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Eibon La Furies - The Blood Of The Realm
( 2482 letture )
Quando si cerca di spacciare per avanguardia ciò che non è altro che una giustapposizione di banalità, si può al massimo gabbare qualche recensore troppo entusiasta o poco avvezzo al genere.

Questi Eibon La Furies, inglesi, attivi dal 2005 ed al debutto assoluto, presentati in gran pompa e confezionati assieme ad un'entusiastica biografia, non hanno granché da dire e quel poco di originale che esprimono deve ancora essere raffinato adeguatamente. Per quanto mi sforzi di inserirli, per affinità di genere, nel filone dell'avantgarde estremo (e metalloso), riesco con grande fatica a trovare termini di paragone di fronte ai quali questi baldi inglesi non impallidiscano. E fa veramente impressione vedere con quanta scioltezza un'etichetta investa su di un prodotto come questo, pensando a quante ottime realtà esistono tutt'oggi in Italia.

La recensione potrebbe anche finire qui, ma è bene approfondire per filo e per segno, di modo che le critiche siano sostenute da argomenti convincenti, e dando la possibilità anche a coloro la cui curiosità o la passione per il genere lasciano ancora qualche opportunità d'ascolto di confrontarsi con pareri adeguatamente giustificati.
Gli Eibon La Furies tentano dunque di realizzare una musica atmosferica, teatrale, radicata però in quella tradizione metal che va a lambire sovente i confini del cosiddetto black metal melodico e talvolta quelli del gothic metal o addirittura, in molte parti perlopiù ritmiche, dell'heavy metal. Attraverso queste forme musicali, oltre che mediante fotografie di dubbio gusto (nelle quali sono ritratti i membri della band bardati di tutto punto con corpetti, doppiopetti e palandrane varie), i nostri amici inglesi vorrebbero sviluppare una sorta di concept sulla "occulta illuminazione vittoriana", cosa che per motivi di marketing è stata sintetizzata in "Victorian black metal". Ora: sarebbe impietoso da parte mia sottolineare come e qualmente un accostamento del genere suoni ridicolo, per cui mi esimerò da questa pur divertente mansione. E potrei anche, per la verità, soprassedere del tutto, se non emergessero nella musica degli elementi concreti, oggettivi, che riconducano sistematicamente a questa riflessione, chiamiamola così, "attitudinale". Vediamoli uno per uno.

Qui si è voluto tentare un esperimento lodevole, ossia quello di conciliare un approccio low-fi, tipico delle chitarre e della voce black metal, a delle orchestrazioni invece piuttosto cristalline, nelle quali tastiere, cori ed effetti rumoristici sostengono e plasmano l'intera forma-canzone. In altre parole, non sono più i patterns ritmici, le strofe, i ritornelli, a dettare i tempi e a dare la forma alle composizioni, bensì tutto è costruito ai fini di un'unica progressione atmosferica (salvo talune eccezioni comunque presenti), per rendere tutto simile ad una piéce teatrale.
Ebbene: il lodevole esperimento è mal riuscito, per tre motivazioni fondamentali. La prima, lapalissiana, è che i riff black-style sono praticamente inesistenti; poco male, se non puzzassero di già sentito lontano un miglio. Qua e là si odono i richiami dei riff heavy-gothic à la Cradle Of Filth (Horse Of The Invisible), qua e là ci si spinge verso lidi leggermente più estremi, ai confini col black melodico (And By The Moonlight, Infinite Man), qua e là veniamo investiti da banalità di stampo neoclassico (seconda metà di Of Golden Dawns), qua e là risuona l'eco di una harsh EBM metallosa che riconduce a Hocico e Kovenant (Tears Of Angels And Dreams Of Demons). Giustapporre tali elementi è sufficiente per definire una musica d'avanguardia, solo perché l'accostamento risulta, ad un primo ascolto, inusuale? La risposta è no, e nessuna pomposa esternazione di marketing riuscirà mai a convincermi del contrario.
La seconda motivazione riguarda le orchestrazioni, le cui partiture non appaiono originali, sono eseguite talvolta alla bell'e meglio (e mi riferisco in particolare ai cori femminili, presenti ad esempio in The Devil Is An Englishman ed in Dark Designs - forse la peggiore del lotto), non sviluppano mai più d'una o al massimo due voci, e nei casi non rari di intermezzo - che spesso assumono il ruolo di tracce a sè stanti - suonano come una evidente rielaborazione (o tutt'al più di plagio inconsapevole: ad esempio, la melodia portante di A Shadow Over London, in particolare la terza parte, è del tutto identica ad una canzone di quel capolavoro darkwave dei Lycia che risponde al nome di Cold).
La terza motivazione è che, nonostante la bio reciti che "non si è sentito nulla di simile prima d'ora", di esperimenti affini ce ne sono già stati. Certo, non molti, ed in questo senso bisogna onestamente riconoscere agli Eibon La Furies il merito di non volersi uniformare. Però, a titolo esemplificativo, più di dieci anni fa uscì per Cacophonous Records uno splendido album (perlopiù ignorato) di un'altra band inglese, gli Ebony Lake, le cui prerogative musicali non si discostano molto da ciò che oggi veicola questo The Blood Of The Realm: si intitolava On The Eve Of The Grimly Inventive ed era, all'epoca, e forse è ancora, davvero avanguardistico. A quel tempo, una band austriaca (perlopiù ignorata) di nome Angizia aveva già sperimentato, con risultati altalenanti in ben tre full-lenght, commistioni di gothic, black e orchestrazioni classiche e moderne destrutturando l'usuale forma-canzone del metal.

Insomma, riconosciamo agli Eibon La Furies il pregio di tentare vie poco battute, la buona riuscita di una produzione volta ad esaltare gli arrangiamenti senza essere leccata e plasticosa, la vena creativa per qualche atmosfera, tutt'al più l'ardire attitudinale. Ma poco altro. Poiché un minestrone di ortaggi non rappresenta l'innovazione della carota, né del sedano. E talvolta può risultare più pesante ed indigeribile degli ortaggi singoli, soprattutto quando è quello della settimana scorsa riscaldato.

"Victorian black metal"? Ma per favore, non spacciamo questa roba per avanguardia.



VOTO RECENSORE
58
VOTO LETTORI
22.77 su 22 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2010
Code666
Black
Tracklist
1. The Blood Of The Realm (Intro)
2. The Devil Is An Englishman
3. Tears Of Angels & Dreams Of Demons
4. Horse Of The Invisible
5. Winter Kings, Wicker Men & Her Infernal Majesty Brigantia
6. Dominion Of Will
7. A Shadow Over London Pt 1
8. Yours Truly, From Hell
9. And By The Moonlight
10. A Shadow Over London Pt 2
11. I Am Whitechapel
12. A Shadow Over London Pt 3
13. Of Golden Dawns
14. Dark Designs
15. Infinite Man (Outro)
Line Up
Lord Eibon Blackwood – Vocals, guitars
Lady Titania Blackwood - Voice of delight & delirium
The Furious Host - Bass & vocals
Spectral Symphony - Keys, programming & creator of dark ambience
Battalion - Percussion, drums & battery

The Erinýes: Cara & Leah – Choir of souls
 
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