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DEVILDRIVER + METHEDRAS + THAEIA (ANNULLATO!)
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The Cult - Sonic Temple
( 7003 letture )
Per chi scrive questo è l’indiscusso picco qualitativo della band inglese, senza remore o dubbi. Sonic Temple, scritto come sempre a quattro mani da Ian Astbury e Billy Duffy, si diffonde nell’aere il 10 aprile 1989 e fa subito proseliti a colpi di video e grandi rock anthem. Un vero scrigno dorato colmo di preziosi dobloni scarificati da chitarre e grandi voci, melodie fresche e linee ritmiche assai rilevanti; un vero masterpiece, diretto dai magici cursori dell’immenso Bob Rock, uno dei migliori produttori di sempre in ambito hard che ha lavorato, per e con, Aerosmith, Bon Jovi, Metallica e Mötley Crüe, tra gli altri. Registrato negli studi di fiducia del biondo producer canadese, i Little Mountain Sound Studios di Vancouver, il platter consta di oltre 52 minuti di eccellenti partiture, placcato da una copertina che sintetizza l’essenza della band: posa plastica di Billy Duffy con la sua Gibson mentre, su sfondo rosso, Ian Astbury scuote la sua folta chioma corvina esaltando le proprie doti vocali. In una ennesima riproposizione di varie ristampe, verrà posta anche l’immagine del terzo Cult, il bassista Jamie Stewart, che poi lascerà la line-up nel ‘90. Da notare che Iggy Pop presta la sua voce nelle background vocals del pezzo New York City, un cameo importante. Ricordo che la mia attesa s’intrufolava nella curiosità, dispacci di agenzia parlavano di un nuovo cambio di rotta a livello musicale della band, cosa che puntualmente accadde. Un sound brillante, più pieno, maturo, dal taglio vagamente commerciale, ricordiamo che quella era l’epoca dell’esplosione del hard rock in tutto il mondo, con reminiscenze molto zeppeliniane. I maligni bollarono Sonic Temple come una vera copiatura dei Led ed Electric come un clone degli AC/DC, un po’ troppo esagerati, invero. Innegabili i richiami, le lusinghe, le somiglianze, ma soprattutto in questo Sonic esce fuori tanta qualità anche a livello compositivo.

Sun King brasa dalla prima rotolata di basso, con chitarra che penna e svisa libera, batteria a sparo e le melodie vocali, mmhhhh... beh abbrivio encomiabile, da fregarsi le nocche. Ritornello potente, come la voce di Ian, mentre Duffy si dimostra cresciuto a livello di solistica, tutto eccellente. Fire Woman è eccezionale in tutto, sei corde, solo, voce dissonante, roba sopraffina che grazia le nostre povere vite, l’ipnosi di American Horse è da eutanasia, voci incrociate, cori che segnano il territorio, rock da antologia con Astbury sugli scudi per una performance da vero dominatore. Edie (Ciao Baby) mostra archi ed arrangiamenti di Bob Buckley che sorreggono, deliziano e addolciscono, appena un pochino, la forza della proposta dei Cult, un pezzo magniloquente divenuto singolo, con tanto di clip notturno, una scheggia di grande musica con un solo della Gibson che gratta attraverso lo spirito vitale di ognuno di noi; proprio questo single-edit spinse ancora più in alto l’album che raggiunse, solo negli States, il top ten di Billboard vendendo da paura e aggiudicandosi il platino. Una key a cicalino inaugura Sweet Soul Sister che poi vira subito verso un rombo hard and heavy con un inciso molto ascoltabile e facilmente memorarizzabile, bel lavoro anche questa ulteriore botta. Track 6, Soul Asylum schiocca su una drum micidiale, un up-tempo che catalizza, ma nonostante ottime armonizzazioni synth/guitar l’incedere si incaglia anche per l’eccessiva lunghezza del pezzo, mentre New York City è più spedita e si nutre del nervosismo della metropoli e dei suoi eccessi e anche con Automatic Blues si toccano picchi interessanti, soprattutto nel riff di chitarra che sembra proprio fotocopiato da Jimmy Page. Buon pezzo, in ogni caso, molto energico e ben congeniato. Soldier Blue ci proietta sul rettilineo finale, con elettricità alta e giubbe color cobalto in bella evidenza mentre la conclusiva Wake Up Time For Freedom è un vero inno, con un refrain continuo, reiterato e corale che si eleva incontrastato verso Manitù, tutto molto gradevole, tutto molto apprezzabile.

