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Fates Warning - No Exit
( 7321 letture )
No Exit segna un significativo punto di svolta nella carriera dei Fates Warning. La band del Connecticut aveva fino ad allora infatti pubblicato tre album dalla forte impronta maideniana, un terzetto composto da Night on Brocken, The Spectre Within e Awaken the Guardian. Quest'ultimo aveva visto l'innesto in line-up del chitarrista Frank Aresti al posto di Victor Arduini, ma anche su No Exit si assiste ad una novità significativa, visto l'abbandono da parte di John Arch, singer dalle tonalità altissime che aveva svolto un ruolo fondamentale nel definire il sound della band. I Fates Warning decidono tuttavia di proseguire ingaggiando un nuovo cantante, Ray Alder e, forse anche in virtù di questo cambio in line-up, si sentono incoraggiati ad intraprendere un significativo cambiamento di stile. Questo non avviene tuttavia in maniera repentina, perchè, pur introducendo evidenti elementi di novità, in fondo su No Exit i Fates Warning non operano affatto una rottura con il loro vecchio sound: basti ascoltare brani come Anarchy Divine o Shades of Heavenly Death, dove Alder si deve persino adattare a cantare su vette altissime, un po' alla maniera di Arch. La sua voce appare tuttavia più espressiva e versatile rispetto a quella del suo predecessore (pur possedendo, comunque, un'estensione vocale notevole), consentendo alla band, come dicevamo, di esplorare nuove possibilità.

L'album viene pubblicato nel 1988, un anno che può essere considerato senz'altro importantissimo per il metal prog: nello stesso anno, i Queensryche pubblicano il loro capolavoro Operation Mindcrime, ma in effetti è più con No Exit dei Fates Warning che vengono gettate definitivamente le basi fondamentali per questo genere. Ciò non significa che il metal prog nasca proprio con quest'album. Già gli stessi Fates Warning, d'altronde, in passato, avevano sperimentato soluzioni di questo tipo: canzoni come Damnation su Night on Brocken o The Apparition su The Spectre Within, ad esempio, presentavano già una forma embrionale di metal prog, così come vari prodromi si possono riscontrare su Awaken The Guardian; solo con No Exit possiamo però dire che il genere, da forma occasionale, viene meglio definito e trova a tutti gli effetti compiuta espressione. Lo stile heavy della band apre dunque verso strutture prog, mutuate dal rock progressivo ma adesso impiantate su una solida struttura metal. Ecco così che si ritrovano brani con frequenti cambi di tempo ed una significativa varietà tematica, che vedono il loro apice nella straordinaria The Ivory Gates of Dreams, un pezzo di oltre ventuno minuti, diviso in otto parti: un autentico capolavoro, dove s'intrecciano fitte trame e momenti d'intenso lirismo tra passaggi aggressivi ed emozionanti, inframmezzati da raffinati intermezzi acustici. Il brano si apre con l'arpeggio di Innocence, per proseguire in un continuo crescendo, che tocca picchi compositivi nella parte centrale con la straordinaria Quietus e con Ivory Tower, per poi riprendere diversi temi alla fine su Acquiescence e con l'arpeggio conclusivo di Retrospect. Il cerchio si chiude perfettamente, dopo aver compiuto un viaggio sonoro affascinante e coinvolgente.

No Exit non si esaurisce però con The Ivory Gates of Dreams. Sull'album sono presenti infatti altre cinque tracce: abbiamo già accennato ad Anarchy Divine e Shades of Heavenly Death, due brani travolgenti e di grande impatto, allo stesso tempo caratterizzati da ritmi dalla complessa periodicità. Restano ancora la title track, breve introduzione proprio ad Anarchy Divine, In a Word, un brano melodico dalle magiche atmosfere e soprattutto Silent Cries. Quest'ultimo è il primo pezzo scritto insieme da tutti i componenti della band (meno Alder, che doveva ancora arrivare) e che lascerà essi stessi talmente soddisfatti da ripetere l'esperienza poco dopo con Shades of Heavenly Death. La sensazione della band in effetti è pienamente condivisibile, perchè Silent Cries è un pezzo molto bello che riesce a condensare in pochi minuti tutta l'essenza del sound e dello stile del gruppo, con un ritornello che resta subito impresso, tanto che il brano verrà scelto anche per realizzare il loro primo videoclip.

No Exit segna dunque una svolta fondamentale per i Fates Warning e al tempo stesso rappresenta un disco fondamentale per il metal in generale, in quanto getta definitivamente le basi per un nuovo genere, il metal prog, di cui i Fates Warning possono essere considerati i padri, influenzando così centinaia di band di là a venire.



