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Enslaved - Axioma Ethica Odini
( 7300 letture )
L’affidabilità è merce rara nella vita. In campo musicale, poi, questa ricerca costante e incessante di sicurezza diventa spesso una sorta di chimera, fugace ed effimera, quando non ingannevole. Eppure, nel marasma incerto di delusioni e smentite, qualche luce rimane in piedi, nei meandri più profondi di una continua e irrefrenabile evoluzione. E quanto più questa fiammella resiste alle intemperie dei venti circostanti, tanto più, alla lunga, rifulge e aumenta il suo splendore, ergendosi a baluardo e faro per chi la guarda da lontano. Il fenomeno Enslaved nasce nei boschi norvegesi di inizio anni ’90, dalle giovanissime menti di Ivar Bjørnson e Grutle Kjellson (trent’anni scarsi in due -quando si dice “enfants prodiges”).
Due decadi e undici album, un’ascesa inarrestabile alla conquista dell’Olimpo (o meglio, del Valhalla) del Black Metal mondiale. Non una caduta, nessun tentennamento, virate continue ma il timone fermo e la prua dritta. Affidabilità, per l’appunto.
Il 2010 metallico li aspettava al varco. Non che ci fosse bisogno di conferme, beninteso: l’ultimo Vertebre aveva rasentato vette d’eccellenza inaccessibili alla stragrande maggioranza dei comuni mortali. Ma gli Enslaved sono capaci di sfamare e affamare al contempo, soddisfare le pretese più esigenti e, immediatamente dopo, scatenare la voglia di qualcos’altro, la ricerca ossessiva di una traccia nascosta alla fine dell’album, nell’incapacità di rassegnarsi all’evidenza che dovranno passare altri due anni prima di riassaporare il sapore del marchio di casa. Una sorta di droga musicale, con i suoi tossici al seguito, morbosamente dipendenti e spasmodicamente esigenti.

Ecco quindi la dose biennale. La vena è pronta, sulla siringa un motto che è già tutto un programma: Axioma Ethica Odini. L’impatto è maestoso, i venti freddi di un ghiacciaio lontano vengono spazzati via dall’incedere grandioso della perversa Ethica Odini: l’universo onirico e malevolo della divinità norrena si spiega in tutta la sua giganteggiante costruzione, una cavalcata massacrante e sofferente. Una sorta di scogliera sonora, sorretta da una base ritmica impressionante: cantato pulito e scream si rincorrono tra rallentamenti acustici e sfuriate tenebrose. Troppo facile darne tutto il merito al “vecchio” Kjellson e al suo basso: si correrebbe il rischio di dimenticare il gran lavoro di Cato Bekkevold dietro le pelli, costante e martellante per tutta la durata del platter. Otto minuti epici, sunto di ciò che è e che sarà, sfumano in un arpeggio silente e struggente. Neanche il tempo di rifiatare che la doppia cassa di Raidho fa tremare anima e pavimento: il riff è semplice, geniale, quasi catchy per il modo in cui s’incunea nello spaurito inconscio ascoltante. La ferocia vocale di Grutle domina i passaggi progressive e le improvvise e continue derive psichedeliche: il ritmo aumenta, la discesa è appena cominciata. Lo schema è fisso, ma muta e sorprende costantemente, ammaliando, seducendo, annichilendo. Waruun continua nel solco delle precedenti, rallenta e riprende in continuazione, come uno stallone imbizzarrito che cerca la briglia del padrone, la trova e la riperde, lanciandosi in un galoppo forsennato. Questa è forse la traccia più oscura, tenebrosa come le urla luciferine che spazzano via i brevi e illusori momenti di clean vocals per ognuno dei sette minuti della canzone. Voci lontane che sembrano scomparire in un fogliame buio e magico preludono alla magniloquente The Beacon: la miscela di prog e death, gli innesti viking e il ritmo spietatamente freddo rimandano agli Opeth che furono, un connubio perfetto di dolcezze sonore e schiaffi raggelanti. Straordinaria una volta di più la sezione ritmica, con un Bekkevold costantemente sopra gli scudi (e sopra l’umano). Giusto il tempo di rifiatare appoggiati all’oscura parete di Axioma, che è già tempo di riprendere l’impervia e ammaliante scalata verso quella vetta così intima e al contempo gloriosamente gelida. L’onirica atmosfera figlia delle tastiere di Herbrand Larsen sfocia nella granitica Giants: andamento lento e cadenzato, lontani sussurri di un sogno mai troppo dimenticato riecheggiano prima che il growl furioso di Gretle prenda il sopravvento e guidi la sua ciurma dannata verso l’arrembaggio finale. Il trittico che conclude il viaggio