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Windir - Arntor
( 7152 letture )
La morte, tanto più se improvvisa e inaspettata, porta fin troppo spesso a mitizzare le persone che se ne vanno. Succede in tutti gli ambiti, sportivo, televisivo, politico e culturale. Siamo abituati – purtroppo – ai messaggi infantili e popolari (nell’accezione negativa del termine) di facebook, ai bigliettini sulle lapidi di personaggi che in vita avevano pochissima considerazione e che quando la morte decide di prendere con se diventano automaticamente miti, eroi, "santi subito" verrebbe da dire. Ed è proprio quello che i mass media sanno fare tanto bene: prendere un cane qualunque e renderlo noto, al di là delle proprie capacità, delle conoscenze grammaticali, dell’essere in grado o meno di aprire bocca e mettere due frasi sensate di fila.
Deve essere un finto buonismo da talk show, oppure – più probabile – i "potenti" riversano nell’aria dosi massicce di idiozia e mediocrità per rendere le persone tutte così banali, senza (ok, diciamo "con poca") capacità critica. Deve essere una polverina che con il tempo rallenta le capacità celebrali, fino a far diventare le persone completamente abuliche. E teledipendenti.
Ma questa è una recensione dei Windir, che c’entra tutto ciò?

Per fortuna nulla.
Nel 2004 non c’era facebook con i suoi tristi messaggi e conseguenti click "mi piace". La società occidentale era già in crisi, è un bel po’ che lo siamo, ma non ai livelli d’oggi. Per fortuna – aggiungo io - Valfar era un semplice musicista di metal estremo della lontana Norvegia: mi avrebbe dato sinceramente fastidio leggere frasi di tre-quattro parole da parte di internauti addolorati sotto la notizia della sua scomparsa. Già, era il 17 gennaio 2004 quando Valfar, all’anagrafe Terje Bakken, venne trovato senza vita causa ipotermia a Reppastølen, in una vallata non distante la sua città natale Sogndal: era stato, il 14 gennaio, a trovare i suoi genitori a Fagereggi, e tornando a casa a piedi, com’era solito fare, venne sorpreso da una bufera di neve che non gli diede scampo. Un tragico, ma romantico (passatemi il termine) modo di morire, lui sincero amante della propria terra e della storia che tanto affascinante la rende. Dopo questo drammatico fatto i restanti componenti dei Windir, il gruppo da lui fondato nel 1994, decisero di non proseguire oltre, ma di esibirsi per un’ultima volta in onore del giovane polistrumentista che tanto aveva dato alla scena black-viking. Il 3 settembre di quell’anno – data del ventiseiesimo compleanno di Valfar – si tenne il concerto al quale parteciparono anche componenti di Enslaved e Finntroll (live immortalato nel dvd SognaMetal); il giorno stesso uscì la doppia raccolta dal titolo Valfar, ein Windir (Valfar, un guerriero).
I Windir in pochi anni passarono dall’essere una one-man band underground di buone speranze a uno dei pochi gruppi proveniente dalla scena black metal – in debito d’ossigeno come non mai – con idee fresche, spontanee e soprattutto uniche.

Tutto comincia nel 1994, anno in cui Valfar decide di fondare un progetto black metal, che in giro di poco tempo lo porta alla pubblicazione di due demo (1994 e 1995) e del primo full lenght album nel 1997, quel Sóknardalr in cui, seppur acerbo e a tratti ingenuo, lascia intravedere lampi di genio assoluto. Si tratta di un disco fortemente black metal arricchito da qualche spruzzata folkloristica: un inizio che promette bene, ma che è ben lungi dal presagire il concepimento -da lì a pochi mesi- del capolavoro di un’intera carriera.
