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Axel Rudi Pell - The Crest
( 5157 letture )
Non è da tutti festeggiare 30 anni di attività continua nel mondo metallaro: a questo traguardo giunge nel 2010 Axel Rudi Pell, celebrando l’anniversario con l’ennesimo album, The Crest. Nella formazione, invariata rispetto alle ultime uscite, spicca ancora una volta la notevole caratura tecnica del gruppo che porta il nome del chitarrista di Bochum, nonché l’eccezionale calore che emana –quantomeno quando sguazza in acque conosciute, da intendersi hard rock melodico– l’ugola di Johnny Gioeli, un po’ meno a suo agio, invece, di fronte a questo possente hard’n’heavy, le cui influenze principali si riconoscono nelle opere del compianto Ronnie James Dio e del vichingo della chitarra Malmsteen. Ecco che l’album va quindi a riunire una serie di mid ed up tempo, con le sole eccezioni della ballata Glory Night e la strumentale Nobless Oblige. Menzione specifica merita la copertina dell’opera, affidata a Martin McKenna, che propone un’atmosfera gotico-medievale (certo non una novità eclatante per il genere), ambientazione che fa da background per l’intero lavoro.

Gusto medievale palpabile sin dall’intro, Prelude Of Doom, che fa sfoggio di un prolungato lamento alla tastiera su cui s'innalza una melodia diabolica, che si interrompe solo per l’ingresso del tagliente, ottantiano main riff di Too Late; la suddetta canzone punta evidentemente tutto sulla potenza delle chitarre e sull’impatto di Gioeli, che regge decisamente bene il chorus. Quasi inascoltabile l’assolo, che peraltro somiglia ad altri proposti nelle canzoni successive. In effetti, concessa una piccola digressione sui momenti solistici di Axel in quest’album, si nota fin dal primo ascolto quanto questi siano deboli: studiati superficialmente e composti quasi senza una linea melodica, sembrano un noioso sfoggio di tecnica ma al contempo non propongono nulla di eclatante nemmeno da questo punto di vista.
Al crudo metal di Too Late si contrappone l’inizio di Devil Zone: accordi su una chitarra pulita e progressione melodica guidata al solito dall’eccellente singer americano, che poi esplode in un pezzo simil-Malmsteen’s Rising Force, guastato da un solo condito di wah che fa tanto Kirk Hammett (e non è da considerarsi un pregio, ultimamente).
Prisoner Of Love sembra un tributo agli Europe, sia nel caldo ritornello che nei riff duettati fra chitarra e tastiera; così Dreaming Dead riprende i Black Sabbath, con qualche timido accenno di scala egiziana ad arricchire una linea melodica di per sé molto scialba.
Il piano accompagna la voce nella power ballad Glory Night, ed è ancora la voce stessa a salvare la baracca e a rendere questa canzone una delle migliori del disco, nonché una delle più ascoltabili.
Dark Waves Of The Sea riprende Oceans Of Time, uscita dodici anni fa: inutile dire che il risultato, come spesso accade quando l’artista punta sulla ripresa di canzoni importanti del proprio repertorio, è deludente a dir poco. Burning Rain non si discosta dalla mediocrità della precedente: un brano che certamente non ha nulla per restare impresso nella mente.
Un cambiamento, necessario dopo una sequela di canzoni quasi della stessa pasta, è segnato dalla strumentale Nobless Oblige; in essa spicca innanzitutto un grande suono della chitarra, pescato a pienissime mani dalla Strato di Gilmour; cercando di non far caso a questo ammiccamento rivolto ai Pink Floyd, la canzone presenta un crescendo emozionale che ha il culmine nella parte centrale, dove gli arpeggi di piano incrociano le sporadiche note di chitarra.
Chiusura tellurica con The End Of Our Time, lenta e cattiva, soprattutto per via del lavoro alle pelli di Mike Terrana, che fa venir voglia di tirare le somme del lavoro di Pell.
