Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Falconer
From a Dying Ember
Demo

Chaosaint
In the Name of
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

09/07/20
NUCLEAR WINTER
StormScapes

10/07/20
MICHAEL GRANT & THE ASSASSINS
Always the Villain

10/07/20
DAWN OF A DARK AGE
La Tavola Osca

10/07/20
TOKYO MOTOR FIST
Lions

10/07/20
REBEL WIZARD
Magickal Mystical Indifference

10/07/20
BLOODY HEELS
Ignite the Sky

10/07/20
SHINING BLACK
Shining Black

10/07/20
VISION DIVINE
The 25th Hour (ristampa)

10/07/20
ENSIFERUM
Thalassic

10/07/20
ENUFF Z`NUFF
Brainwashed Generation

CONCERTI

08/07/20
THE DEAD DAISIES (SOSPESO)
LIVE CLUB - TREZZO SULL'ADDA (MI)

08/07/20
GUANO APES + LACUNA COIL (SOSPESO)
PARCO DELLA CERTOSA - COLLEGNO (TO)

13/07/20
KISS (SOSPESO)
ARENA - VERONA

23/07/20
INSUBRIA FESTIVAL
PARCO GHIOTTI - MARCALLO CON CASONE (MI)

24/07/20
INSUBRIA FESTIVAL
PARCO GHIOTTI - MARCALLO CON CASONE (MI)

25/07/20
INSUBRIA FESTIVAL
PARCO GHIOTTI - MARCALLO CON CASONE (MI)

26/07/20
INSUBRIA FESTIVAL
PARCO GHIOTTI - MARCALLO CON CASONE (MI)

29/07/20
DROPKICK MURPHYS
FESTIVAL DI MAJANO - MAJANO (UD)

07/08/20
KORPIKLAANI
MONTELAGO CELTIC FESTIVAL - SERRAVALLE (MC)

07/08/20
SUMMER METAL 2020
LONCA DI CODROIPO (UD)

Deep Purple - The Book Of Taliesyn
( 8366 letture )
Era il 1968, e mentre il mondo attraversava un periodo delicato in cui imperversavano movimenti sociali e politici, un altro tipo di mondo, quello della musica, vedeva la nascita di gruppi divenuti in seguito un’icona storica e di fondamentale importanza per il rock. I britannici Deep Purple non erano ancora rappresentativi di ciò, e quell’anno non era altro che il primo per loro sulle scene. La band però, seppur nata da poco, aveva già le idee ben chiare: solo nel primo anno infatti videro la luce ben due album, e questa loro strepitosa proliferazione musicale andò avanti a tali ritmi per -all’incirca- i primi dieci anni della loro grandiosa carriera.
Ai tempi di The Book Of Taliesyn, la band era composta da Rod Evans alla voce, l’istrionico Ritchie Blackmore alla chitarra, Nick Simper al basso, e quei mostri sacri di Jon Lord alle prese con organo e tastiere, e Ian Paice alla batteria. I cinque avevano da poco fatto uscire il loro debut album, Shades Of Deep Purple, che già tanto era stato in grado d’impressionare il mondo intero, grazie soprattutto alla famosissima Hush. Come già in quel disco si era potuto notare, elemento di non poco conto anche in questo nuovo album sono le cover, ben tre su un totale di sette brani: Kentucky Woman di Neil Diamond, We Can Work It Out dei Beatles, e la conclusiva River Deep, Mountain High di Ike & Tina Turner. Questa volontà di far propri brani appartenenti a grandi artisti, rivisitandoli secondo i propri canoni stilistici, è senz’altro una scelta azzeccata, se non altro per la capacità di trasformarli da brani pressoché “normali” a brani ricchi di un più moderno (riferito a quel periodo) hard rock e di una marcata forma di psichedelia. D’altra parte nei restanti brani si possono percepire in modo chiaro i riferimenti di tipo neoclassico prodotti dalla chitarra di Ritchie Blackmore, nonché la sua grande passione per il periodo medioevale, che si riflette ampiamente in quello stile tutto particolare che ancora oggi lo caratterizza. Ma all’interno di questo disco c’è molto di più; ascoltandolo sembra infatti d’immergersi in un mondo di fantasia e di magia dal quale si fa fatica a voler uscire, e la grandissima capacità dei Deep Purple sta proprio nel legare questi elementi ricchi di fascino a dei suoni hard rock con svariati spunti prog. Magistrali sono i momenti in cui chitarra e tastiere si esibiscono in performance ad alto livello di difficoltà tecnica, mostrando un certo amore per ciò che si può definire come una sorta di “improvvisazione artistica”, assolutamente priva di banalità e leziosità. Tutto quello che producono questi strumenti è effettivamente ciò che di più lontano ci possa essere dai ritocchi in studio di cui molte band purtroppo hanno assoluta necessità al giorno d’oggi per coprire certi immensi “buchi” qualitativi.

