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Deep Purple - Shades Of Deep Purple
( 7927 letture )
Quando si parla dei grandi album di debutto, raramente questo viene citato, essendo generalmente ritenuto inferiore ai primi lavori a nome Led Zeppelin, Black Sabbath e colleghi vari. Intendiamoci, non che ciò sia del tutto sbagliato, ma un po' di revisionismo storico non guasta mai. Sicuramente la storia non ha premiato la cosiddetta Mark I, cioè la prima incarnazione dei Deep Purple (Evans e Simper sono nomi noti solo agli appassionati, non certo al grande pubblico), favorendogli, per certi versi giustamente, le Marks successive; e tanto ha fatto il carisma dei cantanti che hanno preso il posto di Evans -Gillan prima, Coverdale e Hughes poi, per limitarci al periodo d'oro della band- per cancellarne la memoria. Il sound venne impostato (ricordiamoci che la nascita della band fu spinta da due manager, prima ancora che dai musicisti stessi) su di un heavy blues psichedelico, esaltato tanto dalla chitarra di Blackmore quanto dall'Hammond di Lord.

Parlando dei brani, "forse" quattro cover potrebbero essere troppe -ma bisogna considerare l'alterità del contesto storico/artistico rispetto a quello attuale, ed il diverso rapporto con la cover e il "plagio" che i musicisti avevano in quegli anni- e in effetti la testimonianza musicale a nome Deep Purple si limita a metà della durata di questo Shades. Ma le "cover", o rivisitazioni, testimoniano classe, coraggio, abilità e voglia di fare. Hush è un inno immortale, un brano così splendidamente melodico da non conoscere eguali, forse addirittura all'interno della discografia di Blackmore e soci, mentre I'm So Glad il tributo al leggendario e troppo spesso dimenticato Skip James, che ironicamente sarebbe morto l'anno dopo di tumore. Hey Joe penso che non necessiti di presentazioni: in quegli anni andava per la maggiore inciderne una versione (pensate solo a quella, onestamente di molto superiore, resa famosa da Hendrix), e la band inglese non si sottrasse all'incombenza. Non parliamo, meglio specificare, di un'esecuzione in grado di cambiare completamente faccia al disco (non ve ne sono affatto, qui), quanto piuttosto di un tassello che, al pari degli altri, forma un disco solido e piacevole. Help! è probabilmente il punto più alto dell'operazione di rivisitazione altrui: il pezzo dei Beatles viene plasmato come calce viva, reso lento e sulfureo, psichedelico oltre le previsioni d'origine, una richiesta d'aiuto effettiva e concreta. Nei brani originali, c'è, in nuce, l'essenza del Purple-sound più classico, quello pre-Burn per intenderci; il lavoro incessante di Lord, che coniuga le svisate Manzarekiane con tocchi neoclassici, riempie ogni momento in cui c'è necessità di un tocco artistico extra. In generale, molte sono le affinità della band con The Doors, dai quali non venne però mutuata la carica per certi versi eversiva ed esplicitamente sessuale (tipica invece dei Led Zeppelin). Certo, Evans è per certi versi anche il limite della Mark I, non trovando una dimensione sonora in grado di esaltarlo al di sopra della massa, e Blackmore, tranne sprazzi genuini, non è il dio della chitarra che apprezzeremo più tardi, ma Mandrake Root è spesso ottimo gioco di strumenti e soprattutto strumentisti, così come l'iniziale strumentale And the Address (se non fosse per il break iniziale rubato a Hush!). One More Rainy Day è troppo vuota per convincere fino in fondo, nonostante la vena di Lord sia inestinguibile, mentre in Love Help Me è il guitar work a donare un certo interesse alle strutture.