L’album risulta a momenti fiacco, a momenti potente, ma in ogni caso vuoto. È chiarissimo che il chitarrista non abbia più niente da dire al pubblico, e per questo continui a riproporre la solita minestra, che si è decisamente freddata. Inutili poi i continui riferimenti ad opere altrui: altro non fanno che confermare quale sia la strada intrapresa dal gruppo.

Il disco è bocciato anche per il lavoro compiuto post-studio di registrazione, in quanto il sound, soprattutto delle chitarre, è lontanissimo dagli standard di produzione attuali, e perde anche se confrontato con lavori di decadi orsono.
L’acquisto può essere preso in considerazione solo dagli amanti di Axel Rudi Pell; ma anche in tal caso, si risparmierebbe decisamente rivolgendosi alla discografia precedente, lasciando sullo scaffale The Crest.



VOTO RECENSORE
40
VOTO LETTORI
51.17 su 39 voti [ VOTA]
JACK SERME
Domenica 10 Marzo 2019, 13.01.22
14
Effettivamente il recensore forse è stato un po' troppo cattivello...Non dico che sia un album da 90 ma addirittura 40 mi sembra eccessivamente basso. Che Axel faccia gli album tutti "orgogliosamente uguali" si sa, allora dovremo condonnare a voti cosi anche band come AC/DC, Moorhead e Running Wild (ed in parte anche gli ultimi Wasp) per questo... Album sicuramente "più per i fan" c he altro ma non così eccessivamente negativo.
Maurizio
Martedì 2 Febbraio 2016, 14.28.43
13
Merita almeno 75, chi ha scritto sta cosa (non recensione) é meglio che parli di pop rock
Le Marquis de Fremont
Martedì 26 Novembre 2013, 14.38.31
12
Leggo solo ora questa patetica recensione, scritta in maniera affrettata e con l'idea di stroncare l'album già in testa. Infatti, si vede che prima è stata scritta la parte finale e poi il "cappello" per dare un tono alla recensione. Condivido alcuni commenti che mi hanno preceduto: cosa si vuole da Axel Rudi Pell? Quando acquisto un suo disco mi aspetto QUESTA musica e non il reggae (come cita il simpatico Monsieur high on hate) o sperimentalismi post metal. Se non voglio questo sound, ascolto dell'altro. Ma questo sound è fatto bene, il songwriting e le canzono sono belle, i musicisti impeccabili, Gioeli grandissimo e inoltre, questa volta, anche la copertina è più bella delle grossolane cover precedenti. Si sentono Malmsteen, Gilmour o i Black Sabbath? E allora? Se si sentisse Lady Gaga, sarei più preoccupato... Se al non firmatario questa musica non piace, recensisca dell'altro, please. Voto alla recensione? 30.
high on hate
Martedì 16 Luglio 2013, 7.34.41
11
Prego chi ha scritto codesta recensione di darsi al reggae o al raggaeton al massimo. O comunque di cambiare mestiere. Album completamente azzeccato in tutto, assoli compresi. Da Axel non ti devi aspettare roba alla Petrucci o alla Chuck Shuldiner...ha il suo trademark. Per me è da 75...40 è assurdo e ridicolo e secondo me pure in malafede.
Luca
Venerdì 22 Marzo 2013, 19.50.28
10
E' un grande disco invece, con Gioeli che ammalia con la sua voce fantastica. Ben suonato, vario, ma che cavolo deve avere un disco? Recensione inqualificabile!!!
Mezza
Venerdì 28 Ottobre 2011, 15.12.21
9
Mr. Reed, lei si che ha fatto una bella ciofeca
Lou Reed
Venerdì 28 Ottobre 2011, 14.24.05
8
sig, Mezza cosa ne pensa del mio nuovo album con Metallica ?! Spero lo gradisca !