Le registrazioni del secondo Arntor terminano difatti nell’agosto 1998, anche se la pubblicazione è rimandata all’11 ottobre 1999. Un disco che scuote in maniera tremenda la scena norvegese e non solo, portatore qual é di una ventata d’aria fresca e per di più arricchito da una componente territoriale che in passato altri gruppi avevano usato in maniera più che convincente, ma mai così sincera e viscerale. I testi dell’album raccontano le gesta eroiche di Arntor, un contadino divenuto guerriero per amore della propria terra, morto nel tentativo di aiutare re Magnus Erlingsson, tornato dall’esilio danese imposto nel 1180 dal faroese Sverre Sigurdsson, per combatterlo e riconquistare il trono. Le cose non andarono come speravano: il re fu sconfitto, l’usurpatore divenne re di Norvegia dal 1184 (guarda caso album successivo dei Windir) al 1202, Arntor morì dopo aver portato il suo villaggio alla rivolta e la sua Sogndal venne rasa al suolo. A rendere i testi ancora più legati al territorio la scelta di Valfar di cantare in “saognamaol”, il dialetto della sua regione.
L’album è registrato presso il Grieghallen Studio di Bergen (già meta di Immortal, Emperor, Mayhem ecc) ed è prodotto magnificamente da Eirik Hundvin, capace di conferire un sound potente, epico e al tempo stesso brutale e sanguigno.
Arntor si apre con il bell’intro (e sapete voi quanto io non apprezzi gli intro) Byrjing, dove fisarmonica e tastiera creano una solenne atmosfera di attesa alla battaglia, che puntualmente arriva con Arntor, ein Windir, titolo micidiale che racchiude al suo interno il meglio delle capacità compositive di Valfar: violenti riff di matrice black metal incontrano melodie di chitarra assolutamente uniche per l’epoca, con le drammatiche scream vocals e il drumming veloce e quadrato di Steingrim ad incitare violenza. Nella parte centrale la canzone rallenta progressivamente fino ad arrivare all’arpeggio di chitarra, prima di riprendere velocità con i riff melodici derivati dalla musica folk locale che sono il vero trademark dell’album. La successiva Kong Hydnes Haug alterna parti di (raw) black metal a cori maestosi su basi melodiche prima della parte centrale in cui la tastiera crea un tappeto sul quale i cori diventano protagonisti, prima che le disumane urla di Valfar tornino con il loro carico di drammaticità. Ancora alta velocità in Svartsmeden Og Lundamyrstrollet, quarta traccia di Arntor, con la sempre presente chitarra solista a fare un lavoro di mediazione con la brutalità dei riff tipicamente black metal: si crea così un risultato maestoso, epico e al tempo stesso inquieto per i fatti narrati. Semplicemente geniali i giri di chitarra di metà canzone, che spezzano la tensione prima di rilanciare l’ascoltatore nella confusione di quelle terre così pregne di sangue versato, per non parlare poi delle scale della 6 corde: una semplicità disarmante che suona meravigliosa nel contesto strumentale; una di quelle melodie che entrano in testa fin dal primo ascolto e che "tormentano" con rigorosa tenacia nei giorni successivi e nei momenti più impensabili. La voce pulita di Steinarson, ospite assai gradito, in Kampen, su base mid-tempo alla Falkenbach (o anche un certo Bathory, ma molto più aggraziato) è probabilmente la parte più calma e pagan dell’intero cd. Valfar e Steinarson alternano magnificamente i loro vocalism per quella che è un’autentica perla di viking metal. Si torna a ritmi sostenuti con Saknet, lunga canzone dove Valfar mette in mostra, se ancora ce ne fosse bisogno, tutte le sue capacità compositive-tecniche-interpretative, uscendone a testa fieramente alta. Alla componente black metal e folkloristica si aggiunge un riffing più tradizionalmente heavy metal, arricchendo ulteriormente la tavolozza dei colori dai quali attingere a seconda dell’ispirazione e della necessità. Arntor è chiuso magnificamente dal brano Ending: il riff iniziale (e a ruota il cantato) è il più raw dell’intero album, ma basta una semplice melodia a cambiare completamente atmosfera, pur continuando la chitarra ritmica a buttarci addosso riff marci e Steingrim a violentare il proprio drum-kit.