Una versione piuttosto acerba dei Deep Purple, penalizzata sia da una vena compositiva non sempre eccelsa, sia da un sound incostante, sia infine da un'assenza di una reale personalità alle spalle. Non fraintendetemi, i semi della leggenda si vedono tutti, pronti per germogliare, ma, se confrontato con Machine Head o con il già citato Burn, questo Shades of Deep Purple impallidisce, mostrando, per l'appunto, solo i "contorni" della band. Forse è uno dei casi in cui il valore storico supera quello effettivo, forse Blackmore, Lord e compagnia alle prime prove dei fatti hanno stentato un po', ma quanto di buono si può trovare tra i solchi di Shades è indimenticabile. L'inizio del mito coinciderà con il varo della Mark II, ma questi Deep Purple, in forma ancora embrionale, si fanno rispettare sul campo.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
55.47 su 44 voti [ VOTA]
Area
Giovedì 28 Novembre 2019, 12.45.43
17
Mitici i Purple Psichedelici. Si dica quel che si vuole ma anche se questo disco é composto quasi interamente da cover la presenza di Hush (con il mitico coro Na na na na na naaaa) da sola giudica il suo acquisto. Molto bella anche la versione lenta di Help dei Beatles, che quasi sembra un altro pezzo. Ai tempi di questo disco é vero che a "comandare" era John Lord... la sua tecnica sull' hammond influenzatissima da Jimmy Smith e Booker T (avete mai sentito Green Onions?)
diego
Venerdì 17 Novembre 2017, 17.48.01
16
Correva l'anno 1968 e si sente..sento qualcosa dei maestri beatles.. da amante di quelle sonorià quest'album mi piace tanto 80/100. Il mio preferito resta comunque Stormbringer
damiano
Mercoledì 25 Ottobre 2017, 21.13.03
15
album carino soprattutto la sottovalutata one more rainy day 85
Rob Fleming
Venerdì 22 Gennaio 2016, 10.23.43
14
Nei primi tre album il leader era Jon Lord e si sente. Quando Blackmore aveva campo libero, però, come in Mandrake Root si vedeva già la prossima furia hard. Discreto 73
Stefano
Domenica 27 Dicembre 2015, 15.30.40
13
Va contestualizzato nel periodo storico sia della musica che della band; per me è un gran bell'album che lascia immaginare cosa verrà fuori negli anni successivi
Daniele
Domenica 7 Dicembre 2014, 18.37.56
12
Un grande disco troppo sottovalutato! è una settimana che lo ascolto 2 volte al giorno! L'INIZIO DI UNA LEGGENDA CHIAMATA DEEP PURPLE!
LORIN
Domenica 31 Marzo 2013, 19.51.24
11
Un gran bell'album,il quale contiene la bellissima Mandrake Root,pezzo che da il via (on stage) alla grandissima capacità d'improvvisazione di Blackmore e di Lord.
B-DEEP
Domenica 17 Aprile 2011, 16.43.38
10
esordio assoluto nel 1968 della Mark 1 registrato in appena 2 giorni ( il terzo fu' missato), e' un disco impersonale in quanto ricco di covers e rifacimenti. Ma il groove e il futuro sound del gruppo era gia' riconoscibile in particolare grazie alla chitarra di Blackmore, all' Hammond di Lord e al pirotecnico drumming di Paice. E' il punto di partenza che diverra' da qui a 2 anni legenda.
Serj Tankian
Lunedì 11 Ottobre 2010, 21.17.28
9
Pezzi come "April", secondo me sono molto prog
Zarathustra
Lunedì 11 Ottobre 2010, 18.51.55
8
Direi più psichedelici che prog
Serj Tankian
Lunedì 11 Ottobre 2010, 17.15.57
7
Sbaglio o nei primi tre album dei Purple, troviamo svariati elementi prog ?
Painkiller
Lunedì 11 Ottobre 2010, 10.43.07
6
ottimo esordio per quella che era poco più di una cover band. Adoro la Mark I per quel mood tipicamente sessantiano indurito ... album sicuramente dall'altissimo valore storico/affettivo ma comunque ottimo.
hellvis
Sabato 9 Ottobre 2010, 19.52.42
5
Bello questo lavoro dei Purple, un bel manifesto di quegli anni. Mi è sempre piaciuto (come tutto il Mark I) proprio perchè diverso da tutti gli altri.
Matocc
Sabato 9 Ottobre 2010, 19.36.57
4
Deep Purple abbastanza acerbi, è vero, un disco per metà di cover oggi sarebbe improponibile ma ai tempi era la prassi (vedasi il primo dei Rolling Stones), però diciamocela tutta: un pezzo storico come Hush nella loro versione beat vale da solo l'acquisto... una canzone il cui ritornello ti entra in testa per non andarsene più. belle le cover psichedeliche di Hey Joe e Help! e buona pure Mandrake Root, song che ci dà un assaggio di quello che i DP faranno in futuro e dove Paice pesta per benino sulla batteria...
Nikolas
Sabato 9 Ottobre 2010, 19.03.13
3
Significativo che uno dei loro episodi meno buoni sia cosi' bello... 75 per me!
oldmetalheart61
Sabato 9 Ottobre 2010, 15.35.21
2
buona rece, purple effettivamente troppo acerbi ps:"la band americana che non si sottrasse all'incombenza" è made in england al 100%
Federico95
Sabato 9 Ottobre 2010, 13.36.54
1
Davvero un bel debutto, il loro "peggiore" album secondo me ma è comunque molto gradevole, il mio voto è 82
INFORMAZIONI
1968
EMI
Hard Rock
Tracklist
1. And the Address
2. Hush
3. One More Rainy Day
4. Prelude: Happiness / I'm So Glad
5. Mandrake Root
6. Help!
7. Love Help Me
8. Hey Joe
Line Up
Rod Evans - Voce
Ritchie Blackmore - Chitarra
Jon Lord - Voce, organo
Ian Paice - Batteria
Nick Simper - Voce, basso
 
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