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Secret Sphere - Archetype
( 5372 letture )
Definire come intensa l’annata 2010 per i Secret Sphere è alquanto limitativo. Non solo perché la band di Alessandria ha avuto l’onere/onore di aprire le date del tour europeo della storica accoppiata Freedom Call/Gamma Ray, ma perché in questa rotazione solare ha dovuto registrare il cambio di etichetta -la nostrana Scarlet Records- che ha da poco pubblicato l’ultimo nato in casa Secret Sphere: Archetype. Il connubio con la nuova label coincide col sesto album in studio dei piemontesi, ormai con più di dieci anni di carriera alle spalle. Inoltre, il disco è il primo con la nuova line-up: cioè, con l’ingresso nella formazione di Gabriele Ciaccia (tastiera), e Marco Pastorino (chitarra). Da aggiungere, ancora, un’intensa attività live, ovviamente collegata al tour sopracitato, ma anche grazie alla partecipazione a diversi festival estivi e a un mini tour italiano. Non c’è che dire, il 2010 è l’anno migliore della carriera del gruppo.

Non faccio mistero -né l’ho mai fatto- del fatto che considero i Secret Sphere come una delle migliori incarnazioni power metal contemporaneo, e non mi limito ai soli confini italici; pertanto le mie aspettative per il nuovo album erano decisamente alte. Se quanto ho appena detto potrebbe indurvi a pensare che io sia un fan da fideistica accettazione, per non dire castrazione dei padiglioni auricolari, vi posso comprendere, ma vi esorto -senza indugi- a credere il contrario. Si tratta semplicemente di una questione di aspettative; è lecito aspettarsi il meglio dai migliori, e per me -come detto in precedenza- i Secret Sphere fanno parte della ristretta cerchia dei primi della classe. Così come ci si aspetta il colpo di genio, la giocata di classe risolutiva dai campioni dello sport, allo stesso modo è lecito aspettarsi il meglio dai gruppi che si reputano migliori. Se ci pensate -o miei fidi lettori- la questione non fa altro che raddoppiare il rischio di clamorosi flop: più salgono le aspettative, maggiore sarà il tonfo se queste ultime non verranno ripagate.

Il disco si apre con la consueta intro, Patterns of Thoughts. Due minuti scarsi che, nella seconda parte, spianano la strada ai cingoli di Line Of Fire, un pezzo granitico, tirato a lucido dalla straordinaria prestazione delle due asce di Aldo Lonobile e Marco Pastorino (il ragazzo promette davvero bene!), e soprattutto dalla prova convincente di Ramon, sempre più espressivo -ma lo vedremo tra poco con gli altri pezzi- e autore di una prestazione eccellente. Parliamo di una vera e propria killer song, impreziosita dalla presenza di un ospite parecchio lontano dalle coordinate della band: Trevor dei Sadist, che arricchisce immensamente la canzone, creando una dissonanza inaspettata ma decisamente riuscita. Ora, non è mio uso criticare il lavoro altrui o di altre testate, però scambiare la voce di un act storico come i Sadist per un growl di Ramon mi ha fatto sorridere parecchio...e, soprattutto, riflettere sulla qualità degli scritti che girano in rete. È in pezzi come questo che si capisce la ritrovata attitudine heavy dei Secret Sphere, figlia del fatto che gli arrangiamenti dell’album sono stati creati direttamente on the road durante l’ultimo tour europeo. Piccola nota polemica a parte, proseguirei nella descrizione dell’album, perché credetemi, ne vale veramente la pena. Death From Above si apre col pianoforte -tornato prepotentemente alla ribalta- di Gabriele Ciaccia che gioca con la voce di Ramon per la prima parte del pezzo, per poi pigiare sull’acceleratore e scolpire un corpo perfetto su cui adagiare un vestito di seta preziosa: un’altra canzone di pregevole fattura. Sono convinto che in sede live -grazie al contrasto tra melodia e riffing heavy, e ai diversi stop’n’go- renderà al massimo. Un testo che parla delle vittime civili dei bombardamenti durante le guerre è prova del fatto che i Secret Sphere si mostrano sensibili a temi così delicati.