Già dalla copertina si possono capire molte cose dello stile del gruppo. A realizzarla fu l’illustratore John Vernon Lord (è solo una coincidenza il fatto che si chiami come un componente della band); egli ha eseguito il suo lavoro basandosi principalmente sul titolo, The Book Of Taliesyn, che si riferisce ad una serie di poemi in lingua gallese risalenti probabilmente al X secolo. Sulla copertina sono presenti una moltitudine di elementi senza -a prima vista- apparente collegamento tra loro, sopra i quali capeggia la scritta col nome del gruppo, oltre a quelli dei suoi componenti. Insomma, l’idea di un disco di per sé già molto particolare c’è tutta.

La canzone d’apertura Listen, Learn, Read On sembra avere la sola funzione d’introdurre l’album, pur non essendo un intro vero e proprio, specialmente in quanto a durata. Presenta comunque già dei buoni presupposti, con un Ian Paice in ottima forma coadiuvato dal buon lavoro di Jon Lord col suo Hammond e da alcune parti di chitarra davvero di grande livello, grazie al solito Blackmore. Qui la voce di Evans sembra quasi provenire da lontano, grazie al riverbero sul microfono che lo fa sembrare una sorta di narratore esterno. La strumentale Wring That Neck, con Blackmore e Lord che sembrano voler giocare ad inseguirsi, è puro divertimento: continui scambi ed intrecci tra chitarra ed organo uniti ad uno stile tutt’altro che irrisorio, denotano una qualità semplicemente eccelsa.
“Questi ci sanno fare”, avranno pensato tutti all’epoca, e guardate un po’ quanto avevano avuto ragione.
La prima cover, come già detto in precedenza, è Kentucky Woman, originariamente composta da Neil Diamond, e qui proposta in una versione decisamente più hard rock. Senz’altro migliore dell’originale, emerge in particolar modo il sempre ottimo Jon Lord, grazie al quale la canzone assume connotati ancora più apprezzabili. A seguire troviamo una breve parte strumentale, Exposition -ispirata ad una parte della Settima Sinfonia di Beethoven- che prelude (senza dover cambiare canzone, dato che sono ordinate come un tutt’uno) alla seconda cover, ovvero We Can Work It Out dei Beatles (già nel precedente debut album i Deep Purple avevano coverizzato una loro canzone, in quel caso si trattava di Help!). Nell’insieme non si capisce tanto il senso di questa unione tra i due brani, ma tant’è che alla fin fine glielo si può ampiamente perdonare, vista la bontà della loro esecuzione. Anche qui infatti la cover risulta riuscita in tutto e per tutto, e ancora una volta migliorata dall’aggiunta dell’organo, che dona quel lato prog tipico dei primi Deep Purple al frutto delle menti di Lennon e McCartney. Altro grande momento di magico intreccio strumentale è rappresentato da Shield, un brano portato sui binari della psichedelia, con ritmi ipnotizzanti e melodie conturbanti. Una vera chicca, uno degli apici assoluti del disco, che se la gioca però quasi alla pari con la seguente Anthem, canzone dai toni dolci e pacati, dove la voce di Evans suona leggera e soave. Verso la metà del brano si trova un’interessantissima variazione orchestrale, musica classica a tutti gli effetti, che si conclude poi riconsegnando il suo spazio alla melodia principale. La conclusione di questo album è affidata alla lunga cover River Deep, Mountain High, di Ike & Tina Turner; ad introdurla abbiamo questa volta la rivisitazione della ben nota Also sprach Zarathustra scritta nel 1896 dal grande compositore tedesco Richard Strauss. Solo dopo più di quattro minuti ha inizio la canzone vera e propria, ed anche in questo caso vale quanto detto prima, ovvero che questa versione è nettamente migliore e più coinvolgente dell’originale.