potrebbe essere la ciliegina sulla torta di un capolavoro già di per sé totale, completo: invece, stravolgendo ancora una volta aspettative e presagi, ne diventa la sublimazione definitiva. Singular dipana gli ultimi agganci col mondo reale, scatenando partiture chitarristiche che s’inseguono a vicenda per poco meno di otto, tiratissimi, minuti. Grosso modo la stessa durata di Night Sight, la cui melodia iniziale sembra materializzarsi nella nebbia mattutina di un lago tetro e piovoso. Quasi una nenia dalle profondità dell’abisso, improvvisamente squarciata dal possente cantato di Kjellson che scatena una danza epica e rocciosa: i riff taglienti sono tra i migliori dell’intero album ma non si fa in tempo ad innamorarsene che già gli intermezzi acustici distolgono la mente e l’orecchio, riportando il cuore (o ciò che ne rimane) su lidi più placidi. Un sogno, o forse un incubo. Difficile trovare qualcosa di meglio per risvegliarsi dell’assolo ipnotico che apre Lightening, ultimo, splendido sigillo su questo ennesimo capolavoro targato Enslaved. Passerella finale per l’immensa classe del tastierista Larsen, che insegue il growl acido e tetro di Gretle nel viaggio al termine di una tempesta così morbosamente affascinante che si vorrebbe non finisse mai.

L’assioma, nella filosofia della conoscenza, è un principio che viene assunto come vero perché contiene in sé stesso la propria evidenza, costituendo il fondamento, il quadro di riferimento, di un intero mondo. Nulla è casuale, e gli Enslaved rappresentano oggi l’incarnazione compiuta di questo "Axioma", bandiera e punta di diamante della variegata scena black/viking metal contemporanea. Come in ogni teoria deduttiva che si rispetti, Kjellson e soci ne sono il punto di partenza, la base e, al contempo, la più completa evoluzione. Affidabili nei loro cambiamenti, costanti fin dai tempi gloriosi di Eld e Frostnel portare avanti una qualità compositiva che probabilmente li consacra come gli unici, grandi superstiti della stagione norvegese dei primi anni ’90.
Cambiare tutto per non cambiare niente, e una volta cambiato, cambiare ancora. Perché questo in fin dei conti è Axioma Ethica Odini, un esperimento già sperimentato ma costantemente nuovo e ammaliante. Perché questa non è altro che grande, sublime musica. Perché questo è spettacolo, signori.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
78.47 su 61 voti [ VOTA]
Macca
Giovedì 28 Maggio 2015, 14.43.20
23
Non mi è mai piaciuto il black, a parte pochissimi album quì e là, conosco molte band ma gli ho dato davvero pochissimi ascolti. Tuttavia questo l'ho ordinato non appena ascoltati i primi 3 brani: bellissimo! Questo e Kosmopolis Sud (sebbene molto più sperimentale) mi hanno avvicinato al genere.
ANDREASTARK
Venerdì 24 Agosto 2012, 18.42.19
22
Grande recensione....signori e signore qua c'è il meglio di un'intera scena e c'è un album perfetto, furioso, sognante, oscuro, ghiacciato, un'opera che sarà difficile da eguagliare...una pietra miliare e soprattutto una pietra di paragone per chi si vorrà cimentare. ASSOLUTAMENTE IMPRESCINDIBILE!!!!!
Giasse
Giovedì 15 Dicembre 2011, 14.38.26
21
Tra l'altro, avendoli visti di recente in sede live, i pezzi di AEO hanno un bel tiro anche dal vivo!
giusep80
Giovedì 15 Dicembre 2011, 14.37.09
20
ops volevo dire restando così in alto...
giusep80
Giovedì 15 Dicembre 2011, 14.34.13
19
E' un gran disco, di classe. ci sono poche bands che possono permettersi di vivere tre ere diverse tra loro e mantenendo il marchio di fabbrica senza restando così in alto.
PanTheoN
Lunedì 7 Novembre 2011, 19.58.27
18
Discone possente!!! il riff di apertuta di Ethica Odini è veramente stupendo, come tutto il disco comunque. oltre alla title track The Beacon e Lightening sono dei capolavori
yurtys
Venerdì 10 Giugno 2011, 16.28.46
17
sti cazzi!
antiborgir
Venerdì 11 Marzo 2011, 16.20.14
16
Questo album è bellissimo!!Le canzoni sono tutte stupende voto 100
Lizard
Giovedì 16 Dicembre 2010, 18.57.37
15
Un discone.... Come i precedenti.... La superiore ispirazione di questi musicisti è quasi imbarazzante. Come dice giustamente nell'ottima recensione, sono capaci di sfamare e affamare allo stesso tempo. Gruppi così vanno premiati, perchè sono queste avanguardie a costruire poi il terreno per tutti gli altri e loro, in particolare, oltre ad essere sperimentatori, scrivono canzoni splendide, veramente splendide!!!
