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De Silence et d`Ombre - Outcast
( 3084 letture )
Nato nel 2007, il progetto De Silence et d’Ombre giunge nell’anno corrente alla quarta release firmata dall’unico membro Fl.O))): Outcast. La one man band si propone di sviscerare il lato più minimale, straniante e “psichedelico” di ciò che viene etichettato come post-black\doom e avantgarde, tentando di unire nelle proprie composizioni la monotonia psicologica della prima era del black (Burzum in particolare) con quella del doom (chiari i riferimenti ai primi Sabbath), senza tralasciare le atmosfere cosmiche e alienanti che han fatto la fortuna di band moderne quali i Darkspace… questo almeno è l’intento che si coglie al primo ascolto dell’album e leggendo la piccola autobiografia pubblicata sul myspace, ma come spesso accade, le parole mal corrispondono ai fatti.

Outcast è un album strutturato su molteplici piani, diversi sia in senso strettamente tecnico compositivo, sia a livello semantico. Fl.O))) ci accompagna infatti in una prima rosa di brani black old school costruiti su di un riffing minimale alla Darkthrone ed intervallati da mid tempos dall’aroma doom, per poi spingerci nel baratro di dawn tempos che sfiorano l’ultra slow e ammiccano al funeral nella seconda metà del platter. Ora, il progetto in sé, questa sovrapposizione di generi e campi semantici in un contesto come il metal estremo, è ciò che di meglio si può pretendere da una band emergente; almeno a livello teorico. Il problema fondamentale è che una complessità strutturale di questo tipo nell’impostazione generale del full length, richiede un’altrettanto ragionata cura sia delle partiture dei singoli brani, sia dei più piccoli dettagli compositivi. È un problema di forma, non di contenuto: non si sta pretendendo del virtuosismo esecutivo ad un musicista legato al minimalismo, ma una coerenza di intenti che dev’esser possibile riscontrare omogeneamente nell’intero running time dell’album. Il rischio di non attenersi a questa precauzione formale sta nel perdere le briglie della composizione, nel disorientare l’ascoltatore fino al punto di annoiarlo, nel lasciare falle profonde tra un pezzo ed il seguente, mancando il bersaglio che ci si era prefissati.

Fl.O))) pecca sicuramente di inesperienza, non di mancanza di idee. Se infatti la prima parte del platter mi ha detto poco, la seconda risolleva parzialmente il giudizio finale che sono andato costruendo durante i vari ascolti. I primi quattro pezzi, come ho già scritto, si avvicinano agli albori del black prettamente norvegese: psicotiche reiterazioni di buzumiana memoria si alternano sul pentagramma a minimali e banali riff alla Darkthrone spesso farciti con una drum machine inascoltabile. La velocità con cui si viene colpiti in determinati interludi sfiora quasi il ridicolo: la produzione non ha certo aiutato, ma la scelta del kit della drum machine risulta senza dubbio rischiosa. Si nota infatti la volontà di esagerare, la ricerca di quei stupendi stacchi compositivi tra un riff doom ed una sfuriata black in blast beat che tutti adoriamo, ma che qui non trovano giustizia. Non solo le scale melodiche mal si combinano le une con le altre, ma i cambi in sé sono letteralmente “cannati” a causa dei suoni e della velocità inutilmente esagerata della drum machine. Fortunatamente, la maggior parte di Outcast si dipana su di un doom in dawn tempo dalle atmosfere ancestrali create da synth dal profumo settantiano. Sicuramente sufficiente la composizione generale della maggior parte di questi brani (Mass For The Damned e Celestial Descent su tutti), ma manca ancora la maestria nell’uso degli arrangiamenti, nelle melodie dei cori, e soprattutto nella cura dei vocalizzi e dei relativi riverberi. La prestazione lirica di Fl.O))) è da reimpostare alla radice: i puliti risultano troppo atoni e inoffensivi quando necessiterebbero di evocatività; il growl abbozzato è troppo di gola, quando lo si vorrebbe di pancia, critica valida anche per i rari scream. La timbrica è complessivamente adatta alla proposta, ma un maggior lavoro sulle tecniche canore risulta in definitiva necessario.

Tirando le somme, Outcast manca di un collante adeguato tra le composizioni: le idee sono molte, alcune interessanti (il cosmic doom delle ultime tracce), altre da cestinare senza remore (il black doom minimale delle prime). Il problema di fondo rimane tutto sommato, il fallimento di intenti: il noise esasperato nei brani, l’evocatività ricercata nella monotonia minimalista delle partiture, l’eccessiva volontà di stupire con passaggi dal mid tempo al blast beat furioso che richiederebbero maggior attenzione, sono tutti sintomi di una intelligente lettura delle caratteristiche maggiormente apprezzabili dei generi estremi, ma che mancano di un’altrettanto degna trasposizione sul pentagramma e di originalità intrinseca. Se poi si considera la presentazione dell’album descritta dall’autore in confronto al reale contenuto dello stesso, casca il palco. Ancora una volta, l’avantgarde ed il post black sono etichette affibiate ad un’opera che non risponde degnamente alla semantica di tali definizioni, che se venissero rimpiazzate con un più modesto –ma proprio per questo snobbato- aggettivo quale “sperimentale”, si renderebbe giustizia alla realtà dei fatti. Ma si sa, la verità si nasconde nei particolari, ed in questo Outcast non sono solo i piccoli accorgimenti a rivelarci che di avanguardistico e di oltre-il-black non v’è ombra.

Non ci rimane dunque che il silenzio.



VOTO RECENSORE
50
VOTO LETTORI
21.66 su 18 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2010
Dunkelheit Produktionen
Black/Doom
Tracklist
1. Suffocating Ground
2. The Path
3. Outcast
4. Nihilia
5. Closer To The Depths
6. The Poisoning
7. Mass For The Damned
8. Celestial Descent
9. This Old Temple
10. Where Light Never Shines
Line Up
fl.O))) - all instruments
 
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