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Sons of Liberty - Brush - Fires of the Mind
( 1977 letture )
Diciamoci la verità, ben pochi tra noi si aspettavano qualcosa di buono da Jon Schaffer dopo le recenti deludentissime prove degli Iced Earth (che a posteriori credo di aver valutato troppo generosamente), relative a dischi decisamente troppo involuti per resistere più di tanto nel nostro lettore.
Il vecchio Jon però, svincolato dal moniker abituale di riferimento e calato all'interno di una realtà filosofico/musicale da lui evidentemente molto più sentita, riesce a risultare musicalmente ben più credibile di quanto fatto negli ultimi anni.

Per poter valutare correttamente il progetto Sons of Liberty bisogna calarsi preliminarmente all'interno del concept che lo caratterizza e lo giustifica, ossia quello riguardante la tesi di un complotto economico-massonico teso al controllo corruttivo della politica da parte dei poteri forti dell'economia americana i quali, in quanto tali, sono anche in grado di influenzare pesantemente le sorti della politica mondiale. A questo proposito la posizione di Schaffer è desumibile fin dal nome scelto per il progetto in questione, in quanto i Sons of Liberty sono un pezzo di storia dell'indipendenza americana, e furono un'organizzazione in grado di operare concretamente in favore della ribellione contro il governo di Sua Maestà Britannica a partire proprio da considerazioni di insostenibilità economica della situazione. Per intenderci, i Sons of Liberty -riuniti sotto la bandiera a strisce rosso/bianche che campeggia sulla cover della versione americana di questo Cd- furono dietro la famosissima azione nel porto di Boston contro il Tea Act che convenzionalmente segnò l'avvio ufficiale della ribellione.
Tutto ciò in linea generale, perchè andando ad analizzare i testi con più attenzione ci si accorge che il kernel della teoria complottistica di Schaffer riguarda in particolare il ruolo della Federal Reserve, dipinta come una vera organizzazione massonica il cui scopo è quello di inflitrarsi, corrompere e controllare la politica statunitense, e così facendo estendere il suo controllo in ogni dove.

Non so -e musicalmente può anche interessarmi poco- se Jon abbia o meno ragione, ma quel che è certo è che una volta vestiti i panni di un membro dei Sons of Liberty egli si ammanta anche di una ieratica forma di esaltazione che ha come sottoprodotto il potere di donargli una ritrovata verve di compositore/esecutore, dato che Brush-Fires of the Mind è sensibilmente superiore alle sue ultime fatiche con il suo gruppo storico, e presenta il suo master-mind alle prese con tutti gli strumenti -la batteria è elettronica- ed alla voce, con la sola presenza di alcuni guests che rispondono ai nomi di Troy Seele e del producer Jim Morris alle chitarre e del bassista Ruben Drake.
La forma canzone scelta è quella di una serie di chiamate alle armi, di incitazioni alla ribellione ed alla presa di coscienza, (leggendo i testi ci si imbatte in continuazione in frasi contenenti Wake Up, Wake Up et similia), veicolate da musiche semplici e in crescendo nei ritornelli, basate su riffoni epici, quadrati e molto americani, e su una prova vocale di Schaffer per alcuni versi sorprendente, nel senso che non è nulla di speciale in senso assoluto, ma risulta pienamente nel mood di Brush-Fires of the Mind. Se poi volete avere un'idea generale di questo lavoro potreste addirittura accostare il tutto a certi album dei Queensryche, il tutto ovviamente in tono minore sia strumentalmente che vocalmente, ed incrociarlo poi con le cose migliori degli Iced Earth.
In questo senso l'approccio di Tate & Soci, basato su grandi up-times, su epiche accelerazioni di classe, e su ballads coinvolgenti sono qui replicate in brani come Don't Tread on Me, Jeckill Island e The Cleansing Wind. In particolare la seconda (che comincia con un sussurante Schaffer che ci dice Secrecy, conspiracy, tyranny, slavery) risulta essere sentita dall'autore, probabilmente perchè è la base di tutto il concept, facendo riferimento al suo interno ad un riunione segreta tenuta su quella sperduta isola il 22 Novembre del 1910 durante la quale la Federal Reserve avrebbe pianificato una serie di azioni simil-massoniche per determinare alcuni accadimenti che avrebbero a tutt'oggi delle pesanti conseguenze sulle nostre esistenze.