Sonic Temple, e questo è sinonimo di grande successo sui mercati, venne ristampato in più versioni: con extratracks, la mia copia contiene la buona Medicine Train, invece The River venne postata sulla trasposizione dedicata alla Russia e all’est europeo cosiccome Lay Down your Gun, mentre la versione per il mercato arabo (??) divenne una sorta di greatest hits con pezzi estrapolati da Electric. E ancora, in Argentina l’album venne realizzato come Templo Sonico, e tradotto in spagnolo, mentre a Taiwan venne approntata una copertina rosa e tante copie finirono pure in Cina. Insomma, un'apoteosi mondiale. Ma il successo ha il suo prezzo e si paga. I Cult non raggiungeranno mai più un picco simile, il loro album seguente, il discreto Ceremony, dotato anche di alcuni buoni estratti, fornirà loro soddisfazioni ma mai più il consenso interplanetario. Rimpasti, grane, bisticci, scioglimenti, reunion, oggi sono di nuovo in pista. A me è capitato di vederli due volte live, sinceramente non li ho mai trovati così letali, sullo stage decine di band incidono molto più di loro. Ma su disco...



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
69.96 su 59 voti [ VOTA]
jaw
Domenica 28 Luglio 2019, 22.25.56
22
si ma gli Zeppelin sono britannici di passaporto, ma come sound sono piu' U.S.A., hanno firmato il contratto negli States, l'unico disco, per alcune canzoni, britannico e' il terzo. Se vai a rileggere le recensioni dell'epoca vedrai che e' cosi, ma poi sai i fans dei Cult hanno ascoltato tutti i dischi dei Cult, ma forse non gli Zeppelin. Con questo la musica va ascoltata, nessuno ne capisce al rigurdo, almeno il giornalista non e' un musicista e viceversa
Maurilio
Domenica 28 Luglio 2019, 22.13.30
21
Sonic Temple fu un disco in parte criticato dai fans (molti...) della prima ora della band. Il lavoro fu considerato troppo "Americano" . Personalmente trovo un pò strano l'accostamento ai Led Zeppelin ; i suoni , il look e tutto il resto abbracciano palesemente il mondo del rock a stelle e strisce in voga in quei anni. Per concludere il loro migliore lavoro in assoluto, certo un pò pompato, suoni e songs molto radio friendly, la classe però è cristallina.
Area
Giovedì 25 Luglio 2019, 14.20.13
20
Quest'album si rifaceva parecchio alla scena Glam/Hair Americana senza tuttavia aderirne... famoso anche il loro legame con i Guns N Roses.... Secondo me un bell'album, che purtroppo oggi ricordano solo gli appassionati.
Galilee
Giovedì 25 Luglio 2019, 14.13.09
19
Leggevo la recensione.... Insomma questo album fu considerato una Copia dei Led ? Assurdo Ce ne va di fantasia... Chissà cosa direbbero dei Greta. ..ahahah.. Capisco Electric ispirato agli AC/DC, ma anche li copia non si può sentire, con una voce come quella di Ian poi...
wingo
Giovedì 25 Luglio 2019, 13.46.49
18
Questo disco rappresenta il top raggiungo dai cult,band che ho sempre amato in quanto hanno suonato i generi che più mi piacciono: L'hard rock e la new wave di matrice dark. E poi ian astbury e un frontman eccezionale.
pet
Lunedì 20 Maggio 2019, 22.08.14
17
amo i cult da sempre.Ho fatto fatica ad amare questo disco per una produzione troppo pomposa.A distanza di tempo lo riascolto e l'ho rivalutato con gran piacere.adoro American horse , sun king e la conclusiva Medicine train.cult rules
jaw
Giovedì 2 Agosto 2018, 10.26.02
16
Band superiore e altalenante allo stesso tempo, infatuati dalla new wave, trovarono il vero successo grazie alla premiata ditta Young. Qui toccano il fuoco del martello e tutto funziona a meraviglia. Chi conosce il rock sa benissimo che gli Zeppelin sono stati i piu' grandi, molteplici influenze ma marchio di fabbrica inconfondibile. Capolavoro dei Cult, se si vuole ascoltare vero rock, le infatuazioni passano il sigillo della stirpe resta
Ale
Mercoledì 7 Marzo 2018, 21.50.45
15
Questo è il mio album preferito in assoluto della band a seguire Love. Aggiungo che secondo me questo album contiene un brano semplicemente meraviglioso, non solo lo reputo il miglior brano dell'album ma anche della loro intera discografia, Soul Asylum, un capolavoro pazzesco.
hermann 60
Giovedì 9 Giugno 2016, 11.58.37
14
Bel disco che considero leggermente inferiore a 'Electric', buon sano Hard rock molto influenzato dai Led Zeppelin
Marco 75
Domenica 1 Giugno 2014, 18.28.12
13
Uno dei dischi che ha segnato la mia adolescenza e che ancora oggi riesce a stupirmi. Un capolavoro irripetibile. Se scendessero gli alieni sulla terra e mi chiedessero che cos'è il Rock and Roll, metterei semplicemente Sonic Temple nel lettore cd e gli farei ascoltare Fire Woman, e allora direi: ecco, ragazzi, questo è il Rock and Roll!
