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Ulver - Shadows Of The Sun
( 8095 letture )
Ulver, ovvero lupi. Musicisti che si trasfigurano in belve, uomini nel cui sangue scorre l'essenza della natura, la purezza incontaminata che travalica i confini delle convenzioni, dei luoghi comuni, delle piccolezze del vivere e del pensare comune. Licantropi in grado di mutare forma a loro piacimento, capaci di passare dall'indole selvaggia del black metal al calore del folk acustico fino a raggiungere la compostezza dell'elettronica e l'impalpabilità dell'ambient... e spesso tutto questo nel volgere di pochi brani o di pochi dischi.

L'aspetto del loro sound multiforme che stiamo per analizzare oggi riguarda la sterzata, avvenuta di recente, verso i lidi dell'elettronica nelle sue varie forme. Gli Ulver sono bestie difficili da addomesticare; eppure sembra che, finalmente, dopo anni di vagabondaggio artistico di assoluto rilievo, abbiano trovato un attimo di quiete: Shadows Of The Sun rappresenta un parziale ritorno a certe sonorità già esplorate ma anche un allontanamento dal loro esasperato sperimentalismo.
In particolare, possiamo affermare che Shadows Of The Sun rappresenta -per certi versi- la nemesi del capolavoro intitolato Perdition City. Ma mentre Perdition City rivolgeva la propria attenzione alla Notte, al suono evanescente che affiora e riaffonda nelle tenebre, rischiarato soltanto dalle luci al Neon di una città peccaminosa -acerbo frutto dell'Uomo- in questo caso possiamo ammirare l'Ambient di nuova concezione della band norvegese come un'ode alla Natura ed al Sole, come se ogni loro nota si annullasse nella luce abbagliante dei grandi spazi aperti dell'Africa incontaminata.

Il manifesto di questa attitudine è rappresentato nell'incipit, Eos (la personificazione nella mitologia greca dell'alba e del tramonto), e già a partire da qui potrete notare i due cardini fondamentali su cui ruota l'intero disco. Da una parte c'è il risultato della decostruzione sonora operata nel precedente Blood Inside (un album caratterizzato da brani -più o meno noti- smembrati e ricomposti in vari modi): la musica di Shadows Of The Sun appare costituita come da un nugolo informe di particelle di (luce e) suono che tende a raggrupparsi attorno alle tastiere, spesso di royksoppiana memoria, ed al pianoforte, mutuato dall'esperienza di Perdition City. Dall'altra parte c'è il ruolo essenziale di Garm, cantore inimitabile delle avventure della band, capace di commuovere fino alle lacrime con poche, essenziali note.
Tuttavia questo ruolo del cantante risulta essere anche il grande limite del disco, il quale si affida fin troppo spesso alle fondamenta della sua ugola per sorreggere l'intero grattacielo sonoro composto dagli strumentisti, nonostante alcuni solismi di grande valore come ad esempio la tromba di Mathias Eick. A questo va aggiunto che l'atmosfera spesso è fin troppo omogenea e porta a valorizzare l'album solo se considerato come un unicum indivisibile. Del resto il "concept" è abbastanza chiaro, ma è palesato strumentalmente solo in Let The Children Go, un brano che riporta con semplicità alle "atmosfere africane" grazie all'uso di numerosi samples d'effetto e strumenti tradizionali.