Mezza
Venerdì 28 Ottobre 2011, 14.00.12
7
il sound è uno dei pregi maggiori di questa uscita! E' molto antico, ottantiano, puro. Pell ha forse deciso di dire basta alle produzioni cristalline e nitide, che poco hanno a che vedere con questo genere. 40 è un voto bassissimo, per un album che non sfigura affatto con le recenti uscite, qui valutate sopra il 70. Non capisco.
DIOJAMESRONNIE
Sabato 26 Marzo 2011, 15.00.36
6
GALLINA SUPERSPENNACCHIATA MESSINESE COMMENTA GLI ALBUM CON PIU' RAZIOCINIO. CONIGLIO GIALLOROSSO!!!!!!!!!
Franco 73
Venerdì 6 Agosto 2010, 14.43.30
5
A me non sembra così malaccio. Sicuramente è molto ottantiano, può non incontrare i gusti dei giovanissimi. Però la voce eccezionale e gli assoli melodici (anche se non stiamo parlando certamente del nuovo Randy Rhoads) mi hanno spinto a dare a questo album un buon 70.
Frankiss
Mercoledì 26 Maggio 2010, 23.46.20
4
Concordo con il recensore...album a dir poco trascurabile..Rudi Pell a tratti noioso..la cosa incredibile è vedere un cantante straordinario come Johnny Gioeli fare sfracello nei suoi Hardline, band fantastica, e sentirlo qui decisamente sotto tono...sarà l'influenza del chitarrista teutonico e delle sue composizioni ai krauti? Non è che Axel porta un po sfiga?
Radamanthis
Mercoledì 26 Maggio 2010, 10.14.28
3
Ah, scordavo: la qualità degli artwork è sempre eccelsa! (o meglio, a me piace un sacco come sempre!)
Radamanthis
Mercoledì 26 Maggio 2010, 10.13.35
2
Anche io non mi trovo daccordo sul voto, certo, con questo album Axel non ha inventato nulla e sa di già sentito, ma lui fa dischi così da 30 anni e sempre di ottima fattura! Ritornelli azzeccati, sound heavy, chitarre taglienti, assoli melodici, ballads strappalacrime ecc...cosa ci si deve aspettare? Un pezzo dance? Si sta un pò autocelebrando, ma magari è ciò che vuole fare veramente! Gioeli è sempre in forma massima e Terrana spacca di brutto, come sempre! Le chitarre magari non hanno effettivamente quella produzione perfetta come nei dischi passati, ma se tutti i dischi di hard rock o hard n' heavy fossero di questa fattura io sarei ben felice (e completamente povero perchè li comprerei tutti )
Lyonhard
Mercoledì 26 Maggio 2010, 8.40.32
1
Mah, mi sento di dissentire sul voto. E' vero, Axel non ne vuole sapere di cambiare un pò il suo repertorio (effettivamente gli assoli sono un mix dei precedenti. Appena ascoltato il primo assolo, Too Late, mi è venuto subito in mente quello di Tear Down the Walls), ma non per questo l'album è, a mio avviso, da bocciare. Secondo me invece è il classico album targato Axel, ovvero un buon hard rock melodico ben confezionato, grazie ad una solida line-up (specie il cantante Gioeli, davvero bravo). Concordo su alcune canzoni sottotono, mi riferisco in particolare a Burning Rain, mentre la strumentale la trovo solo carina (di gran lunga inferiore alla splendida Serenade of Darkness (Opus #1 Adagio con Agresso)
INFORMAZIONI
2010
SPV/Steamhammer
Heavy
Tracklist
01 Prelude Of Doom (Intro)
02 Too Late
03 Devil Zone
04 Prisoner Of Love
05 Dreaming Dead
06 Glory Night
07 Dark Waves Of The Sea (Oceans Of Time Pt. II: The Dark Side)
08 Burning Rain
09 Noblesse Oblige (Opus #5 Adagio Contabile)
10 The End Of Our Time
Line Up
Johnny Gioeli - voce
Axel Rudi Pell - all guitars
Fedry Doernberg - tastiere
Volker Krawczak - basso
Mike Terrana – batteria
 
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