VOTO RECENSORE
92
VOTO LETTORI
80.46 su 75 voti [ VOTA]
Luka2112
Domenica 7 Aprile 2019, 0.06.32
9
Buon album, ma di transizione ,ancora legato agli stilemi del metal americano ottantiano. Disco storicamente di valore assoluto contenente intuizioni importantissime che verrano ulteriormente perfezionate a partire dal lavoro successivo, dove anche Adler inizierà a definire il proprio stile vocale basato sulla sua straordinaria capacità di interprete.
Philosopher3185
Lunedì 7 Marzo 2016, 21.50.47
8
Ottimo album,l'unica cosa è la produzione che mi convince poco..con tutto quel riverbero sulla batteria,e le chitarre con quel suono molto thrash..a livello sonoro,preferisco i queensryche,però sul valore di questo disco non discuto..
Crimson
Sabato 5 Ottobre 2013, 19.49.01
7
Ottima recensione. Ma farei qualche appunto. Non apro discorsi su "prog" ché sono infiniti, comunque. I Fates iniziano come un gruppo molto derivativo di Iron Maiden ed altri con il primo disco Night on Brocken, sulla falsariga dei Rush, anch'essi esordirono con un album di hard rock derivativo. Sull'esordio, come dice il recensore, c'è Damnation che è l'embrione di quello che sarà il futuro. Ora, The Spectre within e Awaken the guardian sono già due album prog, precisamente Power/prog, l'heavy metal viene fatto "esplodere" e reso complesso e progressivo nella struttura dei brani. La base è power/heavy US ma è di fatto reso progressivo. Spectre è più sul power (gli episodi più prog sono Traveller in time, Pirates of the underground e soprattutto The apparition e Epitaph), ma con Awaken possiamo parlare di Prog/Power, cioè mettere il termine prog avanti. Non è un caso che questi sono i due dischi che più ama Portnoy, il quale considera soprattutto Awaken uno degli album più importanti degli anni'80. Dunque per il Prog metal ritengo che siano tre i dischi fondamentali da conoscere degli '80 dei Fates: Awaken the guardian, No exit e Perfect Symmetry.
nerkiopiteco
Mercoledì 23 Gennaio 2013, 19.02.15
6
Grande album, grandissima band; anche Night on Bröcken, insieme ai primi, di ottimo livello
Absynthe6886
Mercoledì 20 Ottobre 2010, 12.38.52
5
Dico subito che, pur amando alla follia la band proprio a partire da No Exit, l'album in sé lo trovo ancora stilisticamente embrionale. Certo è che diverse avvisaglie delle future strade, poi percorse dalla band, sono ben visibili, tuttavia alle mie orecchie risulta ancora acerbo, con un Alder ancora impegnato a raggiungere vette "tateiane", a scapito della sua straordinaria capacità interpretativa, che già dal successivo, CAPOLAVORO, Perfect Symmetry, verranno maggiormente evidenziate. Ecco, proprio dal suddetto capolavoro, datato 1989, a parer mio, si hanno ben fissati alcuni canoni del genere (poi mal interpretato da alcuni ragazzi dalle parti di Long Island). No Exit è comunque un caposaldo del prog, e dell'heavy in generale, ma non mi sentirei di descriverlo come un lavoro perfetto: troppe le sfumature, troppa la classe, troppo il lavoro di cesello, mostrati nei lavori seguenti rispetto a questo. Davvero gran recensione, complimenti!
Elluis
Martedì 19 Ottobre 2010, 13.46.58
4
L'avevo in cassetta quest'album, penso di non sentirlo da almeno 18 anni. La copertina vince di diritto l'oscar come "la più brutta cover di tutti i tempi dei dischi rock"
Gouthi
Domenica 17 Ottobre 2010, 22.03.59
3
Gran bell'album, peccato per la copertina che giudico tra le più brutte in assoluto...
onofrio
Sabato 16 Ottobre 2010, 16.40.57
2
"Holydiver" gran bella recensione sono d'accordo con te, il disco non si discute, un CAPOLAVORO.
Electric Warrior
Sabato 16 Ottobre 2010, 12.56.31
1
Buona recensione, disco fondamentale!
INFORMAZIONI
1988
Metal Blade/Enigma records
Prog Metal
Tracklist
1. No Exit
2. Anarchy Divine
3. Silent Cries
4. In a Word
5. Shades of Heavenly Death
6. The Ivory Gates of Dreams:
I Innocence
II Cold Daze
III Daylight Dreamers
IV Quietus
V Ivory Tower
VI Whispers on the wind
VII Acquiescence
VIII Retrospect
Line Up
Frank Aresti (guitars)
Jim Matheos (guitars)
Ray Alder (vocals)
Joe DiBiase (bass)
Steve Zimmermann (drums)

Mark Postiglione (keyboards)
 
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