Anche questa volta gli Ulver sono riusciti a regalarci grandi, grandissime emozioni, ma forse perdendo qualche importante elemento di distinzione del passato. Shadows Of The Sun appare come un album di transizione, di riposo dopo le estreme fatiche concettuali di Blood Inside: la voglia di trasmettere passione è ancora tanta ma probabilmente qualcosa nella band sta cambiando ed ancora non è chiaro in che direzione si muoverà. L'enfasi posta sulla voce, a discapito dello studio formale, mi porterebbe a pensare ad una precisa scelta compositiva per aiutare nell'esecuzione dal vivo (visto che ultimamente la frequenza delle loro esibizioni sta aumentando...) ma è ancora presto per trarre conclusioni.
I selvaggi lupi norvegesi sono e saranno sempre imprevedibili e noi, dopotutto, li amiamo proprio per questo.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
71.88 su 67 voti [ VOTA]
jorg
Mercoledì 9 Novembre 2016, 22.43.30
12
non sono un amante della musica ambiant ma questo disco mi ha colpito in senso positivo. 90
Rob Fleming
Domenica 21 Febbraio 2016, 15.58.46
11
Gli Ulver non sbagliano. Poesia, intimismo, fascino ad ogni nota. 80
Marco
Giovedì 14 Marzo 2013, 11.06.50
10
Meglio Perditon City. Ma resta un buon album anche questo. Voto 81
Michele
Martedì 28 Dicembre 2010, 17.36.34
9
Quoto Renaz Lambru,ti voglio conoscere di persona,devi essere di sicuro una persona eccezionale xD
Ubik
Mercoledì 24 Novembre 2010, 14.54.18
8
Discone mi emoziona ogni volta che lo ascolto
Absynthe6886
Sabato 23 Ottobre 2010, 21.35.25
7
Per me, il loro miglior album assieme a "Themes..." e "Perdition City". Qui però vi è davvero quella possibilità descritta dallo stesso Rygg di poter visualizzare, al buio, una moltitudine incredibile di immagini. Poesia pura, avvolgente, calda, che sulle note soffuse di Eos, Like Music, Vigil, la title-track, la geniale cover dei Sabbath, ma che continuo a fare? L'album in sé è poesia, dramma, liberazione... ARTE! Per coloro i quali non hanno mai ascoltato la band, beh un consiglio: scopritelo ed amatelo!
Renaz
Venerdì 22 Ottobre 2010, 19.41.36
6
Le battute di Lambruscore mi fanno sempre piegare
Nikolas
Venerdì 22 Ottobre 2010, 19.13.27
5
Beh "true" non lo sono mai stati (a mio avviso neanche in Nattens Madrigal"), comunque hanno navigato parecchi generi
LAMBRUSCORE
Venerdì 22 Ottobre 2010, 18.48.10
4
pensavo fosse un gruppo true black, ho qualche loro pezzo su compilation. mmmhhh comunque mi sembra di riconoscermi nella copertina...
andrea
Venerdì 22 Ottobre 2010, 18.00.04
3
forse il mio preferito degli ulver! semplicemente stupendo!
tribal axis
Venerdì 22 Ottobre 2010, 16.29.00
2
capolavoro! molto meglio di Kid A dei sopravvalutatissimi Radiohead.
Nikolas
Venerdì 22 Ottobre 2010, 15.01.08
1
Per quanto gli Ulver siano autori di numerosi capolavori, anche migliori di questo, secondo me con questo disco hanno compiuto un passo che li porterá a cambiare presto (come tu hai scritto, un album di transizione) come hanno sempre fatto, per regalarci chissà cosa in futuro. Comunque, questo rimane un disco incredibile, con testi splendidi e pezzi come All The Love e Like Music, ma anche la title-track, davvero indimenticabili!
INFORMAZIONI
2007
Jester Records
Ambient
Tracklist
1. Eos
2. All the Love
3. Like Music
4. Vigil
5. Shadows of the Sun
6. Let the Children Gone
7. Solitude
8. Funebre
9. What Happened?
Line Up
Garm (Voce, Sintetizzatori)
Jørn H. Sværen (Percussioni)
Tore Ylwizaker (Pianoforte, sintetizzatori, programming)

Musicisti Ospiti
Espen Jørgensen (Chitarre)
Pamelia Kurstin (Theremin)
Christian Fennesz (Sampling, programming)
Hans Josef Groh (Violoncello)
Dorthe Dreier (Viola)
André Orvik (Violino)
Vegard Johnsen (Violino)
Mathias Eick (Tromba)
 
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