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Cebren-Khal - A Mass of Despair
( 1552 letture )
Del difficile approccio al gothic ne avevo parlato anche in un'altra sede, di come sia stato un genere quasi unico-genito che presto è stato soppiantato da diverse variazioni, storpiature o caricature; un genere che ha qualcosa da dire, insomma, solo e unicamente se ricontestualizzato. La prova del nove è il fatto che quando -attualmente- viene fuori un disco "gothic metal", si vanno inevitabilmente a scomodare, non solo i grandi nomi, ma prima di tutto gli album che codesti maestri sfornarono in pieno periodo gothic. Eppure mi viene da pensare veramente che questo genere è stato creato (involontariamente) quasi per indirizzarlo verso la propria scomparsa. Per molte band è stato un segno di cambiamento (Anathema, The Gathering), di passaggio (My Dying Bride), di transizione (Tristania, Novembre); spesso è stato anche segno di ripensamento (Paradise Lost). Insomma: il gothic metal sembra un momento storico, nella storia del metal, in cui si doveva necessariamente sperimentare, in un'epoca in cui i mezzi erano quelli che erano e soprattutto le influenze di tali band non erano neanche così disparàte nei confronti degli altri generi musicali.

Eppure c'è ancora chi ci prova... Loro sono i Cebren-Khal, sono francesi e amano Gustave Doré (da cui hanno preso le illustrazioni per ornàre le loro releases); eppure della drammatica e caravaggesca messa in scena dell'incisore alsaziano c'è ben poco in questo dischetto.
Il palese intento musicale è quello di prendere dai primi (ma non primissimi) Paradise Lost e My Dying Bride immergendoli in un panorama più estremo senza sfociare -fortunatamente- nelle piroètte caricaturali del simpho-black mid-nineties.
Il doom delle citate band inglesi viene connotàto da arpeggi semiacustici e da lunghi fraseggi di chitarra solista; i lamenti di Yves sono rubati da quell'Aaron che, ai tempi, alternava furia e deplorazioni. Quando i brani prendono spunto più dal blackmetal, le chitarre si fanno debitrici dei Cradle of Filth di fine anni'90, la batteria accelera decisamente, mentre i synth si avviano a farsi sentire, minimali, sul sottofondo.

Una trilogia intitolata The Lunar Tragedy compone tutta la parte centrale dell'album, nella quale il nostro combo, riesce ad incasellare perfettamente ogni tassello di questo puzzle gothic-doom-black. Eppure c'è così tanto la puzza di qualcosa di veramente artificioso e costruito a tavolino. Per ogni accelerata di batteria, c'è uno screaming, per ogni fraseggio di chitarra ce n'è un'altra raddoppiata, per ogni arpeggio acustico c'è un lamentoso piagnistèo vocale e per ogni parte atmosferica di soli synth, c'è una declamazione parlata.
La modesta durata di questo A Mass of Despair (37 minuti) gioca totalmente in favore del quintetto (non oso immaginare un lavoro simile che rasénta l'ora piena), senza però fargli aggiudicare il punto partita.
I brani sorprendono doppiamente per, primo: la loro perfezione formale, le malinconìe bridiane, le chitarre dei primissimi Katatonia (espletàte nei modi più cònsoni al genere: in raddoppio, in fading, in tapping, in armònico...), i canònici growl e i vari inserti di tastiere. L'altro lato della sorpresa è dato dal fatto che tutto ciò non riesce a convincere: non c'è un brano che risulta migliore o peggiore dell'altro e non ci sono momenti orecchiabili o degni di nota.
A concludere il disco c'è la più lunga Where All Faith is Lost, la quale non aggiunge niente al resto dell'opera; anzi, riprende certe strutture dell'opener Mortshaped, soprattutto il più lungo soffermarsi su patètiche parti in arpeggio & lamento che vorrebbero creare qualcosa di sofferente e degno di nota.

Raramente mi sono trovato di fronte ad un lavoro di questa mediocrità. In tutto il disco non c'è uno sbaffo tecnico da condannare: la registrazione è perfetta, i volumi anche, i bilanciamenti fra gli strumenti e fra le parti della batterìa sembrano dosàti col misurino; eppure il prodotto non riesce a smuovere le corde dell'anima, ne' quelle più votate al revival. Dubito perfino del fatto che, se il disco fosse uscito quindici anni fa, avrebbe goduto di un certo rilievo.



VOTO RECENSORE
54
VOTO LETTORI
30.82 su 23 voti [ VOTA]
Blackster
Martedì 21 Settembre 2010, 15.43.16
4
Bella recensione, però io al contrario l'ho trovato piacevole, va bè punti di vista, comunque hai effettivamente analizzato bene il disco.
Undercover
Martedì 21 Settembre 2010, 12.47.41
3
hahah no no è Assolutamente non totalmente , era comunque legato al fattore emotivo, credo che quello sia alquanto variabile ma è logico che sia così.
Moro
Martedì 21 Settembre 2010, 11.53.27
2
mi trovi pienamente daccordo per quanto riguarda le composizioni. Il disco è suonato da dio, è perfetto e non c'è una sbavatura e secondo me sono eccelse anche le clean vocals. Solo che non colpisce, non è nemmeno patetico in senso buono, è tutto fin troppo bilanciato che alla fine diventa prevedibile.... poi vabeh, mi esordisci con "totalmente in disaccordo"; mi aspettavo di veder ribaltata tutta la recensione, invece "criticamente" non ti sei poi discostato così tanto da me, solo che hai recepito diversamente le emozioni.. al massimo la tua poteva essere un "parzialmente in disaccordo".
Undercover
Martedì 21 Settembre 2010, 11.01.39
1
Assolutamente in disaccordo, l'album non è un capolavoro su questo non c'è dubbio ma che sia mediocre non credo proprio, le composizioni sono ben fatte, i cambi di tempo e la voce lavorano a giusto regime anche se le clean non sono eccelse. La seconda e terza parte della trilogia che con la conclusiva sono le cose migliori del disco gli regalano per me largamente la sufficienza, le emozioni galleggiano ma in più parti si presentano poi ognuno le legge e vive come la propria persona riesce a recepirle.
INFORMAZIONI
2010
Solitude Productions / BadMoodMan Music
Gothic/Black
Tracklist
1. Mortshaped
2. The Lunar Tragedy Act 1: The Parcae’s Night is Sleepless
3. The Lunar Tragedy Act 2: Mouroir, Mouroir, Suis-je le Plus Mort?
4. The Lunar Tragedy Act 3: Experience of Downfall
5. Where All Faith is Lost
Line Up
Dann - Drums
Laurent - Guitar
Matthieu - Guitar
Nicky - Bass
Yves - Vocals
 
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