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Tetrafusion - Altered State
( 3384 letture )
Signore e Signori, ecco a voi i Tetrafusion, uno dei gruppi prog rivelazione dell'anno! Questa band americana aveva già segnato l'anno scorso un bell'esordio con l'album di debutto Absolute Zero, un disco interamente strumentale che aveva riscosso buoni consensi. Adesso la band, per il suo secondo lavoro, ha pensato bene di inserire anche il cantato, affinando peraltro le già notevoli qualità in fatto di songwriting. Il risultato è che Altered State è semplicemente un disco fantastico, di inenarrabile bellezza.

La band ha infatti saputo assimilare al meglio le proprie influenze, Dream Theater e Muse su tutti, ma anche Porcupine Tree, Cynic, King's X e Rush ad esempio, creando uno stile decisamente personale, che prende forma in brani dalla struttura molto complessa, nei quali i Tetrafusion adottano un linguaggio sonoro multiforme e variegato, che affronta numerosissimi temi musicali, partendo da una solida base metal prog, ma spaziando altresì tra diversi generi, andando così ad esplorare rock, fusion, jazz, ritmi latini. Ogni brano è perciò una storia a sè, un caleidoscopio di sensazioni, emozioni e ritmi diversi, sempre affascinanti ed assolutamente imprevedibili. Nulla di canonico si può riscontrare nelle sette tracce che compongono Altered State, eppure allo stesso tempo la grandezza dei Tetrafusion sta nel fatto che questi riescono a mettere sin da subito l'ascoltatore a proprio agio, grazie ad un sound che è in grado di spiazzare ma che riesce ad essere comunque rassicurante e segue sempre un filo logico e coerente. I Tetrafusion non si limitano a infilare cioè una nota appresso all'altra o a fare incetta di temi musicali, giusto per creare confusione, nè si preoccupano di fare sfoggio di tecnica suonando assoli a ripetizione. La band costruisce invece un'autentica architettura sonora, accompagnando l'ascoltatore e facendogli scoprire la grandezza di tale apparato, con ritmi cangianti, riffs aggressivi, delicati arpeggi, eleganti e raffinati assoli, a seconda di quale sensazione o di quale emozione vogliano trasmettere o porre in risalto.

Uno degli apici del disco è costituito dalla title-track, che è per la verità anche l'unico pezzo strumentale presente nell'album, un brano che sa spaziare tra sonorità metal prog, passaggi ipnotici, atmosfere pink-floydiane e accenni baroccheggianti. Ma ciò non significa affatto che siano disprezzabili quelle tracce che contengono parti vocali, anzi, tutt'altro. In alcuni brani l'approccio del cantante Gary Tubbs è molto vicino al cantato tipico dei Muse: ciò è evidente, ad esempio, nei primi tre brani e nell'ultimo; altre volte, invece, il singer sembra preferire una voce più calda e dolce e allora assume un timbro più personale. Tornando alla tracklist, viene subito in evidenza il brano di apertura, Collage of the present, della durata di quasi dieci minuti, che da un incipit quasi neo-prog, si evolve tra miriadi di passaggi e di stili in maniera semplicemente sorprendente, mettendo subito in chiaro come da quest'album ci sia da aspettarsi davvero di tutto. Sempre molto articolate, anche se leggermente meno intricate, le pur bellissime Monologue e Last Chance, mentre con The Deserter i Tetrafusion firmano un altro dei loro pezzi più complessi, arrivando, tra le altre cose, persino ad inserire nello stesso brano assoli blueseggianti, chitarre wah-wah, inserti di hammond, passaggi stoner e ritmi carichi di groove. La sesta traccia, Shadows, inizia con il rumore di una porta che si apre e quello di passi, poi si sentono accordi di piano che introducono la voce, quasi sussurrata, per poi cambiare varie volte, tra passaggi jazz, ritmi latini ed un metal prog molto tecnico vicino a certe cose dei Liquid Tension Experiment. Chiude Tears of the past, che possiamo a buon conto considerare il capolavoro nel capolavoro: si tratta di un brano di oltre dodici minuti, semplicemente incredibile, dove la band fa veramente di tutto, dimostrandosi peraltro in grado di commuovere ed esaltare, di appassionare e di andare a scuotere le corde più profonde dell'anima.

Altered State ci ha perciò veramente ben impressionati: bellissimo disco e un must assoluto per ogni amante del prog.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
40.30 su 23 voti [ VOTA]
ixo
Domenica 17 Ottobre 2010, 15.26.28
3
al primo ascolto un pò superficiale ammetto, trovo il suono della chitarra elettrica non all' altezza di un prodotto di qualità, com è il cd. poi alcune atmosfere mi sembrano forzatamente ricercate, come se mancasse l' ispirazione, quasi costruite e non ispirate dagli dei
Sasso
Giovedì 14 Ottobre 2010, 20.54.01
2
Ottimo disco, può tranquillamente candidarsi come disco tra i migliori di quest'anno. Grandissima rivelazione per questa band che non conoscevo, un 90 ci sta tutto!
NagasH
Giovedì 14 Ottobre 2010, 20.47.31
1
Attendevo di vedere una loro recensione da parecchio tempo, già Absolute Zero era un mezzo capolavoro ma qui si sfiora il masterpiece, dico si sfiora perché solo il tempo stabilirà se tale è. La recensione direi che coglie benissimo ciò che Altered State trasmette soprattutto coglie benissimo i rimandi stilistici più strettamente correlati al disco (Last Chance ha appunto quel cantato molto in linea con il tipico cantato dei Muse, e generalmente Tubbs sceglie dei bridge e dei ritornelli "alla Bellamy"). Sulle similitudini con i Cynic mi trovo leggermente in disaccordo, nel senso che io ci ho sentito più l'approccio che non tanto i contenuti e le scelte degli arrangiamenti. In ultimo, anche se è giusto un appunto, in Collage Of The Present dopo l'intermezzo jazzy/country (???) c'è uno stacco di Dream Theateriana memoria da far invidia agli stessi DT. Ancora complimenti per la recensione e per l'aver recensito un'uscita che, altrimenti, sarebbe passata in sordina e assolutamente immeritatamente.
INFORMAZIONI
2010
Nightmare Records
Prog Metal
Tracklist

Tracklist:
1. Collage of the Present
2. Monologue
3. Last Chance
4. The Deserter
5. Altered State
6. Shadows
7. Tears of the Past
Line Up
Gary Tubbs (vocals, keyboards)
Brooks Tarkington (guitars, vocals)
Mark Michell (bass)
J.C. Bryant (drums)
 
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