Finisce così un album fondamentale per la storia del metal estremo e del viking in particolare. Quello prodotto dai Windir nel 1998-99 è un capolavoro assoluto che rimarrà per sempre nella storia della musica pesante, sia per un motivo prettamente musicale, sia - soprattutto - per tutto quello che gli ruota attorno: il legame con la terra d’origine -con la natura e con le tradizioni folkloristiche- sarà da concetto guida per le generazioni future, senza che queste possano però eguagliare la maestria di Valfar nel descrivere (e trasmettere a noi ascoltatori) con la musica le intense sensazioni provate dal contadino-guerriero Arntor, eroe norvegese.

E se nel 2004 fossimo già stati tutti preda della facebook-malattia?
“Grazie Terje per avermi fatto scoprire e amare la mia terra”: questo è l’unico messaggio che Valfar avrebbe avuto piacere di leggere sulla sua bacheca!
Ve lo dico io!



VOTO RECENSORE
93
VOTO LETTORI
85.80 su 96 voti [ VOTA]
Lizard
Sabato 18 Luglio 2020, 9.38.59
30
Pensa che ha compiuto dieci anni ieri grazie della segnalazione.
Jan Hus
Venerdì 17 Luglio 2020, 23.04.19
29
A un certo punto della recensione si legge "qual'è". Questo disco non lo merita. Nemmeno questa recensione piacevolissima. Ho letto nei commenti di un Brunello Poggio al Vento. Dovrebbe essere un vino industriale (per quanto buonissimo). Dubito che Valfar l'avrebbe bevuto.
Ezio
Martedì 24 Luglio 2018, 14.24.24
28
Rispolverato proprio ieri, cosa dire....., se ami il viking e i suoi derivati e' impossibile annoiarsi, un disco che si distingue......
Enogastroenterologo
Giovedì 28 Aprile 2016, 17.57.00
27
Ma con cosa consiglieresti di abbinarlo? Carni rosse? Brasato? Ormai è meglio se vai a scrivere sui forum del gambero rosso....
Le Marquis de Fremont
Giovedì 28 Aprile 2016, 17.38.54
26
Guardi Monsieur Donato Chiodo, mi sto giusto "drogando" con un Brunello di Montalcino Poggio al Vento, Col d'Orcia 2004. Una delle migliori produzioni di un'annata eccezionale. E sto ascoltando i Moonsorrow. Faccia un po lei... Au revoir.
Donato Chiodo
Giovedì 28 Aprile 2016, 16.10.07
25
Secondo me vi drogate.... "contadino-guerriero Arntor" e Kmer figlio di Csor
euronymous
Mercoledì 13 Aprile 2016, 4.11.43
24
grandissimo album ,2 pezzi su tutti: Svartesmeden Og Lundamyrstrollet e Arntor, ein Windir veri capolavori dei windir.
Arntor
Martedì 8 Luglio 2014, 11.49.13
23
Valfar ein windir!!
VikingFolkMetal
Lunedì 10 Marzo 2014, 18.42.38
22
Per me Moonsorrow, Bathory, Falkenbach e ( appunto ) Windir sono i maggiori esponenti del Viking Metal, una specie di Big 4 del Viking!
manaroth85
Lunedì 14 Gennaio 2013, 22.06.48
21
anche se non lo sa quasi nessuno oggi sono 9 anni che un grande se n è andato..immenso Valfar..questo è il mio disco preferito di tutta la discografia un gradino sopra 1184..un 9 se lo merita
Michele
Sabato 12 Marzo 2011, 16.10.01
20
Sono molto indeciso fra 1184 e questo,ma una cosa è certa : sono tutti e due capolavori (Forse Arntor è meno violento e più emozionante di 1184)
enry
Domenica 5 Settembre 2010, 11.30.36
19
Gran disco, uno dei migliori nel suo genere. Detto questo, sgancio la testata atomica: mi piace di più il debut.