Ancora il pianoforte ad introdurre The Scars That You Can’t See, che si adagia sul soffice letto creato dagli archi nel bridge, per poi scatenare la propria melodia nel ritornello cadenzato, esempio magistrale di cosa sono i Secret Sphere oggi. Un gran bel pezzo, c’è poco altro da aggiungere. More Than Myself prosegue sulle stesse coordinate della precedente, mettendo però più in risalto il lavoro orchestrale. Future è davvero un altro pezzo maturo e convincente. Vi si trova un po’ di tutto all’interno: velocità, melodia, potenza, il tutto condito -ancora una volta- da un ritornello che difficilmente vi lascerà scampo. Mr. Sin è sicuramente la canzone più catchy e easy listening del disco. Eppure, un pezzo così hard rock, così stradaiolo riesce a spezzare il ritmo di un disco fino ad ora serratissimo. L’influenza hard rock della band viene a galla sorretta da un ritornello realmente catchy nel senso più stretto del termine. Si lascia decisamente spazio al progressive con Into The Void che sfiora ritmiche thrash in più di qualche frangente. Ancora una volta, pezzo vario e vincente. Con All In A Moment la band ci regala una power ballad di ottima fattura, che si va a collocare nella numerosa schiera di ballads -e che ballads!- che il gruppo ci ha regalato in sei album e più di dieci anni di carriera. Un plauso doveroso al duetto tra Ramon e Faith Fede, cantante dei The Shiver. La title-track rappresenta la summa compositiva dei Secret Sphere: un pezzo maturo e completo che esprime -in nuce- tutte le influenze che hanno plasmato la band. La versione europea dell’album contiene due bonus track -per una volta siamo noi ad averle e non il Giappone!- dato che nel paese del sol levante l’album è uscito già da Aprile. Si tratta di Vertigo, una ballad semiacustica inedita molto intimista e raffinata, e The Look, cover dei Roxette -eseguita con l’ausilio della voce di Barbara Inzirillo- che dimostra ancora una volta l’importanza della componente rock nel sound della band.
Sono stato colpito dalla pienezza e dall’incività dei cori, ad opera dello stesso Ramon, di Alessandro Conti dei Trick Or Treat e di Damnagoras degli Elvenking tra gli altri.

Archetype è un disco completo, vario e raffinato. Nelle sue dodici tracce si ravvisano influenze che vanno dall’hard rock al prog, al gothic -in minima parte- sfiorando in qualche occasione ritmiche thrash, tutto innestato su una solida base power metal di fondo. Questo è sicuramente il disco più heavy della band dai tempi di A Time Never Come. Stiamo parlando di un lavoro compositivo chirurgico; di un disco suonato e cantato benissimo. Archetype sgomita in prima fila con le migliori uscite dell’anno, sarebbe davvero un peccato se ve lo lasciaste sfuggire.

