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Sacrifice - Torment in Fire
( 2291 letture )
Canada, 1985. Il seme impazzito del thrash metal è arrivato fin quassù, dall'assolata California, e ha contagiato anche i metalheads locali. La ribellione pulsa sfibrante, articolata in riff al vetriolo esplosi ripetutamente come mine farneticanti, assoli da perdere la testa e aggressioni sonore assolutamente libidinose per chi non sa resistere a ciò che Exodus e compagni stavano mettendo in piedi un bel pò di chilometri più a sud. Da Toronto, Ontario, i Sacrifice se ne sono usciti con tre demo tra il 1984 e quel 1985, data fatidica per l'uscita sul mercato di Torment in Fire, ruggente disco d'esordio per i thrashers capitanati da Rob Urbinati, voce e chitarra. Dodici tracce, trentasei minuti di piacere furioso, un logo brillante ed un artwork troppo mostruoso per far realmente paura: sono le premesse di questo platter con gli attributi, una sberla di sano vecchio thrash che merita di essere scoperto e riassaporato, da chi già lo conosceva e da chi invece non ha ancora avuto il piacere di imbattersi in questo scellerato combo di incazzati metallers canadesi. Pubblicato dalla Diabolic Force, Torment In Fire sarà seguito da altri tre dischi niente male, che permetteranno alla band di tenersi in vita fino al 1993; l'inesorabile crisi dei Nineties metterà a dura prova la resistenza di tutte le thrash metal bands della scena underground, ma grazie proprio a folgori come Torment In Fire la memoria collettiva dei metalheads non smetterà di ricordare con piacere vecchie glorie quali i Sacrifice, peraltro riformatisi negli anni recenti.

Tra i solchi di Torment In Fire emerge immediatamente una produzione datatissima che genera un sound impastato, ma non per questo poco elettrizzante; il trend generale del combo americano poggia sulla classica raffica rapidissima di riff serrati e vocals urlate, a metà tra urletti tipicamente thrash e roche performances bagnate dai primi estremismi del genere. Gli stop'n'go e le accelerazioni improvvise spingono a mille la partecipazione dell'ascoltatore: impossibile non restare rapiti dal riffing tonante da puro delirio, qualcosa che assomiglia molto alla produzione di qualche titano del thrash, con un effetto riuscitissimo. La tempesta di riff spezzettati, ultraveloci e ripetuti incessantemente, potrebbe sembrare piatta e priva di differenziazioni da traccia a traccia, ma nella sua semplicità non farà che creare piacevoli conseguenze psicofisiche presso i thrashers vecchio stampo: chi ama il sound ottantiano non potrà non agitarsi, anche se di fronte ad una tecnica non certo superlativa, arrangiata con una produzione tutt'altro che fine. I Sacrifice combinano ottimamente il tasso più adrenalinico del thrash con la sua componente maggiormente aggressiva; tuttavia i guitar solos di Joe Rico sono discreti ma dovrebbero godere di maggior risalto, nei volumi come nella durata effettiva. La band sembra accostarsi molto agli Slayer nelle parti strumentali, ma anche nella struttura vocale affidata all'ugola di Rob Urbinati, che però è leggermente inferiore a quella di Tom Araya per quello che riguarda l'impeto e la violenza. Pecca dell'album è la presenza di canzoni troppo somiglianti, peculiarità che inizia ad emergere superata la prima metà di disco ma che viene presto trascurata grazie alle sane dosi di foga e tensione, che non vengono mai meno. Esclusa l'intro, tra gli undici pezzi effettivi spicca la presenza di ben sette canzoni molto corte e iperveloci, comprese tra i due e i tre minuti appena di durata: denominatore di ogni pezzo è l'essenza grezza e imbizzarita di un thrash veloce, minimale ed estremamente diretto. Il sound dei Sacrifice è efficace e immediato, e proprio per questo suo feeling sismico non ha bisogno di troppe rifiniture tecniche; non c'è un attimo di pausa, c'è solo da scuotere la testa tra lunghe scorribande strumentali e vibranti stop'n'go.