Senza nulla togliere agli artisti che i Deep Purple hanno deciso di coverizzare, infatti, bisogna senz’altro specificare come le loro sperimentazioni siano di gran lunga più azzeccate. E di questo bisogna ovviamente rendere merito alle menti geniali che compongono -o hanno composto- questa band: perché con la bravura si può far strada, ma è solo con le grandi idee di tali menti che si può divenire immortali.
The Book Of Taliesyn non è certamente l’album più conosciuto della band inglese, né tantomeno il migliore, ma è qualcosa a suo modo di speciale. E allora, perché non provate ad immergervi anche voi in questa grande realtà? Scoprirete che nel magico mondo della musica ci sono luoghi ritenuti importanti, ma ancora tutti da scoprire.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
67.85 su 63 voti [ VOTA]
venom
Domenica 2 Settembre 2018, 15.34.38
17
Un gran bell album lord domina la scena,a me e sempre piaciuto compresa la bellissima cover del disco
Andrea Salvador
Mercoledì 29 Agosto 2018, 13.42.57
16
Non un capolavoro. è invecchiato molto bene e ciò eleva il suo fascino. I pezzi forti per me sono "Wring That Neck", primo capolavoro della band, "Kentucky Woman" (in pratica è già Heavy Metal) e "River Deep, Mountain High". All'epoca doveva suonare abbastanza innovativo, soprattutto guardando ciò che veniva prodotto.
attilio
Giovedì 28 Dicembre 2017, 19.25.35
15
Mi fa molto piacere trovare qualcuno che, oltre me, apprezza questo bell'album dei Deep Purple. Certamente, che ama il gruppo da In Rock in poi può storcere il naso, ma chi vuole semplicemente ascoltare buona musica, ben fatta e ben suonata, può tranquillamente inserire questo album nella propria playlist. Complimenti per la recensione.
damiano
Mercoledì 25 Ottobre 2017, 21.14.05
14
album bello 70
Rob Fleming
Venerdì 22 Gennaio 2016, 10.24.24
13
Album discreto e poco altro 70
Stefano
Domenica 27 Dicembre 2015, 15.34.15
12
Psichedelico, ascoltabile in una lounge room come sottofondo, ma nulla di miliare
davide
Giovedì 1 Gennaio 2015, 16.00.39
11
i primi 3 album dei deep purple sono secondo me i meno belli darei a tutti 3 un 70 scarso
Billbax
Mercoledì 26 Febbraio 2014, 22.20.23
10
Completamente d'accordo, shade of e the book of talisyn sono grandi capolavori proprio perche' in quel periodo non c'era nulla del genere e pezzi come wring that neck scusatemi gente ma non possono passare inosservati come noto anche dai vostri commenti. Wring that neck incarna ed impersona l'anima dei Deep Purple piu' di ogni altro pezzo, John Ritchie e Jan sono sempre stati il motore ed il cuore dei Deep Purple e con questo brano lo dimostrano. Chi non l'ha capito non ha capito i Deep Purple, ciao.
DP
Sabato 12 Ottobre 2013, 10.35.04
9
come per "Shades Of Deep Purple" e' incentrato piu' su un leggero rock quasi psichedelico/progressivo in perfetta sintonia con il periodo storico e ancora molto molto lontano dalle nervose e rabbiose trame hard che li contradistinse con "In Rock" . Pero' con questo album i Purple stavano gettando le basi per la definitiva consacrazione avvenuta l'anno successivo con l'entrata in gruppo di Gillan e Glover al posto di Evans e Simper che li catapulto' nell' olimpo del rock mondiale. E' comunque un interessante lavoro ma nulla piu'. Rock ' on