Per poter apprezzare un disco come questo è necessario calarsi completamente nello spirito ribelle di Schaffer, accettarne l'approccio da tele-predicatore americano che ammanta tutto il concept, le varie parti parlate che collegano i pezzi, alcuni eccessi concettuali, e magari connettersi al sito web appositamente creato che dovrebbe occuparsi di "diffondere il messaggio, non vendere dischi e magliette", (queste ultime però ci sono, e si vendono), contenendo -oltre alla musica- comunicati, links e risorse varie, oppure potete considerare solo la musica, come immagino faranno i più non di madre lingua inglese. Se badate principalmente a questo aspetto il mio giudizio sintetico è il seguente: buono, non eccezionale, ma buono, e comunque meglio di tutte le ultime cose degli Iced Earth, ed è già molto.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
33.17 su 17 voti [ VOTA]
Raven
Sabato 24 Luglio 2010, 17.01.24
16
Thanx
Digirock
Venerdì 23 Luglio 2010, 10.48.43
15
Complimenti al recensore
fabriziomagno
Giovedì 22 Luglio 2010, 18.10.55
14
diciamo che mi piacciono le donne normanne
Raven
Mercoledì 21 Luglio 2010, 20.14.30
13
Ma infatti, non lo volevo dire, ma io sono di Enna. Come mai usi questo dialetto? casomai dimmelo in pm
fabriziomagno
Mercoledì 21 Luglio 2010, 19.06.33
12
ennese incerto...
raven
Mercoledì 21 Luglio 2010, 17.42.33
11
accento Palermitano?
fabriziomagno
Mercoledì 21 Luglio 2010, 17.40.18
10
ah Raven... AUGURI NANNU PE' SETTICINTU VOTI
RAven
Mercoledì 21 Luglio 2010, 11.05.16
9
Chiaramente il concept è condivisibile o meno, io l'ho solo esposto, dato che è la giustificazione dell'operazione.
Filippo Festuccia
Mercoledì 21 Luglio 2010, 10.13.21
8
@Raven: ne ho parlato a mio zio (che è americano, vive a Washington)...non ti dico la faccia che ha fatto! Ha detto "ma questo è scemo!". Un po' mi sento di dargli ragione, però il disco non è da buttare.
Raven
Martedì 20 Luglio 2010, 20.58.18
7
Ripeto: è meglio degli ULTIMI IE, e bisogna valutarlo calandosi nel modo di vedere le cose di Schaffer.
Maurilio
Martedì 20 Luglio 2010, 15.54.10
6
Io ho ascoltato tempo fa il cd su internet e non mi é sembrato un granché: canzoni banali con ritornelli ancora piú banali. Secondo me Schaffer si é allargato troppo: prima ha voluto parlare di storia, poi si é dato ai concept fantasy e ora a testi politici. Saró vecchio, ma ridateci gli Iced fino a Something wicked....Secondo me i primi 5 album e il triplo live sono dei capolavori del metal in generale che non mi stanco mai di ascoltare.Per Fabriziomagno: l´unico album post ripper é l 'ultimo e dico anche io che é brutto.
Er Trucido
Martedì 20 Luglio 2010, 0.26.23
5
Complimenti per le 700 recensioni! sinceramente gli ultimi concept degli Iced Earth mi hanno lasciato un pò perplesso, ma se questo è meglio potrei pensare di darci un'ascoltata...
raven
Lunedì 19 Luglio 2010, 21.14.01
4
grazie e Khaine e Filippo
fabriziomagno
Lunedì 19 Luglio 2010, 17.37.49
3
Pessimo come tutti gli album degli Iced Earth post Ripper. Irritante. Voto: 55
Filippo Festuccia
Lunedì 19 Luglio 2010, 14.43.52
2
Eh già, auguri!
Khaine
Lunedì 19 Luglio 2010, 14.33.31
1
E con questa fanno 700: auguri francè!!!!
INFORMAZIONI
2010
Century Media
Heavy/Epic
Tracklist
1. Jeckyll Island
2. Don't Tread on Me
3. False Flag
4. Our Dying Republic
5. Indentured Servitude
6. Tree of Liberty
7. Feeling Helpless
8. The Cleansing Wind
9. We The People
Line Up
Jon Schaffer -All instruments and Vocals

Guests
Troy Seele - Guitar
Jim Morris - Guitar
Ruben Drake - Bass
 
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