Kryptos
Venerdì 5 Novembre 2010, 21.14.06
14
Undicesimo album, carriera ventennale, e ancora riescono a suonare così ispirati, potenti e freschi. Da applausi! 95/100
Quorth_on
Martedì 2 Novembre 2010, 21.40.33
13
micidiale. altra categoria proprio.
mariamaligno
Martedì 2 Novembre 2010, 20.26.17
12
@Moro..batteria meno insistente, via lo screaming, ma xke dovrebbero diventare "indie-rock" come dici? proprio non comprendo..cioe' ok evoluzioni e influenze di atri generi ma cavoli stiamo pur sempre parlando di un gruppo di matrice estrema, il Rock con la r maiuscola lo trovi anche altrove!! senza polemica sia chiaro!!
Bloody Karma
Martedì 2 Novembre 2010, 13.12.52
11
ci ho provato a stargli dietro fino a Vertebrae, ma dopo quel lavoro ho alzato bandiera bianca...
enry
Domenica 31 Ottobre 2010, 7.38.58
10
Ragazzi sarà, ma io dopo averlo ascoltato ho sentito il bisogno di rispolverare 'Frost'. Capiamoci, è un bel disco, prodotto e suonato benissimo, ma non riesco a farlo mio fino in fondo (idem per i precedenti), eppure sta band la seguo dagli esordi. Boh, problema mio visto che tutti si stanno strappando i capelli, ma per me è un 75/100. 'Raidho' e 'Night Sight' ottime cmq...
Ea
Sabato 30 Ottobre 2010, 16.36.09
9
Capolavoro assoluto, sentire Raidho per credere...
Moro
Sabato 30 Ottobre 2010, 14.53.16
8
personalmente mi trovi un po' in disaccordo: pur vedendo chiaramente la qualità dell'album (me lo sto anche comprando), ero un gran fan degli Enslaved più "indie-rock" degli ultimi due dischi. Avrei sempre voluto sentire una batteria molto meno insistente e veder sparire le urla di Grutle, per vedere finalmente gli Enslaved nell'olimpo delle band Rock (con la R maiuscola) contemporaneo. Invece ora la batteria è ancora più insistente, però si adatta bene alle ennesime vociazze di Grutle e ai riff molto più metal che negli ultimi dischi (Axioma mi ha ricordato molto Mardraum)... Peccato per il verso rock, bene per quello metal.
Blackster
Sabato 30 Ottobre 2010, 14.31.04
7
Infallibili.
Paz
Venerdì 29 Ottobre 2010, 9.58.23
6
Oh, davvero complimenti per la recensione! Applauso per te. Anche se loro non mi hanno mai esaltato, mi hai fatto venire voglia di ascoltrarli!
mariamaligno
Venerdì 29 Ottobre 2010, 0.37.40
5
Recensione ottima seppur tardiva...la aspettavo da un mese......)))))
Salvo
Giovedì 28 Ottobre 2010, 21.57.04
4
decisamente un c-a-p-o-l-a-v-o-r-o. da avere.
Ghenes
Giovedì 28 Ottobre 2010, 18.13.11
3
ca**o recensione viscerale complmenti! andrò sicuramente ad ascoltarlo.
Mattia
Giovedì 28 Ottobre 2010, 16.48.25
2
Un album Magnifico! speriamo che continuino così!
Ubik
Giovedì 28 Ottobre 2010, 14.49.25
1
Bello Bello Bello Molto suggestivo. Gli enslaved nn mi hanno mai deluso e a questo preferisco solo Frost e Eld
INFORMAZIONI
2010
Indie Recordings
Black
Tracklist
1. Ethica Odini - 7:59
2. Raidho - 6:01
3. Waruun - 6:42
4. The Beacon - 5:38
5. Axioma - 2:20
6. Giants - 6:37
7. Singular - 7:43
8. Night Sight - 7:36
9. Lightening - 7:51
Line Up
Grutle Kjellson - basso, voce
Ivar Bjørnson - chitarra, tastiere
Arve Isdal – chitarra
Herbrand Larsen - tastiere, voce
Cato Bekkevold – batteria
 
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