dario
Domenica 20 Gennaio 2013, 18.47.54
12
Non so dire quante volte ho ascoltato e riascoltato questo LP. Lo scoprii sotto naia, nel lontano ormai '89 ...sigh... sigh..., ma che ricordi !! Voto 90
Franco 73
Lunedì 28 Maggio 2012, 13.48.10
11
Sun King, Edie, Sweet soul sister, Fire woman, New York City, tutte indimenticabili, anche dopo 23 anni le melodie di questo album riecheggiano nella mia mente. Peccato che dopo questo disco si siano un pochino persi.
SONIC TEMPLE
Mercoledì 28 Settembre 2011, 20.36.54
10
ORMAI ASCOLTO SOLO THE CULT, MUSICA POTENTE, TESTI DA BRIVIDO, MOLTE BAND CHE SONO DIVENTATE PLANETARIE NON STANNO PROPRIO A LIVELLO CON QUESTI, E NON LO DICO PER PARTITO PRESO, MA QUA STIAMO PARLANDO DI UNA DISCOGRAFIA RICCA DI PERLE
ENRI SIXX
Martedì 24 Agosto 2010, 12.05.05
9
GRANDE ALBUM MA DREAM TIME , LOVE ED ELCTRIC SONO MOLTO SUPERIORI , IL SAUND DEL DISCO E' UN PO' FREDDO COMUNQUE GRANDISSIMI THE CULT !!!!!!!!1
Frankiss
Lunedì 23 Agosto 2010, 12.01.51
8
Approvo e macino tutti i giudizi lasciati qui da tutti voi..sapete qual'è il paradosso? Molti preferiscono Love (io no a parte due singioli stratisferici e immortali) che è un album appena rock con matrici wave e psichedeliche senza chitarroni...alla faccia dei puristi del hard e metal....nei primi eighties vennero bollati come band dark wave e i metallari li tenevano ben lonhtani dai loro stereo...ma questo è il mondo...
Dan g warrior
Domenica 22 Agosto 2010, 21.39.56
7
i cult non mi son mai piaciuti più di tanto,volevano essere una via di mezzo tra hard rock e post-punk dark, ma per essere hard rock erano troppo mosci e per essere dark non erano abbastanza cupi.
P2K!
Domenica 22 Agosto 2010, 11.16.13
6
Sonic Temple non mi ha mai colpito tanto quanto invece colpì molte altre persone. L'ho sempre trovato forzato nella sua ricerca di hit da classifica e cori da far cantare durante i concerti. Sicuramente più raffinato del suo predecessore. Sono una voce dal coro ma gli preferii Ceremony (per non parlare di Love che è di un altro universo!!!). Electric pur trovandolo più rozzo mi ha sempre attirato di più di questo Sonic Temple. Comunque successivamente li continuai ad apprezzare quasi sempre, compreso con il tanto discusso "The Cult".
Maurilio
Domenica 22 Agosto 2010, 7.55.29
5
Grande disco che segnó peró la loro fine a grandi livelli,infatti il successivo fu una grande delusione , non in grado di ripetere i loro fasti. Grande band,peccato che si sia spenta abbastanza presto,poteva dare di piú.Anche io,come Franco,li ho visti due volte live,a Firenze, e li ho sempre trovati troppo statici sul palco,dove poi non riproducevano tutti i suoni presenti sugli album. Comunque una delle mie band preferite degli anni ´80.
Filippo Festuccia
Sabato 21 Agosto 2010, 22.38.20
4
Un gran bel disco di una grande band.
AdemaFilth
Sabato 21 Agosto 2010, 16.15.51
3
A me non dispiacciono neanche gli esordi un pò post punk.
Federico95
Sabato 21 Agosto 2010, 16.02.06
2
Grandissimo disco Hard Rock, forse Love però è un gradino sopra. Il mio voto è 92
LAMBRUSCORE
Sabato 21 Agosto 2010, 15.38.37
1
comprato appena uscito in vinile, mi colpì molto la produzione, innovativa x l'epoca, mi piaceva molto questo disco, poi con gli anni mi ha un po' stancato.
INFORMAZIONI
1989
Beggars Banquet
Hard Rock
Tracklist
1. Sun King
2. Fire Woman
3. American Horse
4. Edie (Ciao Baby)
5. Sweet Soul Sister
6. Soul Asylum
7. New York City
8. Automatic Blues
9. Soldier Blue
10. Wake Up Time For Freedom
Line Up
Ian Astbury – Voce e percussioni
Billy Duffy – Chitarra
Jamie Stewart – Basso e tastiere
Mickey Curry – Batteria
 
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