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Aiumeen Basoa - Iraganeko Bide Malkartsutik
( 1959 letture )
Se non siete riusciti a pronunciare correttamente il nome di questo disco mentre cliccavate sulla recensione non sentitevi soli, anche il sottoscritto ha dovuto faticare non poco per riuscirci; gli Aiumeen Basoa provengono dagli Euskal Herria o Paesi Baschi, e tutti i loro testi sono scritti in Euskara (meglio conosciuto come Basco), lingua isolata e autoctona -vecchia di 40.000 anni- sopravvissuta tra le valli dei Pirenei alle avversità, ultima delle quali il Franchismo; l'Euskara è la lingua di un popolo piccolo ma fiero del proprio retaggio e delle proprie tradizioni, e proprio su queste è incentrato Iraganeko Bide Malkartsutik, disco che vede la luce dopo ben 15 anni di minuzioso lavoro e vari scossoni nella line-up.

La musica proposta è un folk/pagan metal piuttosto variegato ed originale contaminato da imponenti influenze black e reso ancora più caratteristico dall'uso di strumenti tradizionali baschi (txirula, panderoa e irrintziak).
Iraganeko Bide Malkartsutik non è un cd di facile assimilazione, dato che tutte le sei tracce che lo compongono raggiungono quasi i dieci minuti di durata e vanno ascoltate e riascoltate più volte perché si possa apprezzare appieno il lavoro di ogni singolo strumento; è difficile rintracciare uno schema preciso all'interno delle varie canzoni: parti puramente folk -molto melodiche- con voci pulite maschili e femminili a dir poco sognanti si alternano a sfuriate black in cui domina lo screaming ossessivo di Beleak supportato dal blast-beat della batteria di Fory e dal riffing aggressivo (per usare un eufemismo) delle 2 asce.
Proprio le forti individualità degli strumentisti sono il punto di forza di Iraganeko Bide Malkartsutik: le chitarre intrecciano in continuazione la violenza del riffing black, il buon gusto degli assoli -mai velocissimi- e la dolcezza degli arpeggi acustici che vanno ad intarsiarsi con il violino e gli strumenti tradizionali utilizzati per le parti più folk -vero fiore all'occhiello di questo platter- amabili, coinvolgenti ma mai meramente aggressive (cosa che crea un forte e piacevole contrasto con le sezioni più estreme); le tastiere e il pianoforte sono incostanti: in canzoni come Kantauriko Trebain Erruak sono quasi inesistenti (credo per scelta più che per questioni legate allo studio-engineering), mentre in altre come Aintzinako Guduen Oroimenak sono parte fondante del sound.
La sezione ritmica è di altissimo livello: rari sono i momenti in cui il basso segue pedissequamente le chitarre riuscendo quasi sempre a mantenere una grandissima indipendenza che lo porta a disegnare linee tecnicamente complesse e posizionabili allo stesso livello delle sei corde (è tra l'altro perfettamente udibile sempre grazie alla produzione azzeccatissima); la parola che userei invece per definire il lavoro dietro le pelli del drummer Fory è “camaleontico”: i ritmi imposti dalla batteria variano in continuazione, più e più volte all'interno della stessa canzone, e non sempre in modo marcato, cosa che avviene solo nei passaggi black (di cui vi avevo già accennato) dove i feroci blast-beat violentano (eufemisticamente) la doppia cassa.

È difficile per chi scrive individuare canzoni più riuscite di altre all'interno di questo album, dato che ognuna rappresenta una singola entità, lunga e complessa; non so dirvi se dietro tutte e sei le tracce vi sia un concept o quali siano i temi specifici, dal momento che (come credo ognuno di voi) non capisco l'Euskara né ho la presunzione di provare a capirlo (anche se la band ha annunciato che a breve diffonderà tramite myspace le versioni in inglese delle canzoni); ad ogni modo sono stato favorevolmente colpito da: Kantauriko Trebain Erruak canzone che racchiude in sé tutte le caratteristiche fondamentali del sound della band e che riesce bene a ricreare l'atmosfera dei luoghi che l'hanno ispirata; Aintzinako Guduen Oroimenak, momento più alto dell'album dal punto di vista ritmico, che suona epica nelle orecchie dell'ascoltatore e infine dalla curiosa Akelarrearen Sua che ha nella sua parte conclusiva un lungo passaggio jazz (sì avete letto bene), peraltro delizioso.

L'album è stato mixato dal poliedrico Dan Swanö (Opeth, Katatonia, Nightingale) che è discretamente riuscito a far combaciare le enormi differenze tra gli strumenti utilizzati.
Poche ombre in questo platter, ma comunque da segnalare: Iraganeko Bide Malkartsutik è un disco piuttosto pesante da digerire; scordatevi l'immediatezza, dovrete faticare per farlo vostro (anche se ne vale assolutamente la pena); le voci invece sono appena buone: le due pulite di Mikelot e Ohiane assolvono il loro compito senza entusiasmare più di tanto e lo screaming di Beleak è solo “sanza 'nfamia e sanza lodo”
Davvero bello e interessante l'artwork: il logo della band -un simbolo preistorico Basco che rappresenta il movimento del sole- su uno sfondo floreale dai colori accesi.
In conclusione: se siete amanti del folk, del pagan o del black potreste considerare questa release perché ha davvero degli spunti interessanti. Tra l’altro Iraganeko Bide Malkartsutik è il primo vero disco degli Aiumeen Basoa, nonostante il lunghissimo periodo di gestazione, ragion per cui sono convinto ci siano ancora parecchi margini di miglioramento.
Bella scoperta!



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
25.47 su 21 voti [ VOTA]
BSA2417
Sabato 14 Agosto 2010, 20.38.54
4
Solo per l'intermezzo jazz di Akelarrearen Sua è un 70 sicuro, geniale! piu altri 15 punti per le altre canzoni un po' pesantucce per la ripetitività e la lunghezza devo dire. Nonostante tutto li ho appena scoperti e sono veramente dei bravi folkettari un po' blacksteroni
Nikolas
Mercoledì 11 Agosto 2010, 18.42.23
3
Il Basco è una lingua ai limiti dell'incomprensibile, quando sono stato a San Sebastian dovevo sempre sperare di trovare le indicazioni anche in spagnolo... e vi assicuro che nei paesini non è una certezza, sono molto orgogliosi della loro autonomia
alzailcorno93
Mercoledì 11 Agosto 2010, 18.40.38
2
in teoria cantano nella stessa lingua dei bizardunak, un gruppo che a fine agosto viene a suonare in una festa celtica vicino a casa mia...
Blackster
Sabato 31 Luglio 2010, 12.16.11
1
Hai analizzato molto bene il disco, io l'ho trovato un ottimo lavoro, veramente una bella scoperta!
INFORMAZIONI
2010
Erzsebet Records
Folk Metal
Tracklist
1. Kantauriko Trebain Erruak
2. Jentil Odola
3. Aintzinako Guduen Oroimenak
4. Akelarrearen Sua
5. Ekaitzaren Begitik
6. Arlekiña (Aiumeen Basoa)
Line Up
Beleak (Voce, Chitarra)
Mikelot (Voce pulita, Chitarra)
Oihane (Voce)
Ibai (Accordiong, Piano)
Imanol (Violino)
Egoitz (Basso, Tastiera)
Fory (Batteria)

Musicisti Ospiti
Aritz Solupe (Txirula)
Mikel Albistur (Oboe)
Olatz Oiarbide (Flauto)
Itziar Rodriguez (Piano)
Koldo Gorozika (Panderoa)
Eneko Bedialauneta (Voce)
Nekane Arregi (Irrintziak)
 
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