Freddykatz
Sabato 31 Luglio 2010, 0.26.42
18
..non ci sono parole...le melodie, l'epicità, i cori, le battaglie, le grida disperate di questo disco toccano le corde come nessun altro disco del genere abbia mai ascoltato. Strappalacrime. Unico. Da ascoltare in cuffia, e lasciarsi trasportare indietro nel tempo.
Il professor Morte
Mercoledì 21 Luglio 2010, 18.18.38
17
It's ok.
fabriziomagno
Mercoledì 21 Luglio 2010, 17.25.23
16
Dottor Morte, come già detto anche io penso che alcuni voti dei rispolverati siano un po' troppo alti, anche recentemente, ma ovviamente sono opinioni personali. Però ti posso parlare di quello che ho fatto io. Mi è stato proposto di "rispolverare" un album del passato, così ho pensato di mettere in archivio un gruppo storico ancora senza recensioni...la mia scelta è ricaduta sui Windir e questo album in particolare, che reputo il manifesto di Valfar. E' ovvio che se avessi recensito - che so - il primo disco, il voto sarebbe stato molto ma molto più basso. Semplicemente ho pensato giusto dare visibilità a un album che ha fatto la storia del genere!
Moro
Mercoledì 21 Luglio 2010, 15.53.40
15
purtroppo quando uno rispolvera un album ci parte già con la testa che è necessariamente un gran disco... al di la di questo, su Arntor avrei abbassato il voto di una manciata di punti, ma non di così tanti.... Nel folk/viking/black rientra sicuramente nella mia top-5.
Il professor Morte
Mercoledì 21 Luglio 2010, 0.41.04
14
Sarà, ma io non ci vedo tutta questa originalità compositiva; dal punto di vista puramente storico, a legger le vostre opinioni sembra di sentir parlare dei Bathory. Ciononostante, concordo che Windir ed altri abbiano creato negli anni un buon seguito, musicalmente parlando. Per il resto, potete dare il voto che vi pare, ci mancherebbe: notavo solo l'alta media dei "rispolverati".
Moro
Lunedì 19 Luglio 2010, 12.31.28
13
@Alzailcorno: cmq nell'intro riuscirai a sentire i cori che abbiamo lanciato io e un amico mio ehhehe
Moro
Lunedì 19 Luglio 2010, 12.30.29
12
Mi schiero con Fabrizio: c'è anche da dire che nel 99 il blackmetal in generale stava subèndo una strana mutazione.. c'erano ancora in giro le grandissime band che potevano avvalersi di un sound ancora originale (Satyricon, Immortal, Dimmu Borgir, Emperor, Summoning), ma stiamo parlando di band quasi mainstream o che hanno comunque un certo bagaglio d'esperienza.. L'altro esempio underground che mi viene in mente è il primo capolavoro dei Taake. Taake e Windir, pur apparentemente diversi, hanno apportato alla Norvegia questo modo personalissimo di suonare, utilizzando melodie folkloristiche incanalate ognuno in un modo diverso di suonare. Per quanto riguarda il viking/epic/folk. Arntor non ha eguali ne' in questo anno ne' negli anni futuri (giusto una menzioncina per Odemarkens Son di Vintersorg, dello stesso anno). Arntor non solo rientra tra i dischi che maggiormente hanno segnato il viking, ma è il manifesto di una band che suona in un modo in cui nessun'altra ha suonato.
fabriziomagno
Lunedì 19 Luglio 2010, 4.04.25
11
grazie ragazzi per i coplimenti. Professor Morte, in effetti alcune recensioni hanno un voto troppo elevato, ma chiaramente sta al recensore decidere cosa scrivere e quali numeri inserire a fine recensione. Per quando riguarda questo album il voto lo penso stra-giusto in quanto, oltre alle qualità tecniche-compositive, Arntor rientra tra i dischi che maggiormente hanno segnato il genere viking.