Tra le tracce che meritano una menzione spicca l'opener Sacrifice, sferzante col suo riffing mitragliante, gli stop'n'go e l'esaltazione incessante; il tipico riffing thrash emerge stimolante in canzoni quali Infernal Visions, mentre in un episodio come Burned at the Stake i quattro canadesi danno una validissima prova di varietà, cimentandosi con atmosfere cupe e ossessive (con tanto di voce cavernosa come mai) a precedere la classica e debordante accelerazione finale. Per chi è in cerca di emozioni forti, citiamo The Exorcism: inizio tambureggiante e solenne, improvvisa accelerazione e incalzare di un assolo fiammante. Il pezzo è un'esuberante strumentale che dimostra le ottime doti di songwriting della band canadese, che riesce ad essere gradevole e trascinante pur senza sfoderare la tecnica dei giganti del genere. Possession è tra le più sferzanti rivendicazioni di velocità e furore dell'intero full length e sintetizza tutte le componenti fast'n'furious dell'ensemble di Toronto. Prestazione globale più che soddisfacente, che sicuramente farà piacere agli appassionati di vecchio thrash che non avevano ancora avuto modo di imbattersi in questa tellurica reliquia.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
37.11 su 18 voti [ VOTA]
rik bay area thrash
Giovedì 21 Dicembre 2017, 16.41.55
6
Ricordo l'entusiasmo nell'acquisto di questo vinile si era in pieno trip thrash Chitarre a motosega, suoni impastati, produzione molto ruvida, e un singer da delirio degli inferi. Album molto diretto senza tanti fronzoli. Il canada ha sempre dato grande prova in campo thrash e i sacrifice ne sono una grande prova. Che meraviglia sono stati gli anni 80 in campo thrash
LexLutor
Giovedì 21 Dicembre 2017, 15.21.04
5
...ai lettori di metallized: ma che straminchia ascoltate? Ferro e Pausini? ma che votate a fare...
LexLutor
Mercoledì 18 Gennaio 2017, 22.40.43
4
Era novembre 1987. In fissa col thrashmetal. Un amico di scuola mi passa una cassetta da 90 minuti. Torment in fire su un lato. Dall'altro....non mi ricordo più. Ma che cazzo suonavano questi??! Un intro da film horror. Una voce stile "la Casa". Due chitarre sporche, untuose, sudice. Una voce straziante. Un basso gommoso e ossessivo su un tappeto ritmico duro, brutale e implacabile. Non solo violenza e brutalità. Ma c'era qualcosa di malato e primitivo. "Ma sto cazzo di thrashmetal dove vuole andare?? ". Non poteva essere solo thrash. Ad ogni buon conto, un paio di anni dopo, stanco della cassetta, acquistai (l'introvabile) vinile - sweetmusic credo - insieme a Forward to termination, vinili che ancora custodisco con gelosia maniacale. All'epoca preferivo FTT . Oggi invece li pongo sullo stesso piano. 88.
thrasher
Martedì 27 Dicembre 2016, 20.26.45
3
Ottimo album ma i due successivi decisamente meglio.... come mai non trovo la recensione?
LAMBRUSCORE
Giovedì 26 Maggio 2016, 20.32.50
2
..poi ,per chi dice che negli anni 90 il thrash era ..ahaha morto..ahaha, ,,solo nelle vostre teste ,secondo me, sentite Soldiers Of Misfortune e Apocalypse Inside, poi ditemi...
LAMBRUSCORE
Giovedì 26 Maggio 2016, 20.23.03
1
Grave che nessuno -me compreso- abbia ancora commentato questa perla di metal estremo, oh..era il 1985, gruppo che ha influenzato parecchio il Death e il thrash metal degli anni a venire, io preferisco il successivo Forward to termination, però anche questo è da avere.
INFORMAZIONI
1985
Diabolic Force Records
Thrash
Tracklist
1. The Awakening
2. Sacrifice
3. Turn In Your Grave
4. Homicidal Breath
5. Warrior Of Death
6. Infernal Visions
7. Burned At The Stake
8. Necronomicon
9. The Exorcism
10. Possession
11. Decapitation
12. Beyond Death
Line Up
Rob Urbinati - vocals, guitar
Joe Rico - guitar
Scott Watts - bass
Gus Pynn - drums
 
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