anvil
Martedì 22 Gennaio 2013, 17.24.27
8
Bellissimo album .
LORIN
Mercoledì 16 Maggio 2012, 19.54.06
7
Questo e' un disco molto bello. Io poi che amo l'heavy prog lo adoro,Listen Learn Read on e' gia' un piccolo capolavoro. Concordo sul sound dell'album:e' disastroso.
francesco
Venerdì 2 Marzo 2012, 23.03.59
6
è un album che ha segnato la mia adolescenza.favoloso!
BDEEP
Martedì 28 Giugno 2011, 15.03.11
5
Alcuni spunti dell'albun lasciano intuire la classe (ancora impersonale) dei musicisti ma non erano ancora i veri Purple. Una band che non aveva ben chiaro ancora la "strada" da percorrere (idem "Shades of Deep Purple"). Blackmore ha sempre affermato : "All' epoca eravamo ancora un giovane gruppo rock ibrido composto da ventenni di poca esperienza ma con una gran voglia di suonare. Suonavamo di tutto, vari generi, scopiazzando qua' e la'. Ma fu' con l'uscita di "Led Zepp 1 " che abbiamo avuto l'illuminazione : Ecco la nostra musica, quella che vogliamo suonare ! ". Un piccolo riconoscimento ai loro amici - rivali di sempre che hanno in parte contribuito alla nascita ( "In Rock") del mito Purple.
Alex Metalheart
Domenica 27 Marzo 2011, 19.15.45
4
il più bell'album, almeno a mio avviso, con nick simper al basso ben udibile e Rod Evans alla voce, frizzante, psichedelico e diretto, con una buona base di british rock, Kentucky Woman è il primo singolo che acquista successo della band e l'album si riascolta volentieri, nonostante tutto 86 mi pare eccessivo in quanto il sound risulta ancora un po' acerbo, la registrazione non è al top e nemmeno l'autonomia creativa della band non è ancora al culmine... buono ma non distinto
Undercover
Giovedì 21 Ottobre 2010, 16.14.41
3
Adoro il periodo con Rod e Nick così come gli altri, non comprendo perché la gente sottovaluti album come questi. Mi trovo d'accordo con il recensore è un gran disco.
Federico95
Sabato 16 Ottobre 2010, 17.34.15
2
Bel disco, e rece assolutamente ben fatta, il mio voto è 84
Compagno di Merende
Sabato 16 Ottobre 2010, 14.57.16
1
è la prima volta che leggo una recensione così ben fatta, complimenti davvero.
INFORMAZIONI
1968
Harvest Records
Hard Rock
Tracklist
1. Listen, Learn, Read On
2. Wring That Neck
3. Kentucky Woman
4. a) Exposition
b) We Can Work It Out
5. Shield
6. Anthem
7. River Deep, Mountain High
Line Up
Rod Evans - Voce
Jon Lord - Organo, tastiere, seconda voce
Ritchie Blackmore - Chitarra elettrica, chitarra acustica
Nick Simper - Basso, seconda voce
Ian Paice - Batteria
 
RECENSIONI
s.v.
77
76
75
78
85
80
81
72
56
86
93
90
82
80
94
83
92
95
85
98
68
86
78
ARTICOLI
16/07/2018
Live Report
DEEP PURPLE
Arena di Verona, Verona, 09/07/2018
03/07/2017
Live Report
DEEP PURPLE + TYLER BRYANT & THE SHAKEDOWN
Mediolanum Forum, Assago (MI), 27/06/2017
10/03/07
Live Report
DEEP PURPLE
Lo show di Acireale
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]