Acquisto obbligato.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
42.92 su 56 voti [ VOTA]
Luca "Diablo"
Lunedì 1 Ottobre 2012, 19.43.30
6
Il punto più basso toccato in carriera dai Secret Sphere. Attendo fiducioso il loro imminente album con Michele Luppi in veste di vocalist.
giovanni
Venerdì 29 Giugno 2012, 11.51.07
5
I dischi migliori dei Secret Sphere sono i primi due, tutti gli altri sono appena sufficenti, quest'ultimo risolleva le sorti, ma in italia c'è mooolto di meglio
dalfa81
Mercoledì 10 Novembre 2010, 15.18.33
4
ottimo album che rievoca le stesse emozioni del loro secondo album! pathos emozioni a non finire anche qui... Death From Above & The Scars That You Can't See sono le mie preferite in assoluto! l'unica mia personale delusione riguarda la cover dei Roxette (band che apprezzo & conosco da tempo) che mi risulta troppo simile all'originale (o.k. le voci femminili...) che me l'aspettavo SUONATA con più il loro stile power metal di sempre & non con questa "componente rock" che quasi non li riconoscevo
Marco
Mercoledì 3 Novembre 2010, 15.27.37
3
Il minestrone è un piatto tipico della tradizione italiana, che andrebbe consumato spesso per la sua alta digeribilità ed il suo apporto vitaminico completo. "Minestrone" è purtroppo quello che ho pensato dopo avere ascoltato più volte Archetype dei Secret Sphere, perchè alla fine delle fiera non ho avuto la capacità - mea culpa - di cogliere le intenzioni ed il senso ultimo che stavano alla base del progetto. Premetto che gli episodi più riusciti, pari ad un misero 20% del totale qui proposto, mi sono sembrati quelli nei quali il gruppo si prende meno sul serio e, divertendo/si, gratifica il palato dell'ascoltatore con sonorità più oneste e musicali. Dopo l'apertura classico/tribaleggiante di PATTERN OF THOUGHT, il primo mestolone di verdure è servito con LINE ON FIRE, veloce pezzo di matrice straclassica con doppia cassa, suoni di archi in stile Bontempi ed urletti vari: mi accorgo subito che il suono delle chitarre non è roccioso, le frequenze medie sono attutite a discapito dei cori, che al contrario sembrano fin troppo presenti e quasi appiccicati sopra al resto. DEATH FROM ABOVE si presenta bene, con un'elegante trama di cori sovrapposti ed un intro di sicura atmosfera, che però sfociano di lì a poco in un altro pezzo eccessivamente barocco, un allegro patchwork con ritornelli non memorabili, coretti, stacchi, cambi di ritmo e cantato very italian style. Per fortuna che, quando stiamo per perdere la speranza, arriva THE SCARS THAT YOU CAN'T SEE, un brano davvero... bello! Ecco, inutile girarci tanto attorno e ricorrere a chissà quali raffinati aggettivi: questa è una canzone "back to basics" che, ripartendo dalle sonorità della prima traccia, presenta una struttura più semplice e meglio gestita, suoni più equilibrati ed un ritornello degno di questo nome. Sembra che i SS abbiano per un attimo smesso di voler strafare, andando dritti al punto, privilegiando gli aspetti melodici fondamentali di una bella canzone e riuscendo, senza riserve, nell'intento. Peccato che, prima del secondo (ed ultimo) sprazzo, ci attendano al varco l'indecifrabile MORE THAN MYSELF (ingredienti per quattro persone: coretti alla Skid Row + bridge con pianoforte + coro epico + tempi dimezzati + strings Bontempi-style, frullate e servite freddo) e la prolissa FUTURE, che dal titolo dovrebbe essere qualcosa di cazzutissimo... dovrebbe. MISTER SIN, come anticipato poc'anzi, è invece la conferma che, prendendo a prestito da Dr. Stein degli Helloween ed insaporendo con un pizzico di Edguy (per citare un certo power tedesco scanzonato), i Secret Sphere producono un "normale" ma dignitosissimo hard-rock di respiro internazionale: orchestrazione misurata ed intelligente, chorus piacevole ed assolo cantabile ci fanno perdonare qualche "oh yeah" di troppo, che a noi pizza&mandolino continua a piacere così tanto. Le successive INTO THE VOID, ALL IN A MOMENT (nella quale fa capolino un'affascinante voce muliebre) ed ARCHETYPE ci riconsegnano invece la band che non mi ha convinto: cori appiccicati con l'UHU Stick, confusione fra bridge e chorus, linee vocali più insapori del Philadelphia Light, "uoh oh oh" come se piovesse, ritornelli epici che non c'entrano nulla e per giunta inculcati con la forza - ripetendoli all'infinito - sono momenti musicali dei quali avremmo potuto fare probabilmente a meno. Sarà interessante vedere quale direzione la band prenderà in futuro: le basi per una convincente svolta hard-rock sono a mio parere già solide, la ricetta sinfo-power invece non mi ha affatto convinto. Ascolto effettuato con sistema ONKYO CR-535 e cuffie SENNHEISER HD-40.
Simone82
Giovedì 21 Ottobre 2010, 3.25.44
2
Disco strepitoso, eccezionali Secret Sphere..in più collaborazioni incredibili con Alessandro Conti, Trevor, Damnagoras, e quella lì che canta nel pezzo dei Roxette...ma che voce da strafiga ha?? Uno dei migliori acquisti che ho fatto, lo consiglio a tutti.
enrico86
Martedì 19 Ottobre 2010, 14.58.26
1
Devo dire che questo è un disco è una delle migliori uscite in campo power da non so quanto tempo:riff al tritolo,doppiacassa a terremoto,voce melodica su registri altissimi...un disco fresco e ispirato.Senza contare che oltre alla partecipazione di Trevor dei Sadist ci sono pure Damnagoras degli Elvenking e Alessandro Conti dei Trick or Treat onnipresenti nei cori peer tutto il disco. PROCURATEVELO SUBITO
INFORMAZIONI
2010
Scarlet Records
Power
Tracklist
1. Pattern Of Thought (Intro)
2. Line Of Fire
3. Death From Above
4. The Scars That You Can't See
5. More Than Myself
6. Future
7. Mr. Sin
8. Into The Void
9. All In A Moment
10. Archetype
11. Vertigo (European bonustrack
12. The Look (European bonustrack)
Line Up
Ramon - Vocals
Aldo Lonobile - Guitar
Marco Pastorino - Guitar
Andy Buratto - Bass Guitar
Gabriele Ciaccia - Keyboards, piano
Federico Pennazzato - Drums
 
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