, e, anche se questo non costituisce in sé un’onta infamante, non piacerà comunque ai fans di vecchia data, che fiuteranno subito la differenza.

Il fatto è che questo non è affatto un brutto album, anche perché i suoni, ad opera del grande John Fryer (che ha all’attivo anche collaborazioni con i Depeche Mode e i Paradise Lost), sono ottimali: nitidi e precisi in ogni sfumatura. Inoltre, ritroviamo tutti i trademarks dei musicisti tedeschi, dalla voce torbida e tenebrosa di Rob Vitacca in primis, ai riffs serpeggianti, duri ed ammalianti al contempo, alle strutture monolitiche eppure dirette, ai mid tempos suonati con efficacia.
La scelta di aprire con un brano come Be mine in tears è audace: la canzone è ruvida, tagliata con l’accetta, e ha contorni molto più hard rock che gothic; sulla stessa linea troviamo The Letter, a mio avviso il pezzo più interessante e più riuscito, ma con Her occasion of sin, Lips, My little fear ed anche la ballad I don’t care i nostri sembrano abbandonarsi a dimensioni a metà tra H.I.M. e The 69 Eyes, che sicuramente centrano il bersaglio in fatto di orecchiabilità e emozione ma che, sotto sotto, si rivelano poco consistenti.
I riffs presenti in questo disco risultano putroppo quasi identici uno all’altro, e le strutture così massicce, i rari cambi di tempo non fanno che appesantire l’ascolto di un disco che era tuttavia partito bene: la noia, putroppo, si insinua nell’ascoltatore e neanche la vivida The fear of being alone (piccola gemma!) riesce a dissiparla.
No Matter Where You Shoot Me Down regala senz’altro qualche emozione in più (per via di vocals più dinamiche e lontane dal resto dell’opera), ma una prima ed un’ultima canzone ben fatte non riescono ad elevare più di tanto il livello dell’intero disco che risulta, nel complesso, un po’ troppo stagnante.

Non so se i Lacrimas Profundere faranno marcia indietro verso il loro sound degli esordi oppure se, soddisfatti di questa nuova dimensione, molto più estetica che ontologica, comporranno altro materiale in questa direzione.
Certo è che, da questi veterani, non ci aspettavamo manierismi di sorta, ma solo forse, una certa musica come loro sapevano, una volta, nel loro stile unico, fare.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
27.86 su 22 voti [ VOTA]
Kryptos
Venerdì 25 Giugno 2010, 13.53.41
3
Non so come nè perchè ma questo disco, che non dice nulla di nuovo e che non regala niente di veramente memorabile, mi è piaciuto e non poco. E sì che non sono mai stato un amante di certe sonorità goth-commercialotte, tantomeno un fan di HIM, 69 Eyes e via dicendo. Però boh, credo proprio che una quindicina di euro per questo lavoretto li spenderò comunque.
Uno qualsiasi
Sabato 22 Maggio 2010, 9.24.48
2
Ammazza ma adesso i creatori del famosissimo e gloriosissimo "Rock 'n Sad" so diventati emo... come cambiano i generi, basta un cambio di mode!
Il professor Morte
Venerdì 21 Maggio 2010, 19.28.47
1
Proverò a dare una chance a questo cd, nonostante da tempo i LP siano approdati su lidi commercialotti che non mi appartengono
INFORMAZIONI
2010
Napalm Records
Gothic
Tracklist
1. Be Mine In Tears
2. The Letter
3. Lips
4. I Don't Care
5. Her Occasion Of Sin
6. A Plea
7. Not For Love
8. The Fear Of Being Alone
9. My Little Fear
10. Side
11. Dead Heart Serenade
12. No Matter Where You Shoot Me
Line Up
Rob Vitacca - Vocals
Oliver Nikolas - Lead and clean guitars
Tony Berger - Guitars
Korl Fuhrmann - Drums
 
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