Il professor Morte
Lunedì 19 Luglio 2010, 1.35.59
10
La media-voti di questi album rispolverati è abnormemente alta. Le passioni esistono, e va bene, però poi devono essere mediate dall'intelletto. Qui l'intelletto ha mediato poco, generando uno scritto molto appassionato e sentito, ma ingrandendo l'incidenza storica di quest'album.
alzailcorno93
Domenica 18 Luglio 2010, 23.07.41
9
azz non ho il dvd, però ho il cd originale che mi sono fatto mandar giù da un'amica dalla svezia
Moro
Domenica 18 Luglio 2010, 20.28.24
8
@Alzailcorno: se hai il DVD di quel concerto, c'è anche caso che mi hai visto spesso; sono in transenna con la maglia dei Taake. Mi inquadrano praticamente sempre hihihi =)
alzailcorno93
Domenica 18 Luglio 2010, 15.04.11
7
madonna Moro che esperienza che hai vissuto!!!!! ti stimo un casino!
Moro
Domenica 18 Luglio 2010, 14.20.52
6
il disco più bello dei Windir. Incredibile. sopratuttto Svartesmeden, con la sua coda malinconica e tristemente epica. Musicalmente ineccepibili e innovativi: le scale usate dai Windir non sono comuni a nessuno; la band riporta in chiave metal la musica folkloristica delle fisarmoniche e dei flauti norvegesi; i testi in dialetto di Sogndal sono l'ennesima prova che il "folk" della band risiede più nella loro cittadina piuttosto che nella strumentazione. Un disco che è diventato l'emblema dei Windir e di Valfar. E io non mi scorderò mai quando il 3 settembre del 2004, eravamo in prima fila al concerto tributo dei Windir, e abbiamo fatto partire (cantando) il coro dell'interludio di Arntor, ein Widir, proprio mentre il fratello e il padre di Valfar suonavano i tamburi. E non mi dimenticherò mai il viaggio a Sogndal per andare a vedere la tomba del povero Terje, omaggiandola simobolicamente di una t-shirt stampata a mano e di qualche foglietto con scritto "grazie. Saluti dall'Italia". (foglietti puntualmente plastificati dalla madre). E in quel momento con i tamburi e i cori, mentre potevi vedere gli occhi del padre gonfi di lacrime, mi ricorderò sempre di quello che ci avevano detto a Sogndal: la città fece lutto cittadino e TUTTI gli abitanti parteciparono al funerale di Terje. Voto musicale: 93. Voto affettivo: 150.
gof
Sabato 17 Luglio 2010, 23.59.51
5
ma sarà ipotermia no? cmq belle recensione!
ozzMadman
Sabato 17 Luglio 2010, 20.21.17
4
purtroppo non lo conosco ma la recensione mi ha incuriosito, e non poco...cercherò di rimediare al più presto
Blackout
Sabato 17 Luglio 2010, 14.36.53
3
Capolavoro. Anche io preferisco leggermente 1184 a questo, ma Arntor è veramente un disco pazzesco. 92
Blackster
Sabato 17 Luglio 2010, 13.25.12
2
Grazie per la recensione, questo è un disco colossale, meraviglioso dall'inizio alla fine, forse un pò inferiore a "1184" ma comunque fantastico. I Windir non moriranno mai ! -R.I.P. Valfar-
alzailcorno93
Sabato 17 Luglio 2010, 13.22.06
1
bellissima recensione sui windir e arntor...grande fabrizio!!!
INFORMAZIONI
1999
Head Not Found
Viking
Tracklist
1. Byrjing
2. Arntor, ein Windir
3. Kong Hydnes Haug
4. Svartesmeden Og Lundamyrstrollet
5. Kampen
6. Saknet
7. Ending
Line Up
Valfar (Voce, Chitarra, Basso, Tastiera, Fisarmonica)
Steingrim (Batteria)

Musicisti Opiti:
Steinarson (Voce clean)
 
RECENSIONI
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