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October Falls - A Collapse of Faith
( 4202 letture )
L'evanescente impressione di un'estate che se ne va, che riscalda con i suoi ultimi e tiepidi raggi le vallate ingiallìte, alternandosi ai freschi acquazzoni settembrìni; una corsa all'impazzata, col cuore in gola, combattendo fra le foglie dei girasoli, i rivoli di sudore, le vampe di calore nelle guance e la pelle d'oca nelle braccia; la vivida e malinconica sensazione di antichi ricordi che la vita ha lasciato alle spalle come le impronte polverose appena impresse sul suolo...
Uno scandaglio negli abissi del proprio passato; di quelli che si fanno varie volte nella vita, tentando di mettere su tela le immagini più vive dei tempi che furono; pregando il destino di riviverle subito, temendo di non poterle visualizzare, in futuro, in modo così nitido.

Tutto questo è A Collapse of Faith, l'ultima fatica degli October Falls, i quali (o meglio, dovrei dire, "il quale", visto che l'intero progetto è a capo di M. Lehto) riescono a catturare questo immenso paesaggio sonoro, filtrandolo dal loro punto di vista, e offrendolo al fuitore in tre parti distinte: le prime delle due, in particolare, strettamente collegate da feeling e songwriting.

Black metal epico e naturalistico; senza però la pomposa magniloquenza che troppo spesso affligge l'epic, e senza la scarna densità tangibile di quel tipo di musica estrema che negli ultimi anni può posarsi sotto al vessillo "naturalistico".
Un album che viene presentato con una modèstia spiazzante; quasi che rimane nascosto dai riflettori, puntati incoscientemente su chi non se li merita. Un gioiello che pur parlando sottovoce è in grado di ritagliarsi intorno, il silenzio.
Venti minuti di Drudkh che incontrano organicamente i primi Ulver, tessendo arazzi di corposi e distorti riff, puntualmente ricamati da una nostalgica chitarra acustica. Erano anni che non si sentiva un album capace di trasportarti letteralmente in mezzo alla selvaggia flora boschiva, in tutto il suo microcosmo, in tutto il suo fascino e la sua fragilità. Un insieme grammaticalmente composto dalla mano divina, che si può sentire in mezzo agli arpeggi, fra le gocce di pioggia che rintoccano sul fango e sui tronchi càvi. E' qui che prende corpo il primo brano, dove la chitarra solista si staglia in crescendo, evocando le reminescenze di The Olden Domain dei Borknagar, e dove ricrea -nella sua coda- i momenti più pacati dei Windir.
E' ancora la pioggia ad unire le due suìte di questo disco; dalla più malicònica e riflessiva Parte I, ci troviamo a percorrere la più epica e classicheggiante Parte II. Sono a decine le band chiamate a fare capolino in queste partiture: dai Taake agli Enslaved, gli Ulver e perchè no, anche i momenti più toccanti degli Anathema e Paradise Lost. Il tutto passato al setaccio e assemblato con una cura disarmante, continuando a trascinare l’ascoltatore per quasi quaranta minuti senza un minimo di stanchezza, senza forzature e senza punti morti. Quasi con il nodo in gola e con le lacrime a filo dell'occhio, con una sensazione di liberazione e spasmòdica inebriatezza, tenuta sul filo del rasoio dall'empatico pianoforte di chiusura traccia.

E il disco potrebbe finire anche qui. Non si potrebbe dire di più di così; non ce ne sarebbe neanche il motivo... Eppure su A Collapse of Faith, cala un piccolo sipario di pochi minuti, che riprendono in versione "compressa" tutto ciò che abbiamo ascoltato fin'ora: dalle chitarre windiriane, agli accompagnamenti di pianoforte e chitarra acustica, dalle sfuriate del blackmetal più ferale, agli attimi più melodici e malinconici che connòtano tutto il resto del disco. Peccato perchè questa piccola particina di cinque minuti rischia veramente di far sbandare un album che sfiorava il simbolo della perfezione.
Ma per fortuna l'organicità compositiva di questa fine e la sua naturale decorrenza, non riescono a far sbandare le altre due suìte, facendo sembrare la Spada di Damocle in questione, un semplice miraggio.
Lasciatevi trasportare da una delle più belle sorprese che la Finlandia abbia mai creato... Non ci sono sforzi da fare; premete play, chiudete gli occhi, e il paesaggio si dipingerà automaticamente intorno a voi.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
58 su 43 voti [ VOTA]
Blackster
Martedì 13 Luglio 2010, 13.05.10
1
Lavoro magnifico di un gran gruppo che non ha mai sbagliato un colpo. E complimeni per la recensione riesci ad esprimere benissimo quello che l'album vuole trasmettere.
INFORMAZIONI
2010
Debemur Morti
Black
Tracklist
1. A Collapse of Faith Part I
2. A Collapse of Faith Part II
3. A Collapse of Faith Part III
Line Up
M. Lehto - All music and vocals

V. Metsola - Bass
M. Tarvonen - Drums
 
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